{"id":629401,"date":"2024-02-14T16:41:38","date_gmt":"2024-02-14T15:41:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=555875"},"modified":"2024-02-14T16:41:38","modified_gmt":"2024-02-14T15:41:38","slug":"le-memorie-di-rosetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=629401","title":{"rendered":"Le memorie di Rosetta"},"content":{"rendered":"<p>Non sappiamo precisamente chi fosse la \u2018Rosetta\u2019. Abbiamo trovato il suo scritto \u2013 datato 23 maggio 1995 &#8211; in un vecchio libro che ci \u00e8 stato regalato recentemente da un turbighese abitante da tempo a Torino. \u201cRicordi e nostalgia della vecchia Turbigo \u2013 Via Novara n. 6\u201d \u00e8 il titolo di un fascicoletto di sei pagine griffate, scritte fitte fitte. Si tratta di memorie del paese nel Novecento che ci hanno subito intrigato e convinti come siamo che  &#8211; se le ha scritte &#8211; \u00e8 perch\u00e9 voleva che fossero tramandate. Noi lo facciamo anche perch\u00e9 abbiamo attraversato gli stessi luoghi che sono pi\u00f9 importanti delle persone che li hanno vissuti. <\/p>\n<p>IL MUNICIPIO, LE SCUOLE\u2026\u201cFinita la via Allea, a sinistra c\u2019\u00e8 il Viale che porta alla stazione ferroviaria; c\u2019erano le scuole elementari, poi si girava l\u2019angolo ed ecco la mia via Novara, come la ricordo io.<br \/>\nA sinistra il palazzo del Municipio; un cancello, qualche portoncino; a destra un bel cortile: era la casa del Ciacera c\u2019era anche il forno, in quel negozio, molto spesso cambiavano prestinaio; mi ricordo per\u00f2 uno degli ultimi, perch\u00e9 aveva una figlia che frequentava la scuola con me, si chiamava Annunciata Zanzottera.<br \/>\nTorniamo sul lato di sinistra, dove c\u2019era un salone, fuori ai lati della porta d\u2019ingresso due lampade che alla sera, quando erano accese, sembrava festa. Sul vetro della porta d\u2019entrata c\u2019era la scritta \u2018Caff\u00e8 Ristorante\u2019 ed era gestito prima dal signor Carlo, detto Councon e da sua moglie signora Savina. In seguito fu gestito dalla signora Domenica e suo marito Giulio Brioschi.<br \/>\nSubito dopo quella bella porta luminosa c\u2019era un piccolo negozio di \u2018Sale e Tabacchi\u2019 gestito dalla signora Carlotta e Pepein Scavizzi\u201d.<br \/>\nLA CORTE FABBRICA\u2026Eccoci di nuovo sul lato destro, un grandissimo caseggiato a tre piani che si chiamava \u2018La Fabbrica\u2019, ai lati di questo cortile c\u2019erano le stalle che servivano per mucche, cavalli, maiali, ogni sorta di animali che servivano ai contadini; sopra alle stalle i fienili. Entrando dal cancello che dava sulla strada appariva la facciata di questo grande caseggiato. In mezzo al cortile c\u2019era il pozzo molto bello, aveva come un parapetto a cupola in ferro battuto, tutto a riccioli e curve sapienti, la carrucola con la fune che serviva per attaccare il secchio e attingere l\u2019acqua. Intorno a questo pozzo c\u2019erano delle vasche di sasso che i contadini riempivano d\u2019acqua per abbeverare gli animali. C\u2019erano anche le letamaie, non si vedevano perch\u00e9 erano scavate una vicina all\u2019altra, tre al lato destro del cancello e tre al lato sinistro. Non si vedevano, ma si sentivano e alle volte qualcuno ci cascava.<br \/>\nIL CINEMA \u2018IRIS\u2019\u2026\u201cE torniamo sulla sinistra della Via Novara (oggi Via Roma). Dopo il \u2018Caff\u00e8 Ristorante\u2019 (Balot\u2019s, oggi) e il tabacchino c\u2019era come una strada cieca, il fondo fondo c\u2019era un grande locale che non serviva granch\u00e9 allora. Bonomi Giacomo ci fece un salone, che fu battezzato \u2018Cinema Iris\u2019. Non mi ricordo bene, ma credo fosse il 1918-19 e quello fu il primo Cinema di Turbigo.<br \/>\nEcco la bottega del falegname, quello che faceva le botti, le brente, le carriole, faceva e riparava i carretti che servivano ai contadini per i lavori nei campi. Il cognome era Cavaiani, il nome non lo ricordo, ma tutti lo chiamavano, senza offesa, con Pischen, sua moglie era la sciura Palmira, la levatrice del Comune, come si diceva allora la Com\u00e0 che ha fatto nascere anche me il 9 febbraio 1912. Non la ricordo bene, avevo 3 o 4 anni quando la sciura Gaetana venne a fare la Cum\u00e0 in paese perch\u00e9 la sciura Palmira, molto giovane ancora, dopo una brevissima malattia era morta\u201d.<br \/>\nL\u2019UFFICIO POSTALE\u2026\u201cDopo la bottega del Pischen ecco quella del Gaetan barb\u00e9 e sua moglie la Pina Bilet, avevano 5 o 6 figli, ma non sto a nominarli sarebbe troppo lunga la storia. Ecco che sono arrivata alla bottega che frequentavo volentieri: quella della Maria del L\u00f9cia che era il prestinaio, ma oltre al pane in quel botteghino c\u2019era cioccolato, anisit, tiramola, millagust e tante altre golosit\u00e0.<br \/>\nEd eccoci al portone centrale dal quale si entrava in un cortile che non so descriverlo: quando giocavo con la mia amica Lisa, il Ciech Bilet, loro vi abitavano ed erano pratici in quel labirinto, di quei dentri e fuori dai rigagnoli, io non li seguivo, avevo paura.<br \/>\nSubito dopo il portone ecco il negozietto di Nestina Lang\u00e9, passamaneria, pizzi, fazzoletti\u2026poi la casa del Baldissar (Baldassare Pedroli) che faceva il calzolaio e con sua moglie Virginia gestiva l\u2019ufficio postale. Avevano tre figli: Giuseppina, Giovanni e Clelia che voleva mangiare solo la minestra della mamma Pina. Mio padre che era il postino del paese per il suo lavoro doveva dipendere dall\u2019Ufficio Postale, cos\u00ec le due famiglie erano abbastanza unite: mia mamma e Virginia erano anche confidenziali.<br \/>\nDopo l\u2019Ufficio Postale ecco la Tugnela Ramola, la sua bottega di salumeria, vendita di vino e una piccola \u2018Osteria della Posta\u2019. Poi il portone che dava nel cortile in cui abitava il Meta e la moglie Rosetta, la figlia Licia e altri ancora che non ricordo cos\u00ec bene\u201d.<br \/>\nIL MIO CORTILE DI VIA NOVARA, 6\u2026\u201cOra per\u00f2 torno sul lato destro della Via Novara, al numero 6, il mio cortile.  Chiss\u00e0 se riesco a descriverlo bene come lo vedo io nei miei ricordi. Il portone era l\u2019unico accesso che ci permetteva di entrare nel cortile, per\u00f2 le mura di questo caseggiato non erano a filo della strada, erano in dentro di 4 o 5 metri o pi\u00f9 e in quello spazio c\u2019erano quattro gelsi (i muron) due a destra e due a sinistra del portone, quelli di sinistra servivano al far\u00e9 al Tano far\u00e9 perch\u00e9 oltre al fabbro faceva anche il maniscalco, metteva i ferri ai buoi che i contadini facevano lavorare nei campi, ferrava i cavalli e asinelli e per fare questo tagliava e bruciava lo zoccolo delle bestie. Era molto bravo il Tano far\u00e9 ma anche i suoi figli lavoravano con lui. Io li vedevo perch\u00e9 avevo l\u2019abitudine di sedermi su uno di quei sassoni che stavano ai lati del portone e servivano da sedile, uno era quasi sempre occupato da me. Quando si entrava dal portone a sinistra ci abitava la mia famiglia e quella di mio zio Giovanni. A destra vi abit\u00f2 per diversi anni Gep Ranzan (Giuseppe Ranzani) lui e i suoi figli Guido, Togn e Mario facevano i pescatori di sassi bianchi del Ticino, lavoro che allora era molto redditizio e per questo lavoro occorrevano cavalli e carri. Il mio cortile era molto grande: in mezzo al cortile ci stavano 4 gelsi a distanza ben regolata e i ragazzi pi\u00f9 grandi giocavano al pallone, a \u2018Bandera\u2019, a \u2018Lem\u00f9\u2019. Nel mio cortile venivano tanti ragazzi, amici dei miei fratelli e dei miei cugini. In tutta la Via Novara era l\u2019unico cos\u00ec spazioso, qualche volta per\u00f2 la mamma o mio zio Giovanni perdevano la pazienza e allora! Per\u00f2 la tregua durava poco, anche se pioveva non ci si bagnava perch\u00e9 in tutta la larghezza dell\u2019abitato c\u2019era un gran porticato largo forse 5 metri e noi quando pioveva o nevicava si stava l\u00e0 fuori a vedere quanta acqua o neve cadeva dal cielo. Potevano giocare come volevano perch\u00e9 c\u2019era una bella altalena: l\u2019avevano fatta i miei fratelli per i pi\u00f9 piccoli: la pi\u00f9 piccola di tutta la combriccola ero io, intrigante, sempre a dar fastidio ai grandi\u201d<br \/>\nDON LUIGI DE CRISTOFORIS\u2026\u201cDal mio cortile, torniamo sulla strada. Dopo l\u2019officina del fabbro veniva il \u2018Bar bottiglieria\u2019. Nel salone d\u2019entrata c\u2019era uno specchio che occupava quasi tutta la parete. Su questo specchio era dipinto un tralcio di rose: sembravano vere e quando mia mamma mi mandava a fare qualche compera ci andavo con piacere, proprio per guardare quelle magnifiche rose sullo specchio. (Naturalmente ho cercato, mentre descrivevo questo salone di rivivere la meraviglia che mi faceva quel ramo di rose cos\u00ec appiccicate allo specchio: ci sono riuscita perch\u00e9, mentre le descrivevo io le vedevo!).<br \/>\nDopo il \u2018Caff\u00e8 Sport\u2019 o \u2018Bar bottiglieria\u2019, di propriet\u00e0 dei Ramola, ecco che la strada si restringe e arriva il forno della Teresa e del Vermondo: ricordo le loro figlie Annetta e Teresa che vestivano sempre elegantemente.<br \/>\nPoi ecco la cartoleria Gasloli aperta solamente al sabato e mezza giornata alla domenica. Subito dopo la cartoleria una bella casetta ben fatta, io direi anche elegante (attualmente \u00e8 il Panificio Bove, ndr). Era la casa della sciura Amalia, la maestra, molto importante, molto autoritaria, molto anche voluminosa, era una Dama della Croce Rossa. Era l\u2019amica del nobile Don Luigi de Cristoforis dal quale aveva avuto in regalo la bella casetta e anche un f. (queste cose le dicevano a denti stretti i grandi, ma anche i bambini di allora erano intelligenti e malignetti e capivano anche quello che i grandi non volevano che capissero).<br \/>\nHo conosciuto Don Luis come pure Donna Maria sua moglie: era bellissima e anche Lui, Don Luis, era un bell\u2019uomo, con barba ben curata, due bei baffoni rivolti all\u2019ins\u00f9, come li aveva mio zio Giovanni\u201d.<br \/>\nLA BOTTEGA DEL GUGLIELMO\u2026\u201cOra torno al centro di Via Novara sul lato sinistro. Dirimpetto all\u2019officina del Tano far\u00e9 ecco la bottega della Caterina del Guglielmo, frutta, verdura e tanti figli. Guglielmo, il marito era un tipo irascibile (\u2026) e mia mamma quando sentiva che stavano litigando attraversava la strada, andava in quella bottega e cercava di calmarli, ma non sempre ci riusciva.<br \/>\nPoi ecco la famiglia Cavaiani, il Pin Rusin faceva il sarto e barbiere; poi arriva la casa del Zepo Dincen (Rudoni) era il fattore del Tatti, lui aveva il compito di controllare e dirigere i lavori dei contadini che lavoravano per il padrone Paolo Tatti (sindaco dal 1863 al 1913, ndr) che era proprietario di buona parte del paese.<br \/>\nLA SALA DA BALLO: IL VIA VAI\u2026\u201cDopo l\u2019abitazione del Zapo Dencin (Rudoni) c\u2019erano delle abitazioni per i contadini. Vi abitava anche la Delaide Strascera che sapeva leggere il destino delle carte da gioco, perci\u00f2 le signorine andavano da lei che con 50 centesimi o 1 lira sapevano se il loro moroso le amava o le tradiva (io ero troppo piccola, ma anche quando fui grande non ho mai creduto alle carte).<br \/>\nC\u2019erano dei locali rustici, ma che avevano l\u2019apertura sulla strada. Allora ci fu chi pens\u00f2 di fare qualcosa che potesse rallegrare la giovent\u00f9 e cos\u00ec, dopo il \u2018Cinema Iris\u2019 ecco che la famiglia Ranzani fece una bella sala \u2018Caff\u00e8 Gelateria\u2019, ma quel che pi\u00f9 faceva scandalo era che si fece anche una \u2018Sala da ballo\u2019 che fu subito battezzata \u2018Il Via Vai\u2019! Vi potevano entrare solo le persone che avevano oltre 20 anni e quelle che ne avevano meno stavano fuori sulla strada, ballavano e si divertivano come o forse pi\u00f9 di quelli che erano in sala.<br \/>\nDopo il \u2018Caff\u00e8\u2019 e la \u2018Sala da Ballo\u2019 c\u2019era il botteghino che vendeva zoccoli, spolette di filo per cucire, frutta e verdura.<br \/>\nEccoci di nuovo sulla destra della Via Novara. Dopo la casa della signora Amalia c\u2019era un caseggiato di propriet\u00e0 Cedrati: il padre e il figlio Natale facevano i prestinai e il loro pane era il migliore del paese.<br \/>\nVeniva poi l\u2019ultimo caseggiato. Mia mamma mi diceva che era del Giacomot, io per\u00f2 ricordo che vi abit\u00f2 per tanti anni la Cum\u00e0, la sciura Gaetana. Quella casa era molto bella, aveva due bei balconi e un cancello molto bello, ma ci\u00f2 che mi attirava l\u2019attenzione erano delle pitture che c\u2019erano come cornice sul muro, prima che cominciava il tetto. Le guardavo perch\u00e9 mia mamma diceva: \u2018Vedi quella faccia \u00e8 la tale, quell\u2019altro vicino che ha la gobba \u00e8 il tale ed erano persone che conoscevo anch\u2019io, ma che non ricordo pi\u00f9 i loro nomi o nomignoli. Quelle pitture erano state fatte dal fratello gemello del Giacomot, il Carlin del Bias (Carlo Bonomi).<br \/>\nIn quella casa c\u2019era il negozio della Pina Badona e suo marito Anselmo. Vendevano della tela, grembiuli confezionati, cappelli da uomo e da donna. Era un bel negozio, sul bancone di vendita troneggiavano dei bei vasi di vetro che contenevano confetti, anisit, millegusti. La Pina e mia mamma erano molto amiche perci\u00f2 quando spendevo il mia palancon (10 centesimi) la Pina era abbondante nel fare il mio cartoccio!<br \/>\nCIAO BAMBINA!NON SEI STATA CAPITA\u2026MA CE L\u2019HAI FATTA\u2026\u201c Torno a sinistra per descrivere l\u2019ultimo tratto di Via Novara. Dopo il botteghino di roba mista, ecco la casa di Donna Maria, qualche locale, una porta, una finestra, un tratto di muro, la stradicciola un po\u2019 in salita si allarga per dare spazio al portone d\u2019entrata. Facevano da cornice due piante di robinia che a primavera inoltrata i grappoli di fiori bianchi mandavano un profumo cos\u00ec forte che lo si sentiva per tutta la via. Erano belle quelle piante, stavano bene, mettevano allegria.<br \/>\nIl portone in legno della villa De Cristoforis (attuale palazzo municipale, ndr) era quasi sempre chiuso. Quando lo aprivano si vedeva l\u2019entrata ben curata, le aiuole in fiore, anche il selciato era bello, di sassi bianchi e neri messi con maestria, che figuravano delle grandi foglie. Dopo questo spazio incominciava la strada in discesa, tutta in selciato, che portava al Naviglio. Qualche passo ancora, ecco, mi fermo qui. A destra vedo la \u2018Trattoria della Pesa\u2019 del Cicoon Pidola alle mie spalle la Madonna davanti a me la strada con quella polvere che quando camminavo a piedi nudi sembrava cipria.<br \/>\nSeguendo i miei ricordi vedo il ponte sul Naviglio, come era allora, molto pittoresco e vicino a lui, come per proteggerlo, la grande, la magnifica secolare quercia: come era bello sedersi sul parapetto del ponte e godere della sua ombra!<br \/>\nUn poco pi\u00f9 in l\u00e0, a sinistra, una piccola casa, con un piccolo porticato che le dava un aspetto un po\u2019 autoritario: la Gareta, cos\u00ec la chiamavano.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un po\u2019 di foschia e i miei occhi si appannano, allora mi giro un po\u2019 a sinistra, guardo gi\u00f9 e vedo una bambina con la sua mamma che scendono verso il Naviglio, \u00e8 cos\u00ec bella, delicata, e tenera questa immagine che non vorrei si cancellasse dai miei ricordi!&#8230;\u2019Ciao bambina! Non sei stata capita\u2026ma ce l\u2019hai fatta!\u2019<br \/>\nOra i sogni e i ricordi sono finiti. Mi giro e ci\u00f2 che stava alla mia sinistra ora \u00e8 alla mia destra e viceversa. La strada, il ponte sono alle mie spalle: guardo, cerco dove sono le piante di sciscit? che ne succhiavano i fiori? S\u00ec, c\u2019\u00e8 ancora la villa De Cristoforis ma non ha pi\u00f9 l\u2019attrazione. La nobilt\u00e0 che aveva l\u2019hanno pasticciata, ora la chiamano Villa Gray (che per farla pi\u00f9 volgare qualcuno la chiama Villa Grey!) che brutto: per me \u00e8 e sar\u00e0 sempre la casa della Donna Maria.<br \/>\nDove sono la casa del Giacomot e tutto quello che c\u2019era? Per\u00f2 da dove guardo vedo ancora, ma si sta cancellando come nella nebbia, l\u2019osteria del Ramola, al Tano far\u00e9, i due gelsi, un portone\u2026il numero 6 di Via Novara. Ma dov\u2019\u00e8 la via Novara? La Bettola? Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 \u00e8 stata sopraffatta dalla Via Roma\u2026<\/p>\n<p>FINE. In questo mio scritto ci saranno sicuramente degli errori, ma c\u2019\u00e8 tanto sentimento, amore e nostalgia.\u201d<br \/>\n                                                                                                                        Rosetta, 23 maggio 1995<\/p>\n<p>NB. La Rosetta Pastori, nata nel 1912 in Via Novara, 6 mor\u00ec all\u2019inizio del XXI secolo. Del suo cortile, accessibile dal di dietro, attraverso una trasversale di Via Tatti e un viottolo che conduce a quella che probabilmente fu la sua abitazione, sono rimasti solo alcuni lacerti pericolanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sappiamo precisamente chi fosse la \u2018Rosetta\u2019. 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