{"id":627765,"date":"2024-01-02T17:00:53","date_gmt":"2024-01-02T16:00:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=549134"},"modified":"2024-01-02T17:00:53","modified_gmt":"2024-01-02T16:00:53","slug":"vengo-anchio-perla-di-rara-bellezza-dedicata-a-enzo-jannacci-su-netflix-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=627765","title":{"rendered":"Vengo anch&#8217;io: perla di rara bellezza dedicata a Enzo Jannacci su Netflix- di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 successo davvero. Il lavoro cinematografico dedicato a Enzo Jannacci, a dieci anni dalla sua scomparsa, ricorda anche questo. La guerra con i suoi echi dolorosi non \u00e8 finita da troppo tempo, una quindicina d&#8217;anni non di pi\u00f9, e la voglia di riscatto sociale oltre che di &#8216;buen vivir&#8217; passa anche per l&#8217;esperienza musicale di quattro artisti che, per i meravigliosi casi della vita, si ritrovano insieme, sullo stesso palco, nello stesso istante. Sono, in ordine puramente casuale, Adriano Celentano, Luigi Tenco, Giorgio Gaber ed Enzo Jannacci. A prova di smentita, la pi\u00f9 grande e irripetibile quantit\u00e0 di talento che abbia mai dato contemporaneamente lustro alla musica italiana, appunto, d&#8217;autore. Ma non solo, perch\u00e9 l&#8217;arte, in tutte le sue caleidoscopiche sfumature, l&#8217;hanno accarezzata tutta.<\/p>\n<p>Giorgio Verdelli, strepitoso, con &#8216;Enzo Jannacci. Vengo anch&#8217;io&#8217; &#8211; dieci minuti di standing ovation all&#8217;80\/ma Mostra del Cinema di Venezia &#8211; si \u00e8 dedicato ad Enzo, dei quattro il meno regolare, quello meno gestibile, meno catalogabile. Un elenco di &#8216;meno&#8217; che potrebbe essere inesausto, tanto per dire che pi\u00f9 di cos\u00ec, l&#8217;aggettivo \u00e8 a scelta, non era effettivamente possibile. Il pi\u00f9 grande cantautore italiano di sempre per Paolo Conte, un altro gigante che alle parole d\u00e0 del tu da una vita. E pure per Enzo Arbore. Jannacci con le sue opere, che lui stesso introduce e racconta nel corso del film in veste involontaria di narratore anche attraverso un&#8217;intervista inedita concessa allo stesso Verdelli, fosse nato mezzo secolo pi\u00f9 tardi sarebbe probabilmente rimasto confinato nella dimensione intimistica dei club che, fortunatamente per noi, l&#8217;hanno invece proiettato verso la planetaria immortalit\u00e0. Altri tempi, altre prospettive, altri uomini.<\/p>\n<p>Questione di politically correct. Quello ossessivo e caricaturale che sta distruggendo la nostra sconfinata cultura e che Enzo, senza perdere mai il suo proverbiale umorismo, avrebbe frantumato con ciascuno dei suoi pezzi pi\u00f9 iconici. S\u00ec, perch\u00e9 Enzo \u00e8 anche quello di &#8216;Veronica&#8217;, la donna che voleva farsi monaca bestemmiando contro i preti, e quello che prende il semi-sconosciuto Vasco Rossi e gli fa cantare, anzi canta con lui omaggiandolo del suo pianoforte, &#8216;Vita spericolata&#8217;, quando l&#8217;intellighenzia bacchettona, tronfia e borghese, al solito senza ovviamente aver compreso nulla del mondo che gli sta intorno, il rocker di Zocca si diverte a deriderlo insieme alle sue canzoni, salvo poi ritornare sui propri passi diversi anni pi\u00f9 tardi. Perch\u00e9, sempre l&#8217;intellighenzia, detesta gli ultimi e chi li celebra che, al contrario, incarnano l&#8217;anima pura di Jannacci, cantore, appunto, di chi si vede negata financo la voce. Che parlano da soli, con ai piedi le scarpe del tennis, che sguazzano nelle periferie pi\u00f9 intrise di umanit\u00e0 e vivono di amori improbabili. <\/p>\n<p>Fa davvero impressione constatare quanti musicisti, e di quale valore, prestino il loro personale ricordo alla pellicola di Verdelli. Novanta minuti struggenti, perch\u00e9 Enzo lo sapeva essere forse come nessuno, che ripercorrono pi\u00f9 lo spirito, il fil rouge, che la carriera dell&#8217;artista, anzi del genio, che per testimonianza diretta si scopre aver influenzato, se non indirizzato, la musica di tanti colleghi, senza mai la pretesa di essere considerato un esempio. Mia Martini che ad un certo punto canta &#8216;Io e te&#8217;, poi, significa un sacco di cose. C&#8217;\u00e8 chi ha pianto, ascoltandola e osservando il linguaggio del corpo della strepitosa Mim\u00ec, e chi mente. Banale ma non negli effetti sortiti, la prima: una delle voci pi\u00f9 toccanti di sempre che sposa una delle poesie pi\u00f9 intense di sempre, quella che &#8220;&#8230; l&#8217;avvenire \u00e8 un buco nero in fondo al tram&#8221;. Altrettanto significativa \u00e8 l&#8217;esibizione di Milva nel celebre duetto registrato in studio sulla prosa di &#8216;Per un bas\u00edn&#8221;, sempre a proposito di canzoni che oggi nessuno si azzarderebbe pi\u00f9 a proporre e chiss\u00e0 per quale stupido motivo. Ma, anche qui, spunti di intreccio tra arte, societ\u00e0 e costume desunti dal film se ne potrebbero elencare a bizzeffe, commistioni nelle quali l&#8217;irriverente Jannacci sguazzava a meraviglia. E noi con lui.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 anche il figlio Paolo che fa capolino, a cui la genetica ha regalato una somiglianza pazzesca oltre che una buona parte del talento paterno. Con la voce spesso sopraffatta dall&#8217;emozione, e come potrebbe essere altrimenti, delinea alla sua maniera anche il lato pi\u00f9 famigliare, segreto per quanto possa esserlo la vita di un personaggio pubblico, e meno professionale di Enzo. Ma \u00e8 la risposta alla domanda &#8220;Cosa ti manca di pi\u00f9 di lui?&#8221; che, in chiusura di questo viaggio bellissimo, ci ricorda perch\u00e9 coloro i quali hanno avuto il privilegio di incontrarlo sul proprio cammino lo hanno visceralmente amato. &#8220;La sua risata&#8221;. S\u00ec, perch\u00e9 &#8220;&#8230; ridere sempre cos\u00ec giocondo, e ridere delle follie del mondo, e vivere finch\u00e9 c&#8217;\u00e8 giovent\u00f9&#8221; non \u00e8 che uno dei lasciti di Jannacci pi\u00f9 azzeccati per provare a raddrizzare la disastrata attualit\u00e0. Per i meno avvezzi, lo stralcio virgolettato appartiene al testo di &#8220;Vivere&#8221;, capolavoro che val sempre la pena di rispolverare. Non sar\u00e0 certo una risata a salvare il mondo ma, lo stesso mondo, sarebbe certamente un posto migliore per vivere se tutti lo facessimo un po&#8217; di pi\u00f9. Ecco, verrebbe da definirlo antesignano, Enzo, se non fosse che i tempi da lui anticipati ancora siano lontani da venire. E ci\u00f2 d\u00e0 l&#8217;idea di quanto Jannacci fosse prima di tutto un precursore.<\/p>\n<p>Grazie, dunque, a Giorgio Verdelli per un docufilm che fa davvero tanto bene all&#8217;anima e che sarebbe delittuoso lasciar cadere nel dimenticatoio. In altre parole, un lavoro da non perdere per chi, ancora nel 2024, ambisce a non omologarsi alla banalit\u00e0. Che, a ben pensarci, \u00e8 la vera kryptonite di Jannacci, il Superman improbabile ma che pi\u00f9 credibile non si pu\u00f2 della musica nella sua forma pi\u00f9 alta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 successo davvero. Il lavoro cinematografico dedicato a Enzo Jannacci, a dieci anni dalla sua scomparsa, ricorda anche questo. 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