{"id":630504,"date":"2024-03-16T12:11:45","date_gmt":"2024-03-16T11:11:45","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=560999"},"modified":"2024-03-16T12:11:45","modified_gmt":"2024-03-16T11:11:45","slug":"italrugby-a-cardiff-passa-il-treno-della-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=630504","title":{"rendered":"Italrugby a Cardiff: passa il treno della storia.."},"content":{"rendered":"<p>Calmi, stiamo calmi. Con la calma, competente e ordinata, che gli azzurri ci hanno messo nel difendere il fortino per venti e pi\u00f9 ondate durante l&#8217;ultimo assalto scozzese sabato scorso a Roma. Calmi, perch\u00e9 al Millennium Stadium significa andare ad esplorare un inferno rosso e perch\u00e9 i gallesi saranno incazzati come iene per un Sei Nazioni fin qui nefasto. E perch\u00e9, \u00e8 vero, abbiamo fatto un passo in alto scavalcando un gran bell&#8217;ostacolo ma non abbiamo mica spianato l&#8217;Everest e il movimento gallese \u00e8 sempre un passo avanti a noi. Quindi, calmi perch\u00e9 a farsi prendere la mano ci si fa male da soli. Con questo non vuole dire essere remissivi, a Cardiff si va per vincere e non pi\u00f9 per uscire dal campo a testa alta, perch\u00e9 quanto ha detto il torneo nelle sue prime quattro giornate ci obbliga a farlo, ma con il piglio di chi sa troppo bene che nel rugby ogni centimetro di campo costa sangue e sudore e nessuno \u00e8 mai disposto a scansarsi.<\/p>\n<p>Che a ben pensarci \u00e8 gi\u00e0 una gran bella conquista perch\u00e9, per noi che da ventiquattro anni febbraio-marzo vuole dire Sei Nazioni, non dimentichiamo la sgradevole sensazione di vedere avversari e tifosi prendere il match con l&#8217;Italia alla stregua di un giorno di festa nel quale infliggere una sonora lezione, senza nemmeno sudare pi\u00f9 di tanto e con il ghigno stampato sul volto che pi\u00f9 umiliante non si pu\u00f2. Ecco, da quei venti minuti di difesa epica con la quale abbiamo distrutto le certezze francesi a casa loro \u00e8 nata l&#8217;Italia che poi ha domato la Scozia, in quella che \u00e8 la partita di maggior qualit\u00e0 rugbistica della nostra storia, e che costringe tutti gli avversari che non siano Irlanda, Sud Africa e Nuova Zelanda a preoccuparsi di noi. Galles, ovviamente, incluso. Ma cos&#8217;\u00e8 successo di cos\u00ec speciale a pochi mesi da un mondiale che ci aveva sbattuto in faccia tutta la durezza del rugby granitico nelle sue gerarchie?<\/p>\n<p>I cambiamenti sono sempre processi lunghi che affondano le radici diverso tempo indietro, figuriamoci nel rugby, dunque sarebbe sbagliato dare per intero il merito alla nuova gestione tecnica. Crowley, il predecessore, ha fatto un gran lavoro, chi lo nega \u00e8 in malafede, insegnando agli italiani un gioco arioso, pieno di fantasia e spregiudicato nell&#8217;uso delle mani che passano l&#8217;ovale. \u00c8 come se avesse messo in testa ai suoi giocatori che la competenza non fosse necessariamente prerogativa degli altri e che un minimo di arroganza nel provare a imporre il nostro gioco ci era concessa. Silurato in tutta fretta, gli si deve molto del macinato messo in cascina. Quesada, il coach attuale, ha chiuso il cerchio con un&#8217;intuizione che pu\u00f2 sembrare banale ma non lo \u00e8 per nulla. Ha ricordato a se, ai ragazzi e a noi tifosi, un concetto importante: siamo dei fottuti italiani.<\/p>\n<p>Quelli del catenaccio di Nereo Rocco e di Claudio Gentile che azzanna le caviglie di Maradona. Quindi, per lo champagne c&#8217;\u00e8 sempre tempo ma prima si difende e si placca fino alla morte. E se l&#8217;avversario scavalca il Piave, perch\u00e9 nella guerra vince una battaglia, lo si ricaccia indietro placcando ancora di pi\u00f9. L&#8217;argine eretto da ragazzi con la bava alla bocca, l&#8217;ossigeno nei muscoli e il fosforo in libera circolazione che ha inchiodato la Scozia alla sconfitta, senza crepe fino a costringere l&#8217;avversario a chinare il capo, \u00e8 un frame da far studiare nelle scuole del rugby per quanto sia stato impeccabile. Pagina trentasei del manuale della disciplina. Quesada, allora, ancorando il gioco proprio alla difesa con quella garra tipicamente latina, pur senza accantonare le ambizioni (e le conquiste) di Crowley, ha garantito il nostro equilibrio pi\u00f9 stabile, nel quale tutti gli attori protagonisti sono sempre messi nelle condizioni di dare la loro migliore versione. Insomma, il mantra \u00e8 quello di sfruttare tutto ci\u00f2 che si ha fino all&#8217;ultima goccia per colmare la distanza che ancora c&#8217;\u00e8 rispetto ai maestri anglofoni e transalpini. Il bello \u00e8 che stiamo davvero provando a farlo. <\/p>\n<p>Certo, bisogna anche dire che abbiamo nel roster alcuni grandissimi fuoriclasse, perch\u00e9 va bene l&#8217;abnegazione collettiva ma senza talento sarebbe assai pi\u00f9 duro il pane da mordere. La coppia di centri Brex-Menoncello, per esempio, se non \u00e8 la pi\u00f9 forte al mondo poco ci manca. Ioane e Capuozzo sulle ali, poi, sono motivo di invidia per molti, oltre che spina nel fianco delle difese. Placcatori granitici come Lamaro, il pi\u00f9 prolifico di tutto il Sei Nazioni nel portare l&#8217;avversario a terra, e Cannone sono l&#8217;essenza del gioco. Le incursioni di Negri, uno che trova sempre il modo per avanzare palla in mano, stanno al rugby come le progressioni di Ganna stanno al ciclismo dei pistard. E molto altro ancora, con una coperta finalmente di lunghezza opportuna. Chi subentra, infatti, non fa rimpiangere chi esce. Si pensi a Zuliani il ruba-palloni o a Spagnolo, una delle pi\u00f9 belle e recenti scoperte.<br \/>\nA proposito di Capuozzo. L&#8217;ultima sua apparizione al Millennium non \u00e8 glorificata su YouTube ma direttamente in paradiso. Ricordate, no? Tempo scaduto, punteggio sotto break, la palla che dal cielo piove nella met\u00e0 campo azzurra e viene raccolta proprio da Ange che decide di coltivare grano dove tutti pensano non possa che nascere sterpaglia. Testa alta, un&#8217;occhiata al posizionamento di compagni e avversari prima di un&#8217;idea, folle ma solo per chi non ha n\u00e9 il suo cuore n\u00e9 le sue gambe atomiche. \u00c8 il Tomba dei pali stretti a Calgary, il Maradona di Citt\u00e0 del Messico: dribbla tutti. E quando una finta di corpo manda a stendere i panni l&#8217;ultimo gallese al culmine di ottanta metri di volata, lo scarico su Padovani per la meta, preludio della trasformazione di Garbisi che vale la vittoria, sancisce la nascita di un talento purissimo che oggi, due anni pi\u00f9 tardi, \u00e8 patrimonio dell&#8217;umanit\u00e0 rugbistica. Corsi e ricordi storici, prima del weekend scorso l&#8217;Italia non vinceva una partita proprio da quel giorno.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;appuntamento, quindi, \u00e8 fissato per questo pomeriggio. Una vittoria azzurra significherebbe tante cose tra le quali il miglior posizionamento di sempre nel torneo, presumibilmente terzi<\/strong>, il primo filotto da tre partite utili consecutive, il superamento della famigerata prova del nove che spesso ci ha respinto. Nell&#8217;attesa delle scelte tecniche di Quesada, una certezza. Chi scender\u00e0 in campo dar\u00e0 sempre la sensazione di fare la cosa giusta al momento giusto, che nello sport significa aver fatto il possibile per essere migliori dell&#8217;avversario. Il vento \u00e8 proprio cambiato e a Cardiff c&#8217;\u00e8 la possibilit\u00e0 concreta che non possa essere fermato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Calmi, stiamo calmi. Con la calma, competente e ordinata, che gli azzurri ci hanno messo nel difendere il fortino per venti e pi\u00f9 ondate durante l&#8217;ultimo assalto scozzese sabato scorso a Roma. 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