{"id":629066,"date":"2024-02-05T17:25:42","date_gmt":"2024-02-05T16:25:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=554542"},"modified":"2024-02-05T17:25:42","modified_gmt":"2024-02-05T16:25:42","slug":"progetto-magenta-al-memoriale-della-shoah-alla-stazione-centrale-di-milano-non-dovremo-mai-perdere-memoria-di-quello-che-e-successo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=629066","title":{"rendered":"Progetto Magenta al Memoriale della Shoah alla stazione Centrale di Milano: &#8220;Non dovremo mai perdere memoria di quello che \u00e8 successo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>Una mattinata di riflessione al memoriale della Shoah di Milano. Luogo che tutti dovrebbero visitare almeno una volta. Una visita organizzata da Progetto Magenta che ha portato alla stazione Centrale oltre 40 magentini insieme a Giorgio Molho. Una visita che ripercorre la storia di tutto quello che \u00e8 accaduto. Silvia la guida al memoriale della shoah alla stazione centrale di Milano. <\/p>\n<p>\u201cBisogna venire a visitare questo posto perch\u00e9 \u00e8 un luogo importante della nostra citt\u00e0 \u2013 ha spiegato Silvia, la guida &#8211; che ci fa capire molti aspetti della storia italiana. Spesso pensiamo che la storia della Shoah abbia toccato l\u2019Italia solo in modo accidentale, un qualcosa che concretamente \u00e8 successo fuori dai nostri confini. Invece ci fa capire quanto questa storia ci riguarda e quanto prima di conoscere i posti pi\u00f9 noti come i campi di sterminio  sia importante capire l&#8217;importanza di quelli italiani\u201d. <\/p>\n<div class=\"youtube-embed\" data-video_id=\"YjJCF7cnb2U\"><iframe loading=\"lazy\" title=\"Progetto Magenta al memoriale della Shoah della stazione Centrale di Milano\" width=\"696\" height=\"522\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/YjJCF7cnb2U?feature=oembed&#038;enablejsapi=1\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<p>\u201cQuando abbiamo pensato a questa iniziativa, tra l\u2019altro nel giorno di San Biagio, &#8211; aggiunge Silvia Minardi di Progetto Magenta &#8211; pensavamo non venisse nessuno e invece non \u00e8 stato cos\u00ec. Come Progetto Magenta abbiamo sempre organizzato momenti di incontro e sempre mi chiedevo come fosse possibile che fossero accadute simili atrocit\u00e0. La decisione questa volta \u00e8 stata di andare direttamente sui luoghi. Oggi, confesso, ho avuto i brividi perch\u00e9 queste cose sono successe, possono succedere ancora e, per certi versi, stanno accadendo ancora\u201d. Giorgio Molho ha aggiunto: \u201cRingrazio i partecipanti che hanno dimostrato grande sensibilit\u00e0 all\u2019argomento. <\/p>\n<p>La cosa mi tocca perch\u00e9 su questi treni avrebbe potuto esserci anche mio pap\u00e0 se non ci fossero stati sei giusti di Magenta a salvarlo. Mio padre ha raccontato questa storia soltanto dopo il 1990, l\u2019ha tirata fuori dopo 50 anni. Fortunatamente non tutti hanno tradito, ma sei persone a rischio della loro vita hanno salvato quella della mia famiglia\u201d. Silvia racconta la storia del binario 21. All\u2019inizio del \u2018900 Milano conosce uno sviluppo notevole e cresce il bisogno di sviluppare le infrastrutture. L\u2019esposizione dell\u2019epoca da modo di pensare ad una stazione centrale adeguata allo sviluppo che sta accadendo. La stazione principale all\u2019epoca era quella di piazza della Repubblica, troppo piccola per le esigenze di Milano. Emerge cos\u00ec un progetto su tutti capace di risparmiare spazio con la costruzione di due stazioni. Una per i viaggiatori e un\u2019altra per i treni merci, parallele e in verticale. <\/p>\n<p>Ma cos\u2019\u00e8 accaduto dopo l\u2019inaugurazione di quella stazione? \u201cDa quel luogo \u2013 spiega Silvia &#8211; non partirono solo merci, ma vennero deportate delle persone trattate come merci. Sopra c\u2019erano le persone, sotto le cose. I deportati vennero ridotti a oggetto. Fuori c\u2019\u00e8 la normalit\u00e0, dentro la normalit\u00e0 sparisce\u201d. Per entrare si passa dal muro dell\u2019Indifferenza. <\/p>\n<p>\u201cUn muro che serve per fare una riflessione sui motivi per cui la Shoah \u00e8 stata possibile. &#8211; continua &#8211; Come l\u2019azione dei cosiddetti passivi che hanno sostenuto e dato man forte ai persecutori. I testimoni di quel periodo dicono che il ricordo che fa pi\u00f9 male non \u00e8 stato tanto la violenza, ma vedere amici, colleghi di lavoro, vicini di casa che di fronte alla progressione della discriminazione sono rimaste indifferenti\u201d. Silvia ripercorre la storia, i tentativi di fuga in Svizzera, la confluenza nel carcere di San Vittore a Milano dove venne creato uno spazio per gli ebrei. E poi i vagoni merci. La partenza avveniva in un luogo comodo e nascosto che non dava nell\u2019occhio. Perch\u00e9 non era usato dal pubblico che utilizzava la stazione al punto superiore. I vagoni non sono certo di quelli per i viaggiatori. Erano quelli usati per il trasporto dei cavalli. Vi entravano anche settanta persone in un vagone. <\/p>\n<p>\u201cLa logica di caricare tante persone in uno spazio piccolo \u2013 aggiunge Silvia &#8211; \u00e8 quella dell&#8217;ottimizzazione dello spazio. I vagoni erano organizzati come se si trattasse di un normale trasporto di merci. Mancava la luce, l\u2019aria, lo spazio. Era la preselezione della selezione. Per un viaggio di una settimana, molti non arrivavano alla fine del percorso\u201d. Umiliazione e degradazione per la persona. Un secchio unico per tutti per fare i bisogni, la paura di non sapere dove si andava. Sul corridoio ci sono delle pietre ordinate su tre file. Le pietre sulla fila esterna indicano il trasporto dei deportati ebrei, quelle in mezzo gli oppositori politici e quelle vicine alle colonne erano convogli misti di ebrei, e oppositori politici. Per oppositori politici si intendono diverse categorie di persone. Tra gli oppositori c\u2019erano anche i soldati dell\u2019esercito italiano che dopo la caduta del fascismo nel \u201843 si rifiutarono di continuare a essere fedeli a Mussolini. Erano oltre 600mila persone. I treni hanno varie destinazioni. Verso Auschwitz, Mauthausen, Bergen Belsen. Molti si fermano per\u00f2 in Italia, a Verona e Bolzano, ma la maggior parte facevano tappa a Fossoli, una frazione di Carpi, provincia di Modena. A Fossoli c\u2019\u00e8 il campo di concentramento principale italiano. <\/p>\n<p>Significativo, durante la visita al memoriale, il muro con i nomi dei deportati; sono evidenziati coloro che riuscirono a tornare a casa. \u201cLa perdita del nome faceva parte del processo di degradazione della persone. &#8211; continua la guida \u2013 Era il numero a identificare la persona e non rispondere prontamente al proprio numero poteva fare la differenza tra arrivare o non arrivare al giorno successivo. Tanti vennero inviati alla morte perch\u00e9 non risposero all\u2019appello\u201d. <\/p>\n<p>Spesso un cognome si ripete pi\u00f9 volte sul muro, segno che venne deportata un\u2019intera famiglia. Il percorso al memoriale passa dalla luce al buio e dal buio alla luce. Il luogo \u00e8 scuro, ma filtra la luce che va nella direzione di Gerusalemme, la citt\u00e0 verso la quale gli ebrei si volgono in preghiera e citt\u00e0 sacra per le religioni monoteiste. Luogo di speranza dove sorge il Giardino dei Giusti dove \u00e8 stato piantato un albero per ogni storia documentata di una persona che ha agito per salvare delle vite. Non ci sono stati solo gli indifferenti, ma anche chi ha fatto il contrario salvando delle vite. Oggi pi\u00f9 che mai \u00e8 importante ricordare e raccontare perch\u00e9 i testimoni diretti stanno scomparendo. Di quei nomi evidenziati solo Liliana Segre \u00e8 ancora in vita. Siamo le ultime persone che hanno il privilegio di apprendere la storia da chi l\u2019ha vissuta, ma le testimonianze dirette sono destinate a scomparire. Chi \u00e8 tornato e ha raccontato ha avuto coraggio. E lo ha trovato dopo anni e anni. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una mattinata di riflessione al memoriale della Shoah di Milano. Luogo che tutti dovrebbero visitare almeno una volta. Una visita organizzata da Progetto Magenta che ha portato alla stazione Centrale oltre 40 magentini insieme a Giorgio Molho. Una visita che ripercorre la storia di tutto quello che \u00e8 accaduto. 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