{"id":628772,"date":"2024-01-28T18:00:21","date_gmt":"2024-01-28T17:00:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=553258"},"modified":"2024-01-28T18:00:21","modified_gmt":"2024-01-28T17:00:21","slug":"il-mese-in-5-minuti-camilla-garavaglia-e-al-roba-da-verga-a-john-galliano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=628772","title":{"rendered":"Il mese in 5 minuti: Camilla Garavaglia e la Roba, da Verga a John Galliano"},"content":{"rendered":"<p>Dopo aver accantonato le poco utili note del telefono (vedi edizione precedente) torno a scrivere questa newsletter per le solite due ragioni, Dopo un mese di testi scritti per le aziende mi annoio e voglio scrivere cose senza scopo &#8211; questo \u00e8 il punto in cui mia madre mi direbbe che sputo nel piatto in cui mangio e gozzoviglio.<\/p>\n<p>Questa newsletter si chiama &#8220;Il mese in 5 minuti&#8221; &#8211; questo \u00e8 il punto in cui mi chiedo Ma perch\u00e9 non l&#8217;ho chiamata &#8220;Il trimestre in 5 minuti&#8221;? Il mio lento divenire la versione di me stessa anziana mi ha portata, nell&#8217;ultimo mese, a borbottare su qualsiasi cosa, pandoro della Ferragni compreso (grazie a dio, in questo tempo compresso gli scandali durano meno di un quarto d&#8217;ora) e in particolar modo su questioni legate alla triade prodotti-soldi-influencer.<\/p>\n<p>(Questo invece \u00e8 il punto dove gli scrittori e i copywriter bravi interrompono la parte di newsletter aggratis concedendo la restante lettura solo ai lettori in abbonamento, ma io ogni volta che Substack mi chiede &#8220;Vuoi creare una versione a pagamento?&#8221; vorrei rispondere &#8220;machimmesencula&#8221; e quindi niente potete continuare a leggere aggratis, a me va bene tutto basta che non devo pagarvi io).<\/p>\n<p>Benvenuti nella newsletter di gennaio, una delle ultime rimaste a usare il maschile sovraesteso e non l&#8217;asterisco perch\u00e9 tanto, appunto, \u00e8 gratis e non potete lamentarvi.<\/p>\n<p>Sempre da quel meraviglioso posto che \u00e8 il New Yorker<br \/>\nTu che lo vendi, cosa ti compri di migliore?<\/p>\n<p>Per colpa del o grazie al mio lavoro finisco per interrogarmi molto spesso sul concetto di vendita: lo scopo di ci\u00f2 che scrivo, direi 99 volte su 100 ma non mi viene in mente niente da stringere dentro a quel piccolo 1, \u00e8 la vendita di roba. Proprio la roba di Verga, oggetti e ricchezze, ma anche servizi: dalle candele profumate alle lezioni di danza del ventre, non esiste roba che non si possa vendere e nemmeno si \u00e8 mai sentito un cliente chiedere dei testi che non avessero quello scopo, anche in maniera indirettissima, ed \u00e8 giusto cos\u00ec.<\/p>\n<p>Capita, per\u00f2, di sentirsi sopraffatti da questa tensione alla vendita, da questo continuo sgomitare tra il black friday, il Natale, i saldi, San Valentino&#8230; senza fermarsi mai un attimo.<\/p>\n<p>Quante altre stracazzo di giornate internazionali del criceto (12 aprile) o del pinguino (25 aprile, e la Festa della Liberazione muta) dovranno passare prima che un copywriter e un grafico si facciano esplodere sulla pubblica piazza, tutto pur di non dover pensare a un post per vendere un pacco di noci, un cuscino termico, un sex toy? E come siamo arrivati al punto in cui un pacco di noci e un sex toy sono diventati, ai fini del mercato, la stessa IDENTICA cosa?<\/p>\n<p>Mi facevo queste domande da un po&#8217;, finch\u00e9 il mio amico F mi ha inviato, senza commento, la foto di un libro di Einaudi: &#8220;La merce che ci mangia. Il cibo, il capitalismo e la doppia natura delle cose&#8221; di Wolf Bukowski&#8221; (fate conto che siamo gi\u00e0 passati alla sezione Le letture del mese).<\/p>\n<p>In una manciata di pagine, tipo 45, l&#8217;autore d\u00e0 in qualche modo una risposta: il cibo \u00e8 da sempre anche merce, perch\u00e9 da tempo non soddisfa pi\u00f9 solo un&#8217;esigenza fisica (nutrirsi, dare energia per permetterci di stare al mondo) ma un&#8217;infinit\u00e0 di altri bisogni oggi altrettanto impellenti. Definirci, ad esempio: \u00e8 il caso della cena al ristorante stellato, da fotografare per i social. La Nutella \u00e8 merce e lo \u00e8 in modo molto pi\u00f9 evidente rispetto a una mela, ma anche la mela \u00e8 merce e il fatto che io possa comprarne dieci per farle marcire nel portafrutta e un bambino della Repubblica del Congo, il paese pi\u00f9 povero al mondo, non se la possa neppure sognare, sarebbe assurdo, ingiusto, iniquo se visto da un extraterrestre.<\/p>\n<p><strong><br \/>\nInsomma, non solo siamo schiavi della roba,<\/strong> ma non c&#8217;\u00e8 nemmeno pi\u00f9 un Verga o un De Andr\u00e9 a farcela sembrare meno volgare, meno terrena.<\/p>\n<p>Convincere un&#8217;anziana con la pensione minima a comprare un panettone o un ammorbidente con uno spot da decine di migliaia di euro \u00e8 meno perverso rispetto al togliere una mela di mano a un bambino affamato? Non lo so e non penso di dover essere io a dirlo, ma questo discorso mi ha messa di malumore nell&#8217;ultimo periodo, tra black friday eccetera eccetera.<\/p>\n<p>Ma malumore vero eh, non per modo di dire. Poi, mentre borbottavo, \u00e8 successo un fatto.<\/p>\n<p>\u00c8 successo che nel mondo della moda, il mondo che pi\u00f9 di tutti negli ultimi 20 anni ha messo da parte la creativit\u00e0, il sogno, la poesia per inseguire i soldi e per vendere alle Kardashian la Birkin di Herm\u00e8s (Jane perdonaci, perdonaci tutti), Maison Margiela ha sfilato alla settimana della moda di Parigi con una collezione di John Galliano.<\/p>\n<p>Postilla per chi non sa una mazza di moda: l&#8217;haute couture delle sfilate \u00e8 una cosa, il pr\u00eat-\u00e0-porter un&#8217;altra. Ecco perch\u00e9, mentre sulle passerelle Valentino sfila con abiti trasparenti e cappe di piume, nei negozi del marchio si vedono scarpe fucsia e borse con le borchie. Il fatto \u00e8 che da qualche tempo, per vendere di pi\u00f9, molte case di moda &#8211; che appartengono praticamente tutte a Kering o a LVMH &#8211; preferiscono proporre gi\u00e0 in sfilata capi pi\u00f9 normali e appetibili per il pubblico, piuttosto che mostrare la loro idea di moda e ispirare con abiti esagerati e da sogno.<\/p>\n<p>\u00c8 successo che John Galliano, forse uno degli ultimi veri fenomeni creativi della moda, ha fatto sfilare sotto un ponte (con una gran botta di culo c&#8217;era pure una nebbiolina perfetta) il Ventre di Parigi: musiche, movenze e vestiti che sembravano uscire direttamente dal subconscio. Un po&#8217; Gavroche, un po&#8217; Moulin Rouge, terrificante e seducente come le bambole di porcellana sui divani delle nonne ma soprattutto liberatorio. Vestiti creati senza pensare alle vendite, senza la pressione del denaro, come disegnati da un bambino che di piacere se ne frega.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 della moda, che interesser\u00e0 forse dieci di voi, quel che mi preme \u00e8 dire che quando ho visto quella sfilata ho pensato finalmente, <strong>FINALMENTE possiamo parlare di un&#8217;idea e non di un prodotto<\/strong>, di un&#8217;ispirazione e non di un risultato, di un racconto e non di uno storytelling, santodio. Di una sfilata dove il cantante non ha un braccio, le modelle sono magrissime o con seni enormi, basse o alte un metro e novanta, ma dove nessuno parla di inclusivit\u00e0 perch\u00e9 in questa sfilata l&#8217;inclusivit\u00e0 non \u00e8 un tema n\u00e9 una scusa per indignarsi per i fondotinta non disponibili in tutte le sfumature di colore della pelle.<\/p>\n<p>Concludo questa litania dicendo che se il cibo \u00e8 merce e i vestiti lo sono senz&#8217;altro, in questa epoca vacua ci tocca accettare che anche la morte in qualche modo lo sia. Siccome sono finiti i tempi in cui dobbiamo stracciarci le vesti per la genialit\u00e0 del social media manager di Taffo, forse possiamo dire che le battutine moraleggianti sul femminicidio o sul giorno della Memoria non fanno alcun effetto quando l&#8217;intento finale \u00e8 quello di vendere qualcosa (magari il prodotto fosse il funerale e non la brand awareness o i corsi di comunicazione del social media manager &#8220;genio&#8221;). Siccome un anno esatto fa tutti gli influencer stavano su Instagram a condividere il Diario di Anna Frank e quest&#8217;anno sempre le stesse persone tacciono perch\u00e9 non hanno voglia di gestire le reazioni della community, io incrocio tantissimo le dita perch\u00e9 a qualche governo illuminato venga in mente di eliminare e vietare qualsiasi tipo di giornata nazionale.<\/p>\n<p>Abbiamo disperatamente bisogno di giorni normali, di vestiti che non possono essere acquistati con il denaro e di mele buone da mangiare.<br \/>\n<strong><br \/>\nIl vino del mese<\/strong><br \/>\nVino, anche tu sei merce. Ma che merce!<\/p>\n<p>Ho bevuto questo vino per un colpo di fortuna: alcuni amici lo stavano assaggiando e io passavo di l\u00ec, come nella canzone di Franco Cerri. Il Blanc Fum\u00e9 de Pouilly Barre \u00e0 Mine di Michel Redde et Fils ha la mineralit\u00e0 tipica del Pouilly Fum\u00e9 e una grassezza elegante che si sentiva nonostante il freddo di gennaio.<\/p>\n<p>Vorrei berne ancora per poter dire di pi\u00f9 (e lo berr\u00f2, se no cosa siam qua a fare).<\/p>\n<p>Il discorso sui soldi e sulla merce vale per tutti i lettori, tranne per voi clienti. Voi potete continuare a pagarmi, non fate caso a quel che scrivo.<\/p>\n<p>di Camilla Garavaglia<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo aver accantonato le poco utili note del telefono (vedi edizione precedente) torno a scrivere questa newsletter per le solite due ragioni, Dopo un mese di testi scritti per le aziende mi annoio e voglio scrivere cose senza scopo &#8211; questo \u00e8 il punto in cui mia madre mi direbbe che sputo nel piatto in [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":553259,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[],"localita":[97],"sezione-speciale":[],"class_list":["post-628772","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-e-tempo-libero","localita-mondo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/628772","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=628772"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/628772\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/553259"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=628772"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=628772"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=628772"},{"taxonomy":"localita","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Flocalita&post=628772"},{"taxonomy":"sezione-speciale","embeddable":true,"href":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fsezione-speciale&post=628772"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}