{"id":628487,"date":"2024-01-21T20:00:42","date_gmt":"2024-01-21T19:00:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=552105"},"modified":"2024-01-21T20:00:42","modified_gmt":"2024-01-21T19:00:42","slug":"con-quella-faccia-un-po-cosi-lultimo-tango-tennistico-di-adrian-mannarino-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=628487","title":{"rendered":"Con quella faccia un po&#8217; cos\u00ec.. l&#8217;ultimo tango tennistico di Adrian Mannarino- di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>Il problema, se possiamo definirlo tale per uno come lui, \u00e8 che fatica terribilmente a trovare colleghi disposti ad allenarsi insieme. &#8220;Sono tutti cos\u00ec ossessionati dalla perfezione&#8221;, dice. Lui, Adrian Mannarino, che del concetto di perfezione, ma anche di ossessione per la professione del tennista, \u00e8 la antitesi, plastica che pi\u00f9 non si pu\u00f2. Cos\u00ec, la sessione di palleggio prima del match di terzo turno degli Australian Open in corso di svolgimento la fa, per mancanza di alternative, col suo allenatore che non \u00e8 proprio la stessa cosa. Dura poco, per giunta, perch\u00e9 la giustificazione e che &#8220;di questi tempi ho gi\u00e0 giocato abbastanza&#8221;, prima di tornarsene negli spogliatoi con la maglietta appena un po&#8217; stropicciata.<\/p>\n<p>A vederlo gestire il tritacarne di uno Slam, quindi, non gli si darebbero due lire e, invece bench\u00e9 sua Maest\u00e0 la professionalit\u00e0 Djokovic ne abbia brutalmente interrotto la corsa, Mannarino oltre a confermare la Top 20 del ranking mondiale timbra anche un onorevole ottavo di finale Slam che, a trentacinque anni suonati, non \u00e8 proprio una cosa da poco. Cos\u00ec, senza prendersi mai troppo sul serio. Per quello rivolgersi a uno come Sinner, al transalpino \u00e8 saggio chiedere altre cose. L&#8217;estro e l&#8217;imprevedibilit\u00e0, per esempio, sul campo ma anche fuori. Peraltro, se non fosse che Adrian si aggira per il circus ormai da un pezzo e, quindi, il suo mestiere, quello del tennista, sia fuori discussione, la sua immagine darebbe adito a pi\u00f9 di un dubbio. Cos\u00ec, mentre i suoi rivali sfilano agghindati di tutto punto con i loghi dei magliai bene in vista, lui, che sponsor non ne ha, si presenta sul ground che sembra un doppista della domenica mattina al dopolavoro ferroviario. T-shirt girocollo monocolore di due taglie pi\u00f9 grande, pantaloncini tendenti all&#8217;ascellare, parafrasando una celebre descrizione fantozziana, scarpe demod\u00e9 e aria stralunata. <\/p>\n<p>Di chi, una volta nel match, comincia a litigare con l&#8217;attrezzo che non ne vuole sapere di assecondarlo. A proposito, l&#8217;attrezzo. Con la tecnologia esacerbata all&#8217;inverosimile che fa s\u00ec che una racchetta sia gi\u00e0 vecchia ancor prima di essere presentata al mercato e con fior di tecnici intenti a studiare come rendere ancora pi\u00f9 performanti i materiali, Mannarino, sempre nell&#8217;ottavo di finale di un Major, gioca con una vecchia Dunlop fuori produzione da almeno due decadi e incordata, si fa per dire, con una tensione di appena dieci chili. Per i meno avvezzi, come giocare a tennis con una fionda su un campo da ping pong. Impossibile, ma non per lui, pensare di tenere una palla che sia una tra le righe. Questo perch\u00e9, stranezze congenite a parte, \u00e8 dotato di una forma di talento abbacinante. Incontrare Mannarino \u00e8 un po&#8217; come imbattersi in quei personaggi bizzarri, nella mimica sconclusionata e nel costume improbabile, che pensi non combinino nulla di buono nella vita salvo poi scoprire, gi\u00e0 alla terza parola, che sono dei fottuti geni. Ecco, Adrian \u00e8 cos\u00ec, geniale.<\/p>\n<p>Se l&#8217;addome, che non gli si vede mai, c&#8217;\u00e8 da giurare non sia quello forgiato da sessioni disumane in palestra, in compenso se si tratta di tennis c&#8217;\u00e8 poco da dovergli insegnare perch\u00e9, in un contesto stereotipato e pure tendente al brutto, la sua tecnica di base riconcilia con la disciplina. Mancino, sempre a proposito di geni, riesce ad abbinare due concetti fisici fondamentali per primeggiare: tempo e spazio. La capacit\u00e0 di anticipo, quindi l&#8217;arte del controbalzo, e la quasi assenza di rotazioni in colpi praticamente piatti come una volta, fanno s\u00ec che Mannarino, del tempo, sia un autentico ladro e all&#8217;avversario lo strappa letteralmente dalle mani. In quanto allo spazio, invece, c&#8217;\u00e8 da pensare che in una precedente vita sia stato un geometra, appassionato di Euclide e Pitagora, perch\u00e9 capace di disegnare traiettorie che a definire inusuali gli si fa un torto. Roba che ti manda ai matti.<\/p>\n<p>Il resto \u00e8 talento puro. Detto delle corde tese meno della met\u00e0 della media dei professionisti, e chi un po&#8217; ha giocato a tennis sa quanto ogni tassello di corpo e mente debba essere al posto giusto per non tirare la palla in tribuna in quelle condizioni, Adrian \u00e8 competente praticamente in tutto e lo fa con la semplicit\u00e0 di chi ha la mano benedetta da Madre Natura. Talento, appunto, quello di risolvere problematiche complesse in assenza di sforzo. Sembra non faccia fatica a far uscire traccianti dalla racchetta, questione di pulizia tecnica e di utilizzo allo scopo dell&#8217;energia cinetica altrui, e capita spesso che lasci l&#8217;avversario fermo immobile a tre metri dalla palla nonostante non sia depositario della forza bruta. Perch\u00e9, a pensare di giocarci contro tirando forte e alla cieca &#8211; Shelton, un nome a caso &#8211; significa essere intortati come poppanti al primo giorno di scuola.<br \/>\nStessa competenza esibita nel gioco verticale, una rarit\u00e0. <\/p>\n<p>\u00c8 la presa della rete dei suoi avi rivoluzionari che conquistarono la Bastiglia. Movimenti corretti, tempismo, senso della posizione e, infine, gran bel gioco di volo condito da un tocco raffinato. Che se non fa di lui Pat Rafter, del resto chi lo \u00e8, ne fa indiscutibilmente uno dei migliori volleatori in attivit\u00e0, capace di coniugare redditivit\u00e0 e, cosa che non guasta, spettacolo. Guardarsi qualche sortita a rete proprio contro Shelton per credere. La morale \u00e8 che \u00e8 sempre una buonissima idea quella di dedicare due ore del proprio tempo ad un match di Mannarino perch\u00e9 qualcosa, noi che il tennis \u00e8 amore grande, la si impara sempre. Anche in considerazione del fatto che l&#8217;anagrafica non perdona e le trentacinque primavere sulle spalle suonano un po&#8217; come ultimo tango e, chiss\u00e0, magari proprio a Parigi. Con un epilogo che si spera possa essere pi\u00f9 fortunato di quello riservato da Bertolucci a Marlon Brando nella celebre pellicola. Anche se, al pari di Jeanne, diremmo anche, noi di lui, &#8220;era un pazzo&#8221;. Del resto \u00e8 proprio per quello che, tennisticamente, lo amiamo visceralmente. Con quella faccia un po&#8217; cos\u00ec.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il problema, se possiamo definirlo tale per uno come lui, \u00e8 che fatica terribilmente a trovare colleghi disposti ad allenarsi insieme. &#8220;Sono tutti cos\u00ec ossessionati dalla perfezione&#8221;, dice. Lui, Adrian Mannarino, che del concetto di perfezione, ma anche di ossessione per la professione del tennista, \u00e8 la antitesi, plastica che pi\u00f9 non si pu\u00f2. 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