{"id":631949,"date":"2024-04-30T18:25:41","date_gmt":"2024-04-30T16:25:41","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=566899"},"modified":"2024-04-30T18:25:41","modified_gmt":"2024-04-30T16:25:41","slug":"per-il-bene-del-paese-la-lega-ritorni-al-federalismo-a-cura-di-domenico-bonvegna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=631949","title":{"rendered":"Per il bene del Paese, la Lega ritorni al federalismo.  A cura di Domenico Bonvegna"},"content":{"rendered":"<p>Il 12 aprile scorso la Lega ha compiuto quarant\u2019anni di attivit\u00e0 politica, l&#8217;anniversario \u00e8 stato festeggiato un po&#8217; in sordina. Soprattutto \u00e8 stato celebrato separatamente dal fondatore, Umberto Bossi, nella sua Gemonio, con un po\u2019 di antichi militanti e a Varese, pochi giorni dopo, dall\u2019attuale segretario della Lega, Matteo Salvini assente polemicamente proprio Bossi che l&#8217;ha fondata. <\/p>\n<p>Marco Invernizzi ha provato a ripercorrere la storia del partito pi\u00f9 longevo del Parlamento italiano (40 anni di Lega, 22.4.24, alleanzacattolica.org) E in particolare ha analizzato la sua crisi. La Lega negli anni &#8217;80 \u00e8 stato il primo post ideologico, cio\u00e8 il primo partito ad anticipare la fine delle ideologie che avevano caratterizzato il \u2018900. Essa nasce come un partito territoriale dal legame fra Bossi e Bruno Salvadori (1942-1980), un dirigente dell\u2019Union Vald\u00f4taine. <\/p>\n<p>Bossi riprende il suo percorso intellettuale e politico sostenendo la battaglia per l\u2019autonomia dei popoli dell\u2019arco alpino, ponendo cos\u00ec all\u2019attenzione della politica la cosiddetta \u201cquestione settentrionale\u201d. Egli contesta un punto importante della storia italiana: il modello di Stato centralista, scelto nel 1861 imitando la Francia e mantenuto sia dalla monarchia sabauda che durante il regime fascista e la Prima Repubblica. L\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia avrebbe potuto essere conseguita in altri modi, ma le forze politiche che la perseguirono scelsero due punti fermi: il centralismo dello Stato e l\u2019ostilit\u00e0 alla Chiesa, in particolare al Pontefice romano.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, accanto alla Questione cattolica ci fu sempre una questione relativa all\u2019assetto dello Stato, da cui nacquero sia la Questione del Meridione, occupato e umiliato dall\u2019invasione del Regno di Sardegna, sia la Questione settentrionale, emersa nel tempo, soprattutto dopo i grandi spostamenti della popolazione negli Anni Sessanta del \u2018900. E&#8217; un tema toccato dal libro (un intero capitolo) che ho letto in questi giorni, \u201cL&#8217;invenzione della Padania. La rinascita della comunit\u00e0 pi\u00f9 antica d&#8217;Europa\u201d. Autore, Gilberto Oneto, Foedus Editore (Bergamo, 1997) <\/p>\n<p>\u201cIl percorso dell&#8217;unificazione politica della penisola italiana \u00e8 infatti passato attraverso una doppia forzatura: si \u00e8 prima inventata una Nazione per giustificare la formazione di uno Stato, poi si \u00e8 utilizzato lo Stato per cercare di formare una Nazione che non c&#8217;era mai stata\u201d. Sostanzialmente il processo di unificazione, non \u00e8 stato altro che \u201cil processo di crescita imperialista di un piccolo Stato (il Piemonte sabaudo) che \u00e8 diventato grande fagogitando altre entit\u00e0 sostanzialmente estranee[&#8230;]\u201d. <\/p>\n<p>Oneto sostiene che sono state messe insieme delle realt\u00e0 estremamente eterogenee. \u201cGli elementi di comunanza erano essenzialmente quasi solo di tipo geografico\u201d, come del resto aveva brutalmente, ma lucidamente affermato il conte Metternich. Altro elemento di comunanza poteva essere la lingua, ma la parlava solo una piccolissima minoranza. La maggior parte parlava il cosiddetto \u201cdialetto\u201d, che poi erano delle lingue come il Veneto, il Piemontese, il Napoletano e soprattutto il francese, naturalmente tra i letterati e nobili piemontesi. \u201cPer il resto tutto divideva i popoli della penisola: la diversa origine etnica, la storia, la cultura\u201d. Tuttavia, anche Oneto \u00e8 convinto che,\u201cl&#8217;Italia \u00e8 nata &#8216;contro&#8217; entit\u00e0 ritenute nemiche (l&#8217;Austria, la Chiesa)\u201d.<\/p>\n<p>Del resto c&#8217;era la necessit\u00e0 di \u201cfare gli italiani\u201d, pertanto, \u201cnon si \u00e8 trovato di meglio che di forgiarli &#8216;col ferro e col fuoco&#8217;, nel vivo dell&#8217;azione, nel crogiolo delle guerre e delle battaglie. L&#8217;unit\u00e0\u2013 insiste Oneto \u2013\u00e8 stata perseguita nelle caserme in disastrose avventure belliche si \u00e8 perci\u00f2 principalmente espressa nella funesta retorica dei sacrari, dei monumenti ai caduti e dei cimiteri di guerra\u201d. <\/p>\n<p>In pratica alla retorica patriottica unitaria, si mescola \u201cuna cupa atmosfera mortifera\u201d. Basta osservare l&#8217;inno di Mameli, per non parlare del patriottico macello della Prima Guerra mondiale (con i popoli italiani finalmente unificati nelle trincee e nei cimiteri), per poi finire ai lugubri simboli fascisti.<br \/>\nPurtroppo quando fu raggiunta l&#8217;unit\u00e0 del Paese, venne abbandonata ogni visione federalista, che peraltro era presente in quasi tutti i progetti di unificazione. Alla fine fu costruito \u201cuno stato giacobino-prefettizio e iper-centralista che fosse in grado di tenere assieme un paese che non voleva stare assieme\u201d. <\/p>\n<p>Chi conosce la Storia sa come i popoli meridionali hanno dimostrato diversi sintomi di insofferenza a cominciare dal cosiddetto \u201cBrigantaggio\u201d, al vistoso fenomeno delle diserzioni durante la Grande Guerra. Per porre rimedio alla \u201cgravosa cappa del centralismo unitario\u201d, i migliori pensatori politici hanno proposto rimedi di tipo federalista. Ma a porre una \u201clastra tombale sulle legittime aspirazioni di autonomia dei popoli italiani\u201d, ci ha pensato, \u201cil fascismo che ha portato alle estreme conseguenze la finzione ideologica di Nazione italiana [&#8230;]imponendola con ogni sorta di repressione violenta e di negazione ottusa di ogni diversit\u00e0\u201d. <\/p>\n<p>Il fascismo ha continuato a \u201cfare gli italiani\u201d, si \u00e8 riscritto il loro passato, puntando tutto sull&#8217;Impero Romano. Praticamente \u201ctutto quello che \u00e8 compreso fra la caduta di Roma e il Risorgimento, cio\u00e8 fra due periodi di violenze militari\u201d. Per fortuna secondo Oneto non \u00e8 bastata \u201cl&#8217;opera di oppressione culturale esercitata nelle scuole e nelle caserme n\u00e9 l&#8217;azione corrosiva e omologante dei pi\u00f9 moderni e ossessionanti media (soprattutto della televisione) a cancellare le reali strutture culturali dei popoli d&#8217;Italia che resistono ai tremendi attacchi di&#8217;pulizia culturale&#8217;\u201d. <\/p>\n<p>Nonostante questo sono nate iniziative, movimenti autonomisti, prima legati alle minoranze tradizionali (Tirolesi, Siciliani, Sardi) e poi la Lega Veneta e negli anni &#8217;80 la Lega Nord di Umberto Bossi, che divenne una sorta di sindacato del territorio, radicato nelle campagne del Veneto, e nelle valli lombarde, in particolare nel Varesotto. <\/p>\n<p>Riprendo il racconto di Invernizzi; la Lega \u201csfrutt\u00f2 la crisi della Prima Repubblica e lo sfaldamento di tutti i partiti postbellici, costretti a cambiare profondamente per adeguarsi al nuovo mondo che stava nascendo\u201d. Ottenne risultati politici importanti, ma non poteva governare l\u2019Italia e non aveva la forza per separare il Nord dal resto del Paese. Era una forza politica \u201cnuova\u201d, \u201cperch\u00e9 andava oltre la destra e la sinistra, inglobando militanti provenienti da entrambi gli schieramenti, ed era efficace e attrattiva, perch\u00e9 toccava una questione sentita in un tempo di passaggio dalle appartenenze ideologiche al relativismo nichilista. Essa offr\u00ec cos\u00ec una speranza a molti, basata sull\u2019identit\u00e0 locale\u201d. <\/p>\n<p>Il libro di Oneto, ormai scritto pi\u00f9 di vent&#8217;anni fa, \u00e8 la prova che in molti credevano nell&#8217;aver ritrovata, riscoperta, la Padania, una specie \u201cTerra di Mezzo\u201d, a cui in molti credevano e si identificavano. Tuttavia il movimento di Bossi, diventa sempre pi\u00f9 un partito che rischia di isolarsi e di non incidere a livello politico, si allea con Berlusconi e vince le elezioni del 1994. Successivamente dal 1996 la Lega rimane fedele al progetto politico di Centro-destra, sia con Bossi, che con Maroni e infine Salvini. <\/p>\n<p>\u201cQuest\u2019ultimo, per\u00f2, le ha cambiato fisionomia, trasformandola in un partito sempre pi\u00f9 nazionalista e cercando di impiantarla anche al Sud, senza peraltro risultati positivi. Salvini raccolse la Lega al 4% e da segretario, in soli sei anni, la port\u00f2 al 34% delle elezioni europee del 2019. Ma era un consenso effimero, non radicato n\u00e9 nei valori n\u00e9 sul territorio e si sciolse come altri prima di lui, in primis Matteo Renzi\u201d.<\/p>\n<p>La Lega oggi \u00e8 in evidente difficolt\u00e0, priva di un consenso importante, ma soprattutto di una fisionomia politica specifica. Possiamo affermare che \u00e8 in stato confusionale, soprattutto sui temi eticamente sensibili. Tuttavia, il partito, scrive Invernizzi, \u201cha avuto un ruolo importante nella storia italiana successiva al 1989 e anche all\u2019interno del centro-destra, contribuendo a mantenere viva l\u2019attenzione verso uno degli errori pi\u00f9 gravi del Risorgimento e della successiva storia nazionale.<\/p>\n<p>Abbandonata la politica della secessione, alla Lega spettava il compito di portare il federalismo nella cultura e nelle istituzioni. A un certo momento della sua storia ha smesso di interpretare questo ruolo per dedicarsi alla ricerca del consenso a tutti i costi. Sarebbe importante, per il bene del Paese, che riprendesse il suo vero ruolo\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 12 aprile scorso la Lega ha compiuto quarant\u2019anni di attivit\u00e0 politica, l&#8217;anniversario \u00e8 stato festeggiato un po&#8217; in sordina. 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