{"id":631793,"date":"2024-04-25T14:15:55","date_gmt":"2024-04-25T12:15:55","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=566268"},"modified":"2024-04-25T14:15:55","modified_gmt":"2024-04-25T12:15:55","slug":"magenta-il-patrimonio-restituito-alla-comunita-dati-analisi-testimonianze-esperienze-e-criticita-di-un-percorso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=631793","title":{"rendered":"Magenta. Il patrimonio restituito alla comunit\u00e0. Dati, analisi, testimonianze, esperienze e criticit\u00e0 di un percorso"},"content":{"rendered":"<p>Se un libro e la testimonianza di esperienze volte a restituire alla comunit\u00e0 i beni sequestrati e confiscati alla mafia hanno contribuito a dare in materia maggior contezza e sensibilit\u00e0 agli intervenuti all\u2019incontro dello scorso venerd\u00ec, allora si pu\u00f2 parlare di una buona riuscita dello stesso, come auspicato da Angelo Colombini.<\/p>\n<p>Con questa implicazione logica apriamo la cronaca della serata, condotta  dal Segretario confederale CISL con il patrocinio del Comune, promossa dal Centro Culturale Don Tragella, dal Centro Studi politico\/sociale J.F.Kennedy, dalla Pro Loco, da Urbanamente, dall\u2019Universit\u00e0 del Magentino  e dalla libreria la Memoria del Mondo.<\/p>\n<p>Breve parentesi: la corale proposta, piuttosto ma piacevolmente insolita, di varie associazioni culturali cittadine, oltre a sottolineare la valenza dell\u2019 argomento, potrebbe dare il via ad altre future collaborazioni? Hai visto mai. Perch\u00e9 si sa che l\u2019unione fa la forza. Concetto che i relatori hanno sostenuto, confermato e ribadito a proposito di un agire volto a trasformare un bene \u2018negativo\u2019 in \u2018positivo\u2019.<\/p>\n<p>Veniamo all\u2019intervento di Rosa Laplena, autrice del libro <strong>\u2018I beni confiscati alla criminalit\u00e0 organizzata\u2019 <\/strong>ed. Meriter: una raccolta di analisi e dati dalla Legge Rognoni-La Torre ad oggi. Legge del 1982 che  introdusse nel Codice penale italiano \u2018il reato di associazione a delinquere di tipo mafioso\u2019. <\/p>\n<p>\u201cFino a quel momento c\u2019era conoscenza, ma non condanna del fenomeno mafioso\u201d, asserisce la Laplena che, all\u2019indomani dell\u2019uccisione di Pio La Torre, decise di impegnarsi. \u201cVengo dalla Sicilia una terra martoriata dalla mafia\u201d, afferma con la precisazione che la legge suddetta, \u201cin virt\u00f9 della quale si definisce finalmente cos\u2019\u00e8 la mafia\u201d, fu approvata solo dopo l\u2019assassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. \u201cLa mafia \u00e8 un\u2019associazione, di certo criminale, ma anche economica come dimostrano i numeri dei beni confiscati\u201d. E quelli snocciolati durante la serata sono da capogiro. <\/p>\n<p>\u201cTremilanovecento aziende confiscate, di cui la pi\u00f9 parte al Sud, dove la malavita controlla il territorio e gode di entrature nelle Istituzioni\u201d. Tuttavia, attenzione, in Lombardia sono 3.775 i beni confiscati e ci\u00f2 \u00e8 prova dell\u2019inquinamento mafioso dell\u2019economia della Regione padana \u201cche al proposito risulta quinta dopo Sicilia, Calabria, Campania e Puglia\u201d. Affermazione che ci fa male, ma non cadere dalla sedia. Le cronache parlano. <\/p>\n<p>Viene citata poi la Legge 109\/ 1996 per l\u2019uso sociale dei beni confiscati alle mafie. <\/p>\n<p>Rosa Laplena osserva: \u201cAbbiamo una normativa cui l\u2019Europa guarda con attenzione, come un esempio da seguire, ma qui  non la si vuol far funzionare. Noi blocchiamo. Destinati a progetti, c\u2019erano fondi  che poi non ci sono pi\u00f9 stati, questo anche nel recente PNRR\u201d, lasciando senza copertura lavori gi\u00e0 avviati e in braghe di tela Comuni che si erano messi in gioco. \u201cOccorre quindi unire le forze  \u2018dal basso\u2019, creare un modello di governance  che veda interagire societ\u00e0 civile, terzo settore e istituzioni; occorre, attraverso un Piano Regolatore Sociale, capire come utilizzare quei beni e soprattutto come \u2018riconoscerli\u2019, altrimenti diventano beni comuni, mentre sono espressione della mafia che li ha sottratti alla comunit\u00e0 per la quale devono essere ora occasione di sviluppo e servizio\u201d.<\/p>\n<p>Sulla complessit\u00e0 della legge e difficolt\u00e0 dell\u2019agire concorda, in collegamento da Arezzo, Paolo Acciai, membro Cgil, Cisl e Uil del Comitato di indirizzo dell\u2019Agenzia Nazionale per l\u2019amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalit\u00e0 organizzata. \u201cSono un\u2019enormit\u00e0, pi\u00f9 di 24mila beni immobili e 4\/5miliardi di liquidit\u00e0, in gestione al Ministero di Grazia e Giustizia, poi ci sono gioielli, opere d\u2019arte\u201d. Acciai riferisce di accordi, stipulati con alcuni  Ministeri, come quello per la  vendita delle opere d\u2019arte di minor interesse il cui ricavato incrementer\u00e0 il fondo per le vittime della mafia, o quello che stabilisce di dare terreni a  giovani per avviare  imprese agricole, \u201ccon il dovuto controllo, a evitare conflitti di interesse, finte acquisizioni\u201d. C\u2019\u00e8 un patrimonio che \u201cstranamente\u201d non si riesce anche a collocare. Liquidit\u00e0 ferme. Tanti sono i nodi, le discrasie: nomine di inutili commissari straordinari, mancanza di  conoscenza di leggi pregresse, assenza di progettualit\u00e0, mentalit\u00e0 ingessate nel ruolo istituzionale. \u201cServirebbero manager capaci. Ci sono beni che non si capisce perch\u00e9 l\u2019amministrazione pubblica non possa utilizzare, per esempio, per l\u2019edilizia popolare, per strutture sanitarie, caserme \u2026\u201d. <\/p>\n<p>A suo avviso il sistema di assegnazione va semplificato a favore del Terzo Settore, \u201cse c\u2019\u00e8 un progetto di utilizzo sociale, ci sia una diretta assegnazione\u201d. Si creino collaborazioni con gli Atenei, con i sindacati, con i soggetti attivi della societ\u00e0, \u201cle Amministrazioni locali da sole non ce la fanno, \u00e8 necessario lavorare tutti insieme per una vittoria della societ\u00e0 civile sulla criminalit\u00e0 organizzata\u201d. <\/p>\n<p>                                                                                                                     A testimoniare che, quando ci\u00f2 avviene, si ottengono risultati positivi, seguono le esperienze illustrate da Gilberto Sbaraini, Presidente della Cooperativa sociale \u2019La Strada\u2019, da don Massimo Mapelli e da Elena Simeti dell\u2019Associazione \u2018Una casa anche per te\u2019. Il primo attivo nelle periferie milanesi, dove degli immobili sono divenuti la casa di padri separati, di nuclei di madri sole e dei loro bimbi o di altre persone in emergenza abitativa. \u201cMilano, con i suoi 236  immobili confiscati tra negozi, case, garage e magazzini,  si \u00e8 mossa \u2013 dichiara &#8211; il Comune potrebbe gestirli direttamente, ma li assegna a enti del terzo settore attraverso regolari bandi. Tuttavia, rimangono molti nodi critici, come regole che ahim\u00e8 non aiutano la conduzione degli spazi la quale necessita, non c\u2019\u00e8 bisogno di dirlo, di soldi e anche di giusti tempi di durata. Prima di una recente normativa, che li ha estesi a sei anni con possibilit\u00e0 di rinnovo, erano solo due: una follia!\u201d. <\/p>\n<p>Da ultimo sarebbe utile creare una sorta di collaborazione tra associazioni, cooperative e realt\u00e0 del mondo profit, \u201cperch\u00e9 sensibilit\u00e0 e attenzione per i pi\u00f9 fragili non stanno solo da una parte\u201d. Lui \u00e8 un uomo del fare, \u201cdi quella voglia di fare che  \u2013 aveva evidenziato in precedenza Rosa Laplena \u2013 ho riscontrato qui al Nord\u201d.<\/p>\n<p>Poi \u00e8 il turno di don Mapelli, responsabile di  Caritas Ambrosiana Zona VI. Un uomo che conosce i territori del sud-ovest milanese, \u201cdove c\u2019\u00e8 un bene confiscato ogni 1000 abitanti\u201d e dove, nel 2015, fatti non parole, dopo la confisca di una propriet\u00e0 della \u2018ndrangheta, estesa su circa 10mila mq. in quel di Cisliano, ha guidato una pacifica occupazione a \u201ctutela di un bene\u201d di cui ha poi avuto l\u2019assegnazione definitiva. \u2018Libera masseria\u2019 \u00e8 il risultato della riqualificazione, con progetto di Stefano Boeri, di un\u2018area divenuta presidio antimafia, destinata ad attivit\u00e0 sociali, educative, formative  &#8211; \u201ctantissimi ragazzi vi hanno fatto esperienza di scuola\/lavoro\u201d &#8211; e aperta all\u2019accoglienza dei pi\u00f9 bisognosi e disagiati. \u201cUn altro bene, preso in carico da due parrocchie  \u2013 informa il Don \u2013 \u00e8 a Trezzano S\/N , vi \u00e8 una villetta ad Arluno che presto avr\u00e0 utilizzo sociale\u201d e altro ancora.<\/p>\n<p> \u201cSi \u00e8 creata una rete di associazioni nel sud-ovest milanese, la societ\u00e0 si sta muovendo nel contrasto alla mafia\u201d. Ma molto bisogna fare, tenendo presente, avverte Don Massimo, \u201cche i grandi beni confiscati stanno nei piccoli Comuni che  non si possono lasciare soli e che la Regione deve sostenerli con i fondi a disposizione\u201d. Infine, un\u2019ultima riflessione, offerta da Elena Simeti con il dito puntato verso quella \u201czona grigia\u201d, che alcuni professionisti abitano, dove i confini tra legale e illegale sfumano. <\/p>\n<p>Le conclusioni ad Angelo Colombini su un incontro \u201cda cui \u00e8 emerso come  il tema della confisca dei beni non comprenda solo aspetti legali, ma anche educativi,  posti in luce dalle esperienze presentate\u201d. Nel merito il moderatore richiama le parole del Presidente Mattarella sulla scuola \u201cterreno decisivo per la formazione di coscienza civica e per trasmettere il senso della legalit\u00e0\u201d, compito al quale siamo chiamati tutti, non solo le Istituzioni, compito che riguarda ciascuno di noi nel vivere quotidiano, nei comportamenti personali. Quindi un invito a pensare \u201calla possibilit\u00e0 per realt\u00e0 pubblica e terzo settore di essere un punto di riferimento  e alla necessit\u00e0 di una Politica che aiuti cooperative e associazioni a livello nazionale, regionale e comunale, in modo concreto, per contrastare la mafia nei territori\u201d. <\/p>\n<p><strong>Franca Galeazzi<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se un libro e la testimonianza di esperienze volte a restituire alla comunit\u00e0 i beni sequestrati e confiscati alla mafia hanno contribuito a dare in materia maggior contezza e sensibilit\u00e0 agli intervenuti all\u2019incontro dello scorso venerd\u00ec, allora si pu\u00f2 parlare di una buona riuscita dello stesso, come auspicato da Angelo Colombini. 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