{"id":633192,"date":"2024-06-06T13:00:48","date_gmt":"2024-06-06T11:00:48","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=572151"},"modified":"2024-06-06T13:00:48","modified_gmt":"2024-06-06T11:00:48","slug":"parigi-la-valanga-italiana-e-il-ricordo-di-gianni-clerici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=633192","title":{"rendered":"Parigi, la valanga italiana e il ricordo di Gianni Clerici"},"content":{"rendered":"<p>Intendiamoci, noi non abbiamo alcun merito in tutto ci\u00f2. Tuttavia, \u00e8 il risarcimento per essere rimasti ancorati al nostro posto con passione inscalfibile negli anni di pane duro e sportivamente terribili, nei quali a vincere erano sempre gli altri. Quando, ad andare bene, Caratti o Camporese, che pure abbiamo amato in maniera viscerale, battevano Lendl in un torneo di seconda fascia, oppure Gaudenzi si faceva preferire a Chesnokov in Coppa Davis al pari di Can\u00e8 che in quel pomeriggio di rivincita donchisciottesca sottometteva Wilander. Ma negli Slam, dove si tirano le somme, qualche secondo o terzo turno strappato con le unghie al destino avverso era da accogliere come manna dal cielo. Insomma, il tennis, per noi che ci siamo affacciati alla disciplina del diavolo sul finire degli anni Ottanta, non \u00e8 che fosse foriero di troppe soddisfazioni tricolori e, pertanto, che in molti finirono per innamorarsi di altri e pi\u00f9 virtuosi contesti non deve destare stupore.<\/p>\n<p><strong>Si sa, il carro \u00e8 sempre piuttosto vuoto quando l&#8217;importante \u00e8 partecipare, con buona pace di Pierre de Coubertin. Carro che oggi \u00e8 ovviamente pienissimo e, sempre noi aficionados di vecchia data, questa golden age ce la prendiamo tutta alla stregua di un premio di fedelt\u00e0 tennistica<\/strong>. Un sentimento a met\u00e0 tra il nostalgico e l&#8217;orgoglioso che \u00e8 figlio di due giorni parigini, gli ultimi, che hanno riscritto in stampatello maiuscolo la storia dello sport italiano. Prima Sinner che strappa il pass per la semifinale del Roland Garros e, al contempo, si assicura la prima posizione nel ranking mondiale, dove nessuno nato entro i nostri confini avesse mai pensato di issarsi. Poi \u00e8 la volta di Paolini a raggiungere lo stesso traguardo che le vale anche l&#8217;ingresso nella top ten, quinta azzurra all-time a riuscire nell&#8217;impresa. Ma non \u00e8 finita, perch\u00e9 ancora la magnifica Jasmine, questa volta in compartecipazione con l&#8217;eterna Sara Errani, fa propria un&#8217;altra semifinale, quella del doppio, solo a pochi giorni di distanza dal trionfo di Roma. Infine, per non farci mancare nulla, la collaudata coppia di rovesci monomani Vavassori-Bolelli, gi\u00e0 finalisti quest&#8217;anno agli Australian Open, si prende anch&#8217;essa con forza il diritto di giocarsi il penultimo atto in Bois de Boulogne. Tirando le somme: uno Slam, quattro semifinali dei grandi, cinque azzurri protagonisti.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 la valanga rosa-azzurra del tennis, mutuando la celebre definizione dagli anni Settanta dello sci alpino, quelli dei Thoeni, dei Gros e di Mario Cotelli al timon<\/strong>e. Qualcuno potrebbe far notare che l&#8217;Italia, non pi\u00f9 tardi di una decade fa, potesse gi\u00e0 vantare la presenza contemporanea nel circus di ragazze terribili come Schiavone, Pennetta, Vinci ed Errani. Due Major in quattro e una numerosit\u00e0 inesausta di Fed Cup. Vero, ma oggigiorno non c&#8217;\u00e8 nemmeno pi\u00f9 la distinzione di genere. Uomini e donne, gli italiani spopolano a prescindere. Lontani ere geologiche i giorni nei quali per scorgere il nome di un azzurro in classifica era necessario scendere cos\u00ec tanto in basso. Altri tempi. Oggi, invece, si detta legge, una sensazione meravigliosa che ci ripaga di stagioni aride pi\u00f9 del Sahara che sembravano non volessero finire mai. E se questa \u00e8 la punta di un iceberg, alla base il movimento italiano cresce numeroso e compatto, con il record di presenze nei quattro tabelloni principali dello Slam parigino a testimoniarlo nitidamente.<\/p>\n<p>Con Berrettini fermo ai box, a cui va il merito di aver dato inizio a quest&#8217;epoca gloriosa, e con Musetti forse ritrovato sui livelli che gli competono, \u00e8 piuttosto realistico pensare che gli scalpitanti Cobolli, Nardi, Darderi, Arnaldi, Zeppieri e Bellucci, tutti rigorosamente ventenni, potranno presto lasciare un segno deciso del loro passaggio perch\u00e9 la qualit\u00e0 non manca. Un po&#8217; di difficolt\u00e0 nel ricambio generazionale per le fanciulle ma non bisogna dimenticare che, oltre alla strepitosa Jas, c&#8217;\u00e8 Elisabetta Cocciaretto che qui a Parigi ha raggiunto gli ottavi per la prima volta in carriera, finendo per perdere solo per mano di Gauff, una che forte lo \u00e8 davvero.<br \/>\n<strong><br \/>\nNell&#8217;attesa di scoprire quante finali i nostri giocatori saranno in grado di agguantare, il pensiero corre svelto a Gianni Clerici, il miglior narratore di tennis di questo e altro eventuali mondi, che esattamente due anni fa, oggi, decideva di trasferirsi altrove.<\/strong> Perch\u00e9 se oggi possiamo vantare un minimo di competenza della materia \u00e8 anche per la fortuna di aver avuto lo Scriba come inarrivabile maestro. Romantici e pure un po&#8217; tristi per la lontananza, ci piace immaginarlo seduto al tavolino di una caffetteria piuttosto ricercata, uno spaccato di art nouveau sulla costa monegasca che ha tanto apprezzato, intento a sorseggiare introvabili miscele di t\u00e8 orientale, divagando &#8211; lui, il dottor Divago nella meravigliosa definizione tommasiana &#8211; di tennis dintorni. Fiero di quanto gli azzurri stiano combinando e senza mai prendere la vita troppo sul serio. Ciao Gianni, prima o poi ci si incontra di nuovo in Church Road per una coppa di fragole con la panna. E, ovviamente, un sontuoso grazie ai nostri ragazzi, per averci fatto provare l&#8217;ebbrezza di stare dal lato dei vincitori della barricata. Una sensazione che si fa fatica a descrivere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Intendiamoci, noi non abbiamo alcun merito in tutto ci\u00f2. 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