{"id":631162,"date":"2024-04-04T15:47:53","date_gmt":"2024-04-04T13:47:53","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=563690"},"modified":"2024-04-04T15:47:53","modified_gmt":"2024-04-04T13:47:53","slug":"quel-che-conta-e-sentirsi-liberi-il-legame-del-calcio-nel-carcere-di-busto-arsizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=631162","title":{"rendered":"Quel che conta \u00e8 sentirsi liberi. Il legame del calcio nel carcere di Busto Arsizio"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201cPunire per educare\u201d. \u00c8 illusorio, nonch\u00e9 socialmente dannoso, inseguire gli obiettivi ricompresi in questo slogan, oggi tanto di moda nelle carceri.<\/strong><\/p>\n<p>Uno slogan che \u00e8 diventato politica attiva e che fa parte di una sottocultura che semplifica i processi culturali, sociali e psicologici, generando stereotipi e pregiudizi propri delle semplificazioni di processi che invece meriterebbero molta pi\u00f9 attenzione e analisi.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 degli adulti deve decidere che fare dei propri ragazzi, a partire da quelli pi\u00f9 faticosi, disagiati, riottosi alle regole. Non basta rifugiarsi dietro la punizione carceraria che crea dolore, stigma e fratture sociali insanabili. \u00c8 la negazione del futuro attraverso l\u2019inflizione di sofferenze nel presente. E i risultati, come prevedibile, sono pessimi.<\/p>\n<p>Da questo approccio e dall\u2019incontro quotidiano con i giovani in carcere nasce la nostra idea di \u201ctirarli gi\u00f9 dalle brande\u201d, proponendo qualcosa che parlasse una lingua compresa da tutti. Non un\u2019attivit\u00e0 imposta, calata dall\u2019alto per tappare qualche buco o per far passare il tempo, ma una proposta educativa che li coinvolgesse in prima persona, partendo dalla loro passione e dalla loro voglia di esprimersi. Per questo abbiamo proposto per i detenuti giovani adulti ristretti in carcere a Busto Arsizio, un\u2019educazione sportiva. <\/p>\n<p>Usare lo sport e il suo linguaggio universale, in un carcere ad alto sovraffollamento e con un\u2019altissima percentuale di stranieri, pu\u00f2 rivelarsi la ricetta vincente per creare dei legami positivi e ridurre le tensioni che inevitabilmente si possono creare in un contesto chiuso e isolato. Parte tutto dalla proposta di un torneo con squadre esterne al carcere e dalla partecipazione a un bando nella speranza di poter rendere un\u2019idea volante qualcosa di stabile. Un torneo che ha avuto successo ma che non bastava perch\u00e9 l\u2019estemporaneit\u00e0 dell\u2019evento non poteva avere un impatto formativo sui detenuti: serviva un progetto continuativo.<\/p>\n<p>Il calcio, e lo sport in generale, richiede una progettualit\u00e0 a lungo termine, fornisce allenamenti funzionali alle partite, partite funzionali ai campionati, campionati che cos\u00ec rompono la monotonia della vita in carcere e sradicano l\u2019assenza di prospettive all\u2019interno delle celle. Non si contano pi\u00f9 solo i giorni che mancano per uscire, ma le partite diventano appuntamenti attesi con trepidazione durante l\u2019intera settimana e gli allenamenti sono molto pi\u00f9 di una semplice ora d\u2019aria. <\/p>\n<p>Da una mail mandata pensando di trovare vuoto dall\u2019altra parte, alla collaborazione con il CSI del territorio, quello di Varese, che ha colto al balzo la proposta e si \u00e8 messo in campo insieme a noi, condividendone i valori e le prospettive. Trasformare la rabbia in grinta, lo sfogo in passione, trasformare un gruppo di concellini e detenuti in una vera e propria squadra di calcio. La prima regola: sul campo da calcio non vigono le regole della prigione. Lasciare fuori l\u2019aggressivit\u00e0, la necessit\u00e0 di dimostrarsi sempre pi\u00f9 forti e lasciare invece spazio alla collaborazione, al saper dare aiuto e chiedere scusa, al sapersi sacrificare per gli altri.<\/p>\n<p>Si gioca una volta ogni due settimane. Le prime partite sono gi\u00e0 state disputate e il calendario \u00e8 pieno fino a giugno. L\u2019entusiasmo delle squadre che entrano \u00e8 alto, tanto quanto il nostro. Rendersi conto di come il calcio sia un legame che rompe ogni tipo di muro \u00e8 forte. Da una parte del campo le squadre del CSI Varese, dall\u2019altra il team formato dai detenuti della casa circondariale di Busto Arsizio. Un incontro che non pu\u00f2 che fare bene per tutte le realt\u00e0 che si mettono in gioco.  Un allenamento a settimana per i ragazzi di casa che con cuore e grande senso di appartenenza alla squadra si trovano ogni marted\u00ec al campo, pronti a mettercela tutta, accantonando per qualche ora l\u2019essere chiusi in carcere e la durezza della realt\u00e0 che devono affrontare.<\/p>\n<p>Vincere, perdere, pareggiare, la differenza \u00e8 poca. Quel che conta in campo \u00e8 sentirsi liberi, sentire di avere una possibilit\u00e0 di esprimersi con il pallone tra i piedi. Segnare un goal, battere un cinque, abbracciarsi con compagni e avversari al termine della partita. Comunque vada ci sar\u00e0 ancora un\u2019altra partita da giocare, un\u2019altra opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>In conclusione, ci terremmo a ringraziare per la possibilit\u00e0 e la collaborazione tutta la Rete che si \u00e8 attivata intorno a questo progetto: in primo luogo la Direzione del Carcere di Busto Arsizio e i funzionari giuridico pedagogici dell\u2019Area trattamentale per tutto il lavoro svolto. Il Csi Varese per l\u2019entusiasmo e l\u2019attivazione da subito dimostrate, e un grazie anche a tutte le squadre che si stanno prodigando per poter giocare amichevoli con la nostra squadra. Di cuore grazie a Intrecci che supporta sempre con entusiasmo e sguardi ampi il lavoro di noi educatori. Grazie all\u2019associazione L\u2019altro pallone per il prezioso lavoro che svolge Gianmarco Duina come mister della squadra. E un enorme grazie ai calciatori ristretti che riescono a vivere momenti di sport cos\u00ec preziosi.<\/p>\n<p><strong>A cura di Chiara Lamera<\/strong><\/p>\n<p><strong>Nella foto (Busto Arsizio, calcio in carcere: sfida solidale Partita benefica sul campo della casa circondariale)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPunire per educare\u201d. \u00c8 illusorio, nonch\u00e9 socialmente dannoso, inseguire gli obiettivi ricompresi in questo slogan, oggi tanto di moda nelle carceri. 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