{"id":630016,"date":"2024-03-02T18:24:49","date_gmt":"2024-03-02T17:24:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ticinonotizie.it\/?p=558815"},"modified":"2024-03-02T18:24:49","modified_gmt":"2024-03-02T17:24:49","slug":"51-per-dejan-bodiroga-il-genio-slavo-scoperto-da-mozart-tanjevic-che-rifiuto-sempre-lnba-di-teo-parini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=630016","title":{"rendered":"51 per Dejan Bodiroga, il genio slavo scoperto da Mozart-Tanjevic che rifiut\u00f2 sempre l&#8217;Nba- di Teo Parini"},"content":{"rendered":"<p>Anni Novanta, penisola balcanica. La guerra che metter\u00e0 fine al sogno della Jugoslavia dei popoli \u00e8 tristemente in atto e, cos\u00ec, un ragazzino parecchio alto e con l&#8217;espressione stralunata di chi nasconde qualcosa, spesso un talento, per continuare a fare ci\u00f2 che gli riesce meglio, che significa giocare a basket, molla tutto, aggira l&#8217;Adriatico e si trasferisce in Italia. A Trieste, dove un Vate della palla a spicchi lo accoglie a braccia aperte. Perch\u00e9 sa benissimo come andr\u00e0 a finire. Dejan incontra Bogdan e, pi\u00f9 che il titolo di un film, \u00e8 la genesi di una parabola cestistica che in Europa non avr\u00e0 eguali. Quella di Bodiroga e, ovviamente, di Tanjevic. E se il secondo definiva il primo il &#8220;Magic Johnson bianco&#8221;, perch\u00e9 quando una guardia palleggia come un play e fa venti punti di media a partita il paragone lo si pu\u00f2 azzardare, ecco che quello che si verific\u00f2 nella decade successiva fu obbligatoriamente meraviglia cestistica.<\/p>\n<p>E chi se ne importa se Dejan, chiamato dai Sacramento Kings per trasferirsi in NBA, disse no grazie, resto qui. Perch\u00e9 il talento non conosce i lati degli oceani e ben si sposa di qua e pure di l\u00e0, questione di gusti. E a Bodiroga piaceva maledettamente il Vecchio continente, cos\u00ec noi ce lo godemmo sotto casa fino all&#8217;ultimo canestro. L&#8217;epopea inizia a Milano quando, da Trieste, il signor Stefanel sposta armi e bagagli nella casa delle Scarpette Rosse. Sempre a Milano, lo scudetto non lo si vinceva da un po&#8217; e, si sa, da quelle parti la pazienza ha una scadenza breve. Anno 1995, il roster \u00e8 di quelli potenzialmente esplosivi. Il regista \u00e8 Nando Gentile e non serve aggiungere altro. Rolando Blackman, gi\u00e0 un fattore in NBA, sa fare mille cose ma la pi\u00f9 importante di tutte non se la fila mai nessuno. Ha i piedi talmente veloci che sul palleggio avversario difende con la pipa in bocca. Fucka, l&#8217;airone, ha mani di seta e pi\u00f9 la palla scotta e pi\u00f9 viene fuori la sua arte. I lunghi non sono proprio i primi della classe, detto per onest\u00e0, ma Baldi e Cantarello hanno comunque il pregio di farsi notare poco e lavorare molto, anche di gomito. E poi c&#8217;\u00e8 il miglior sesto uomo della lega, il lupo Portaluppi, che esce dalla panchina, mette a posto i piedi sulla sua sua mattonella preferita e inanella triple come bere un bicchiere d&#8217;acqua. Infine, lui. Dejan Bodiroga, l&#8217;uomo che trasforma una buonissima squadra in una corazzata. La transizione da bello a vincente. <\/p>\n<p>Manco a dirlo, quel campionato se lo aggiudica Milano e, ci\u00f2 che pi\u00f9 conta, il popolo meneghino del basket torna a riempire il palazzo. Bodiroga al termine della cavalcata saluta tutti, lo attende il Real Madrid dove rester\u00e0 un paio di stagioni prima di trasferirsi in Grecia, sponda Panathinaikos, dove inizia il suo rapporto privilegiato con la Coppa Campioni o come diavolo si chiama oggi. Ne solleva due e, poi, pure una terza, ma con la casacca blaugrana del Barcellona. In nazionale la musica non \u00e8 troppo diversa: chi ha Bodiroga come compagno vince. Cos\u00ec, con la canotta della Jugoslavia e delle sue derivazioni successive sulle spalle, mette in bacheca due ori mondiali, un argento olimpico e tre ori europei. Un saccheggio inesausto. <\/p>\n<p>Prima di dire basta, Dejan fa ritorno in Italia, a Roma. Ventiquattro mesi, o gi\u00f9 di l\u00ec, nei quali non vincer\u00e0 nulla di significativo ma, all&#8217;annuncio del ritiro, il pubblico capitolino gli riserva trenta minuti (trenta) di standing ovation. Tutti in piedi, a spellarsi le mani. Questione di DNA, quello che lo accomuna ad un altro gigante, forse il pi\u00f9 grande di tutti, Drazen Petrovic. Gi\u00e0, perch\u00e9 era proprio suo cugino. Duecentocinque centimetri di abbacinante eleganza, Dejan sul parquet ha ricoperto con la stessa efficacia tutti ruoli previsti dal protocollo, fulgido esempio di futuristico All-Around. Un antesignano del gioco totale, campione che sta al basket come Cruijff al soccer. Leggenda vuole che Bodiroga attendesse sempre il minuto numero sette della partita per effettuare il primo tiro a canestro, mai prima, studiando meticolosamente compagni e avversari per sette giri di lancette. Ci\u00f2 al fine di comprendere in quale veste, quel giorno e in quel contesto, potesse assurgere a fattore decisivo per spaccare in due la partita. Illusionista dai mille trucchi e calcolatore scientifico, quindi, tutto in uno.<\/p>\n<p>&#8220;Prima va a destra, poi va a sinistra, prende la mira e ciuff!&#8221;. Lo cantavamo noi supporter delle Scarpette Rosse che riempivamo gli spalti, tra estasi e incredulit\u00e0. Un coro che, per le vie di Milano nei giorni dedicati all&#8217;Olimpia, sembra echeggiare ancora. Tanti auguri, Genio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anni Novanta, penisola balcanica. 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