{"id":627197,"date":"2023-12-15T20:21:33","date_gmt":"2023-12-15T19:21:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=546673"},"modified":"2023-12-15T20:21:33","modified_gmt":"2023-12-15T19:21:33","slug":"mondo-due-notizie-ignorate-dai-mass-media-le-elezioni-a-hong-kong-e-la-morte-di-juanita-castri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=627197","title":{"rendered":"Mondo. Due notizie ignorate dai mass media: le elezioni a Hong Kong e la morte di Juanita Castro"},"content":{"rendered":"<p>La prima notizia. Domenica scorsa i cittadini di Hong Kong, chiamati alle urne per esprimere un voto \u201cpatriottico\u201d secondo le indicazioni di Pechino, hanno reagito in modo chiaro e inequivocabile. Si \u00e8 registrata l\u2019affluenza pi\u00f9 bassa da quando, nel 1997, la ex colonia britannica \u00e8 stata \u201crestituita\u201d alla Repubblica Popolare Cinese.<\/p>\n<p>Un&#8217;astensione record. I dati sono davvero impressionanti. Appena il 27,5 per cento degli aventi diritto ha deposto la scheda nell\u2019urna. Se si rammenta che nel 2019, dopo le grandi manifestazioni anti-cinesi, la percentuale era stata invece del 71,2 per cento, con una vittoria schiacciante delle forze politiche democratiche, \u201c\u00e8 facile capire che gli abitanti della citt\u00e0-isola hanno reagito alle imposizioni delle autorit\u00e0 comuniste scegliendo di resistenza passiva. <\/p>\n<p>Che, del resto, \u00e8 l\u2019unica possibile nel plumbeo clima di repressione che ha preso il posto della precedente libert\u00e0 di voto (peraltro mai completa) ereditata dal governo inglese\u201d.<br \/>\n(Michele Marsonet, La resistenza passiva di Hong Kong: disertate in massa le urne, 13.12.23,<a href=\"http:\/\/atlanticoquotidiano.it\"> atlanticoquotidiano.it<\/a>). Gli hongkonghesi non avevano alcuna libert\u00e0 di scelta. I candidati votabili erano tutti, per usare il linguaggio di Pechino, \u201cpatriottici\u201d, vale a dire fedelissimi al Partito comunista e al suo capo supremo Xi Jinping.<\/p>\n<p>Tutti i Leader democratici sono fuori gioco. Chi in carcere, chi \u00e8 dovuto fuggire in Occidente come l\u2019attivista Agnes Chow (27 anni) e l\u2019avvocatessa Chow Hang-tung (38 anni). L&#8217;avvocatessa \u00e8 riuscita a far uscire dal carcere un documento, che descrive quanto la retorica del potere riesca a cambiare il senso delle parole, e far passare come rispetto della legge la sua insidiosa violazione. \u201cIl potere del Partito di ridefinire le parole e sovvertirne il significato non si ferma al confine cinese [\u2026] la Cina di oggi parla invece la stessa lingua liberale dei diritti, della democrazia e della pace. (\u2026) <\/p>\n<p>Una legge sulla sicurezza nazionale imposta unilateralmente da Pechino ha reso \u2018criminali\u2019 molti miei amici, che sono ricercatori, legislatori, avvocati, giornalisti, sindacalisti e attivisti &#8211; cio\u00e8 cittadini rispettosi della legge che fanno quanto hanno sempre fatto, ci\u00f2 che considerano il loro dovere\u201d.(Gianni Criveller, Libert\u00e0 e democrazia: la voce di due giovani donne e i seggi vuoti a Hong Kong, 12.12.23, AsiaNews.it)<\/p>\n<p>Sono documenti davvero straordinari, che meritano di essere letti, conosciuti e divulgati: mostrano da una parte l\u2019elevatissima coscienza morale, civile e politica dei migliori giovani di Hong Kong; e dall\u2019altra provano, in modo tragicamente eloquente, il lato oscuro del regime cinese nei confronti di Hong Kong. Una vicenda che troppi preferiscono ignorare.<\/p>\n<p>Agnes Chow, la giovanissima \u2018eroina\u2019 del movimento degli ombrelli del 2014, dopo le catene, la condanna, il carcere e il rilascio, si trova in Canada da pochi mesi. Entrambe le donne sottolineano l\u2019importanza di due parole che a troppi sembrano essere ormai prive di contenuto, o persino vuoti e inutili orpelli: libert\u00e0 e democrazia. Il forte astensionismo del popolo Hongkongolese ha offerto un messaggio chiaro: sotto la coltre della repressione c\u2019\u00e8 un sostegno popolare che resta forte dietro a queste voci e prova a esprimersi nell\u2019unica maniera che pu\u00f2, boicottando cio\u00e8 delle elezioni svuotate di senso dalle candidature \u201cpatriottiche\u201d imposte dall\u2019alto. Dal carcere Chow Hang-tung ci avverte che se \u201cabbandoniamo la ricerca della democrazia, non avremo alcuna speranza di costruire un ordine internazionale giusto e basato sui valori\u201d.<\/p>\n<p>Due donne, giovani e coraggiose. Sono molte le donne di Hong Kong che sono sottoposte a procedimenti giudiziari e rischiano il carcere. Altre in carcere ci sono gi\u00e0 da tempo, dopo una vita impegnata nel sindacato e nella societ\u00e0 civile, e sempre adottando la non violenza. Secondo AsiaNews a Hong Kong c&#8217;\u00e8 \u201cuna generazione di ragazze e ragazzi che aveva cercato di prendere in mano il proprio destino umano e politico. Ma le autorit\u00e0 locali e centrali sono state del tutto disinteressate ad ascoltarli. Uno degli aspetti pi\u00f9 tristi e preoccupanti di questa vicenda \u00e8 proprio la distanza siderale tra il sentimento e il linguaggio dei giovani, come le due attiviste Chow, e il linguaggio del potere poliziesco, giudiziario e politico\u201d.<\/p>\n<p>Nonostante il dramma testimoniato dalle due giovani Chow, la vicenda di Hong Kong \u00e8 quasi sconosciuta e del tutto sottovalutata. Hong Kong era una grande speranza per la Cina, per Taiwan, per l\u2019Asia e per il mondo intero.<\/p>\n<p>L&#8217;altra notizia la ricavo dal quotidiano Libero del 10 dicembre scorso. Antonio Socci prende spunto della morte di Juanita Castro, sorella di Fidel e Raul Castro, per fare delle interessanti riflessioni sulle manifestazioni del femminismo woke di queste settimane. <\/p>\n<p>Juanita Castro, \u00e8 morta il 4 dicembre all\u2019et\u00e0 di 90 anni, in Florida, come esule per essersi opposta alla tirannia comunista dei suoi fratelli. All\u2019inizio aveva sostenuto i due fratelli Fidel (a cui era molto legata) e Raul in lotta contro il dittatore cubano del tempo, Fulgencio Batista, fino alla vittoria del 1\u00b0 gennaio 1959. Anche lei collabor\u00f2 con loro, dandosi da fare nella ricerca di fondi per ospedali e scuole. Ma nel giro di pochi mesi il nuovo regime cubano prese connotati sempre pi\u00f9 dispotici e infine comunisti.<\/p>\n<p>\u201cJuanita era cattolica e anticomunista. Ieri Carlo Nicolato, su queste colonne, ne ha fatto un bel ritratto. Ha spiegato che la sorella di Fidel divenne \u201cpunto di riferimento segreto\u201d degli oppositori. Juanita clandestinamente cominci\u00f2 a collaborare con la Cia, pur avvertendo che \u00abnon voleva soldi, n\u00e9 violenza contro i suoi fratelli\u00bb. Pare che abbia aiutato pi\u00f9 di duecento persone a fuggire da Cuba dopo l\u2019instaurazione del regime che aveva fatto un fiume di vittime e che perseguitava \u2013 oltrech\u00e9 dissidenti e cattolici &#8211; anche gli omosessuali. Nelle carceri di Fidel, ha scritto Fontaine, \u201cla situazione delle donne\u201d era \u201cparticolarmente drammatica\u201d perch\u00e9 venivano \u201cdate in pasto al sadismo delle guardie\u201d. Quindi in condizioni durissime\u201d.(Antonio Socci, La sinistra impari da Juanita Castro, che si ribell\u00f2 ai fratelli patriarcali, 10.12.23, Libero.it)<\/p>\n<p>Juanita fugg\u00ec in Messico, rinunciando a tutto, l\u00e0 fece una conferenza stampa e dichiar\u00f2 pubblicamente la sua opposizione: \u00abNon posso rimanere indifferente\u00bb disse \u00aba quello che sta succedendo nel mio Paese. I miei fratelli Fidel e Raul hanno trasformato Cuba in un\u2019enorme prigione circondata dal mare. <\/p>\n<p>Naturalmente Juanita  fu considerata una traditrice dal regime. Dopo il Messico si stabil\u00ec in Florida e apr\u00ec una farmacia a Miami, dove non le fu facile farsi accettare nella comunit\u00e0 degli esuli cubani. Nel 1984 ottenne la cittadinanza statunitense e per tutta la sua vita continu\u00f2 a battersi pubblicamente con coraggio contro il regime comunista cubano, in difesa della libert\u00e0. Portando sempre nel cuore un\u2019immensa nostalgia per la sua terra, che non ha rivisto pi\u00f9.<\/p>\n<p> \u201cEppure &#8211; scrive Socci &#8211; \u00e8 stato il fratello dittatore, Fidel, con Che Guevara, a diventare un mito delle piazze europee e ad essere osannato a sinistra come simbolo di libert\u00e0. Invece era vero l\u2019esatto contrario. Simbolo di libert\u00e0 era piuttosto Juanita, che gli si oppose rinunciando a tutto. Dovrebbe diventare una bandiera per \u201cle nuove femministe\u201d. Ma essendo stata cattolica e anticomunista continuer\u00e0 ad essere ignorata. Anche da quella sinistra che ha acclamato per anni la tirannia maschilista dei barbudos comunisti\u201d. <\/p>\n<p>Bene questa storia doveva essere adottata dalle varie femministe che stanno martellando ideologicamente contro i maschie e il patriarcato. Una storia che dovrebbe rientrare in quello schema tanto caro al nuovo femminismo woke: due maschi, due fratelli, addirittura tirannici. E dall\u2019altra parte una donna, una sorella, che si ribella al loro regime in nome della libert\u00e0. Eroicamente.<\/p>\n<p>Pertanto, \u201cCi si aspetterebbe perci\u00f2 che lei, Juanita, fosse un simbolo per quella folla che ha manifestato a Roma il 25 novembre. Invece non lo \u00e8. Ieri Repubblica, in una pagina dedicata al \u201cpantheon delle nuove femministe\u201d, ha elencato le icone che vanno perla maggiore: da Simone de Beauvoir a Michela Murgia, da Angela Davis a Carla Lonzi, da Anna Kuliscioff a Barbie e a Cristina Torres-Caceres per la sua stracitata poesia, perch\u00e9 \u2013 scrive sempre Repubblica \u2013 \u201cse dagli Stati Uniti importano la teoria, \u00e8 il Sud America il laboratorio a cui s\u2019ispira il movimento\u201d.<\/p>\n<p>\u201cBene, Juanita \u00e8 appunto figlia dell\u2019America Latina. Se davvero volessero \u201ctenere insieme tutte le soggettivit\u00e0 oppresse e marginalizzate\u201d, come dicono, Juanita sarebbe perfetta per quel pantheon: una bandiera della libert\u00e0 contro l\u2019oppressione dei maschi. Eppure non sembra suscitare il loro interesse. <\/p>\n<p>E probabilmente non sar\u00e0 presa in considerazione nemmeno in futuro, dalle manifestanti di \u201cNon una di meno\u201d, n\u00e9 dallo stato maggiore della Sinistra che ha fatto sua la bandiera della lotta al patriarcato. Il problema? Il cognome di Juanita che rimanda a un\u2019intoccabile casta rossa. I due fratelli di cui parlavamo infatti sono Fidel e Raul Castro, simboli di quella Cuba comunista che per decenni ha fatto battere di commozione il cuore a sinistra\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima notizia. Domenica scorsa i cittadini di Hong Kong, chiamati alle urne per esprimere un voto \u201cpatriottico\u201d secondo le indicazioni di Pechino, hanno reagito in modo chiaro e inequivocabile. Si \u00e8 registrata l\u2019affluenza pi\u00f9 bassa da quando, nel 1997, la ex colonia britannica \u00e8 stata \u201crestituita\u201d alla Repubblica Popolare Cinese. Un&#8217;astensione record. 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