{"id":627063,"date":"2023-12-12T20:45:47","date_gmt":"2023-12-12T19:45:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=546203"},"modified":"2023-12-12T20:45:47","modified_gmt":"2023-12-12T19:45:47","slug":"luigi-calabresi-nel-clima-acido-del-68-un-uomo-giusto-per-il-nostro-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=627063","title":{"rendered":"Luigi Calabresi nel clima acido del &#8217;68: un uomo giusto per il nostro tempo"},"content":{"rendered":"<p>A maggior ragione va quindi riscoperta la luminosa figura di quest\u2019uomo, che san Giovanni Paolo II defin\u00ec \u201ceroico difensore del bene comune\u201d.<\/p>\n<p>A cosa pu\u00f2 servire raccontare la vita e le opere di un uomo tutto di un pezzo come il commissario Luigi Calabresi, martire negli anni di piombo. Ricordo che quando ero adolescente, in tv e sui giornali del tempo appariva con maglioni dolcevita, le basette lunghe, lo sguardo fiero e mediterraneo. E poi la sua \u201c500\u201d, le spranghe e le catene, i poliziotti, i cortei, gli insulti, il linciaggio a mezzo stampa, l\u2019assassinio. Siamo negli anni del \u201c68\u201d, gli anni dell\u2019ubriacatura ideologica, della lotta politica che degradava nella lotta armata, nelle stragi.<\/p>\n<p>\u201cLe premesse di una stagione di contestazione e rivolta erano in incubazione e che il 1968 port\u00f2 alla luce segnando l\u2019inizio di un periodo che porter\u00e0 negli anni successivi anche alla lotta armata con la creazione di diversi gruppi e movimenti che si muoveranno all\u2019interno della cosiddetta \u201csinistra extra-parlamentare\u201d. Scrive Enzo Peserico, uno studioso milanese prematuramente scomparso, in \u201cGli anni del desiderio e del piombo. Sessantotto, Terrorismo e Rivoluzione\u201d, Sugarcoedizioni (Milano 2008) \u201cLa preparazione e l\u2019avvio della lotta al sistema cominci\u00f2 con l\u2019occupazione di alcune universit\u00e0: in particolare a Trento, presso la facolt\u00e0 di sociologia nacque quella che sar\u00e0 la \u201cfucina della rivoluzione\u201d e questo grazie al contributo di studenti di area cattolica, convinti che la sintesi tra cristianesimo e rivoluzione fosse che il Regno di Dio doveva corrispondere al regno dell\u2019uguaglianza teorizzato dal marxismo. Tra questi studenti di formazione cattolica il pi\u00f9 importante fu Renato Curcio, uno dei fondatori delle Brigate Rosse. Questa \u201cmeglio giovent\u00f9\u201d \u2013 o giovent\u00f9 bruciata \u2013 apr\u00ec lo scenario del terrorismo di sinistra in Italia ed \u00e8 in questo modo che cominciarono a muoversi gruppi e sigle nel contesto dello stesso filone marxista-leninista. <\/p>\n<p>Comunque le BR costituiranno il \u201cnucleo d\u2019acciaio\u201d di rivoluzionari che spenderanno la propria vita per il successo della Rivoluzione in perfetta sintonia con il \u2018Che fare?\u2019 di Lenin, \u00abin cui s\u2019ipotizza [\u2026] un gruppo di rivoluzionari di professione, che consacrano la loro vita alla rivoluzione e che operano interpretando le istanze del proletariato affinch\u00e9 esso prenda coscienza\u201d.<\/p>\n<p>In questo clima inacidito si erge la figura di \u201cun uomo che aveva il senso dello Stato, che credeva al decoro delle istituzioni e alla dignit\u00e0 del suo ruolo, che aveva la responsabilit\u00e0 di uomo d\u2019ordine\u201d. Luigi Calabresi, con un\u2019espressione antica, demod\u00e8, si definiva, \u201cservitore dello Stato\u201d, proprio in questo rest\u00f2 fedele fino alla morte per solo 270mila lire mensili, uno stipendio medio per quei tempi.<br \/>\nIl commissario Luigi Calabresi era un fervente religioso, aveva scelto di lavorare nella polizia per vocazione, non tanto per lo stipendio, poteva fare benissimo altri lavori magari pi\u00f9 remunerativi; nelle difficolt\u00e0, spesso ripeteva di essere nelle mani di Dio. In una discussione registrata del 1964, rispondendo a delle domande, aveva detto: \u201cSe volessi intascare e magari spendere medaglie come questa non andrei in polizia, dove si resta poveri. <\/p>\n<p>Non andrei coltivando ideali buffi di onest\u00e0 e di purezza. Purtroppo sono fatto in un certo modo, appartengo a un gruppo neanche tanto scarso di giovani che vuole andare controcorrente (\u2026) In questo mondo neopagano, il cristiano continua a dare scandalo, perch\u00e9 il fine che persegue, lo scopo che d\u00e0 alla sua vita non coincide con quello dei pi\u00f9\u201d.<br \/>\nUn libro racconta in maniera dettagliata la vicenda Calabresi, \u201cGli anni spezzati. Il Commissario. Luigi Calabresi\u201d, di Luciano Garibaldi, Edizioni Ares, Albatross Entertainment S.P.A (2013). Peraltro da questo testo \u00e8 tratta la fiction televisiva \u201cGli anni spezzati. Il Commissario\u201d, andata in onda su Rai 1 ai primi di gennaio di quest\u2019anno.<\/p>\n<p>\u201cLuciano Garibaldi \u2013 scrive Marcello Veneziani nella prefazione \u2013 fu il primo giornalista che riusc\u00ec a far parlare in un\u2019intervista su \u201cGente\u201d la vedova di Luigi Calabresi, Gemma Capra(\u2026)Garibaldi segu\u00ec negli anni la vicenda Calabresi con passione civile e rigore di cronista, ne fece una battaglia di principio e di verit\u00e0 storica. Anche grazie a testimonianze come la sua, a Calabresi fu data dal presidente Ciampi, con trentadue anni di ritardo la medaglia d\u2019oro al valor civile. Un riconoscimento postumo, che si insinuava come una piccola parentesi nel fiume di parole, interventi, pressioni per la grazia a Sofri e Bompressi. Nell\u2019immaginario collettivo del Paese, i martiri erano diventati loro, non Calabresi\u201d.<\/p>\n<p>Veneziani evidenzia il grave episodio degli 800 intellettuali che hanno firmato un manifesto pubblicato da L\u2019Espresso per delegittimare Calabresi. In pratica tutto l\u2019establishment culturale, accademico, editoriale e giornalistico italiano, tra questi Alberto Moravia, Norberto Bobbio, Umberto Eco, Margherita Hack, nel manifesto-lettera, Calabresi veniva definito \u201ccommissario torturatore\u201d e \u201cresponsabile della morte di Pinelli\u201d. A tutti questi si aggiunse \u201c(\u2026)il Movimento nazionale giornalisti democratici, sorto nei pensatoi controllati dai partiti comunista e socialista, fonte inesauribile di autentica disinformazione e di ricostruzioni arbitrarie dei fatti, basate sulle fantasie pi\u00f9 assurde e indimostrabili, vera sorgente alla quale si abbeveravano giornalisti che scrivevano sui quotidiani e sui settimanali pi\u00f9 diffusi\u201d.<\/p>\n<p>Per Garibaldi gli \u201cOttocento\u201d sono i veri mandanti (im)morali, dell\u2019uccisione del commissario, come vengono definiti in un capitolo del libro. Peraltro \u201ccostoro condannarono Calabresi senza disporre di un bench\u00e9 minimo indizio, dopo che la magistratura lo aveva prosciolto in un regolare processo, senza assolutamente chiedersi, prima di firmare, chi veramente fosse l\u2019uomo che accusavano di assassinio, che indicavano \u2013 con l\u2019autorevolezza dei loro nomi \u2013 al pubblico ludibrio e al linciaggio dei fanatici dell\u2019estrema sinistra\u201d. Poi bisogna anche dire che le istituzioni, come bene evidenzia la fiction televisiva, per certi versi hanno abbandonato al suo destino il povero commissario. Pertanto si pu\u00f2 senz\u2019altro sostenere con Garibaldi che \u201cLo Stato disert\u00f2. Gli \u201cottocento\u201d firmarono. E, sulla base di quelle firme, Lotta Continua uccise\u201d.<\/p>\n<p>Garibaldi racconta con passione, attento anche ai dettagli e alle sfumature, documentando la vicenda Calabresi. Ma soprattutto mostra con chiarezza la vera figura di Calabresi, la sua vocazione, la sua professionalit\u00e0, \u201cuna fedelt\u00e0 non a una carta, ma a uno stile, a una patria, a uno Stato. Che li mandava allo sbaraglio e poi si dimenticava di loro; e ciononostante, i cavalieri come Calabresi partivano alla carica\u201d. Il libro inizia con una polemica nei confronti delle istituzioni che non hanno fatto abbastanza per i tanti caduti sotto la violenza politica negli anni di piombo, poliziotti, carabinieri, guardie carcerarie, che non hanno ottenuto giustizia. \u201csono ricordati con memore gratitudine da tutto il popolo italiano? <\/p>\n<p>Le loro famiglie hanno ricevuto sostegno che spettava loro? E lo stesso Luigi Calabresi, nonostante la generosit\u00e0 del figlio Mario che, con voce coraggiosa, scrivendo il libro \u201cSpingendo la notte pi\u00f9 in l\u00e0. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo\u201d, edito da Mondadori nel 2007(\u2026) ha davvero ottenuto giustizia?\u201d Difficile affermarlo \u2013 scrive Garibaldi \u2013 se si pensa alle scritte \u2018Calabresi Assassino\u2019 comparse sui muri di Torino dopo la nomina di Mario Calabresi a direttore de \u2018La Stampa\u2019\u201d.<\/p>\n<p>Probabilmente per alcuni \u00e8 un passato che non vuole passare. Il commissario Calabresi fu assassinato da un commando di \u201cLotta Continua\u201d, organizzazione comunista, il 17 maggio 1972 in Via Cherubini, proprio sotto casa a Milano, fu la prima vittima degli \u201canni di piombo\u201d. Per questi rivoluzionari il commissario, era l\u2019assassino di Giuseppe Pinelli, arrestato e interrogato per la strage della bomba presso la Banca Nazionale dell\u2019Agricoltura di Piazza Fontana a Milano del 12 dicembre 1969.<\/p>\n<p>In occasione del trentennale della sua morte, nel corso di una commemorazione, monsignor Francesco Salerno, segretario del Supremo Tribunale della segreteria Apostolica, diede lettura di un messaggio fattogli pervenire dal santo padre Giovanni Paolo II. Nel messaggio Papa Wojtyla definiva Calabresi \u201cgeneroso servitore dello Stato e fedele testimone del Vangelo\u201d, e ricordandone \u201cla costante dedizione al proprio dovere pur fra gravi difficolt\u00e0 e incomprensioni\u201d. Il Papa auspicava che il suo esempio potesse diventare \u201cuno stimolo per tutti ad anteporre sempre all\u2019interesse privato la causa del bene comune\u201d. In conclusione Wojtyla assicurava per lui \u201cparticolari preghiere e invocando da Dio Padre misericordioso sostegno per la sua famiglia\u201d.<\/p>\n<p>La vita di Calabresi rappresenta una storia esemplare, tanto che il suo ex confessore e padre spirituale, don Ennio Innocenti insieme all\u2019organizzazione religiosa \u201cSacra Fraternitas Aurigarum Urbis\u201d, hanno avanzato la richiesta di un procedimento canonico di verifica dell\u2019eroismo delle virt\u00f9 del commissario Calabresi in considerazione della sua fede cristiana. Peraltro una proposta che ha trovato consensi ad alti livelli ecclesiastici.<\/p>\n<p>Garibaldi riporta il giudizio del cardinale Camillo Ruini: \u201cIl suo sacrificio \u00e8 degno della Chiesa di Roma, nel cui seno egli \u00e8 stato educato. La fama dell\u2019eroismo cristiano di lui, lungi dall\u2019appannarsi in tutti questi anni, si \u00e8 estesa e si \u00e8 consolidata con testimonianze, studi e ripetute argomentazioni di laici, di sacerdoti e di Vescovi\u201d.<\/p>\n<p>Peraltro, qualche giorno dopo l\u2019assassinio del commissario, padre Virginio Rotondi, il fondatore del movimento \u201cOasi\u201d, al quale il giovane Calabresi aveva aderito, fa una straordinaria testimonianza: \u201c(\u2026)E\u2019 stato uno dei migliori giovani da me incontrati. Non l\u2019ho mai sentito dire una parola ostile contro qualcuno; e quando sorprendeva me a dirla, mi guardava con aria di rimprovero. Nel vivo della polemica condotta contro di lui da una parte della stampa che lo accusava di aver ucciso l\u2019anarchico Giuseppe Pinelli dopo la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, gli dissi pi\u00f9 volte: \u2018Ma perch\u00e9 non vai, per esempio, alla redazione di qualche giornale cattolico a farti conoscere personalmente, affinch\u00e8 qualcuno prenda le tue difese e proclami l\u2019inattendibilit\u00e0 assoluta delle accuse mosse contro di te?. \u2018Non ce n\u2019\u00e8 bisogno\u2019 mi rispose: \u2018io sono tranquillo. Sono nelle mani di Dio. Faccio il mio dovere\u2019\u201d<\/p>\n<p>E quando don Innocenti chiamandolo al telefono, lo invitava ad essere prudente, tra l\u2019altro, il commissario girava sempre disarmato, perch\u00e9 non intendeva rispondere alla violenza con la violenza, soprattutto quando si trattava di difendere la sua persona, gli disse: \u201cPreferisco affidarmi solo a Dio\u201d.<\/p>\n<p>Tra le tante testimonianze interessanti, c\u2019\u00e8 quella di Achille Serra, che era allora giovane collaboratore di Calabresi, successivamente diventer\u00e0 questore di Milano, prefetto di Roma e deputato in Parlamento. Il Serra ha sempre ammesso di aver ricevuto gran parte della sua professionalit\u00e0 dal grande insegnamento di Luigi Calabresi: \u201cEra un uomo colto, allegro, molto religioso, altruista\u201d. Ancora dir\u00e0 di lui: \u201c(\u2026)Rimasi affascinato dal suo modo di rapportarsi con i suoi uomini e con gli interlocutori. Di lui mi colpirono il carisma particolare, la voce bassa ma risoluta di chi non ha bisogno di urlare per essere ascoltato (\u2026)Con i manifestanti, poi, Calabresi cercava sempre di instaurare un dialogo (\u2026) Cercava di evitare sempre, finch\u00e9 possibile, lo scontro. Mi sembrava un eroe, un modello da prendere come esempio, un uomo di una umanit\u00e0 e di un coraggio come se ne vedono pochi. Concepiva la professione con la consapevolezza di doversi confrontare con persone che, per quanto colpevoli di azioni criminose, avevano comunque sempre una possibilit\u00e0 di riscatto\u201d.<\/p>\n<p>Soprattutto in questi tempi di decadimento dei valori fondamentali, la figura di Calabresi potrebbe diventare \u201cun punto di riferimento e un modello di comportamento. La sua \u00e8 stata una parabola di un uomo che ha sacrificato la propria vita per difendere la societ\u00e0 civile e il sistema democratico, con coerenza e coraggio\u201d.<\/p>\n<p>Il libro di Garibaldi nelle Appendice &#038; Documenti oltre alla prima intervista di Gemma Calabresi, pubblica l\u2019articolo uscito su \u201cLa Nazione\u201d che ha scritto Enzo Tortora, amico di Calabresi, proprio il giorno dopo uccisione del commissario. \u201cLuigi Calabresi era un ragazzo di incredibile bont\u00e0, di un rigore morale, di uno scrupolo e di una umanit\u00e0 che lo allontanavano le mille miglia dal ruolo di \u2018sbirro\u2019 che certuni, per vile calcolo o per comoda polemica, gli avevano appiccicato addosso(\u2026) Quando una volta gli chiesi, nel periodo pi\u00f9 buio delle accuse, degli attacchi, degli insulti, come faceva a resistere, senza mai un cedimento di nervi, senza uno scatto, a quell\u2019autentico linciaggio morale al quale era sottoposto, mi rispose sorridendo: \u2018E\u2019 semplice. Credo appunto in Dio. E credo nella mia buona fede. Non ho mai fatto nulla di cui io possa vergognarmi. E non odio nemmeno i miei nemici. Ho angoscia per loro, non odio. E\u2019 una parola, \u2018odio\u2019, che non conosco\u201d.<\/p>\n<p>Come si pu\u00f2 dedurre il commissario \u00e8 un santo, un eroe, un soldato cristiano, peraltro con queste caratteristiche \u00e8 stato descritto in un altro testo che negli anni scorsi ho letto e recensito, \u201cLuigi Calabresi. Un profilo per la storia\u201d, di Giordano Brunettin, pubblicato da Scuola d\u2019Arte \u201cBeato Angelico\u201d di Milano Sacra Fraternitas Aurigarum Urbis, Milano \u2013 Roma 2008). \u201cLuigi Calabresi ha vissuto in pieno le \u2018assurdit\u00e0\u2019 cristiane \u2013 scrive monsignor Angelo Comastri nella prefazione \u2013 non si \u00e8 preoccupato del potere ma del dovere, non si \u00e8 preoccupato della carriera ma della fedelt\u00e0 alla coscienza, non ha cercato onori ma ha cercato di far onore alla verit\u00e0 e all\u2019onest\u00e0.<br \/>\nPer questo \u00e8 stato ucciso; e, dopo l\u2019uccisione, \u00e8 stato pi\u00f9 volte crocifisso da una campagna di menzogne che, finalmente, ora si stanno sciogliendo come la nebbia al sole\u201d. Calabresi conoscendo bene l\u2019esortazione di Ges\u00f9: \u201cSe qualcuno vuol venire dietro di me, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua\u201d(Lc 9, 23), di fronte alle alluvioni di ingiurie e minacce, confida solo in Dio.<br \/>\nQualcuno gli suggerisce il trasferimento in qualche altra citt\u00e0, ma lui risponde, che l\u2019attacco \u00e8 rivolto allo Stato non a me, quindi, \u201clo Stato non pu\u00f2 fuggire. Non voglio che domani a qualcuno dei miei figli possano dire: tuo padre \u00e8 fuggito\u201d.<br \/>\nMario C\u00e0risto, paragona la vicenda Calabresi a quella di don Andrea Santoro, il sacerdote ucciso in Turchia, \u201centrambi rigorosi e pacifici testimoni di Cristo in ambienti fortemente ostili e aggressivi, entrambi colpiti alle spalle dall\u2019odio cui essi contrapponevano la civilt\u00e0 dell\u2019amore\u201d.<\/p>\n<p>Sia per don Santoro che per Calabresi era difficile stare in quegli ambienti, ma bisognava stare era il Vangelo che l\u2019imponeva.<br \/>\nIl cardinale Fiorenzo Angelini definisce Calabresi una figura esemplare di servitore dello Stato, di marito e di padre, di credente convinto e credibile, e per chi non lo ha conosciuto, egli \u00e8 un personaggio che \u00e8 doveroso scoprire nella sua straordinaria levatura morale e spirituale.<br \/>\nIl libro di Brunettin, ha un particolare merito per il cardinale, \u201cpresentare il Commissario Calabresi quale modello ideale anche per le giovani generazioni, che oggi, travolte da un vortice di informazioni approssimative che si riversano in tempo reale sugli schermi informatici, sono costrette, loro malgrado, ad ignorare il passato, sia pur recente, nel quale possono scoprire le radici di valori autentici degni di essere abbracciati e vissuti fino all\u2019eroismo\u201d. E in una stagione di emergenza educativa come la nostra, mi sembra un invito da prendere in considerazione.<\/p>\n<p>E un altro cardinale, Andrea Cordero L. di Montezemolo, dopo averlo indicato come esempio eroico del compimento del dovere e come testimone del Vangelo, si augura che il profilo fatto in questo libro, \u201cvenga letto da sempre pi\u00f9 vaste cerchie di giovani, specie se essi sono a servizio della Legge e dello Stato, a dimostrazione dei perfetti fondamenti dell\u2019educazione civile e delle ragioni indefettibili della speranza cristiana in qualunque situazione storica\u201d. Anche se bisogna obiettare che probabilmente un lavoro del genere meritava essere pubblicato da case editrici pi\u00f9 conosciute e presenti nel grande mercato dell\u2019editoria.<\/p>\n<p>Qualche anno fa monsignor Giovanni D\u2019Ascenzi sollecitava di valutare tutti i documenti e verificare se siamo di fronte ad un credente che ha vissuto la fede e l\u2019amore del prossimo in maniera eroica e quindi si augurava che l\u2019autorit\u00e0 ecclesiastica avviasse un processo canonico, perch\u00e9 sia riconosciuta l\u2019eroicit\u00e0 delle virt\u00f9 del commissario di Polizia Luigi Calabresi.<br \/>\nIl professore Giuseppe Maria ha scritto che Calabresi ha \u201cvissuto la vita nella imitazione di Cristo (\u2026)il mondo, anche oggi, ha bisogno pi\u00f9 di santi che di eroi. E Calabresi, uomo del nostro tempo, ha vissuto come sacrificio la sua vita, che \u00e8 appunto l\u2019eroismo della santit\u00e0\u201d.<br \/>\nPertanto mi sembra doveroso ripensare la straordinaria figura del commissario Calabresi, per riflettere sulla sua vita professionale, l\u2019apostolato, la sua spiritualit\u00e0 ignaziana, la vita matrimoniale, come ha affrontato le insidie del mondo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A maggior ragione va quindi riscoperta la luminosa figura di quest\u2019uomo, che san Giovanni Paolo II defin\u00ec \u201ceroico difensore del bene comune\u201d. A cosa pu\u00f2 servire raccontare la vita e le opere di un uomo tutto di un pezzo come il commissario Luigi Calabresi, martire negli anni di piombo. 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