{"id":634667,"date":"2024-07-18T17:52:04","date_gmt":"2024-07-18T15:52:04","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=578025"},"modified":"2024-07-18T17:52:04","modified_gmt":"2024-07-18T15:52:04","slug":"fabio-casartelli-e-vivo-e-pedale-insieme-a-noi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=634667","title":{"rendered":"Fabio Casartelli \u00e8 vivo e pedala insieme a noi"},"content":{"rendered":"<p>In telecronaca, un uomo tutto d&#8217;un pezzo, ciclismo e competenza come il compianto Adriano De Zan non riesce a trattenere le lacrime. Sembra ieri, invece \u00e8 un maledetto pomeriggio di quasi trent&#8217;anni fa. 18 luglio, il caldo \u00e8 micidiale un po\u2019 ovunque ma se hai la necessit\u00e0 di tagliare in due i Midi-Pirenei in sella ad una bicicletta la sensazione rasenta l\u2019insopportabile. <\/p>\n<p>Ecosistema meraviglioso proprio perch\u00e9 a tratti inospitale, come se volesse ricordare all&#8217;uomo che a comandare \u00e8 sempre la natura, bench\u00e9 quest&#8217;ultimo si affanni per imporsi. Il nastro d\u2019asfalto da queste parti \u00e8 una linea collosa senza soluzione di continuit\u00e0, sale e scende, e per i corridori sta a significare che le ore di passione saranno tante, troppe per alcuni di loro. Niente di nuovo, non c&#8217;\u00e8 Tour de France senza la tappa pirenaica e non c&#8217;\u00e8 tappa pirenaica senza il sole che brucia la pelle e la polvere che sale nel respiro. L\u2019orografia, sinusoidale per genesi, detta un percorso che consta di una successione di scollinamenti il cui nome \u00e8 familiarit\u00e0. Insomma, la carovana gialla qui vi passa spesso, contribuendo a fare di questo spaccato di mondo un mito e viceversa.<\/p>\n<p>Sembra impossibile ma ci sono ciclisti che vivono nella spasmodica attesa di giornate come questa. Tipi strani, gente di cuore e fatica, sublimatori seriali della sofferenza quale lasciapassare per la gloria. Uno di questi \u00e8 pure transalpino, corre sulle strade di casa e i connazionali lo venerano. Richard Virenque \u00e8 due cose: scalatore di razza e sognatore. In salita fila come un treno e, nonostante Indurain sia essere mitologico e pure invincibile, spera sempre di arrivare un giorno a Parigi prima di tutti. Infatti, \u00e8 gi\u00e0 in fuga, nemmeno il tempo di partire e la sua sagoma fa gi\u00e0 da battistrada. L&#8217;altro, transalpino non \u00e8 ma i cugini, che notoriamente ci detestano per quella forma esagerata di campanilismo che li pervade, per Claudio Chiappucci detto il Diablo provano amore incondizionato. Perch\u00e9 ha un coraggio che sposta le montagne e, forse anche pi\u00f9 di Virenque, incarna il prototipo di cavaliere errante. Quello che le reiterate sconfitte fortificano e che alla sfortuna risponde sempre con la caparbiet\u00e0 che commuove. Manco a dirlo, anche Claudi\u00f3, con l&#8217;accento finale come piace ai francesi, di buon ora \u00e8 gi\u00e0 in fermento. La tappa, insomma, \u00e8 affare loro o, comunque, ci piace pensare sia cos\u00ec. Irrefrenabile romanticismo.<\/p>\n<p>La prima salita da affrontare \u00e8 il Portet d\u2019Aspet, inutile dirlo, un nome noto. La vetta non \u00e8 troppo alta, poco pi\u00f9 di mille metri sul livello degli oceani, ma la discesa \u00e8 quella che i tecnici definiscono tecnica. En passant, Richard e Claudio sono anche due discesisti formidabili e questa dimestichezza li avvicina ancor di pi\u00f9 al tifo del popolo del ciclismo. In discesa, per\u00f2, \u00e8 tutta una questione di istanti. Disegnare curve lungo una picchiata a cento all&#8217;ora governando ruote spesse un centimetro \u00e8, insieme, uno schiaffo agli assiomi della fisica classica e una prerogativa dei ciclisti professionisti. Che hanno bene in mente un concetto: qualcosa pu\u00f2 sempre andare storto. In pi\u00f9, se il casco ben allacciato in testa, oggi, \u00e8 una benedetta consuetudine, all&#8217;epoca era ancora sostituito dal classico cappellino con la visiera ridotta, retaggio culturale del ciclismo pionieristico degli albori. Portet d\u2019Aspet, quindi.<\/p>\n<p>A fare le traiettorie \u00e8 un carneade, tale Rezze, che prende lunga una frenata e senza il tempo di rendersi conto si ritrova gi\u00f9 nella scarpata con il femore in frantumi. Dietro di lui, tratti in inganno dal suo errore di valutazione, tre califfi del pedale come Perini, Museeuw e Breukink &#8211; il lupo del Gavia, per chi se lo ricorda &#8211; finiscono in terra ma senza particolari conseguenze. Va decisamente peggio a Baldinger a cui il capitombolo costa la frattura del bacino. <strong>Ad essere coinvolto, per\u00f2, \u00e8 anche Fabio Casartelli. Venticinque anni, campione olimpico in carica e speranza italiana in rampa di lancio.<\/strong> La caduta non \u00e8 di quelle teoricamente pi\u00f9 impressionanti ma a renderla la peggiore possibile \u00e8 la presenza di una pietra segnavia che delimita la carreggiata nelle strade di montagna. Fabio impatta in maniera brutale con il capo. Richard e Claudio, intanto, proseguono pancia a terra nel loro proposito bellicoso perch\u00e9, ancora, non \u00e8 dato sapere nulla. Anche se l\u2019espressione del dottor Porte, l&#8217;angelo custode dei corridori, \u00e8 foriera di presagi nefasti.<br \/>\nFabio, in fretta e furia viene caricato sull\u2019elisoccorso, ma gi\u00e0 in volo il suo cuore per tre volte smette di battere e per tre volte viene riportato alla vita dai sanitari che lo scortano. La corsa, malauguratamente ma solo solo col senno del poi, prosegue mentre Fabio, giunto in ospedale appeso a un filo, chiuder\u00e0 per sempre gli occhi da l\u00ec a poco. \u00c9 la voce rotta dall&#8217;emozione di De Zan ad annunciarlo agli aficionados in visione. <\/p>\n<p><strong>Il pi\u00f9 iconico narratore di ciclismo della nostra storia televisiva che, con riconosciuta sensibilit\u00e0, si scusa per non aver saputo trattenere le lacrime nel momento in cui, per la verit\u00e0, si piange un po\u2019 tutti. <\/strong>Voce indimenticabile, la sua, di un pomeriggio destinato all\u2019epica ciclistica e che ha finito per rivelarsi una delle pagine pi\u00f9 tristi delle nostre vite spese scalciando il pi\u00f9 forte possibile sulle pedivelle. Fabio aveva festeggiato solo poco tempo prima la nascita del primo figlio, Marco, che al pari di Annalisa, la moglie, non lo rivedranno pi\u00f9 a casa.<\/p>\n<p>Passare oggi, ventinove anni pi\u00f9 tardi, dal luogo dell&#8217;incidente significa imbattersi in una stele eretta a memoria dello sfortunato ragazzo di Albese e in una moltitudine di fiori adagiati da una successione inesausta di routard che da quel giorno non hanno mai smesso di far sentire a Fabio, ovunque esso sia, tutto l&#8217;affetto che c&#8217;\u00e8. Sebbene il ciclismo, con tutti i suoi attori, non sempre abbia dato di s\u00e9 la versione pi\u00f9 edificante, e talvolta ci siamo financo sentiti traditi, custodisce gelosamente una regola non scritta che significa appartenenza. <strong>Il ciclismo, infatti, non si dimentica mai di chi si \u00e8 speso anima e corpo per renderlo una disciplina meravigliosa. Mi raccomando, Fabio, continua a pedalare, perch\u00e9 se smetti tu smettiamo anche noi.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In telecronaca, un uomo tutto d&#8217;un pezzo, ciclismo e competenza come il compianto Adriano De Zan non riesce a trattenere le lacrime. 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