{"id":629889,"date":"2024-02-28T13:00:29","date_gmt":"2024-02-28T12:00:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=558253"},"modified":"2024-02-28T13:00:29","modified_gmt":"2024-02-28T12:00:29","slug":"una-sera-di-40-anni-fa-milano-epifania-di-jorge-luis-borges-di-emanuele-torreggiani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=629889","title":{"rendered":"Una sera di 40 anni fa, Milano: &#8216;epifania&#8217; di Jorge Luis Borges- di Emanuele Torreggiani"},"content":{"rendered":"<p>Prim&#8217;ancora di farsi voce fu sussurro. Tesseva di bocca in bocca dentro le aule immerse nel silenzio solido delle lezioni. Quel sussurro &#8220;Lui \u00e8 qui&#8221; era entrato nel cuore del pomeriggio che, trapassato dalle improvvise raffiche di tramontana, andava rasserenando sotto un cielo limpido e gelido. Tesseva il sussurro penetrando lungo gli ambulacri, saliva le scalinate, s&#8217;intrufolava nei dipartimenti specialistici, nelle biblioteche di facolt\u00e0. Accadde al trillo orario della campana. Nella ampia sala di lettura centrale densa di respiro fu voce ferma. Una ragazza, cos\u00ec si disse nei giorni seguenti, levandosi annunci\u00f2 a esile tono: &#8220;Jorge Luis Borges \u00e8 a Milano&#8221;. Cerbero, il bidello addetto alla sorveglianza, piazz\u00f2 due colpi secchi di martelletto per richiamare il sordo silenzio. Ora per\u00f2 la studentessa, fremente del proprio arrischio, fu la femmina della sua natura, e alz\u00f2 a melodia soprana, &#8220;atelier Franco Maria Ricci, via Larga, ore diciotto&#8221;. <\/p>\n<p>E se ne usc\u00ec impettita d&#8217;emozione, picchiettando i tacchi mentre Cerbero, preda d&#8217;una incontenibile ferocia canina, batteva furibondo il legno sulla cattedra mentre l&#8217;aula schiamazzava. Della ragazza, nei giorni che furono, si diceva somigliasse a Medea nella interpretazione di Maria Callas. Cos\u00ec il sussurro mont\u00f2 e fu viva voce. Argomento principale mentre si andava svuotando l\u2019aula magna. Anche i professori ne parlavano in quell&#8217;opaco monoculare da sopracciglio inarcato e amare labbra. Lui sarebbe giunto a Milano, da Roma? da Losanna? da Parigi? dal labirinto cretese? dal Baltico dove salparono i vichinghi? Ma no! Lui era alloggiato in un albergo del centro. &#8220;Cosa dir\u00e0?&#8221;, scorreva cos\u00ec la domanda, &#8220;cosa dir\u00e0?&#8221;.<\/p>\n<p>La sera si fece tersa \u201cgelida come la morte e limpida come la gloria\u201d, per dirla all&#8217;Hugo che osserva la deposizione del Bonaparte all\u2019Hotel des Invalides.<\/p>\n<p>Il vento in discesa dal Brennero ululava tra gli androni di via Larga. Serena cristallizzava la notte mentre portieri gallonati fissavano i portoni ai gangi di un ferro forgiato da secoli. Una migliaiata gli studenti traversava la piazza di un Duomo rosainfuocato a passione del corpo e s\u2019incamminava al passo per il Corso Vittorio Emanuele. Non and\u00f2 inosservata. Si ritiene che un buon numero di chiamate in allarme squillarono in Questura. Presto una posse di celerini intercett\u00f2 gli universitari, che s\u2019affollavano davanti una porticina sulla cui sommit\u00e0 brillava un intenso lume giallo. E non sia oltraggio intenderlo cometa. Lui sarebbe giunto di l\u00ec a poco si andava dicendo. E ancora dopo un&#8217;ora fasciati dalla tramontana mentre i celerini andavano smistando il traffico veicolare. Infine la mastodontica nera Rolls Royce dell\u2019editore appont\u00f2 in un silenzio scosso dal fruscio delle pagine che venivano schiuse. Lui scese.<\/p>\n<p> Sorrideva guardando tutti dal fondo dell\u2019immensa cecit\u00e0 e Maria Kodama lo avvolse in un cappotto cammello offrendogli il braccio. \u201cVi posso vedere\u201d, disse. \u201cIl vostro entusiasmo, che certo non mi merita, mi illumina e ve ne sono grato\u201d. Entr\u00f2. Lo studio dell\u2019editore non era che un bugigattolo per pochi intimi. Quella migliaia si raggrum\u00f2 a corpo unico per sentire le sue parole che giungevano ripetute in un fitto passa parola dalle file avanti alle ultime e rimanevano sospese tutt\u2019intorno, esattamente cos\u00ec dipingeva Chagall. Parlava di Dante. Pareva che si fossero incontrati in ascensore. \u201cLa mia poesia davanti ad un\u2019opera di tale maest\u00e0 non \u00e8 che una manciata di sabbia\u201d, disse. \u201cUna manciata di sabbia\u201d, ripet\u00e9 per diamantare l\u2019immagine. Una manciata di polvere d\u2019oro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prim&#8217;ancora di farsi voce fu sussurro. Tesseva di bocca in bocca dentro le aule immerse nel silenzio solido delle lezioni. Quel sussurro &#8220;Lui \u00e8 qui&#8221; era entrato nel cuore del pomeriggio che, trapassato dalle improvvise raffiche di tramontana, andava rasserenando sotto un cielo limpido e gelido. 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