{"id":627796,"date":"2024-01-03T15:26:59","date_gmt":"2024-01-03T14:26:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=549197"},"modified":"2024-01-03T15:26:59","modified_gmt":"2024-01-03T14:26:59","slug":"da-natale-allepifania-notte-e-luci-solstiziali-di-alfredo-cattabiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=627796","title":{"rendered":"Da Natale all&#8217;Epifania: notte e luci solstiziali (di Alfredo Cattabiani)"},"content":{"rendered":"<p>Le dodici notti che vanno dal Natale all\u2019Epifania, oltre a rappresentare i dodici mesi dell\u2019anno, sono intrise di simbolismi. Dall\u2019antichit\u00e0 ad oggi, gli usi e i costumi dei popoli europei che celebrano in queste notti il rinnovamento del cosmo.<\/p>\n<p>Le feste natalizie erano nella Roma imperiale feste del solstizio, del nuovo sole che rinasceva dopo la morte simbolica, risalendo verso il nord dopo aver toccato il punto pi\u00f9 basso con l\u2019entrata nella costellazione del Capricorno. Anche il nuovo anno legale cominciava in quei giorni, alla Kalendae Januarii nel periodo immediatamente posteriore al solstizio che, come si \u00e8 accennato nell\u2019articolo precedente, (vedi Abstracta n. 9) veniva convenzionalmente fissato al 25 dicembre per seguire la tradizione dei Romani pi\u00f9 antichi che, poco esperti in astronomia, si erano fidati dei propri occhi. <\/p>\n<p>\u201cPrima di cominciare l\u2019anno\u201d scriveva l\u2019Imperatore Giuliano nel discorso su Elio Re \u201cnoi diamo in onore di Elio giochi magnifici, solennit\u00e0 consacrate a Elio Invincibile. ..Ah! si degnino gli d\u00e8i sovrani di permettermi di celebrare sovente questi misteri, e che il sovrano stesso dell\u2019universo, Elio il primo, mi accordi questo favore! Sorto da tutta l\u2019eternit\u00e0 intorno all\u2019essenza feconda del Bene, mediatore fra gli d\u00e8i intelligenti, essi stessi mediatori, Egli ne assicura pienamente la continuit\u00e0, la bellezza senza limiti, l\u2019inesauribile fecondit\u00e0, l\u2019intelligenza perfetta, e li dota abbondantemente di tutti i beni atemporali\u201d (l) .La festa del Sole era diventata il culto pi\u00f9 importante in Roma verso la fine del III secolo per l\u2019influenza delle tradizioni orientali.<\/p>\n<p>L \u2018imperatore Aureliano, originario della Dacia  Ripensis e figlio di una sacerdotessa del Sole, istitu\u00ec addirittura il culto statale del  Comes Sol Invictus, la cui festa, il dies Natalis Solis Invictus divenne il centro della liturgia imperiale. A questa eliolatria contribuiva non poco il progressivo diffondersi negli ambienti militari di un altro culto di origine orientale, il mithraismo, dove Mithra era considerato il Figlio del dio supremo Sol: Figlio del Sole e Sole lui stesso, nato da una roccia presso un albero sacro e con la torcia in mano, simbolo della Luce e del Fuoco che spandeva sul cosmo. Il mito narra che alcuni pastori presenti all\u2019evento soprannaturale gli avevano offerto primizie dei greggi e dei raccolti. \u00c8 superfluo sottolineare le analogie con la nascita del Cristo in una \u201cgrotta\u201d illuminata da una stella mentre i pastori lo adoravano.<\/p>\n<p>All\u2019inizio del IV secolo la festa era diventata cos\u00ec popolare a Roma che persino i cristiani vi partecipavano accendendo con i \u201cpagani\u201d fuochi in onore dell\u2019astro che rinasceva. La Chiesa, per allontanare i fedeli da quelle feste \u201cidolatriche\u201d, pens\u00f2 di fissare la celebrazione della nascita del Cristo il 25 dicembre. D\u2019altronde, chi era il Cristo se non il Sole di Giustizia, incarnazione della divina Bont\u00e0, Luce che illumina, produce, vivifica, contiene e perfeziona tutte le cose atte a riceverla? (2).<\/p>\n<p>La prima notizia di una festa del santo Natale a Roma risale all\u2019anno 336. Da Sant\u2019 Agostino veniamo a sapere che anche in Africa la si celebrava nello stesso periodo. Verso la fine del IV secolo era ormai diffusa in tutta l\u2019Italia settentrionale, cos\u00ec come in Ispagna.<\/p>\n<p>Nel Vicino Oriente invece, fino per lo meno all\u2019inizio del V secolo, quando cominci\u00f2 a diffondersi l\u2019usanza occidentale, la nascita di Ges\u00f9 era festeggiata il 6 di gennaio insieme con il suo battesimo e il miracolo di Cana, ed era chiamata Epifania. L\u2019usanza derivava da un antico culto rammentato da Epifanio: la notte fra il 5 e il 6 gennaio si festeggiava ad Alessandria, in Egitto, la nascita del dio Eone dalla vergine Kore, scendendo in processione al Nilo con l\u2019immagine di un bimbo, per raccogliere acqua che si sarebbe trasformata in vino (3) .<\/p>\n<p>Epifania significa in greco l&#8217;\u201dapparizione\u201d di una divinit\u00e0 o un suo intervento prodigioso: e siccome la nascita di Ges\u00f9 era l\u2019apparizione per eccellenza, i cristiani, orientali, adottarono questo termine per il Santo Natale.<\/p>\n<p>Successivamente, quando la festa del Natale romano penetr\u00f2 in Oriente l\u2019Epifania divenne prevalentemente la festa del battesimo di Ges\u00f9, mentre in Occidente, che a sua volta l\u2019aveva recepita, dall\u2019Oriente, celebrava \u201cla rivelazione di Ges\u00f9 al mondo pagano\u201d con la venuta dei Magi a Betlemme, la Casa del Pane. Sicch\u00e9 per la liturgia romana i dodici giorni che seguono il Natale sono un tempo liturgico unitario che ha il suo centro nella Nativit\u00e0 di Nostro Signore Ges\u00f9 Cristo, alla quale ha dato il fondamento teologico papa san Leone Magno. Egli parla del mistero delle nativit\u00e0 del Cristo ( \u201csacramentum nativitatis Christi\u201d) per indicare il valore salvifico dell\u2019evento. Il Vangelo e i profeti, scrive san Leone Magno, \u201cci infervorano e ci ammaestrano che il Natale del Signore, quando il Verbo si \u00e8 fatto carne (Gv. I, 14), non ci appare come un ricordo del passato ma lo vediamo al presente\u201d, e perci\u00f2 ogni Natale rinnova per noi il Sacro Natale di Ges\u00f9 (4).<\/p>\n<p>L\u2019Epifania a sua volta, con la festa che rievoca l\u2019Adorazione dei Magi, visti come \u201cprimizie delle genti\u201d, rammenta che il Cristo \u00e8 Colui che trascende e illumina di vera luce ogni religione come Sovrano universale. Il Vangelo di Matteo, l\u2019unico fra i quattro canonici che testimoni la venuta dei sacerdoti \u201cpagani\u201d, narra che i Magi recarono in dono al Cristo oro, incenso e mirra: l\u2019oro perch\u00e9 \u00e8 il Sovrano universale, l\u2019incenso perch\u00e9 \u00e8 divino; la mirra perch\u00e9 \u00e8 il Grande Medico che pu\u00f2 vincere la morte (5).<\/p>\n<p>Il simbolismo solare informa il periodo natalizio collegando la tradizione orientale-romana al cristianesimo. La narrazione di Matteo, come le leggende e le usanze che vi sono connesse, testimonia di un\u2019epifania di Luce e di Fuoco. E quale mai altro simbolismo si poteva applicare alla sua Nativit\u00e0 non soltanto a Roma ma anche in Oriente, dove dall\u2019Egitto all\u2019Iran, l\u2019eliolatria era diffusa? Nella Cronaca di Zuqn\u0129n, redatta nel 774-775 dal monaco e stilita Is\u00f2, e non dissimile da altre leggende coeve, si narra che i Magi, sacerdoti di origine Iranica, depositari della sapienza esoterica, si tramandavano di padre in figlio una scriptura attribuita al terzo figlio di Adamo, Seth, che profetizzava l\u2019apparizione di una stella che li avrebbe condotti fino al Salvatore, atteso in tutte le religioni del Vicino e Medio Oriente. Dai loro antenati i Magi, che sarebbero andati a Betlemme, avevano ricevuto una raccomandazione orale: \u201d Aspettate una luce che sorger\u00e0 da Oriente, luce della Maest\u00e0 del Padre, una luce che sorger\u00e0 in aspetto di stella sopra il Monte delle Vittorie e si fermer\u00e0: sopra una colonna di luce dentro la Caverna dei Tesori dei Misteri\u201d.<\/p>\n<p>Quell\u2019anno i Magi, saliti secondo l\u2019usanza sul Monte delle Vittorie, dov\u2019erano conservati i rotoli di Seth che rivelavano i \u201cmisteri\u201d tramandati da Adamo sulla maest\u00e0: di Dio e le istruzioni suoi doni che si dovevano portare al Salvatore, avevano appena compiuto i riti purificatori quando videro qualcosa \u201csimile a una colonna di luce ineffabile scendere e fermarsi sopra la caverna \u2026E al di sopra di essa una stella di luce tale da non potersi dire: la sua luce era molto maggiore del sole, ed esso non poteva stare innanzi alla luce dei suoi raggi\u201d.<\/p>\n<p>Poi la stella and\u00f2 a fermarsi davanti alla Caverna, il cielo si apri come una grande porta da dove scesero uomini gloriosi portando sulle mani la stella di luce e si fermarono sulla colonna di luce mentre tutto il monte splendeva di una luce ineffabile.<\/p>\n<p>Infine la stella entr\u00f2 nella Caverna dei Tesori Occulti mentre una voce chiamava i Magi:<br \/>\n\u201dEntrate dentro senza dubbi, con amore, e vedrete una vista grande e mirabile\u201d. Entrarono e videro quella luce ineffabile trasformata in un piccolo uomo umile che disse: \u201cSalute a voi, Figli dei Misteri Occulti\u201d, rivelandosi come il Cristo.<\/p>\n<p>Quella stella, manifestazione ed emanazione della Luce di Dio, e dunque Dio stesso, li accompagna fino alla grotta della Nativit\u00e0 dove essi vedono \u201cla colonna di luce scendere e fermarsi davanti alla caverna, e scendere quella stella di luce e fermarsi sulla caverna dov\u2019era nato il mistero e la luce di vita\u201d.<\/p>\n<p>Durante il viaggio di ritorno riappare loro la luce ineffabile dicendo: \u201clo sono in ogni luogo e non v\u2019\u00e8 luogo dove non sono; io sono dove voi mi avete lasciato perch\u00e9 io sono pi\u00f9 del sole del quale non v\u2019 \u00e8 luogo del mondo che ne sia privo, pur essendo esso uno, e se venisse meno al mondo tutti i suoi abitanti starebbero nella tenebra. Quanto pi\u00f9 sono io che sono il Signore del sole e la mia parola e la mia luce sono maggiori di quelle del sole!\u201d (6).<\/p>\n<p>Ispirate al simbolismo solare sono anche alcune usanze natalizie collegate al mondo vegetale (7) , come per esempio l\u2019albero di Natale, emblema \u2013 nelle tradizioni dell\u2019Europa centrale e dell\u2019Italia alpina \u2013 dell\u2019albero cosmico che unisce i cieli alla terra nutrendo con i suoi \u201cfrutti\u201d tutti gli esseri. Il simbolismo di origine pre-cristiana fu assimilato dai cristiani che lo riferirono alla Croce, ovvero al Cristo.<\/p>\n<p> \u201cQuesto legno\u201d scriveva Ippolito da Roma in un inno del secolo III \u201cmi appartiene per la salvezza eterna. Me ne nutro, me ne cibo, sto attaccato alle sue radici\u2026 Quest\u2019albero, che si allunga fino al cielo, sale dalla terra al cielo. Pianta immortale, s\u2019innalza al centro del cielo e della terra, fermo sostegno dell\u2019universo, legame di tutto, sostegno di tutta la terra abitata, legame cosmico che comprende in se tutta la molteplicit\u00e0 della natura umana \u201c.  <\/p>\n<p>L\u2019Albero di Natale \u00e8 dunque il simbolo del Cristo-Albero cosmico, analogo al Cristo-Sole che nasce per offrire la sua luce e i suoi frutti agli esseri, ponte fra cielo e terra. Per questo motivo si appendono all\u2019abete tanti lumini che rappresentano da un lato la nascita del nuovo Sole, del Sole Bambino, e dall\u2019altro la luce che dispensa all\u2019umanit\u00e0. Analogamente, i frutti dorati e i doni appesi ai suoi rami sono l\u2019emblema della vita che il Cristo dona, e i dolciumi il suo amore. Riunirsi la notte di Natale intorno all\u2019Albero significa essere in comunione con il Cristo, illuminati dalla sua luce, nutriti dalla sua linfa, pervasi dal suo amore.<\/p>\n<p>Il simbolismo dell\u2019albero solstiziale era stato posto in ombra dal Presepe di san Francesco d\u2019 Assisi, che \u00e8 diventato dal Medioevo l\u2019usanza pi\u00f9 popolare in Italia e che merita un futuro scritto sull\u2019interpretazione dei simboli che contiene, dalla capanna o grotta agli animali, il bue e l\u2019asino. Ma qualcosa era sopravvissuto nel nostro Paese prima del ritornonovecentesco dell\u2019Albero sull\u2019onda del mito americano che l\u2019ha stravolto in emblema del consumo: era \u2013 perch\u00e9 oggi va scomparendo \u2013 la cosiddetta festa del ceppo diffusa non soltanto in Toscana, ma in varie regioni italiane; in Piemonte ad esempio si chiamava s\u00fcc, nel trevigiano z\u00f6ch.<\/p>\n<p>Il filologo ottocentesco Pietro Fanfani, nel Vocabolario dell\u2019uso toscano, scriveva che nella Val di Chiana, la sera della vigilia di Natale, tutte le famiglie si riunivano tra loro e mettevano nel camino un ceppo dicendo in coro: \u201cSi rallegri il ceppo, domani \u00e8 il giorno del pane; ogni grazia di Dio entri in questa casa; le donne facciano figliuoli, le capre capretti e le pecore agnelletti, abbondi il grano e la farina, e si riempia la conca di vino \u201d . Poi si bendavano i bambini che dovevano avvicinarsi al camino e battere con le molle sul ceppo recitando una canzoncina detta Ave Maria del Ceppo: e quella canzoncina aveva la virt\u00f9 di far piovere sul ragazzo dolci e regalini.<\/p>\n<p>Nelle campagne piemontesi si diceva che il ceppo si sarebbe incenerito nelle 12 notti tra il Natale e l\u2019Epifania, simboli dei 12 mesi dell\u2019anno durante i quali il sole nuovo, rappresentato dal legno che si consumava, avrebbe nutrito il cosmo e gli uomini con la sua luce e il suo calore. Quel ceppo altro non era se non il simbolo del Cristo-Sole-Albero cosmico che nutriva l\u2019umanit\u00e0 offrendole i suoi doni durante l\u2019anno. Ecco perch\u00e9 i bambini, percuotendo il ceppo, sentivano piovere sul capo strenne e dolciumi; e perch\u00e9 si diceva \u201cdomani \u00e8 il giorno del pane\u201d : il pane simbolo per eccellenza del cibo spirituale e materiale.<\/p>\n<p>Per questo motivo si mangiano a Natale dolci a base di farina, tra i quali il pi\u00f9 celebre \u00e8 il panettone milanese. \u00c8 un \u2018usanza antichissima, diffusa in tutta l\u2019Europa. In Francia, ad esempio, si usava cuocere un grosso pane, chiamato pain de CaIandre. Poi se ne tagliava un pezzetto sopra il quale venivano incise tre o quattro croci, e lo si conservava come un talismano capace di guarire da molti mali. Il resto del pain de Calandre era distribuito a tutta la famiglia. In Inghilterra i fornai regalavano ai clienti focacce chiamate Christmas-batch, e i fornai lombardi offrivano il panettone ai clienti.<\/p>\n<p>E persino la mancia aveva un significato religioso. In un libretto di Amedeo Costa dal titolo chilometrico, Curioso dircorso intorno alla Cerimonia del Ginepro, aggiuntavi la dichiarazione del metter Ceppo e della Mancia solita a darsi nel tempo di Natale, (Bologna 1621), si dice a questo proposito :<\/p>\n<p>\u201cSuol darsi la Mancia in queste Santissime Feste di Natale in memoria della gran liberalit\u00e0 del Nostro Signore Dio, il quale diede se stesso a tutto il mondo, e in memoria di quella gran Mancia della Pace, che dagli Angeli della Nativit\u00e0 di esso fu data e annunciata in terra a tutti gli uomini e per caparra ancora del preziosissimo sangue ch\u2019egli era per cominciare a spargere nel giorno della sua Santissima Circoncisione, il quale dovea poi versare affatto nella sua Passione sul duro legno della Croce\u201d.<\/p>\n<p>Direttamente collegate al simbolismo solare sono i fuochi d\u2019artificio e le fiaccolate sui monti innevati, che celebrano il nuovo anno, ovvero il nuovo Sole, e hanno anche un valore magico, come ha spiegato il Frazer nel Ramo d\u2019oro.<\/p>\n<p>Ma, come ha osservato Maria Grazia Chiappori, il fuoco \u00e8 collegato anche simbolicamente al Cielo, chiamato nello zoroastrismo \u201d cristallo di rocca\u201d (8). In molte leggende orientali si narra che il bambino don\u00f2 ai Magi una pietra tratta dalla caverna in cui era nato, una pietra tanto pesante che essi la trasportavano con enorme difficolt\u00e0<\/p>\n<p>Con quel peso non sarebbero riusciti a proseguire il viaggio; e allora, visto un pozzo, ve la gettarono. Ma dopo qualche istante dalle profondit\u00e0 del pozzo s\u2019innalz\u00f2 una lingua di fuoco che sali fino al cielo. \u201cQuesto fuoco \u2013 commenta la Chiappori \u2013 \u00e8 una rivelazione sotto forma ignea, e dunque luminosa \u2013 come la stella \u2013 di Dio. La manifestazione luminosa della divinit\u00e0 ricorda la greca folgore di Zeus e l\u2019iranico fuoco che, nella visione del tardo mazdeismo, scende dal cielo per annunciare la missione di Zoroastro tra gli uomini\u201d.<\/p>\n<p>Sole, Albero, Stella, Fuoco: tanti simboli che alludono in una complessa trama di corrispondenze, al mistero del divino che pervade il cosmo, e a quel cristallo luminoso che \u00e8 deposto anche nel nostro cuore se sappiamo vederlo con il terzo occhio.<\/p>\n<p>di Alfredo Cattabiani (da www.barbadillo.it)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le dodici notti che vanno dal Natale all\u2019Epifania, oltre a rappresentare i dodici mesi dell\u2019anno, sono intrise di simbolismi. Dall\u2019antichit\u00e0 ad oggi, gli usi e i costumi dei popoli europei che celebrano in queste notti il rinnovamento del cosmo. 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