{"id":635030,"date":"2024-07-30T13:12:51","date_gmt":"2024-07-30T11:12:51","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=579511"},"modified":"2024-07-30T13:12:51","modified_gmt":"2024-07-30T11:12:51","slug":"lultimo-tango-parigino-questa-volta-e-di-rafa-nadal","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=635030","title":{"rendered":"L&#8217;ultimo tango parigino, questa volta, \u00e8 di Rafa Nadal"},"content":{"rendered":"<p><strong>Quando sul punteggio di 6-1 4-1 tutto a favore del suo avversario, Rafael Nadal con lo sguardo stralunato cercava conferme, peraltro senza trovarle, nello stadio che lo ha reso campione imperituro, abbiamo realizzato che un&#8217;avventura di sport e di vita che ci ha visto crescere fosse ormai finita.<\/strong> Il pi\u00f9 grande agonista del tennis contemporaneo, e di ogni epoca in quanto a competenza tennistica sulla terra battuta, senza pi\u00f9 neanche una goccia di benzina nel serbatoio. Spremuto, fino all&#8217;osso. E non \u00e8, purtroppo, una questione di contingenza e nemmeno di competitor, ma la brutale applicazione della legge di Chronos per la quale inesorabilmente c&#8217;\u00e8 un tempo per tutto.<\/p>\n<p>Nessuno sano di mente chiederebbe ad uno come Rafa di smettere di essere un agonista, che sarebbe un po\u2019 come chiedere a Mogol di non scrivere pi\u00f9 canzoni, perch\u00e9 nessuno al di fuori del diretto interessato ha il diritto morale di farlo, figuriamoci un tifoso. Tuttavia, nei fatti, Rafa ha cessato definitivamente di esserlo gi\u00e0 da diversi mesi, un periodo nel quale abbiamo finto, per rispetto, di credergli ciecamente quando lo si sentiva ripetere di poter essere ancora un fattore decisivo, magari proprio a Parigi, nella sua e nostra disciplina. Nonostante un fisico dilaniato da mille battaglie, una palla che non vuole pi\u00f9 saperne di sanguinare, come quando incentivata da bicipiti oversize metteva alle corde qualunque avversario, e le gambe infaticabili dei giorni belli ormai solo un ricordo.<\/p>\n<p>Mentire a s\u00e9 stessi per convincersi di poter essere ancora s\u00e9 stessi, la comprensibile prerogativa di tantissimi campioni dello sport. Quelli che, intagliato nei cromosomi, hanno il rifiuto ontologico della sconfitta e Nadal \u00e8 uno non ci starebbe a perdere nemmeno a rubamazzo la vigilia di Natale. E se, per esempio, ci sono stati Pete Sampras e Flavia Pennetta che hanno lasciato il tennis nel momento del trionfo, curiosamente entrambi a New York sollevando il titolo degli US Open, ci sono anche Roger Federer e, appunto, Rafa Nadal che per dire basta probabilmente hanno la necessit\u00e0 di attendere che sia il fisico a rifiutarsi categoricamente di andare oltre. Perch\u00e9 la testa, quella macchina da guerra concepita per rivaleggiare, proprio non ne vuole sapere di sentirsi arrivata al capolinea.<\/p>\n<p>Fatto sta che Novak Djokovic, che non lo ammetter\u00e0 mai per rispetto e perch\u00e9 fatto della stessa pasta, ad un passo dal traguardo e con la prospettiva di un cappotto ha tirato i remi in barca, consentendo al rivale di mille battaglie di dare al punteggio una dimensione almeno numericamente onorevole. Con il 6-4 finale, poco veritiero in quanto ai rapporti di forza in campo, che potrebbe essere l&#8217;ultimo parziale di una rivalit\u00e0 lunga due decenni e poco meno di cinquanta titoli Slam in due. La fine di un&#8217;epoca, perch\u00e9 cos\u00ec \u00e8 lo sport. Se a Djokovic, di recente finalista a Wimbledon a testimonianza di una condizione ancora superlativa anche se stoppato dal diavolo di Alcaraz, qualche cartuccia da sparare \u00e8 rimasta, sembra proprio che Nadal abbia davvero grattato il fondo del barile e solo una caparbiet\u00e0 che sposterebbe le montagne pare ancora spingerlo dagli spogliatoi al ground. Dove l&#8217;occhio \u00e8 sempre quello che abbiamo imparato a riconoscere ma le gambe arrivano sempre un istante troppo tardi sulla pallina, nonostante la garra, che \u00e8 indelebile cifra stilistica, gli faccia dimenticare fatiche non pi\u00f9 smaltibili e dolori random disseminati un po\u2019 dappertutto.<\/p>\n<p>Soprattutto, di patetico in tutto ci\u00f2 non c&#8217;\u00e8 un nulla, come solo i peggiori addetti ai lavori riescono a pensare. Si chiama amore per lo sport e un guerriero, si sa, combatte finch\u00e9 ce n&#8217;\u00e8. Rafa Nadal, quindi, \u00e8 una storia che merita di essere tramandata. Quella di un ragazzino animato da una determinazione feroce, forse mai vista prima sul campo da tennis, che si immagina, riuscendoci, di porre un freno alla parabola apparentemente invincibile della sua nemesi, Federer, al suo acme o quasi. Dualismo che \u00e8 leggenda, il Coppi e Bartoli del tennis. Da una parte la perfezione stilistica di un uomo che ha coniugato la bellezza abbacinante della sua idea di fare del tennis una galleria d&#8217;arte e la capacit\u00e0 di essere al contempo dominante; dall\u2019altra la sublimazione del lavoro, il pensiero granitico di poter neutralizzare l\u2019evidente mismatch di talento con armi alternative ma altrettanto epocali, umilt\u00e0 tangibile che si taglia a fette. Da una parte quello cos\u00ec elegante nella gestualit\u00e0 al punto che la fatica sembra essersi scordata di lui; dall&#8217;altra quello muscoloso ed energico che, senza troppo badare ai fronzoli e con una mimica che somiglia pi\u00f9 a quella di un cowboy che maneggia il lazo, che ci ricorda quanto la concretezza nello sport sia sempre una virt\u00f9 vincente.<\/p>\n<p>In altre parole, il Fedal, uno contro uno che ha proiettato il tennis in una dimensione planetaria, quasi calcistica. E se l&#8217;ultimo set della carriera del basilese \u00e8 stato il beffardo 6-0 rimediato da Hurkacz che lo ha estromesso dal suo ballo conclusivo a Wimbledon, il suo giardino di casa, ormai qualche stagione fa, per ironia della sorte quello di ieri in Bois se Boulogne potrebbe essere l&#8217;ultimo disputato dal maiorchino, ovviamente nel suo giardino di casa. Un cerchio che si chiude intorno ad una pagina di tennis che dimenticare sar\u00e0 davvero difficile. Certo, il torneo olimpico di Parigi, per Rafa, non \u00e8 finito. <strong>Il sogno, infatti, \u00e8 che in coppia con Carlitos Alcaraz, uno spedito dagli d\u00e9i sul pianeta Terra per dare continuit\u00e0 alla bellezza dei suoi predecessori, possa fare altra strada nel tabellone del doppio<\/strong>. Disciplina che, non solo fa storia a s\u00e9, ma che Nadal, contrariamente al folle sentore comune, a questo punto della carriera pratica assai bene, sempre a proposito di capacit\u00e0 di adattamento e miglioramento perpetuo.<\/p>\n<p>E chiss\u00e0 che, all&#8217;atto di ricevere l&#8217;oro olimpico, non gli venga la voglia di congedarsi dai suoi milioni di tifosi osservando per l&#8217;ultima volta l&#8217;universo tennis dall&#8217;alto. Italiani permettendo, sarebbe questo l&#8217;epilogo parigino che ci piacerebbe raccontare. Prima della passerella finale, presumibilmente in quella Laver Cup dove \u00e8 destino che si debba sempre piangere per un campione che appende la racchetta al chiodo. Rafacito non far\u00e0 ovviamente eccezione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando sul punteggio di 6-1 4-1 tutto a favore del suo avversario, Rafael Nadal con lo sguardo stralunato cercava conferme, peraltro senza trovarle, nello stadio che lo ha reso campione imperituro, abbiamo realizzato che un&#8217;avventura di sport e di vita che ci ha visto crescere fosse ormai finita. 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