{"id":629789,"date":"2024-02-25T18:46:53","date_gmt":"2024-02-25T17:46:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=557812"},"modified":"2024-02-25T18:46:53","modified_gmt":"2024-02-25T17:46:53","slug":"tennis-hey-jas-cosa-ci-hai-combinato-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=629789","title":{"rendered":"Tennis: hey Jas, cosa ci hai combinato! Di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>La partita di finale contro la giovane russa Anna Kalinskaya dice molto del tennis, innanzitutto, e di Jasmine Paolini in particolare. Per quanto concerne il gioco pensato da Walter Clopton Wingfield, la conferma della schiacciante supremazia della mente sul braccio e della concretezza sul sensazionale. Che potr\u00e0 fare storcere il naso a qualcuno ma \u00e8 una delle leggi non scritte e inviolabili del tennis moderno, quella che fa preferire sempre la formica alla cicala. Gran bel talento quello di Anna, per la verit\u00e0, una che ha la follia intrinseca nel DNA e che la porta ad interpretare una maratona tennistica col piglio del centometrista, quindi avanti tutta fin da subito e su ogni punto. Il colpo vincente come ragione dell&#8217;esistenza, l&#8217;artiglieria quale grimaldello per vincere la guerra ma, spesso, senza copertura aerea, usando una similitudine cara alle battaglie meno simpatiche.<\/p>\n<p>Poi, al di l\u00e0 della rete, c&#8217;\u00e8 Jas e quelle come lei, appunto, sembrano fatte apposta per mettere i puntini sulle i, oltre che le cose al loro posto; tennista che, al contrario della russa, fa della pedagogia tennistica la risposta alla verve delle avversarie. Un condottiero avvezzo alla tormenta, marinaio che in porto la barca la conduce qualunque cosa accada e, contestualizzando alla disciplina del diavolo, atleta con la spiccata capacit\u00e0 di soffrire le pene dell&#8217;inferno senza pi\u00f9 di tanto scomporsi. Jas &#8211; tornando all&#8217;incipit &#8211; \u00e8 il bello dello sport che sa sempre lasciare uno spiraglio a chi come lei, per arrivare in alto dovendo sopperire ad un talento che non \u00e8 propriamente quello da prima della classe, fa un lavoro bestiale. Sublimazione dall&#8217;abnegazione. Insomma, Jas \u00e8 una depositaria delle meravigliose storie dell&#8217;anatroccolo che finisce per diventare cigno, grazie ad un cuore e ad una passione grande cos\u00ec.<\/p>\n<p> E la conferma, ancora un&#8217;altra, che affidare le chiavi della propria crescita ad un team umile, caparbio e preparato, e abbandonarsi ad esso senza riserve, significa nella peggiore delle ipotesi una cosa: esprimere di s\u00e9 la pi\u00f9 luminosa versione possibile. Nella migliore, invece, diventare come Jas, dunque una campionessa. Quindi, brava la toscana a non cedere al beneficio del dubbio nei momenti difficili e bravo Furlan &#8211; il Renzo del tennis anni Novanta, quello tignoso e dal bel rovescio monomane &#8211; a lavorare sodo senza distogliere lo sguardo dall&#8217;obiettivo. Con lungimiranza, perch\u00e9 il sodalizio risale ormai alla notte dei tempi quando Jas, oggi ventottenne, di anni ne aveva appena quindici e la scommessa ancora tutta da vincere.<\/p>\n<p>E da domani, alla consueta compilazione delle classifiche, Paolini sar\u00e0 la numero quattordici del ranking mondiale, appena l&#8217;ottava tennista italiana a riuscire nell&#8217;impresa di issarsi cos\u00ec in alto. Appena la terza, invece, a vincere un torneo WTA 1000, come \u00e8 riuscita a fare a Dubai questa settimana, il motivo per il quale la stampa italiana finalmente s&#8217;\u00e8 accorta di lei. Non \u00e8 mai troppo tardi, verrebbe da dire. Prima, solo Pennetta e Giorgi hanno messo in bacheca un torneo che, per importanza, arriva appena un gradino sotto gli Slam come quello della capitale dell&#8217;omonimo emirato, finito appannaggio di Paolini al culmine di una settimana irripetibile. Mix, come sempre accade in questi casi, di voglia, bravura e fortuna, che non guasta mai. Perch\u00e9, gi\u00e0 al primo turno, Jas sembrava dover anticipare il rientro a casa quando, contro la valorosa Haddad Maria, si \u00e8 trovata in ritardo di un set e con la necessit\u00e0 di fronteggiare due palle per non sprofondare sotto di due break di ritardo nel secondo parziale. O quando, succede e non c&#8217;\u00e8 di che vergognarsi, ha potuto beneficiare del ritiro di Rybakina nei quarti di finale. Il resto, per\u00f2, \u00e8 tutta farina del suo sacco: gli scalpi di Fernandez, Sakkari e Cirstea senza perdere nemmeno un set, per esempio, e la rimonta finale contro Kalinskaya, al termine di una di quelle battaglie sul filo dei nervi la cui sceneggiatura sembra scritta apposta per esaltarla.<\/p>\n<p>Jasmine ha sub\u00ecto la partenza a razzo della russa in tutti e tre i parziali. Correndo come una matta su ogni palla e, al contempo, mantenendo alta concentrazione e determinazione, consapevole che prima o poi l&#8217;occasione buona da prendere al volo sarebbe passata. Cos\u00ec, agguantata sul cinque pari nel set decisivo l&#8217;avversaria via via pi\u00f9 attanagliata dalla paura, foriera di scelte cattive ed esecuzioni ancora peggiori, il destino di una giornata destinata ad entrare nell&#8217;album dei ricordi pi\u00f9 cari del tennis azzurro era ormai immutabile. Sempre a proposito di pedagogia tennistica. Pap\u00e0 italiano e mamma di origini afro-polacche, Jasmine nasce a Bagni di Lucca, Toscana, nell&#8217;inverno del &#8217;96 ed \u00e8 ormai una decade che calca i campi di mezzo mondo. La sua \u00e8 stata una crescita lenta e inesorabile, un percorso formativo meticoloso grazie al quale Jas, ad ogni sconfitta, ha aggiunto un pezzettino in pi\u00f9 al suo tennis. L&#8217;exploit, magari non di questa portata, era nell&#8217;aria gi\u00e0 da un po&#8217; e i primi ottavi di finale centrati in uno Slam a Melbourne poche settimane fa, uniti alle buonissime prove in nazionale, facevano proprio pensare che qualcosa di buono fosse l\u00ec da dover venire. Nel tennis non si inventa nulla, ogni traguardo ha a monte un&#8217;idea e un percorso fatto di tappe che non possono essere bypassate, e in tal senso l&#8217;impressione era quella che Paolini avesse raggiunto una maturit\u00e0 tennistica tale da poter capitalizzare il lavoro svolto. Senza la potenza di una Sabalenka, lei che non arriva al metro e sessantacinque, o il talento sconfinato di una Muchova o di quelle baciate dagli d\u00e8i che danno del tu alla pallina, Jas, con l&#8217;aiuto fel suo team ha messo a punto un piano di crescita tattica e tecnica rispettoso delle sue peculiarit\u00e0, mica poche, e dei suoi limiti. Con intelligenza, fino a tagliare il traguardo.<\/p>\n<p>\u00c8 davvero un momento d&#8217;oro quello del tennis italiano. Dopo il primo titolo Slam per Sinner e il ritorno in Italia della Coppa Davis, che mancava a queste latitudini dal &#8217;76, anche le ragazze riprendono a fare la voce grossa. Jas, giusto dirlo, difficilmente potr\u00e0 fare meglio di cos\u00ec, che significherebbe raggiungere Pennetta e Schiavone nell&#8217;Olimpo delle vincitrici di un Major, ma, nel caso, saremmo i pi\u00f9 felici di esserci sbagliati. Peraltro, noi che gli almanacchi interessano giusto il minimo di sindacale, preferiamo sottolineare la parabola umana e sportiva, speso la stessa cosa, della nostra Jas. Una storia bella da raccontare perch\u00e9 aggiunge prestigio al nostro sport preferito. Se possiamo definire la bellezza come la capacit\u00e0 di appagare l&#8217;animo attraverso i sensi, ecco che Jasmine Paolini, pur senza la vol\u00e9e di Novotna o il rovescio di Henin, \u00e8, a modo suo, bellezza allo stato puro. Perch\u00e9 nel vederla lottare come un leone, palla dopo palla, il nostro animo pi\u00f9 che appagato \u00e8 in estasi. Complimenti piccola Jas, benvenuta tra i grandi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La partita di finale contro la giovane russa Anna Kalinskaya dice molto del tennis, innanzitutto, e di Jasmine Paolini in particolare. 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