{"id":628624,"date":"2024-01-24T21:17:45","date_gmt":"2024-01-24T20:17:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=552720"},"modified":"2024-01-24T21:17:45","modified_gmt":"2024-01-24T20:17:45","slug":"ancora-su-gigi-riva-campione-del-popolo-e-dallamore-viscerale-per-una-terra-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=628624","title":{"rendered":"Ancora su Gigi Riva, campione del popolo e dall&#8217;amore viscerale per una Terra &#8211; di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono uomini tutti d&#8217;un pezzo e uomini senza prezzo. Oppure quelli come lui, che sono entrambe le cose. Perch\u00e9 il miliardo di vecchie lire messo sul piatto dalla famiglia Agnelli per assicurarsi i suoi gol non gli fece n\u00e9 caldo n\u00e9 freddo. Suona strano dirlo oggi, con i giocatori che all&#8217;apice della carriera si prostituiscono professionalmente per ingurgitare camionate di petrodollari, ma Luigi Riva detto Gigi e universalmente conosciuto come Rombo di Tuono, grazie all&#8217;inesausta fantasia giornalistica di Brera che ne cant\u00f2 le imprese cavalleresche, ha preferito l&#8217;amore viscerale del suo popolo adottivo, quello sardo, a qualunque altro tipo di effimera soddisfazione. Cos\u00ec, al Gianni, quello delle automobili pi\u00f9 che al giornalista, disse semplicemente &#8220;no grazie&#8221;. Che poi, sportivamente parlando, vuoi mettere prendere per mano il Cagliari e issarlo sul tetto d&#8217;Italia dove nessuno, nemmeno i tifosi pi\u00f9 accaniti, avesse mai osato sperare di arrivare? Significa essere depositari di una storia meravigliosa. E gi\u00e0 che c&#8217;era, un bel no anche a Moratti, l&#8217;Angelo, tanto per ribadire il concetto.<\/p>\n<p>Qui sto e qui resto. Sono gli anni Settanta e, pi\u00f9 che un altro periodo storico, pare essere un altro mondo. La sua benedetta ostinazione nel voler essere bandiera di un popolo che lo ha accolto con tutto il calore di un&#8217;isola felice, facendogli dimenticare l&#8217;infanzia poverissima e i suoi tormenti, ricorda quella di un altro gigante dello sport di quegli anni. Teofilo Stevenson, uno dei pesi massimi pi\u00f9 forti di ogni epoca, mai cedette alle lusinghe del professionismo che, per la boxe, avrebbe significato una pioggia di danaro attraversando la lingua di oceano che separa L&#8217;Avana da Miami. <\/p>\n<p>&#8220;Cos&#8217;\u00e8 un milione di dollari in confronto all&#8217;amore di nove milioni di cubani?&#8221;, disse un giorno. Infatti, a Cuba nacque e a Cuba mor\u00ec, da eroe. Imperituro, perch\u00e9 non c&#8217;\u00e8 palestra popolare in tutta l&#8217;isola caraibica che ancora oggi non si ispiri al celebre predecessore. Ecco, Gigi \u00e8 stato forgiato con lo stesso pregiato materiale. Che verrebbe da definire acciaio per come interpret\u00f2 il ruolo del centravanti di sfondamento, come si diceva una volta. Cos\u00ec, non si potr\u00e0 che pensare a lui ogni qualvolta un calcio mancino finir\u00e0 per gonfiare la rete di un campetto di periferia. Il piede di Gigi come il destro di Teofilo, abbacinanti icone di riscatto sociale. <\/p>\n<p>Ma del Riva calciatore \u00e8 troppo facile parlare, lo hanno gi\u00e0 fatto in molti. Qui ci limitiamo a ricordare che in un calcio fatto da difensori valorosi nel francobollarsi alle caviglie avversarie, arcigni per usare un eufemismo e, come non bastasse, tutelati dalle direzioni arbitrali oltre che dalla pionieristica e traballante tecnologia video, tutto a scapito proprio degli attaccanti, \u00e8 riuscito ad essere imprendibile. Palla a Riva, palla in rete. Trentacinque gol in quarantadue partite con la maglia azzurra, tanto per dirne una, incluso quello siglato con un tuffo imperioso ad incornare il pallone che gli valse la marcatura forse pi\u00f9 iconica, quella ai danni della fu DDR, la Germania che stava al di l\u00e0 del muro. Manifesto di furia agonistica, atletismo e potenza ancestrale.<\/p>\n<p>Tuttavia, pi\u00f9 che il calciatore \u00e8 l&#8217;uomo che ci interessa ricordare e che ci mancher\u00e0. Perch\u00e9 Gigi fu innanzitutto uomo della gente. Pi\u00f9 che sulle passerelle modaiole ascoltando le sirene della notoriet\u00e0, infatti, lo si poteva trovare in mezzo ai lavoratori del Sulcis, la famigerata miniera dei sardi. A portare solidariet\u00e0 e vicinanza a quelli meno fortunati, quelli che fanno del sudore un motivo di ricchezza per tutto il paese. Perch\u00e9 la povert\u00e0 e la fatica nel mettere insieme pranzo e cena, tutte cose che Gigi conosceva assai bene, certi uomini speciali non le dimenticano mai, nemmeno quando potrebbero avere il mondo ai loro piedi. Quindi, osservando con attenzione vecchie fotografie dell&#8217;epoca, capita di riconoscere, mischiato tra mille altri volti di lavoratori, quello di Riva. La solidariet\u00e0 che ci piace, quella dell&#8217;esserci con discrezione e non dell&#8217;apparire.<\/p>\n<p>Rombo di Tuono ci ha tenuto ad essere coerente fino alla fine. Un no \u00e8 sempre un no. Il cuore, a pi\u00f9 riprese motivo di tribolazione, lo ha abbandonato, non prima di avergli suggerito una scappatoia, forse l&#8217;ultima. &#8220;Operarmi? No, grazie&#8221;, cos\u00ec se n&#8217;\u00e8 andato, assestando l&#8217;ultimo calcio ai riflettori che mai lo hanno ossessionato. Nato a Leggiuno, sul lago Maggiore, da mamma casalinga e pap\u00e0 sarto, per Gigi l&#8217;adolescenza non fu certo una passeggiata di salute. Orfano troppo in fretta, spedito in collegio e accudito dalla sorella Fausta, Gigi \u00e8 nel Legnano che cominci\u00f2 a fare intravedere le sue doti. \u00c8 proprio il Cagliari a mettere sul piatto il primo contratto da professionista e, con tutte le preoccupazioni del caso, fu cos\u00ec che vol\u00f2 in Sardegna. <\/p>\n<p>L&#8217;approdo fu traumatico, tanto che avr\u00e0 modo pi\u00f9 volte di raccontare negli anni a venire l&#8217;immediato desiderio di tornarsene a casa, grande fu lo spavento di un ragazzino catapultato altrove, dinnanzi al deserto anche fisico che lo accolse. I pranzi con i pescatori, il carattere schivo e riservato della gente comune che tanto gli somigliava, le lunghe passeggiate al Poetto, la spiaggia cittadina, furono per\u00f2 una folgorazione. Aveva trovato la sua dimensione, la sua casa, i suoi affetti. Il resto \u00e8 storia.<\/p>\n<p>Insomma, a Gigi Riva dobbiamo tutti molto. Come uomo di sport, uno sport che purtroppo non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9, e, ci\u00f2 che pi\u00f9 conta, come depositario del valore pi\u00f9 alto: l&#8217;umanit\u00e0. Allora, ciao Rombo di Tuono, \u00e8 stato davvero un onore fare un pezzo di strada insieme.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono uomini tutti d&#8217;un pezzo e uomini senza prezzo. Oppure quelli come lui, che sono entrambe le cose. Perch\u00e9 il miliardo di vecchie lire messo sul piatto dalla famiglia Agnelli per assicurarsi i suoi gol non gli fece n\u00e9 caldo n\u00e9 freddo. 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