{"id":629307,"date":"2024-02-12T14:00:49","date_gmt":"2024-02-12T13:00:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=555650"},"modified":"2024-02-12T14:00:49","modified_gmt":"2024-02-12T13:00:49","slug":"italrugby-la-dura-e-prevedibile-lezione-irlandese-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=629307","title":{"rendered":"Italrugby, la dura (e prevedibile) lezione irlandese- di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>Un bambino che canta l&#8217;Ireland&#8217;s call, inno che unisce le due anime irlandesi, sarebbe gi\u00e0 sufficiente a giustificare la scelta di dedicare la domenica pomeriggio al rugby. Elogio della bellezza. Anche senza pi\u00f9 un mito come Sexton, capitano inscalfibile che era solito commuoversi anche dopo mille battaglie ascoltando l&#8217;invito canoro a stringersi spalla a spalla, che ha appeso le scarpette al chiodo. Espletati i convenevoli, la partita \u00e8 andata cos\u00ec come fosse logico preventivare: un corrosivo monologo verde. Troppo forte questa Irlanda, e non solo per gli azzurri, costretti a spendere tutto il serbatoio gi\u00e0 nei primi venti minuti, chiusi sotto per cinque a zero e con un calcio di punizione piuttosto facile sbagliato da Garbisi che avrebbe addirittura portato l&#8217;Italia a muovere per prima il punteggio. Per chi non lo sapesse, venti minuti di palla ovale, mischie e placcaggi sono un&#8217;era geologica. <\/p>\n<p>L&#8217;Irlanda \u00e8 un collettivo impressionante, toglie il fiato per quanta pressione riesca a mettere in campo, tanto che dev&#8217;essere davvero un incubo sportivo quello di trovarli di fronte. Furia agonistica s\u00ec, ma tutt&#8217;altro che cieca, perch\u00e9 i verdi ci vedono benissimo e uniscono al vigore bestiale una competenza tecnica con pochi eguali. Ferro e piuma, questi diavoli si passano la palla alla stregua di playmaker da NBA, no look, traiettorie telecomandate che incontrano mani solide nella presa e idee piene di fosforo. Mani dure come il granito ed educate come il velluto. La lezione \u00e8 severa, certo, ma tutto nella normalit\u00e0 delle differenze strutturali che nel rugby difficilmente possono essere sovvertite in una sola partita.<\/p>\n<p>Per la verit\u00e0 qualcosa di interessante l&#8217;Italia l&#8217;ha anche fatta vedere qua e l\u00e0, ma la competenza avversaria ha finito per amplificare a dismisura i nostri limiti. Che sono i soliti: non portiamo a casa una touche nemmeno a pagarla e la mediana non \u00e8 in grado di gestire palloni con la necessaria rapidit\u00e0. E con queste lacune, unite a troppi errori individuali dettati dallo stato permanente di apnea, affrontare l&#8217;Irlanda significa sofferenza alla potenza enne. Anche la mischia, a ben pensarci, \u00e8 stata sbriciolata dai pari ruolo avversari e cos\u00ec il punteggio finale di 36 a zero non \u00e8 nemmeno cos\u00ec terribile. Certo, non segniamo punti ed \u00e8 un bel problema, ma non \u00e8 dalla trasferta di Dublino che passa il giudizio del nostro Sei Nazioni.<\/p>\n<p>In uno sport che pi\u00f9 di squadra non si pu\u00f2, una menzione speciale ci si sente di farla per il neozelandese d&#8217;Irlanda, James Lowe. Uno che probabilmente di quadricipiti ne ha quattro e che unisce alla cinetica di una massa che invece alla velocit\u00e0 della luce una qualit\u00e0 nei fondamentali del rugby da manuale, oltre ad un&#8217;eleganza nella falcata da duecentista olimpico che non guasta mai. Uno spettacolo della natura. In casa Italia, invece, \u00e8 purtroppo particolarmente negativa la partita di Varney, sono spuntate le ali Ioane e Capuozzo, i due che pi\u00f9 hanno risentito della mancanza di possessi, \u00e8 fragile come cristallo la prima linea. Caparbi i placcatori, vedi capitan Lamaro ma non solo, e se qualche uomo verde \u00e8 scappato dalla rete azzurra non \u00e8 certo imputabile alla scarsa abnegazione dei difensori ma alla necessit\u00e0 di fermare uno tsunami con le mani. Bisogna essere onesti: l&#8217;Italia fa passi da gigante, e chi lo nega \u00e8 in malafede, ma le tre o quattro squadre che comandano il ranking mondiale, tra le quali ci sta l&#8217;Irlanda che forse guarda tutti dall&#8217;alto, fanno un altro sport. Gi\u00f9 il cappello.<\/p>\n<p>Con in mano la birra del terzo tempo, perch\u00e9 nel rugby si usa cos\u00ec e oggi regna la Guinnes per dovere di ospitalit\u00e0, \u00e8 gi\u00e0 ora di pensare alla Francia che tra due domeniche ci ospiter\u00e0 per il terzo turno del torneo. A Lille, perch\u00e9 Parigi \u00e8 gi\u00e0 in modalit\u00e0 olimpica, abbiamo il dovere di dimostrare che la lezione incassata a Dublino \u00e8 stata presa dal verso giusto. Nello sport, lapalissiano, si cresce un pezzetto alla volta, non ci si inventa niente e, pi\u00f9 di tutto, l&#8217;importante \u00e8 non fermarsi mai nella volont\u00e0 di migliorarsi. Avanti, allora, con il giusto ottimismo. Perch\u00e9, fortunatamente, non ci sar\u00e0 sempre una marea verde ad agitare i nostri pomeriggi e abbiamo le qualit\u00e0 per insinuare qualche dubbio nella mente di tutti gli altri. Senza paura.<\/p>\n<p>-foto tratta da pagina Facebook Federazione Italiana Rugby-<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un bambino che canta l&#8217;Ireland&#8217;s call, inno che unisce le due anime irlandesi, sarebbe gi\u00e0 sufficiente a giustificare la scelta di dedicare la domenica pomeriggio al rugby. Elogio della bellezza. 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