{"id":628221,"date":"2024-01-15T11:45:30","date_gmt":"2024-01-15T10:45:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=551067"},"modified":"2024-01-15T11:45:30","modified_gmt":"2024-01-15T10:45:30","slug":"abbiategrasso-e-mafia-vera-o-presunta-le-carte-bisogna-leggerle-altrimenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=628221","title":{"rendered":"Abbiategrasso e mafia (vera o presunta): le carte bisogna leggerle, altrimenti.."},"content":{"rendered":"<p>Il 25 ottobre scorso, sul quotidiano il Dubbio, Simona Musco ha pubblicato un pezzo molto interessante sull&#8217;inchiesta Hydra, al centro del servizio andato in onda ieri sera su Report e Rai Tre. Ne consigliamo vivamente la lettura.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un giudice a Milano: \u00abVuoi 140 arresti? Portami le prove&#8230;\u00bb ll gip Perna ha respinto una corposa richiesta della Dda, convinta di aver individuato una joint venture tra mafia, \u2019ndrangheta e camorra: \u00abNessuna prova dell\u2019associazione\u00bb- di Simona Musco<\/p>\n<p>Fatti troppo lontani nel tempo. Condotte non chiare. Reati riconducibili al singolo e non ad una associazione. E soprattutto nessuna prova della forza intimidatoria espressa sul territorio. \u00c8 un\u2019ordinanza complessa e paradossalmente inusuale quella firmata dal gip di Milano Tommaso Perna, che ieri ha negato alla procuratrice aggiunta Alessandra Dolci e alla sostituta Alessandra Cerreti l\u2019arresto di 140 persone. Inusuale perch\u00e9 rappresenta uno dei pochi casi \u201cvisibili\u201d di non appiattimento del gip alle richieste della procura, che ha gi\u00e0 annunciato ricorso al Riesame. Alla fine le misure cautelari sono scattate \u201csolo\u201d per 11 indagati con le accuse, a vario titolo, di porto d&#8217;armi, due estorsioni aggravate dal metodo mafioso, minaccia aggravata, traffico di droga ed evasione fiscale. Ma nulla a che vedere con la presunta joint venture tra mafia, \u2019ndrangheta e camorra nell\u2019hinterland milanese descritta dalla Dda, che indaga sul punto dal 2019. Secondo l\u2019ipotesi accusatoria, infatti, in Lombardia sarebbe attiva una \u00abconfederazione mafiosa\u00bb totalmente nuova, che affonderebbe le proprie radici nel tentativo della riorganizzazione della locale di \u2019ndrangheta di Lonate Pozzolo (Varese), come dichiarato dal pentito Emanuele De Castro.<\/p>\n<p> Accanto alle \u2019ndrine ci sarebbero fedelissimi di Matteo Messina Denaro e presunti emissari del clan camorristico dei Senese che, pur nel rispetto dei legami con le cosche d&#8217;origine, avrebbero creato una \u00abpropria organizzazione\u00bb, con \u00abun proprio e autonomo programma\u00bb, \u00abproprie regole e ritorsioni per chi le viola\u00bb e che \u00abagisce in modo indipendente rispetto alle singole componenti\u00bb, capace anche di \u00abcontatti con esponenti del mondo politico, istituzionale, imprenditoriale, bancario\u00bb. Ma di ci\u00f2, secondo il giudice Perna, non ci sarebbero indizi sufficienti: \u00abUna volta affermata la natura innovativa, addirittura unica nel panorama storico e geografico della nazione, della consorteria in disamina &#8211; si legge nelle oltre 2mila pagine di ordinanza -, sarebbe stato onere dell&#8217;organo requirente quello di individuare e tipizzare un\u2019autonoma associazione criminale, che mutui il metodo mafioso da stili comportamentali in uso a clan operanti in altre aree geografiche, ci\u00f2 al fine di accertare che tale associazione si sia radicata in loco con le peculiari connotazioni descritte, acquisendo, in particolare, la forza d\u2019intimidazione richiesta per l\u2019integrazione degli estremi dell\u2019associazione di tipo mafioso\u00bb.<\/p>\n<p> Tale prova, invece, \u00ab\u00e8 nel caso di specie del tutto assente\u00bb. E sarebbe stato necessario uno \u00absforzo argomentativo e dimostrativo superiore a quello che emerge dal complesso degli atti di indagine analizzati\u00bb.<\/p>\n<p>Perna evidenzia come la tesi della federazione sia rimasta \u00abuna mera ipotesi investigativa, non sufficientemente suffragata dagli elementi di prova raccolti\u00bb. Per un verso, infatti, \u00abi sia pur esistenti elementi indiziari sono stati esponenzialmente elevati al rango di prove, per altro verso, non si \u00e8 tenuto conto di tutti quelli contrari esistenti, sminuendone la portata, ci\u00f2 al fine di sostenere un postulato che trova scarsa aderenza con il dato fattuale\u00bb. La richiesta cautelare, dunque, \u00absi dimostra piuttosto carente sotto molteplici punti di vista\u00bb: dalla \u00abindividuazione degli elementi a suffragio della dedotta capacit\u00e0 intimidatoria in senso estrinseco\u00bb alla \u00abstruttura del sodalizio\u00bb, passando per la \u00abprova della partecipazione al sodalizio e affectio societatis\u00bb per finire alla \u00abvalutazione degli elementi indiziari di segno contrario\u00bb. Insomma, non basta la teoria: serve la pratica. E non si possono arrestare centinaia di persone se non ci sono sufficienti indizi.<\/p>\n<p>Il quadro indiziario, infatti, non risulterebbe grave \u00abcon riguardo a due dei tre reati associativi contestati, in particolare, l\u2019associazione di stampo di tipo consortile\u00bb e l\u2019associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Cosa che ha \u00abinnegabili ricadute sull\u2019intero impianto accusatorio &#8211; continua il giudice -, essendo evidente che, una volta venuta meno la prova dell\u2019esistenza dei due sodalizi predetti, ne consegue che le esigenze cautelari vanno valutate sulla scorta di quel che emerge dai singoli reati-fine di cui si \u00e8 raggiunta la prova, senza potere desumere presuntivamente l\u2019esistenza della pericolosit\u00e0 sociale dei singoli indagati dalla prova della permanenza del vincolo associativo\u00bb. Affinch\u00e9 si possa parlare di associazione mafiosa, spiega Perna, \u00ab\u00e8 indispensabile\u00bb la prova in positivo \u00abdella concreta estrinsecazione della capacit\u00e0 intimidatoria\u00bb. Ma \u00abnon \u00e8 stato individuato alcun atto di intimidazione posto in essere da parte degli odierni indagati nello svolgimento delle pi\u00f9 svariate attivit\u00e0 economiche ad essi riconducibili\u00bb. Una circostanza che \u00abdesta ancor pi\u00f9 stupore se si considera che, nell\u2019ottica accusatoria, il sodalizio di tipo confederativo ipotizzato ha dovuto necessariamente occupare tutti gli spazi della vita politica ed economica della provincia milanese\u00bb.<\/p>\n<p>Nonostante questa ipotesi, \u00abnon si \u00e8 registrata alcuna forma di violenza o minaccia\u00bb e \u00abpersino gli episodi estorsivi, cos\u00ec come la disponibilit\u00e0 di armi\u00bb oltre che \u00ablimitati nel numero e qualitativamente non \u201cgravi\u201d\u00bb sono rimasti \u00abper lo pi\u00f9 indimostrati\u00bb. E non c\u2019\u00e8 nemmeno la prova di \u00abelementi fattuali specifici da cui poter desumere che la collettivit\u00e0 di riferimento ha comunque percepito l\u2019esistenza di un gruppo criminale di stampo mafioso, venendo condizionata e soggiogata dalla sua forza di intimidazione latente, implicitamente desunta dal contesto e sopportata con atteggiamento omertoso\u00bb. Insomma, nessuno si sarebbe accorto di niente. Da qui la conclusione: \u00abNel bilanciamento tra il pregiudizio (minimo) per la collettivit\u00e0 e quello (massimo) per il soggetto attinto dalla misura, si \u00e8 ritenuto di privilegiare il secondo\u00bb. Insomma, c\u2019\u00e8 un giudice a Milano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 25 ottobre scorso, sul quotidiano il Dubbio, Simona Musco ha pubblicato un pezzo molto interessante sull&#8217;inchiesta Hydra, al centro del servizio andato in onda ieri sera su Report e Rai Tre. Ne consigliamo vivamente la lettura. C\u2019\u00e8 un giudice a Milano: \u00abVuoi 140 arresti? 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