{"id":633943,"date":"2024-06-27T13:30:11","date_gmt":"2024-06-27T11:30:11","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=575277"},"modified":"2024-06-27T13:30:11","modified_gmt":"2024-06-27T11:30:11","slug":"bull-brigade-stasera-al-gerusco-if-the-kids-are-united-concerto-iconico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=633943","title":{"rendered":"Bull Brigade stasera al Gerusco: if the kids are united.. Concerto iconico"},"content":{"rendered":"<p>Questa storia potrebbe essere davvero iniziata a Trinidad, l&#8217;angolo di mondo disperso nei Caraibi. Mezzo secolo fa, l&#8217;isola che ha subito le colonizzazioni di mezza Europa, tanto per cambiare, non \u00e8 che se la passasse bene: povera, anzi poverissima nella sua quasi totalit\u00e0 degli autoctoni. Povert\u00e0, del resto succede sempre, che fa rima con protesta, quella dei giovani che si scoprono inchiodati ad un presente deficitario con la prospettiva di un futuro, se possibile, anche peggiore. E tra i giovani isolani di discendenza africana prende piede innanzitutto uno stile che in fretta si traduce anche in musica per soddisfare un&#8217;impellente esigenza comunicativa: il Calypso. Il termine pare derivi da &#8216;kaiso&#8217; che per gli africani sta geneticamente ad indicare qualcosa di ben fatto. Peraltro, Calipso \u00e8 anche la dea greca del mare e vorr\u00e0 pur significare qualcosa.<\/p>\n<p>La base \u00e8 ovviamente multiculturale, perch\u00e9 alle percussioni tipiche dell&#8217;Africa si sommano le influenze stilistiche dei conquistatori, il risultato \u00e8 policromia. Musica che piace al popolo, perch\u00e9 fatta dal popolo per il popolo al quale tutto \u00e8 imposto con brutalit\u00e0, e decisamente meno ai padroni coloniali che, infatti, mal digeriscono le liriche taglienti di cantanti che prendono costantemente di mira le storture sociali, l&#8217;odio, il razzismo e la prevaricazione dei pochi sui molti; al punto che non \u00e8 insolito salti fuori una legge che provi a mettere un bavaglio al caleidoscopico dissenso dei cantori calypsonian. Gente di cultura e fantasia, che inventa parole, conia locuzioni, detta la tendenza. Insomma, crea appartenenza. Vocabolo che, insieme a identit\u00e0, traduce il sentimento che accomuna chi ha nel sangue le molecole della rivolta.<\/p>\n<p>Il Calypso \u00e8 progenitore di un sacco di cose, sempre per restare ancorati al pianeta musica. Le jam della musica rap, le famose battle nel cerchio, dove due rapper si sfidano a colpi di rime palleggiando il microfono, tanto ricordano il &#8216;picong&#8217; del calypso, quando, al ritmo sincopato dei tamburi, i duellanti metaforicamente si colpiscono a vicenda con rime di scherno bonario. Non solo. Chi dal 1969 in poi si \u00e8 definito uno Skinhead con cognizione di causa variabile o, qualche anno pi\u00f9 tardi a partire dall&#8217;anno di gloria 1977 un Punk, ecco che, magari senza rendersene conto, ha lo stesso molto da spartire con quegli albori incendiari che si perdono nelle piantagioni di canna da zucchero che nella Trinidad strattonata per la maglia dallo sciovinismo europeo si susseguivano a perdita d&#8217;occhio.<br \/>\nCi\u00f2, perch\u00e9 la musica dei Rude boy &#8211; quelli di strada, con tre bottoni sulla giacca e le scarpe di pelle lucida come specchi &#8211; quindi Rocksteady e Ska, che a loro volta anticiperanno Oi! e Punk, ha un padre. Mezzo cubano e mezzo giamaicano, con i mari dei Caraibi che ritornano nella nostra storia come un romantico leitmotiv. Si chiama Laurel Aitken e nella citt\u00e0 simbolo di Kingston, Giamaica, degradata e pericolosa nei sobborghi al contempo pregni di vitalit\u00e0, comincia a farsi conoscere cantando proprio il Calypso anche se inizialmente a beneficio dei turisti borghesi da navi da crociera. Dalla sua inesausta creativit\u00e0 nasce il Boogie Shuffle giamaicano, il Blue Beat per intenderci, quando ancora il termine Ska \u00e8 ancora lontano dall&#8217;essere universalmente compreso. Genesi, quella dello Ska, che far\u00e0 seguito alla sua dipartita con direzione Regno Unito, insieme ad una moltitudine dei ragazzi rudi di cui sopra, proletari e incazzati, dove la sua inarrestabile parabola musicale avr\u00e0 quale primo risultato imperituro una pietra miliare come &#8220;Ska with Laurel&#8221;, titolo che da solo precorre ci\u00f2 che accadr\u00e0 poi.<br \/>\nAi suoi concerti, pi\u00f9 in generale, succede qualcosa di parecchio interessante. Sotto al palco si mescolano, attratte come poli antitetici di una calamita, due sottoculture: quella dei Mods, i modernisti che ontologicamente detestano tutto ci\u00f2 che ha segnato la vita dei loro antenati dalla quale fuggono a gambe levate, e, appunto, quella dei Rude Boy in arrivo dalla Giamaica, peraltro, da poco indipendente. Li accomuna la provenienza sociale, quella working class dalla quale i giovani tentano di evadere per lenire l&#8217;alienazione di un sistema economico che velocemente assume i connotati di un tritacarne, nel quale a farne le spese sono gli ultimi, sempre pi\u00f9 ultimi ed emarginati, con la classe dominante sempre pi\u00f9 dominante. Perch\u00e9 cinquant&#8217;anni pi\u00f9 tardi, lo abbiamo a un palmo di naso, tutto cambia ma tutto resta uguale. La frequentazione \u00e8 esplosiva. Londra, prima che il &#8217;77 significhi Punk e odio per la Regina, vede, appunto, l&#8217;incontro delle due subculture che abbiamo compreso essere diverse ma sospinte dall&#8217;identica propulsione sociale.<\/p>\n<p>La mescolanza algebrica Mods pi\u00f9 Rude Boys significa Hard-Mod, senza troppi giri di parole la nascita del movimento Skinhead. Un cerchio che si chiude e abbraccia le spiagge assolate di Trinidad, il caos malavitoso di Kingston e la suburbia londinese Che sar\u00e0 thatcheriana. Anno 1969, il punto zero. Dalle atmosfere calde dei calypsonian, accompagnate da sarcasmo lirico e tamburi festaioli, alla ferocia della triade chitarra-basso-batteria, odio di classe divampante, riff taglienti come spade, voci ruvide come carta vetrata che arringano la folla e sottofondo di cori da stadio: la musica Oi! si impossessa delle strade. Il mondo, ben presto, fa la conoscenza di Pursey con i suoi Sham 69, gente che segna un passo nuovo senza dimenticare perch\u00e9 e come \u00e8 giunta fino a l\u00ec. Il resto \u00e8 storia pi\u00f9 o meno recente.<br \/>\nMensi, voce degli iconici Angelic Upstarts, da qualche anno ci ha lasciato ma la sua strenua difesa del proletariato resiste immutata nei pezzi ascoltati fino allo sfinimento che odorano di socialismo e contrattacco e il suo esempio \u00e8 servito da ispirazione ad una moltitudine di artisti che ancora oggi hanno il pregio di pensare che un altro mondo, possibilmente pi\u00f9 equo, possa ancora essere possibile. Il motivo di questo lungo e nostalgico back in the days \u00e8 che tra questi, per restare orgogliosamente all&#8217;interno dei nostri confini, <strong>i Bull Brigade che impreziosiranno il palco del Gerusco, i capisaldi della cultura punk e skin hanno scelto di non perderli mai di vista. La loro bussola segna sempre la stessa direzione, \u00e8 la resistenza delle periferie che non si placa o, per dirla come loro, il fuoco che non si \u00e8 ancora spento.<\/strong><\/p>\n<p>Chiosa finale che si articola su due inviti. Il primo \u00e8 quello di perdere qualche ora del nostro tempo per leggere &#8216;Spirit of &#8217;69 &#8211; la bibbia skinhead&#8217;. Libro vergato diverse decadi fa da George Marshall, uno di quelli che c&#8217;era, che \u00e8 necessario per fare chiarezza su un tema socio-politico complesso e caratterizzante ma troppo spesso liquidato dal pensiero egemone come ci\u00f2 che realmente non \u00e8. Non diremo cosa, ma intendono proprio quella robaccia l\u00ec. Il secondo, ovviamente, \u00e8 di farsi trovare duri e incazzati sotto al palco del Gerusco dove, almeno per una sera, Robecco si traveste da periferia urbana di una metropoli che ingloba anime differenti, con i suoi suoni, la sua rabbia, i suoi colori. Quelli della strada.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Questa storia potrebbe essere davvero iniziata a Trinidad, l&#8217;angolo di mondo disperso nei Caraibi. Mezzo secolo fa, l&#8217;isola che ha subito le colonizzazioni di mezza Europa, tanto per cambiare, non \u00e8 che se la passasse bene: povera, anzi poverissima nella sua quasi totalit\u00e0 degli autoctoni. 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