{"id":634048,"date":"2024-06-30T15:11:58","date_gmt":"2024-06-30T13:11:58","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=575678"},"modified":"2024-06-30T15:11:58","modified_gmt":"2024-06-30T13:11:58","slug":"tour-de-france-romain-bardet-un-don-chisciotte-in-maglia-gialla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=634048","title":{"rendered":"Tour de France: Romain Bardet, un Don Chisciotte in maglia gialla"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ci sono ciclisti assai particolari che godono di una peculiarit\u00e0 tutta loro, hanno un fascino irresistibile che \u00e8 figlio delle loro sconfitte. Non si spiega altrimenti l&#8217;amore che il popolo del ciclismo riservi a ragazzi che hanno fatto delle meravigliose battaglie perse la loro cifra stilistic<\/strong>a; donchisciotteschi cavalieri erranti del pedale che trovano sempre il modo di non vincere praticamente mai avvolti in un&#8217;aria triste ma che triste non \u00e8. Uno di questi \u00e8 Romain Bardet, l&#8217;ex predestinato di Francia chiamato a riportare il Tour de France in patria e, invece, finito a sgomitare perennemente all&#8217;ombra di altri pi\u00f9 scaltri e forti di lui. Oggi ha quasi 34 anni &#8211; stessa et\u00e0 di Landa, sempre a proposito di chi ha la sconfitta tatuata sul cuore &#8211; e ha gi\u00e0 stabilito che altre stagioni agonistiche non ce ne saranno e, pertanto, quello iniziato ieri sar\u00e0 il suo ultimo Tour.<\/p>\n<p>Un passo indietro. Quando una decade abbondante fa si affacciava alla ribalta insieme all&#8217;altra speranza dei cugini d&#8217;oltralpe, Pinot, erano in molti quelli convinti che dopo anni di pane duro la Francia avrebbe riassaporato la grandezza ciclistica perduta. Convinzioni legittime perch\u00e9 Bardet, gi\u00e0 all&#8217;esordio nella corsa gialla dei platani, della lavanda e dei campi di petanque, aveva fatto vedere le sue doti di uomo da corsa a tappe. Scalatore eccezionale, capacit\u00e0 di recupero, grinta a profusione. Tra il 2016 e il 2017, Romain centra due podi in fila negli anni della tirannia del Team Sky, gli antenati pigliatutto dell&#8217;odierna compagine Ineos, e con la fine della parabola di Froome, che fece seguito quella di Contador, tutto sembrava essere apparecchiato per il passaggio di consegne. Il tempo di capire cosa avrebbe potuto essere ed ecco che sulla scena ciclistica irrompe come uno tsunami l&#8217;odierna generazione dei fenomeni a ribaltare la tavola imbandita per le grandi occasioni. Generazione che riscrive le regole secolari di una disciplina che oggi appare cos\u00ec diversa da quella che avevamo imparato a conoscere.<\/p>\n<p>Bardet, in tutto ci\u00f2, ha continuato la sua missione, ci\u00f2 che gli riesce meglio: andare sempre a tutta, fare pochi calcoli e cavalcare il coraggio. E se non lo si \u00e8 pi\u00f9 visto vincere, se non in rarissime ma esaltanti circostanze, l&#8217;amore della gente, il rispetto in gruppo e la devozione dei gregari sono medaglie al petto che non hanno mai smesso di crescere, facendo di lui un personaggio che tra cinquant&#8217;anni sar\u00e0 ricordato pi\u00f9 di molti colleghi dal palmares pi\u00f9 ricco. Anche perch\u00e9 Romain \u00e8 ci\u00f2 che di pi\u00f9 atipico si possa trovare nell&#8217;ambiente. Se gli chiedi cosa farebbe di mestiere se potesse rinascere, la risposta \u00e8 il deejay o lo scrittore. E se, poi, ti capita di incalzarlo sulle spinose questioni di politica internazionale, il buon Bardet non perde un colpo: sa tutto, perch\u00e9 studia tutto. Tanto da prendersi pure una laurea in economia e di svolgere il tirocinio presso la squadra di rugby del Clermont-Ferrant, pi\u00f9 o meno la sua citt\u00e0, per poi dire che il ciclismo, da quel mondo ovale cos\u00ec rispettoso, avrebbe davvero molto da imparare. Come in ogni storia della gente comune che si rispetti, anche la sfiga ci ha tenuto a mettere il becco. Per esempio, quando il Giro d&#8217;Italia, che non sar\u00e0 il Tour ma pur sempre il Giro resta, lo vinse il non irresistibile Hindley e Bardet, fin l\u00ec il migliore di tutti in salita, dovette abbandonare anzitempo e fare ritorno a casa malconcio. Tutto normale, insomma.<\/p>\n<p>Lo sport, per\u00f2, trova sempre il modo di restituire qualcosa di prezioso a chi si affanna per dargli lustro e, al novantesimo minuto di una partita lunga vent&#8217;anni, anche per Bardet il momento dell&#8217;incasso \u00e8 finalmente arrivato. Ieri era a priori una giornata eccezionale, perch\u00e9 per la prima volta il Tour sarebbe partito dall&#8217;Italia. A Firenze in una cornice strepitosa da fare chinare il capo anche agli orgogliosi francesi. Prima tappa insolita e decisamente impegnativa, lunga, tanta salita, caldo, fatica. Roba alla Bardet. Cos\u00ec, mentre i grandi o presunti tali si controllano, Romain piazza uno scatto dei suoi, si riporta sui fuggitivi della prima ora &#8211; ovviamente in salita &#8211; e con il compagno van den Broek, monumentale e si sbaglia per difetto, si inventa qualcosa a cui avrebbe potuto crederci soltanto lui. Resistere all&#8217;arrembaggio finale del gruppo lanciato all&#8217;inseguimento a tutta velocit\u00e0, con la strada pi\u00f9 piatta e pi\u00f9 dritta del mondo. Il peggio per fare da lepre in sella ad una bicicletta. Ai meno dieci chilometri dal traguardo il vantaggio \u00e8 di sessanta secondi, tradotto significa morte certa. Ma Bardet \u00e8 uno che nell&#8217;epoca della tecnologia e dell&#8217;intelligenza artificiale non consulta manco il frequenzimetro perch\u00e9 per regola di vita si pedala sempre a sensazioni e di fronte alla morte risponde sempre con un&#8217;arma micidiale, il cuore.<\/p>\n<p>Denti serrati e pancia a terra, il tandem del Team DSM spinge, dopo duecento e passa chilometri arroventati da caldo e sole, rapporti che nemmeno pensa di avere e nell&#8217;incredulit\u00e0 generale, ma non la nostra che in quelli folli come lui potremmo riporre la vita dei nostri figli, alla fiamma rossa giunge con ancora un gruzzoletto di pochi preziosi secondi da difendere. Quelli che mancano sono tra i mille metri pi\u00f9 belli degli ultimi anni raccontati dal ciclismo. Van den Broek pare una moto, Bardet in viso dimostra il triplo dei suoi anni, incita il compagno e rilancia trovando energie chiss\u00e0 dove. L&#8217;arrivo \u00e8 in parata. Bardet, il capitano, si mette in testa, d\u00e0 un ultimo sguardo agli inseguitori ormai battuti, allarga le braccia in un abbraccio per accogliere nel momento pi\u00f9 bello della sua vita sportiva anche il fidato gregario che esulta con lui. Mani in testa per entrambi, lo sguardo di chi si \u00e8 reso conto di averla combinata grossa e tanto giallo intorno. Quello della maglia simbolo del primato del Tour che Bardet indossa per la prima e forse ultima volta della sua carriera quando sembrava che, ormai, gli d\u00e8i si fossero scordati di lui.<\/p>\n<p><strong>Ma questa volta il Dottor Bardet si sbagliava. Gli d\u00e8i del pedale celebrano giustamente i Pogacar e i Vingegaard ma, sotto sotto, a cena ci andrebbero con i Bardet del mondo<\/strong>. In una di quelle trattorie della Borgogna dove le tovaglie sono a quadri e le portate sono saporite affinch\u00e9 il vino non basti mai. La stessa scelta che faremmo anche noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono ciclisti assai particolari che godono di una peculiarit\u00e0 tutta loro, hanno un fascino irresistibile che \u00e8 figlio delle loro sconfitte. 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