{"id":628490,"date":"2024-01-22T08:00:27","date_gmt":"2024-01-22T07:00:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=552095"},"modified":"2024-01-22T08:00:27","modified_gmt":"2024-01-22T07:00:27","slug":"la-guerra-una-storia-tra-mille-storie-che-si-ripetono-di-giovanni-navicello","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=628490","title":{"rendered":"La guerra, una storia tra mille storie che si ripetono- di Giovanni Navicello"},"content":{"rendered":"<p>Vi abbiamo gi\u00e0 parlato di Dannati e condannati, il bellissimo, intenso libo che Giovanni Navicello ha dedicato al dramma della guerra nell&#8217;ex Jugoslavia. Verr\u00e0 presentato a Rozzano il 27 gennaio prossimo. Proponiamo a voi lettori un intervento dell&#8217;autore. Buona lettura.<\/p>\n<p>Dannati e condannati Welcome to Sarajevo- 27\/01\/2024, 16:30-17:30- Biblioteca di Rozzano<br \/>\nViale Palmiro Togliatti, 105 PER INFORMAZIONI Biblioteca di Rozzano 028925931<\/p>\n<p>Un romanzo che parla di guerra oggi sembra purtroppo molto attuale, ma quando ho deciso di scrivere \u201cDannati e condannati\u201d ancora non era scoppiata la guerra in Ucraina e tantomeno quella odierna tra israeliani e palestinesi. L\u2019idea nasce dal racconto che mi \u00e8 stato fatto da un mio amico che solo dopo due decenni ha trovato la forza di raccontarmi la sua esperienza come \u201cportatore di pace\u201d in Bosnia all\u2019indomani degli accordi di Dayton che avevano posto fine a tre anni e mezzo di assedio e di umane atrocit\u00e0. Una intera notte trascorsa ad ascoltare la confessione di un uomo, ai tempi della missione poco pi\u00f9 di un ragazzo, che, come in un processo liberatorio e redentivo, narra s\u00e9 stesso, i suoi compagni, le sue azioni, i luoghi, le sofferenze e il dolore con una dovizia di particolari e una difficolt\u00e0 emotiva da lasciare immaginare che tutto fosse accaduto pochi mesi prima e non che fossero trascorsi venti anni. Le emozioni erano cos\u00ec vivide, le immagini cos\u00ec reali, i suoi ricordi cos\u00ec dolorosi che rimasi profondamente colpito e capii d\u2019un tratto perch\u00e9 la persona che conoscevo ormai da tanto tempo fosse cos\u00ec difficile da comprendere in alcune sue reazioni a fatti apparentemente semplici e normali, perch\u00e9 eludesse ogni domanda su quel periodo, perch\u00e9 necessitasse costantemente di un supporto psicologico e perch\u00e9 non riuscisse a parlare con serenit\u00e0 di quella esperienza. Lui era ancora l\u00ec, con la testa, con l\u2019anima e ogni cosa che ha visto e ogni azione che ha compiuto hanno lasciato segni indelebili, mostri che si porter\u00e0 dietro per sempre. <\/p>\n<p>Ecco, da quel momento ho deciso che avrei raccontato tutto questo, ma che avrei voluto dare alla sua storia un respiro ampio perch\u00e9 la sua esperienza \u00e8 l\u2019esperienza di molti, di migliaia di nostri ragazzi impegnati nelle missioni di pace all\u2019estero, numerosi contingenti sparsi per il mondo a garantire la pace, o a tentare di tenere a freno situazioni esplosive. Che le si chiami missioni di implementazione o di interposizione, questi ragazzi portano la pace dove la pace non c\u2019\u00e8, dove \u00e8 stata imposta oppure dove non la vuole nessuno. E dato che siamo esterofili adesso le chiamiamo missioni di peacekeeping che letteralmente significa \u2018mantenimento della pace\u2019 e che praticamente \u00e8 l\u2019insieme delle operazioni condotte da forze armate multinazionali allo scopo di mantenere la pace in aree di crisi. Quindi nella stessa definizione il termine \u201carmate\u201d convive con il termine \u201cpace\u201d. Al di l\u00e0 di ogni giudizio di merito, non \u00e8 questo che intendevo e intendo approfondire, mi sono chiesto come si conciliassero le due cose nell\u2019esperienza di ragazzi che si ritrovano a portare la pace in contesti di tensione o ancora di guerra. I giovani soldati sono consapevoli di quello che troveranno, delle difficolt\u00e0 che dovranno affrontare e quali saranno le conseguenze sulle loro vite? <\/p>\n<p>E mentre costruivo nella testa il mio romanzo e pi\u00f9 facevo ricerche documentali sul periodo storico mi sono convinto che anche questo approccio da solo fosse riduttivo. La storia della guerra in Bosnia \u00e8 estremamente complessa, come tutte le guerre d\u2019altro canto, ed era quindi necessario che io provassi a comprendere anche il punto di vista di chi questa guerra civile, etnica e culturale, oltre che economica e territoriale, l\u2019aveva vissuta dentro, durante quei tre anni e mezzo durante i quali sono state commesse atrocit\u00e0 dimenticate, come una grande rimozione collettiva. Chi ricorda il massacro di Srebrenica dell\u201911 luglio 1995? Chi ricorda che in un luogo cos\u00ec vicino a noi, dall\u2019altra parte dell\u2019Adriatico, \u00e8 stato perpetrato scientificamente lo stupro come mezzo di sostituzione etnica? Chi ricorda che in un solo giorno furono massacrate 1500 persone con un solo mitragliatore? Chi conosce le storie delle migliaia di madri impazzite per la perdita violenta dei propri figli? <\/p>\n<p>Ho sentito una enorme responsabilit\u00e0 verso ognuna di queste persone che in un modo o in un altro avevano vissuto la guerra, siano essi cittadini o soldati, osservatori o portatori di pace. Pur nel rispetto e senza tradire la verit\u00e0 dell\u2019esperienza che mi \u00e8 stata raccontata, ho sentito il dovere di allargare lo sguardo e narrare un fenomeno umano complesso come la guerra attraverso una sorta di filtro emozionale che consentisse al lettore di entrare in empatia con ognuno dei personaggi e di vivere attraverso loro gli orrori della guerra, di condividere con loro i dubbi e sentirne le sofferenze. Volevo raccontare e rappresentare il trauma di chi si ritrova di fronte alla violenza e deve fare in fretta scelte difficili, raccontare se e come un ragazzo di diciotto anni, nonostante la divisa e l\u2019arma, possa rimanere quello che era sino a un minuto prima della partenza, ma anche se e come si affrontano le situazioni una volta che si \u00e8 dentro quel regno di violenza e vendetta, e infine cosa resta per tentare di capire cosa lascia l\u2019esperienza della guerra nelle persone attraverso la caratterizzazione dei miei personaggi che hanno un nome e non sono solo numeri come oggi ci vengono proposti nella narrazione delle guerre. <\/p>\n<p>Ed ecco che per rispondere a questa molteplicit\u00e0 di esigenze e responsabilit\u00e0 che mi sono imposto il romanzo diventa una storia in mezzo a mille storie, un caleidoscopio di umanit\u00e0, situazioni ed emozioni  tenute insieme da un unico fattore comune, un filo rosso che accomuna tutti i personaggi, tutte le donne e gli uomini del mondo, in qualsiasi tempo: la convinzione che la pace non esiste perch\u00e9 anche quando si alterna alla guerra, lascia solchi insuperabili nelle vite di ognuno che si tramandano di generazione in generazioni fino a quando non sfociano in un\u2019altra guerra. La storia di oggi ce lo insegna, la storia che ritorna e non cambia, l\u2019uomo che non impara dai suoi errori. <\/p>\n<p>Giovanni Navicello<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vi abbiamo gi\u00e0 parlato di Dannati e condannati, il bellissimo, intenso libo che Giovanni Navicello ha dedicato al dramma della guerra nell&#8217;ex Jugoslavia. Verr\u00e0 presentato a Rozzano il 27 gennaio prossimo. Proponiamo a voi lettori un intervento dell&#8217;autore. Buona lettura. 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