{"id":634564,"date":"2024-07-15T15:16:19","date_gmt":"2024-07-15T13:16:19","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=577705"},"modified":"2024-07-15T15:16:19","modified_gmt":"2024-07-15T13:16:19","slug":"wimbledon-la-ley-del-rey-carlitos-dura-lex-sed-lex","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=634564","title":{"rendered":"Wimbledon: la ley del rey Carlitos. Dura lex, sed lex"},"content":{"rendered":"<p><strong>Adesso ci diranno che, in fondo, Novak Djokovic ha trentasette anni e che tra Roland Garros e Wimbledon ha pure trovato il modo di farsi dare una sistemata al ginocchio. Che, per carit\u00e0, \u00e8 tutto vero, ma la sconfitta di ieri ha ribadito un&#8217;altra cosa<\/strong>. Se Carlitos Alcaraz non si fosse distratto, cosa che fa spesso, con tre match point a disposizione e due set di vantaggio, oggi racconteremo di una sconfitta ancora pi\u00f9 severa per il serbo che, prima della sopraggiunta ansia del murciano in dirittura d&#8217;arrivo, non \u00e8 mai riuscito a strappare il servizio al suo avversario, faticando come un dannato per tenere il proprio. Non c&#8217;\u00e8 stata partita, semplicemente perch\u00e9 tra Alcaraz e chiunque altro su questa Terra ci sono due categorie di differenza.<\/p>\n<p>Chi dice che, qualora ci fosse la controprova, il Djokovic migliore e pressoch\u00e9 invincibile del 2011distruggerebbe quello odierno, ha certamente ragione da vendere. Il problema, semmai, \u00e8 che a vent&#8217;anni e poco pi\u00f9, Alcaraz sa fare il triplo delle cose del Djokovic d\u2019annata. Siamo di fronte ad un giocatore potenzialmente capace di riscrivere le regole del gioco e che alla sua et\u00e0 ha incamerato \u2018solo\u2019 quattro Slam perch\u00e9, come detto, ha ancora la tendenza a divagare un po\u2019 troppo e perch\u00e9 la gestione della stagione non sempre \u00e8 risultata impeccabile da parte del suo team. L&#8217;anno passato, per esempio, la spia della riserva gli si \u00e8 accesa proprio dopo la vittoriosa campagna londinese, stesso posto e stesso epilogo, e non si \u00e8 pi\u00f9 spenta per tutto il resto del 2023, Us Open e Finals inclusi. Che ieri non ci sarebbe stata partita era, o meglio avrebbe dovuto esserlo, chiaro a tutti almeno dal giorno della semifinale, quando un Alcaraz con pipa e ciabatte faceva a fette l&#8217;ottimo Medvedev di queste due settimane. Il giustiziere di Sinner non aveva nemmeno disputato un brutto match ma dall&#8217;altra parte i giri del motore non si sono mai alzati pi\u00f9 di tanto, ci\u00f2 a testimoniare lo stato di assoluto controllo esibito da un Alcaraz che forse ha imparato pure a centellinare le energie e badare un po\u2019 di pi\u00f9 al sodo.<\/p>\n<p>Ieri, invece, gi\u00f9 il piede sull&#8217;acceleratore da subito e contesa in ghiaccio dopo un&#8217;ora di gioco. Del resto, alla compilazione dei tabelloni era risultato chiaro che il vincitore sarebbe uscito dalla parte alta, ingolfata dei migliori a scapito di una parte bassa presidiata da un fortunatissimo Djokovic, il cui percorso verso la finale a definirlo abbordabile si sbaglia per difetto. Considerato anche il giorno di riposo supplementare ottenuto prima della semifinale con Musetti, grazie al forfait di De Minaur appiedato da noie di schiena. Se della finale c&#8217;\u00e8 purtroppo poco da dire, e non sar\u00e0 l&#8217;ultima volta che gli spunti saranno ridotti al minimo sindacale, molto, invece, c&#8217;\u00e8 da dire su Carlitos che, alla stregua del Federer di inizio millennio, ha fatto irruzione sul pianeta tennis riaffermando un principio che sembrerebbe scontato ma nella disciplina del diavolo non lo \u00e8 affatto: il pi\u00f9 bravo \u00e8 anche il pi\u00f9 vincente. Perch\u00e9 non serve ribadire che giocare bene, financo meglio di tutti, non sia garanzia di nulla, figuriamoci della vittoria. Quando ci\u00f2 accade, significa che il tennis ha rimesso ogni tassello al suo posto.<\/p>\n<p>Computer a parte, che continua a premiare il nostro Sinner,<strong> lo scettro di numero uno spetta ad Alcaraz che, simpatie a parte, \u00e8 gi\u00e0 ascrivibile alla cerchia dei pi\u00f9 grandi all-time. Non ha l&#8217;eleganza del dioscuro svizzero, del resto chi ce l&#8217;ha, ma il suo ventaglio di soluzioni \u00e8 quantomeno dello stesso ordine di grandezza, forse anche superiore e non \u00e8 lesa maest\u00e0.<\/strong> Tecnicamente, non c&#8217;\u00e8 qualcosa di conosciuto che ne esplori una lacuna, la competenza \u00e8 accademica in ogni zona di campo e qualunque sia l&#8217;esigenza contingente. Gi\u00f9 il cappello, come le volte nelle quali un campione epocale piombi sulla scena spostando l&#8217;asticella del gioco un po\u2019 pi\u00f9 in alto di come l&#8217;avesse trovata prima. Sufficientemente in su da risultare intransitabile, eccetto che da lui. La domanda vera, semmai, \u00e8 legata alla voglia di sacrificio che un ragazzo di vent&#8217;anni potrebbe comprensibilmente non avere a lungo.<\/p>\n<p><strong>La speranza di ammorbidire almeno un po\u2019 la tirannia passa per la caparbiet\u00e0 di Sinner che, a pelle, sembra ragazzo che pi\u00f9 dedito di cos\u00ec alla disciplina non si possa essere<\/strong>. Due le ragioni. Una \u00e8 di natura statistica: Jannik spesso riesce a batterlo, sfruttando una predisposizione alla regolarit\u00e0 che si fa preferire in aggiunta agli ovvi meriti balistici che, indipendentemente dal rivale, sono da grande campione. La seconda, invece, \u00e8 pi\u00f9 legata al contorno. Se Carlitos pu\u00f2 esprimere un analogo livello dappertutto, ghiaia e ghiaccio inclusi, il cemento \u00e8 per Sinner la zona di maggiore comfort e, almeno in linea teorica, gli Us Open potrebbero offrirgli pi\u00f9 chance di contendere lo Slam allo spagnolo. Lo stesso ragionamento vale pure per Medvedev e, pertanto, a New York ci si potrebbe divertire maggiormente. Anche considerata la predisposizione di Alcaraz di cui sopra ad arrivare un po\u2019 spremuto alla fine dell&#8217;estate. Il pensionamento di Federer, come fu a suo tempo quello di Sampras, avrebbe potuto aprire una voragine nell\u2019ecosistema tennis in quanto a bellezza, in un periodo storico nel quale tutto sembra remare dalla parte opposta. Fortunatamente, nemmeno il tempo di metabolizzare il lutto sportivo, e l&#8217;esplosione di Alcaraz ha dato continuit\u00e0 alla parabola del talento senza che ci si potesse annoiare a lungo.<strong> Tennis da highlights, insomma, con il pregio di essere pure il lasciapassare per gli almanacchi. In altre parole, ancora una volta \u00e8 un privilegio esserci.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Adesso ci diranno che, in fondo, Novak Djokovic ha trentasette anni e che tra Roland Garros e Wimbledon ha pure trovato il modo di farsi dare una sistemata al ginocchio. Che, per carit\u00e0, \u00e8 tutto vero, ma la sconfitta di ieri ha ribadito un&#8217;altra cosa. 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