{"id":634391,"date":"2024-07-10T12:00:09","date_gmt":"2024-07-10T10:00:09","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=577085"},"modified":"2024-07-10T12:00:09","modified_gmt":"2024-07-10T10:00:09","slug":"che-meraviglia-la-paolini-a-wimbledon-renzo-furlan-non-ha-i-polli-ma-una-vera-campionessa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=634391","title":{"rendered":"Che meraviglia la Paolini a Wimbledon: Renzo (Furlan) non ha i polli, ma una vera campionessa"},"content":{"rendered":"<p><strong>Quando era chiamato a difendere i colori azzurri, i suoi tifosi erano soliti fare due cose. Seguirlo ovunque esponendo un lenzuolo gigante con la scritta &#8220;Cimetta \u00e8 qui&#8221;. Cimetta di Codogn\u00e8, Treviso, estremo nord della regione Veneto ad un amen dal Friuli. Casa sua, quella di Renzo Furlan.<\/strong> Anni Novanta, una vita fa. L&#8217;Italia del tennis non era nemmeno lontanamente parente dell&#8217;odierna fucina di risultati strabilianti ma non \u00e8 che se la passasse poi cos\u00ec male come, invece, sarebbe accaduto nella successiva decade. In tiv\u00f9 gli aficionados imparano a guardare lo sport del diavolo con gli occhi di Rino Tommasi, probabilmente il pi\u00f9 grande giornalista che si sia mai dedicato alla disciplina che fu di Bill Tilden, e di Gianni Clerici, il pi\u00f9 grande e basta. La coppia dei fuoriclasse del microfono \u00e8 responsabile di un fenomeno bizzarro ma assolutamente giustificato: sono pi\u00f9 le volte nelle quali a tenere francobollati gli spettatori sia la caleidiscopica telecronaca del duetto pi\u00f9 che l&#8217;evento stesso. La capacit\u00e0 di rendere accattivante un prodotto senza mai vendere tappeti, un giornalismo nuovo e un modo nuovo di raccontare lo sport.<\/p>\n<p>Tuttavia, quando le tonalit\u00e0 si fanno del colore del cielo e l&#8217;ambiente ingessato e bacchettone del tennis degli albori cede il passo alla torcida, la voce dei nostri pomeriggi incastonati tra gloria e delusione \u00e8 quella di Gianpiero Galeazzi, archetipo dell&#8217;italianit\u00e0 da osteria: pane, salame e tovaglia a quadri. Poca tecnica narrativa, qualche strafalcione, tantissimo cuore. La sua voce inconfondibile, rotta da un affanno respiratorio che nei momenti clou si fa altrettanto inconfondibile, porta nelle nostre case la magia della Coppa Davis, la pi\u00f9 calcistica delle espressioni tennistiche, dove si gioca per una nazionale anzich\u00e9 in proprio e il contesto \u00e8 sovente una bolgia dantesca. Il tennis nazionalpopolare che, se non lo sopravanza, l&#8217;audience del soccer riesce financo ad avvicinarlo. A met\u00e0 degli anni Novanta, il nostro miglior giocatore in quanto a risultati &#8211; perch\u00e9 se si tratta di soddisfazione del palato il gradino piu alto del podio \u00e8 sempre appannaggio di Paolino Can\u00e8 &#8211; \u00e8, appunto, Furlan che per centoventuno settimane consecutive pu\u00f2 vantare il ranking pi\u00f9 elevato tra gli azzurri. Renzo, con due vittorie nei tornei ATP e i quarti di finale raggiunti al Roland Garros, anno 1995, si arrampica fino alla posizione mondiale numero diciannove, quando a guardare tutti dall&#8217;alto sono gli americani della triade Sampras, Agassi e Courier in aggiunta ai vari Edberg, Becker, Kafelnikov e il resto di quella generazione splendida. Insomma, strappare la top 20 non \u00e8 all&#8217;epoca qualcosa di banale, anzi, ma a Furlan l&#8217;impresa riesce bene.<\/p>\n<p>Giocatore senza apparenti eccezionalit\u00e0 nei cromosomi, ma solo per i pi\u00f9 distratti, e depositario di un pregevole rovescio monomane che oggi si guarda con nostalgia, Renzo arriva con la garra, il suo talento pi\u00f9 grande, dove la tecnica non \u00e8 in grado di condurlo. Insieme alla testa, quella di un computer. Fisico normale, con il lavoro quotidiano, da giocatore tagliato quasi esclusivamente per la terra battuta per via di un gioco edificato sul dogma della regolarit\u00e0 senza fronzoli e concessioni allo spettacolo, ha finito per diventare un tennista completo, buono per tutte le stagioni. Anche quella sul cemento, superficie che lo ha visto mettere in riga personaggi poco raccomandabili da incontrare intramezzati da una rete, come Chang o come Wilander. Furlan \u00e8 la classe operaia che va in paradiso, sospinta e poi sorretta da un mix fatto di passione e abnegazione. Fulgido esempio per chi da madre natura non ottiene particolari favori.<\/p>\n<p><strong>Appesa la racchetta al chiodo nel 2004, Renzo dal tennis non si \u00e8 mai allontanato. Del resto, che con la sua tridimensionale intelligenza tennistica sarebbe diventato un allenatore preparato non stupisce, oggi come allor<\/strong>a. Dopo aver prestato servizio per la federazione di casa nostra e per quella serba, a testimonianza di un apprezzamento che abbatte i confini, Furlan ha preso per mano Jasmine Paolini e i risultati del sodalizio sono storia recente, anzi, recentissima. Una storia che racconta la parabola di una giocatrice forgiata a sua immagine e che, senza essere nata campionessa e con doti fisiche assolutamente nella media, aggiungendo al proprio bagaglio un pezzettino di competenza in pi\u00f9 ad ogni occasione \u00e8 diventata una delle giocatrici italiane pi\u00f9 forti di sempre. E pure del mondo, detto senza che nessuno abbia di che scandalizzarsi, considerato che da luned\u00ec prossimo Jasmine, male che andr\u00e0, vedr\u00e0 il suo nome associato alla posizione numero cinque del ranking. Numero cinque. <\/p>\n<p>Se qualcuno ha commesso l&#8217;errore di giudicare la sua finale nell&#8217;ultimo Roland Garros alla stregua di un colpo di fortuna, si spera possa non perseverare nella convinzione adesso che, grazie alla vittoria sulla Navarro, si appresta a disputare pure la semifinale a Wimbledon. Due Slam diversi, due superfici diverse, due risultati stratosferici, per una ragazza che, al pari del suo mentore, \u00e8 archetipo di coscienza tennistica e grinta che potrebbe scansare le montagne. Facile vincere i Championships se di cognome fai Graf o Navratilova, tanto per citarne due che sono fatte di cellule preziose come diamanti. Molto di meno per le Paolini del mondo, abituate a far di conto con la semplicit\u00e0 che, nella sua migliore accezione possibile, \u00e8 cifra stilistica, e quei gap con le avversarie ogni volta da ricucire. Nell&#8217;attesa del prossimo miracolo, l&#8217;esigenza di chi come noi ama visceralmente questo sport, \u00e8 quella di manifestare stima incondizionata nei riguardi della coppia che oggi pi\u00f9 ci rappresenta. <strong>Furlan e Paolini, l&#8217;arte di non porsi limiti rimanendo sempre con i piedi per terra. Anche a Wimbledon.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando era chiamato a difendere i colori azzurri, i suoi tifosi erano soliti fare due cose. Seguirlo ovunque esponendo un lenzuolo gigante con la scritta &#8220;Cimetta \u00e8 qui&#8221;. Cimetta di Codogn\u00e8, Treviso, estremo nord della regione Veneto ad un amen dal Friuli. Casa sua, quella di Renzo Furlan. Anni Novanta, una vita fa. 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