{"id":633007,"date":"2024-05-31T20:30:12","date_gmt":"2024-05-31T18:30:12","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=571276"},"modified":"2024-05-31T20:30:12","modified_gmt":"2024-05-31T18:30:12","slug":"piu-dante-per-tutti-a-cura-di-domenico-bonvegna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=633007","title":{"rendered":"Pi\u00f9 Dante per tutti. Anche per il mondo islamico"},"content":{"rendered":"<p>Studiare Dante farebbe bene a tutti, anche ai musulmani, lo scrive il quotidiano online, atlantico. Il motivo? \u201cDante riapre la strada alla concezione dello Stato come Res Publica e facendosi guidare da Virgilio apre le porte all\u2019Umanesimo, conciliando cultura classica e cristiana\u201d. (Alfonso Piscitelli, \u201cPi\u00f9 Dante per tutti: perch\u00e9 soprattutto i musulmani dovrebbero studiarlo\u201d, 27.5.24, atlanticoquotidiano.it)<br \/>\nSullo stesso tema si \u00e8 pronunciato anche un altro giornalista dello stesso giornale online. Sul rapporto tra Dante e la cultura islamica, sono stati scritti fior di libri che hanno avuto grande risonanza sia in Europa che nei Paesi arabi, come,\u201cLa escatologia musulmana en la Divina Commedia\u201d, di Asin Palacios (pubblicato nel 1919 e tradotto in italiano nel 1994) o \u201cL\u2019influenza della cultura islamica sulla Divina Commedia di Dante\u201d, di Salah Fadl, pubblicato al Cairo nel 1980. (Rob Piccoli, \u201cDante e l\u2019islam: ignoranza dietro l\u2019ennesimo caso di Cancel Culture\u201d, 27.5.24, atlanticoquotidiano.it) <\/p>\n<p>Certamente le analogie tra l\u2019opera di Dante e la letteratura spirituale islamica sono ormai diffusamente accettate in ambito accademico. Insomma,\u201ccontrapporre Dante al mondo islamico denota innanzitutto abissale superficialit\u00e0 e ignoranza, senza che ci\u00f2 significhi necessariamente che si debbano accogliere in toto o in parte le tesi di Asin Palacios, di Salah Fadl e dei loro seguaci\u201d. Tuttavia, la complessit\u00e0 della materia dovrebbe suggerire prudenza e cautela. Quindi, il docente trevigiano della scuola Media, che ha censurato preventivamente Dante, esonerando dallo studio della Divina Commedia i due studenti, ha avallato\u201cacriticamente un pregiudizio diffuso tra musulmani incolti, indottrinati da imam altrettanto incolti e ossessionati dall\u2019odio per l\u2019occidente, la sua civilt\u00e0 e la sua storia\u201d. <\/p>\n<p>A fianco di questa notizia si pu\u00f2 benissimo associare quella dell&#8217;Universit\u00e0 di Torino che ha consentito di svolgere un sermone, una preghiera islamica guidata da un imam che inneggia alla jihad (e il rettore fa finta di non saperne nulla). A questo proposito faceva notare l&#8217;editoriale di atlantico che non esiste nessuna reciprocit\u00e0 da noi. Certo il toscanaccio Dante non le manda a dire, nel suo tempo non esisteva il concetto di inclusivit\u00e0. Oggi in Occidente, \u201cincludiamo\u201d, e quando serve tagliamo via ci\u00f2 che pu\u00f2 offendere orecchie delicate e innocenti come quelle dei seguaci del Profeta, mentre questi ultimi possono fare tutto il contrario, e se giri per strada dalle loro parti con il crocifisso al collo \u2013 una semplice catenina d\u2019oro che quasi neanche la vedi \u2013 ti arrestano senza neppure darti il tempo di dire\u201camen\u201d. <\/p>\n<p>Ma questa mancata reciprocit\u00e0 a quelli della cultura woke non interessa, siamo noi i cattivi, siamo noi che dobbiamo vergognarci, anzi, se \u00e8 possibile dobbiamo possibilmente sparire \u2013 non prima, per\u00f2, di aver assassinato la nostra cultura, calpestato la nostra storia e rinnegato quelle che chiamiamo \u201cle nostre glorie\u201d. Del resto sono queste cose che insegnano molti dei nostri \u201cbeneamati professori di ogni ordine e grado: dalle maestre che nel tempo libero vanno all\u2019estero per caricare di botte (a quanto risulta) nazistelli e simili, ai docenti che a Treviso ammainano la bandiera del Padre della lingua italiana senza neppure combattere, agli accademici illuminati che teorizzano ex cathedra la nostra nefandezza incurabile (di stramaledetti occidentali), a fronte della quale le nefandezze altrui sono peccatucci veniali e senza importanza\u201d. <\/p>\n<p>Comunque sia \u201cAveva ragione da vendere, il compianto cardinal Giacomo Biffi, quando, parlando della immigrazione, affermava che \u00abun ecumenismo politico astratto e imprevidente\u00bb, incapace di comprendere i criteri con cui accogliere gli immigrati, avrebbe preparato per il nostro popolo \u00abun futuro di lacrime e di sangue\u00bb. E quel futuro di lacrime e sangue \u00e8 arrivato. Ma, occorre ribadirlo, il problema non sono innanzitutto loro, gli islamici, bens\u00ec noi, i cristiani(o, meglio,i post-cristiani), che stiamo segando con masochistico livore il ramo su cui la nostra civilt\u00e0 sta appollaiata\u201d. (Marco Lepore, \u201cAgli islamici non piace, a scuola Dante ha i giorni contati\u201d, 27.5.24, Lanuovabq.it) <\/p>\n<p>Indubbiamente, la Divina Commedia non \u00e8 tenera con il fondatore della religione islamica, ma ha le sue buone ragioni. Dante colloca Maometto all&#8217;Inferno, al canto 28esimo, tra i dannati, colpevole di non essere cristiano e per avere favorito la separazione della comunit\u00e0 degli uomini. Certamente non deve essere piacevole, per chi professa la fede islamica, leggere cosa ha scritto Dante. Del resto ribadisce Lepore che bisogna \u201ctenere presente che chi si trasferisce in un paese straniero, sede di una tradizione e religione diverse dalla propria, \u00e8 tenuto a integrarsi, accettando e rispettando anche ci\u00f2 che non \u00e8 conforme alle proprie convinzioni. Diversamente, meglio scegliere un paese con una cultura affine alla propria\u201d. Invece assistiamo a un paradosso, soprattutto in certi paesi europei come Olanda e Belgio (sedi di importanti comunit\u00e0 islamiche), qui \u00e8 stata adottata una versione della Divina Commedia curata dalla traduttrice fiamminga Lies Lavrijsen, ritradotta in modo tale da evitare di urtare i musulmani. <\/p>\n<p>Pertanto, l\u2019episodio della scuola di Treviso, quello che \u00e8 accaduto in occasione della fine del Ramadan e, in questi ultimi giorni, della vicenda della preghiera islamica all\u2019interno della Universit\u00e0 di Torino, altro non sono \u201cche una ulteriore prova del processo di integrazione a rovescio che si sta attuando\u201d. Per invertire la rotta, forse \u00e8 auspicabile rispolverare le raccomandazioni che il cardinale Giacomo Biffi fece allo Stato italiano e alle comunit\u00e0 cristiane, quanto meno, per favorire una sana riflessione. <\/p>\n<p><strong>Tre sono i convincimenti nei confronti dello Stato italiano:<\/strong><\/p>\n<p>\u00abDi fronte al fenomeno dell\u00b4immigrazione, lo Stato non pu\u00f2 sottrarsi al dovere di regolamentarlo positivamente con progetti realistici (circa il lavoro, l\u00b4abitazione, l\u00b4inserimento sociale), che mirino al vero bene sia dei nuovi arrivati sia delle nostre popolazioni\u00bb. \u00abPoich\u00e9 non \u00e8 pensabile che si possano accogliere tutti, \u00e8 ovvio che si imponga una selezione. La responsabilit\u00e0 di scegliere non pu\u00f2 essere che dello Stato italiano, non di altri; e tanto meno si pu\u00f2 consentire che la selezione sia di fatto lasciata al caso o, peggio, alla prepotenza\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abI criteri di scelta non dovranno essere unicamente economici e previdenziali: criterio determinante dovr\u00e0 essere quello della pi\u00f9 facile integrabilit\u00e0 nel nostro tessuto nazionale o quanto meno di una prevedibile coesistenza non conflittuale. Un &#8220;ecumenismo politico&#8221;(per cos\u00ec dire), astratto e imprevidente, che disattendesse questa elementare regola di buon senso amministrativo, potrebbe preparare anche per il nostro popolo un futuro di lacrime e di sangue\u00bb. <\/p>\n<p>Infine tre sono le persuasioni semplici ed essenziali per le comunit\u00e0 cristiane:<br \/>\n\u00abNon \u00e8 per s\u00e9 compito della Chiesa e delle singole comunit\u00e0 risolvere i problemi sociali che la storia di volta in volta ci presenta. Noi non dobbiamo perci\u00f2 nutrire nessun complesso di colpa a causa delle emergenze anche imperiose che non ci riesce di affrontare efficacemente\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abDovere statutario del popolo di Dio e compito di ogni battezzato \u00e8 di far conoscere Ges\u00f9 di Nazaret, il Figlio di Dio morto per noi e risorto, e il suo necessario messaggio di salvezza. E\u00b4 un preciso ordine del Signore e non ammette deroga alcuna. Egli non ci ha detto: &#8220;Predicate il Vangelo a ogni creatura, tranne i musulmani, gli ebrei e il Dalai Lama\u00bb. \u00abAllo stesso modo, \u00e8 nostro dovere l\u00b4osservanza del comando dell\u00b4amore. Di fronte a un uomo in difficolt\u00e0 &#8211; quale che sia la sua razza, la sua cultura, la sua religione, la legalit\u00e0 della sua presenza &#8211; i discepoli di Ges\u00f9 hanno il dovere di amarlo operosamente e di aiutarlo a misura delle loro concrete possibilit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Sono raccomandazioni che risalgono a pi\u00f9 di venti anni fa, ma conservano tutta la loro forza e ragionevolezza. <\/strong><\/p>\n<p>Se i nostri politici e il nostro popolo avessero avuto la volont\u00e0 e la forza di seguirle, forse oggi staremmo tutti meglio. Anche gli immigrati musulmani, che magari sarebbero molto meno numerosi, ma sicuramente pi\u00f9 integrati e con maggiori possibilit\u00e0 di una vita dignitosa. <\/p>\n<p>Un&#8217;altra interessante riflessione meriterebbe attenzione \u00e8 quella del professore Eugenio Capozzi (L&#8217;ANALISI Euro-islam, \u00e8 la demografia a condannarci, 27.5.24, Lanuovabq.it) ma lo far\u00f2 in un&#8217;altra occasione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Studiare Dante farebbe bene a tutti, anche ai musulmani, lo scrive il quotidiano online, atlantico. Il motivo? \u201cDante riapre la strada alla concezione dello Stato come Res Publica e facendosi guidare da Virgilio apre le porte all\u2019Umanesimo, conciliando cultura classica e cristiana\u201d. 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