{"id":633309,"date":"2024-06-09T21:00:10","date_gmt":"2024-06-09T19:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=572614"},"modified":"2024-06-09T21:00:10","modified_gmt":"2024-06-09T19:00:10","slug":"roland-garros-ad-alcaraz-basta-fare-il-compitino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=633309","title":{"rendered":"Roland Garros: ad Alcaraz basta fare il compitino"},"content":{"rendered":"<p>In una partita a tratti davvero brutta &#8211; dirlo \u00e8 inevitabile deontologia &#8211; causa tensione generalizzata e forse vento, si \u00e8 osservata comunque piuttosto nettamente la classica differenza tra un grande giocatore e uno epocale. Sascha Zverev non ha ancora dimostrato di essere un vincente dei grandi tornei, ma ad averne di tennisti in grado di mettere insieme una carriera come la sua, checch\u00e9 ne dicano in molti. Fondamentali di rimbalzo solidi, super tenuta atletica, servizio devastante per continuit\u00e0 oltre che potenza. Risultato dell&#8217;armamentario messo in campo dal tedesco \u00e8 questa finale disputata Parigi, a valle di un percorso che ha incluso gente poco raccomandabile come Rune, sconfitto in cinque set, e Ruud, in quattro. Seconda finale Slam della sua vita tennistica dopo quella degli US Open ceduti malamente a Thiem. Tradito dalla paura, quel giorno, annacquato alla lunga da Carlitos Alcaraz e dall&#8217;immancabile fifa, oggi. Perch\u00e9, appunto, lo spagnolo non \u00e8 un campione, di quelli ne nascono diversi, ma un giocatore che si ha la fortuna di apprezzare una volta ogni morte di Papa. Anche nelle giornate peggiori, tipo quella odierna, nella quale in maniera sinusoidale alterna senza soluzione di continuit\u00e0 bellezze ed obbrobri. Al punto che c&#8217;\u00e8 chi lo pensa e chi mente: Sinner contro questa versione instabile di Alcaraz ci vince con la pipa in bocca, pure a mezzo servizio. Pu\u00f2 darsi.<\/p>\n<p>A Zverev piace molto incanalare lo scambio sui piani della regolarit\u00e0, impostando una velocit\u00e0 di crociera medio-bassa che corrisponde alla sua zona confortevole di tennis. Quando ci riesce, per bravura o limiti altrui, diventa tignoso e vince spesso, perch\u00e9 potrebbe ripetere il gesto standard per due giorni di fila. Per non correre alcun rischio, Alcaraz, la cui tavolozza dei colori, al contrario, prevarica l&#8217;arcobaleno, ha speso il tempo del match senza mai giocare due volte di fila la stessa palla, mandando spesso ai matti il suo avversario che si \u00e8 visto costretto a fronteggiare situazioni nuove ad ogni quindici. Roba da emicrania. Partita tutto sommato in controllo, nonostante l&#8217;altalena pericolosa del punteggio e, soprattutto, le consuete distrazioni suicide esibite da un giocatore, Carlitos, che talvolta dimostra di essere troppo innamorato del suo inesausto talento al punto da vagare chiss\u00e0 dove con la mente. Il narcisismo, peraltro comprensibile, di chi ha per le mani la possibilit\u00e0 di fare qualunque cosa e rischia di incappare nella scelta sbagliata. L&#8217;anticamera del disastro oggi (quasi) sfiorato.<\/p>\n<p>Ne \u00e8 venuto a capo lo stesso perch\u00e9 quando lo ha deciso ha sbattuto in faccia al rivale la differenza abissale di lignaggio tennistico. Lo si diceva gi\u00e0 anni fa, del resto, incontrando l&#8217;ironia di molti addetti ai lavori. Di come Alcaraz fosse quantomeno della stessa genia dei tre dioscuri pigliatutto che l&#8217;hanno preceduto e pi\u00f9 talentuoso di almeno due di essi. Forse ora, dopo il terzo Slam diverso messo in bacheca ed a un Australian Open dal chiudere il Career a poco pi\u00f9 di vent&#8217;anni, il concetto sar\u00e0 un po&#8217; pi\u00f9 chiaro anche a loro. Insomma, se sta bene &#8211; e non sempre succede perch\u00e9 le noie fisiche costituiscono un suo annoso problema &#8211; \u00e8 difficile che Alcaraz possa perdere una partita importante. Differenza, appunto, di competenza nella disciplina: unico tennista epocale di un&#8217;epoca non particolarmente generosa in quanto a talento. Agli avversari, comunque, il dovere di restargli in scia il pi\u00f9 possibile sperando che gli caschi qualcosa dalle tasche. Come ha fatto l&#8217;onesto Zverev che, seppur dal ridotto bagaglio in dotazione, ha attinto fino all&#8217;ultima arma. <\/p>\n<p>Giornata sferzata dal vento, questa di Parigi, e non \u00e8 mai una buona notizia per i tennisti, costretti a complicare piani ontologicamente gi\u00e0 complicati per genesi. Ci\u00f2, purtroppo, a discapito della qualit\u00e0 complessiva del gioco, perch\u00e9 molti errori in queste situazioni sono imputabili alle bizze climatiche. Fortuna che il cilindro di Alcaraz ne abbia risentito poco oltre il minimo sindacale e, pur senza la continuit\u00e0 dei giorni deluxe dai quali \u00e8 risultato essere per la verit\u00e0 assai lontano, le prodezze balistiche ad impreziosire lunghi frangenti di apatia non sono mancate. Partita, dunque, a sprazzi, con Zverev che, realisticamente, ha fatto ci\u00f2 che gli \u00e8 umanamente possibile, quindi prendersi le amnesie del rivale e regalare il meno possibile, e Alcaraz a sfregare la lampada che ospita un genio nella circostanza non sempre ricettivo. Risultato, cinque set. Primo ad allungare nei due set iniziali, Sascha pu\u00f2 forse rimproverarsi di aver capito tardi, o non averlo fatto per nulla, che Alcaraz quest&#8217;oggi era piuttosto incline alla generosit\u00e0 e all&#8217;errore gratuito. Ma \u00e8 difficile pensare che il risultato finale potesse essere troppo diverso da cos\u00ec. Alla lunga la Ferrari trova sempre il modo di sopravanzare la Panda, con rispetto parlando, anche se monta il ruotino. <\/p>\n<p>Disquisizioni a parte, l&#8217;epilogo \u00e8 che Carlitos, dopo New York e Wimbledon, si prende anche Parigi e riporta lungo la Senna un principio che probabilmente latitava a quelle campanilistiche latitudini ormai dal 2009, anno di gloria federeriano; quello per il quale vale la coincidenza niente affatto scontata tra bellezza profusa e vittoria. Noi, e quelli come noi esigenti il giusto, da Alcaraz pretendiamo decisamente di pi\u00f9, gi\u00e0 a partire dal prossimo Wimbledon. Perch\u00e9, in assenza di ci\u00f2, gli spunti da ricordare rischiano di calare in maniera drastica. A Zverev, invece, vanno i nostri pi\u00f9 sinceri complimenti. Sempre doverosi nei riguardi di chi, per provare a vincere, chiede e ottiene da s\u00e9 stesso tutto quel che c&#8217;\u00e8 nel serbatoio.<\/p>\n<p><strong>Appuntamento ora in Church Road, teatro dei Championships, e chiss\u00e0 che il desaparecido Nick Kyrgios, ancora in tema di bellezza, possa aggirarsi per il quartiere e metterlo a soqquadro. Prima dell&#8217;auspicabile rivincita tra gli amici-nemici Jannik e Carlitos, il gotha odierno con buona pace dei volitivi Zverev del circus.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una partita a tratti davvero brutta &#8211; dirlo \u00e8 inevitabile deontologia &#8211; causa tensione generalizzata e forse vento, si \u00e8 osservata comunque piuttosto nettamente la classica differenza tra un grande giocatore e uno epocale. 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