{"id":629372,"date":"2024-02-13T21:00:33","date_gmt":"2024-02-13T20:00:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=555852"},"modified":"2024-02-13T21:00:33","modified_gmt":"2024-02-13T20:00:33","slug":"tennis-elogio-al-talento-di-ernests-gubils-che-perse-mezzo-milione-al-casino-di-riga-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=629372","title":{"rendered":"Tennis: elogio al talento di Ernests Gubils, che perse mezzo milione al casin\u00f2 di Riga- di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>Questione di fame, si dice in questi casi. Basterebbe chiedersi come possano avere dentro lo stesso sacro fuoco uno che il tennis ha iniziato a giocarlo su campi improbabili schivando le bombe che dilaniavano la sua nazione e uno che, invece, per uscire di casa aveva la possibilit\u00e0 di scegliere tra una Ferrari, un jet privato e un sottomarino. E non \u00e8 un&#8217;iperbole. Infatti non ce l&#8217;hanno. E il talento, purtroppo ma solo per gli amanti della bellezza sopra ogni cosa, non c&#8217;entra nulla; perch\u00e9 nel tennis, si sa, \u00e8 paradossalmente piuttosto remota la possibilit\u00e0 che il pi\u00f9 talentuoso sia anche il pi\u00f9 forte. Non a caso, il primo, quello abituato a guardare che dal cielo non piovano ordigni, \u00e8 diventato il giocatore pi\u00f9 forte della storia del gioco, della Terra e di eventuali altri pianeti, mentre il secondo, baciato da una forma epocale di talento, con gli almanacchi non \u00e8 che abbia costruito chiss\u00e0 quale feeling. Uno, sempre il primo, \u00e8 ovviamente Novak Djokovic; l&#8217;altro \u00e8 quello che, a farci quattro chiacchiere, non capisci mai se \u00e8 pazzo o geniale, ma solo perch\u00e9 \u00e8 entrambe le cose, e all&#8217;anagrafe fa Gulbis, Ernests Gulbis.<\/p>\n<p>Figlio di Ainars, magnate dell&#8217;energia nonch\u00e9 terzo uomo pi\u00f9 ricco della Lettonia, e di Milena, attrice e donna meravigliosa, che non si sia dedicato al tennis per diventare ricco, del resto lo era gi\u00e0, o famoso, idem, o per girare il mondo, vedi i mezzi di locomozione di cui sopra, \u00e8 una cosa che ripete spesso. &#8220;Gioco per darmi un obiettivo&#8221;. Quello di poter dire a s\u00e9 stesso di aver raggiunto il livello dei migliori, se possiamo permetterci di interpretare il suo pensiero, vanitoso e criptico. Vien da s\u00e9 una certa allergia per il lavoro duro che, se per i colleghi \u00e8 pane quotidiano, per lui \u00e8 congiura. Cos\u00ec, difficilmente lo si \u00e8 visto tirato a lucido e con il serbatoio della benzina pieno all&#8217;atto di scendere in campo. Ernests, e qui si rischia di sbagliare per difetto, ha dilaniato nell&#8217;arco della carriera qualcosa come mille racchette, che non \u00e8 certo un motivo di vanto, anzi, ma \u00e8 l&#8217;assist buono per provare a delineare gli strani connotati del personaggio che, troppe volte e troppo in fretta, lo si \u00e8 etichettato come negativo. &#8220;Ne rompevo una sessantina a stagione &#8211; racconta &#8211; e poi, per sentirmi ancora pi\u00f9 un idiota di quanto gi\u00e0 non fossi, mi recavo alla fabbrica per guardare gli operai che producevano i miei attrezzi. Cos\u00ec mi ci sentivo&#8221;. Sipario. <\/p>\n<p>Tornando al tennis giocato, chi pensa sia stato solo un fenomeno da baraccone &#8211; effettivamente in pi\u00f9 di una circostanza si \u00e8 davvero messo d&#8217;impegno per sembrarlo &#8211; prende un abbaglio. Ernests, che se oggi parliamo di lui \u00e8 perch\u00e9 ha deciso che con il tennis agonistico possa bastare cos\u00ec, \u00e8 stato giocatore vero. Verissimo. Detto di una forma abbacinante di talento e, aggiungiamo adesso, di una mano che parafrasando il vate Clerici vorremmo ci accarezzasse tanto \u00e8 raffinata, non si diventa il numero dieci al mondo per le casualit\u00e0 della vita, serve sostanza e neppure poca. Obiettivo centrato all&#8217;indomani di una semifinale Slam, in quel di Bois de Boulogne, disputata e persa &#8211; guarda un po&#8217; &#8211; contro Djokovic, quello delle bombe, ma solo dopo averlo messo alle corde su una superficie per giunta non ideale fino all&#8217;inevitabile accensione prematura della spia della riserva. Fa niente se, una volta fatta la doccia, anzich\u00e9 partire per Londra con destinazione Queen&#8217;s Club Championships come da programma scelse di tornare a Riga con il gruzzolo racimolato a Parigi, mezzo milione di euro mal contati, per farsi accompagnare dal cugino spiantato al casin\u00f2. Dove un rosso e nero sbagliato fece evaporare in una sola puntata il frutto delle fatiche (si fa per dire) parigine, con il suo accompagnatore costretto a pagare cocktail e, si dice, signorine.<\/p>\n<p>Non dev&#8217;essere mica tanto facile vincere sei tornei ATP, battendo qua e l\u00e0 un paio di volte Federer, con attitudini simili e un addome pi\u00f9 riempito che scolpito. Cose da Gulbis, insomma. Come il suo rovescio, per esempio, uno dei colpi bimani pi\u00f9 belli ed efficaci del tennis moderno. Per intenderci, siamo ai livelli elitari di un Safin, sempre a proposito di follia, e di un Nalbandian; detto a beneficio di chi ancora si ostina, perch\u00e9 accecato dal bigottismo del politicamente corretto e che vorrebbe i tennisti stereotipati in fotocopia e silenti, a non voler ammettere che Ernests \u00e8 di quelli che non capitano tutti i giorni. E se la dinamica del dritto era bizzarra e inaffidabile almeno quanto lui, in compenso il servizio sapeva essere demoralizzante ma solo per gli avversari. Una sentenza, al pari della morte e delle tasse, quando la testa era sgombra da nubi.<\/p>\n<p>Si diceva del talento che, se inteso come la capacit\u00e0 di risolvere situazioni intricate e ad altri precluse con disinvoltura, fa proprio scopa con Gulbis. Per il semplice fatto che la sua competenza tecnica \u00e8 stata realmente da primo della classe. \u00c8 bravo ma non si impegna, come si direbbe allo scolaro discolo e brillante insieme. Del resto, la vita \u00e8 una sola e se finisci in galera, magari a Stoccolma, \u00e8 logisticamente difficile che ti stia adeguatamente preparando per il prossimo torneo. Ernests, in arresto, ci \u00e8 finito davvero. &#8220;Agente &#8211; disse al poliziotto che lo scortava &#8211; lei, quando conosce una ragazza, prima di andarci a letto domanda che mestiere fa? Vede, agente, a me non interessa&#8221;. La donna in questione, di lavoro faceva la prostituta e pare che a Stoccolma non fosse cose gradita quella di chiudere la nottata con lei. Il nome, Ernesto, lo deve alla passione dei genitori per Hemingway mentre il corredo cromosomico molto probabilmente \u00e8 eredit\u00e0 del nonno, cestista che fece grande la nazionale sovietica. Di Ernests cap\u00ec tutto quella vecchia volpe di Niki Pilic, manco a dirlo il primo allenatore di Djokovic e mentore di chiss\u00e0 quanti campioni, che osservandolo giocare ancora ragazzino decise saggiamente di non compromettere il fegato inseguendo le traiettorie sinusoidali del lettone: &#8220;Troppo ricco e troppo talento &#8211; disse &#8211; per cavar fuori qualcosa di buono&#8221;, prima di lasciarlo andare incontro al suo imprevedibile destino tennistico.<\/p>\n<p>Se il suo sogno \u00e8 sempre quello di poter incontrare, chiss\u00e0 dove, Einstein per conversare un po&#8217; sul senso delle cose, pur nella convinzione probabilmente infondata che il genio della relativit\u00e0 mai avrebbe accettato l&#8217;invito di &#8220;uno stupido atleta&#8221;, tanto per usare le sue stesse parole, con quelli come Federer o come Nadal, dioscuri in campo ma molto meno fuori, non \u00e8 mai stato troppo tenero. &#8220;Noiosi in ci\u00f2 che esternano &#8211; era solito ripetere, attirando, cos\u00ec, l&#8217;ira di milioni di tifosi &#8211; mica come quei pugili che alla cerimonia del peso se ne urlano in faccia di tutti i colori&#8221;. Eppure, anche se sembra impossibile, ci sono stati dei momenti nei quali Gulbis ha tentato di violentare l&#8217;indole inadatta a fare fronte alle insidie psicologiche che propone la disciplina del diavolo per alzare quella benedetta asticella che le sue qualit\u00e0 tecniche avrebbero potuto spedire in cielo. Allora, per recuperare un minimo di condizione dopo settimane di bagordi, lo si \u00e8 visto fare a sportellate in tornei Challenger, dove i campi fanno schifo, l&#8217;organizzazione \u00e8 alla viva il parroco e si incontra gente che pur di arrivare dorme in auto e sputa sangue su ogni palla, come se da ci\u00f2 dipendesse la propria sopravvivenza. Sempre a proposito di fame. Non troppo tempo fa, poi, si \u00e8 giocato anche l&#8217;ultima carta del mazzo, assoldando Piatti e trasferendosi a Bordighera nel tentativo di tornare in alto. Ma si sa, c&#8217;\u00e8 poco da inventare nello sport, figuriamoci nel tennis e non c&#8217;\u00e8 Piatti che tenga.<\/p>\n<p>Anche noi, che tennisticamente lo amiamo in maniera viscerale, lo avevamo perso di vista ormai da un po&#8217;, tanto per dire che l&#8217;annuncio a mezzo social del ritiro non \u00e8 che ci abbia colto di sorpresa. Se \u00e8 vero che il tennis far\u00e0 benissimo a meno di uno che, sovente, non \u00e8 stato archetipo di dedizione alla causa, per usare un eufemismo, \u00e8 altrettanto vero che, di un tennis omologato, robotico e allergico alla fantasia, Gulbis ha rappresentato la ventata d&#8217;aria fresca. L&#8217;effetto sorpresa, l&#8217;idea che potesse accadere qualcosa di non preventivato, l&#8217;elogio dell&#8217;eccesso e della bellezza. Hai detto niente. &#8220;I pazzi e gli ubriachi sono gli ultimi santi della terra&#8221;, disse Charles Bukowski. Se il pensiero del guru del realismo sporco corrispondesse a realt\u00e0, e a noi piace terribilmente pensarlo, Ernests Gulbis, che vivaddio \u00e8 sia uno che l&#8217;altro, in un giorno che si spera essere il pi\u00f9 lontano possibile lo si vedr\u00e0 scorazzare in Paradiso. Con una coppa di Gout de Diamants in mano e il sorriso beffardo di chi a prendersi troppo sul serio non ne vuole proprio sapere. <\/p>\n<p>Hey Ernests, dov&#8217;\u00e8 che si va stasera? S\u00ec, va bene, ma offri tu.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questione di fame, si dice in questi casi. 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