{"id":634233,"date":"2024-07-05T13:40:39","date_gmt":"2024-07-05T11:40:39","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=576421"},"modified":"2024-07-05T13:40:39","modified_gmt":"2024-07-05T11:40:39","slug":"un-william-wallace-piu-gentile-e-posato-diciamo-addio-e-grazie-infinite-a-sir-andy-murray","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=634233","title":{"rendered":"Un William Wallace pi\u00f9 gentile e posato: diciamo addio (e grazie infinite) a sir Andy Murray"},"content":{"rendered":"<p>I britannici, anche se lui si sente scozzese fino al midollo a costo di affrontare l&#8217;argomento a muso duro, lo aspettavano dal lontano 1936 quando Fred Parry, quello delle celebri polo, vinse per la terza e ultima volta il torneo di Wimbledon. La difficolt\u00e0 del tennis britannico, appunto, di partorire un grande campione cominciava ad assumere connotati financo contrari alla statistica, che \u00e8 disciplina matematica ma ha un modo tutto particolare per dimostrarlo. Ci aveva provato Tim Henman, ribattezzato Timbledon dai giornalisti locali, con il suo gioco d&#8217;antan tanto delizioso ma troppo leggero per fare male al Pete Sampras semi-invincibile che puntualmente finiva per spegnere il sogno patriottico di una nazione intera.<strong> Nel 1987, per\u00f2, a Dunblane, piccolo paese della Scozia, nasceva tale Andy Murray. Ancora non lo si sapeva, ma la svolta stava gettando le sue fondamenta.<\/strong><\/p>\n<p>Riccioluto e poco incline alla baldoria, la vita lo costrinse ben presto a fare i conti con le peggiori disgrazie, perch\u00e9 nella Primary School cittadina, la sua, un balordo armato fino ai denti entra con le peggiori intenzioni possibili e fa fuoco a casaccio su bambini e insegnanti. Thomas Watt Hamilton, il suo nome, uccide sedici alunni tra i cinque e i sei anni e la loro maestra, prima di spararsi a sua volta. Quella mattina, in quella scuola, uno dei sopravvissuti \u00e8 proprio Andy, quello mezzo taciturno con gli occhi intelligenti e la velocit\u00e0 di pensiero. C&#8217;\u00e8 anche suo fratello, Jamie, dal quale presto dovr\u00e0 separarsi perch\u00e9 destinato dall&#8217;onnipresente mamma a studiare tennis a Cambridge. A separarsi, inoltre, sono anche i suoi genitori e la somma dei fatti, tutti accomunati dall&#8217;essere poco auspicabili soprattutto per un bambino, \u00e8 fonte di problemi per Andy che sceglie anch&#8217;esso di votarsi al tennis quale stratagemma di sopravvivenza.<\/p>\n<p>Nella sfortuna, una scoperta. Madre Natura, infatti, lo ha donato di una forma di talento purissima e con pochissimi eguali e non serviva essere Nick Bollettieri, gi\u00e0 in quegli esordi, per intuire in lui potenzialit\u00e0 epocali. E pensare che inizialmente quello bravo avrebbe dovuto essere il fratello che, comunque, trover\u00e0 il modo di fare del tennis una professione bench\u00e9 fosse infinitamente meno dotato di Andy. Classe 1997, quella di Djokovic e che segue di un solo anno quella di Nadal, su di lui calano come una mannaia le aspettative di una nazione che, come detto, da una vita vorrebbe dismettere i panni della Cenerentola, stufa, cos\u00ec com&#8217;\u00e8, di vedere vincere sempre gli altri. C&#8217;\u00e8 solo un problema, la Triade.<br \/>\nPensare di primeggiare nell&#8217;epoca dei tre tennisti pi\u00f9 vincenti di sempre rasenta la follia ma c&#8217;\u00e8 una cosa tutt&#8217;altro che banale che fa ben sperare. <\/p>\n<p><strong>Dei tre dioscuri &#8211; Roger, Rafa e Nole, ovviamente &#8211; uno \u00e8 depositario del tennis che non \u00e8 tennis perch\u00e9 proveniente da qualche pianeta sconosciuto e superiore, quindi non fa testo, ma gli altri due, in quanto a competenza tennistica, stanno decisamente dietro di lui.<\/strong> Ora, che giocare meglio non significhi nulla in termini di risultati \u00e8 segreto di Pulcinella. Tuttavia, \u00e8 altres\u00ec veritiero che saper fare con naturalezza pi\u00f9 cose dell&#8217;avversario, si chiama talento, \u00e8 un plus che pu\u00f2 essere sfruttato con intelligenza. E se per instaurare una tirannia servono mille altre concomitanze, ed Andy mancava in alcune di queste, per fare della Triade un Quartetto, parafrasando Gianni Clerici, le frecce nella sua faretra sono geneticamente sufficienti. Insomma, Murray in linea potenziale sarebbe potuto diventare ci\u00f2 che i sudditi di Sua Maest\u00e0 andavano cercando. Potenzialit\u00e0 che, con lavoro e abnegazione, diventa realt\u00e0, a valle di un inseguimento caparbio e virtuoso.<\/p>\n<p><strong><br \/>\nAndy, quando conta, finisce sempre per cedere il passo e la sconfitta sul Centrale di Wimbledon persa contro Federer pare gettarlo nello sconforto. &#8220;Non lo vincer\u00f2 mai&#8221;, ebbe modo di dire a valle dell&#8217;ultimo punto di una partita che avrebbe potuto fare sfracelli nella sua psiche.<\/strong> Roger Federer, in quello stesso momento e davanti agli occhi di mezzo mondo ci tenne a smentirlo e non per mera circostanza. Il Re sapeva fin troppo bene che per il ragazzo di Dunblane il momento sarebbe arrivato. &#8220;Lo vincerai&#8221;, gli disse. Murray far\u00e0 anche di meglio, perch\u00e9 la bellezza del suo tennis, un misto di romanticismo e modernit\u00e0, stava scritto negli astri che un giorno o l&#8217;altro lo avrebbe reso sportivamente immortale. Cos\u00ec, di Wimbledon ne vincer\u00e0 due e sullo stesso campo centrale, che \u00e8 gloria che trasuda da ogni filo d&#8217;erba, si aggiudicher\u00e0 pure il torneo olimpico demolendo, nella pi\u00f9 classica delle rivincite, proprio Federer. Le vittorie Slam, alla fine, saranno tre, grazie agli US Open nei quali &#8211; l&#8217;anno \u00e8 il 2012, lo spartiacque &#8211; spezzava l&#8217;incantesimo delle troppe finali perse, e due le medaglie d&#8217;oro alle Olimpiadi. Ci\u00f2, perch\u00e9 dopo Londra si regal\u00f2 pure il bis a Rio, primo tennista di sempre a fare doppietta consecutiva e su due superfici differenti. A certificarne la grandezza, ammesso ce ne fosse davvero bisogno, nel 2016 chiudeva la stagione in vetta al ranking mondiale: il ricciolino di Dunblane stava guardando il mondo dall&#8217;alto. L&#8217;acme della sua parabola.<\/p>\n<p>La sorte, immancabile, tornava a farsi avversa palesando s\u00e9 stessa sotto forma di un problema alle due anche che lo costringer\u00e0, con inaudito anticipo sulla tabella di marcia, ad infilarsi in corpo segmenti in titanio nel disperato tentativo di continuare a fare il tennista. Saranno quarantasei, alla fine, i tornei messi in bacheca, tra i quali \u00e8 d&#8217;obbligo ricordare anche la vittoria nelle Finals ATP, l&#8217;erede del Master newyorkese. Per chiudere il cerchio, non poteva mancare il trionfo nella Coppa Davis, ancora una volta per la gioia di una scalpitante nazione affamata di tennis vincente. Tutto questo tributo perch\u00e9 ieri, per l&#8217;ultima volta, Andy ha calcato i sacri prati di Church Road. Dopo aver rinunciato al singolare, i problemi fisici sono i soliti, ha deciso di congedarsi dai suoi tifosi disputando il torneo di doppio proprio a fianco del fratello. A vederlo per l&#8217;ultimo tango londinese c&#8217;erano davvero tutti, i campioni di oggi e quelli di ieri. Lo si potr\u00e0 ammirare ancora per qualche match, almeno fino all&#8217;estate, quando la racchetta di Murray sar\u00e0 appesa al chiodo definitivamente. Tutto deciso, questa volta a prova di ripensamenti. \u00c8 la vita e l&#8217;ordine precostituito delle cose, ma chi ama visceralmente questa disciplina ha il diritto di essere triste quando un giocatore capace di sublimare il nostro sport preferito si vede costretto a chinare il capo dinnanzi a Chronos e alle sue inviolabili leggi.<\/p>\n<p><strong>Dalla maledetta scuola di Dunblane alla cima del mondo, la storia di Andy Murray \u00e8 qualcosa che abbiamo avuto il privilegio di vivere da aficionados e che, come sempre accade in questi casi, ci ha reso persone miglior<\/strong>i. Non sempre i campioni dello sport hanno il dono dell&#8217;originalit\u00e0 e, anzi, \u00e8 pi\u00f9 facile vivano di personalit\u00e0 stereotipate per giunta verso il basso. Esternazioni preconfezionate, attitudine democristiana nel collocarsi nel mondo, mai una presa di posizione scomoda. Una noia mortale. Andy, di tutto ci\u00f2, \u00e8 notoriamente plastica antitesi nonch\u00e9 la tridimensionale dimostrazione che si possa essere uomini a trecentosessanta gradi anche dedicando anima e corpo ad un obiettivo tanto fagocitante come pu\u00f2 essere il professionismo dello sport. L&#8217;ennesimo motivo per il quale non finiremo mai di ringraziare Sir Andy, il sopravvissuto capace di riscrivere gerarchie apparse per troppo tempo inscalfibili. La garra di Scozia: cose da William Wallace.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I britannici, anche se lui si sente scozzese fino al midollo a costo di affrontare l&#8217;argomento a muso duro, lo aspettavano dal lontano 1936 quando Fred Parry, quello delle celebri polo, vinse per la terza e ultima volta il torneo di Wimbledon. 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