{"id":636886,"date":"2024-09-29T11:25:05","date_gmt":"2024-09-29T09:25:05","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=586734"},"modified":"2024-09-29T11:25:05","modified_gmt":"2024-09-29T09:25:05","slug":"ciclismo-e-lora-del-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=636886","title":{"rendered":"Ciclismo, \u00e8 l&#8217;ora del Mondiale!"},"content":{"rendered":"<p><strong>Domenica del Mondiale, finalmente ci siamo. Si corre a Zurigo e l&#8217;orografia \u00e8, appunto, tipicamente svizzera. Corsa per grimpeur, quindi, o per chi, comunque, alla salita \u00e8 capace di dare del tu.<\/strong> Perch\u00e9 sono 4000 i metri di dislivello da digerire e perch\u00e9, spesso, le pendenze scavallano la doppia cifra. Il percorso sulla carta \u00e8 di quelli che promettono epica ciclistica, il chilometraggio d&#8217;altri tempi &#8211; 272 km &#8211; porta con s\u00e9 il ricordo di imprese in bianco e nero. Tuttavia, il rischio per lo spettacolo c&#8217;\u00e8. Su queste strade cos\u00ec esigenti, infatti, il cannibale Pogacar pu\u00f2 fare corsa a parte e, come accade assai di frequente, con gli avversari che finiscono per impostare strategie da secondo posto. A califfi del pedale come van der Poel, Evenepoel, Roglic e il padrone di casa Hirschi, il compito di regalarci una battaglia scongiurando il monologo.<\/p>\n<p>Tornando al percorso movimentato, per usare un eufemismo, che prevede un circuito finale piuttosto lungo e che smette di alternare pendenze ostili solo a sei chilometri dal traguardo, il ricordo, per chi c&#8217;era, va dritto al 1995 quando l\u2019iride lo si \u00e8 assegnato a Duitama in Colombia. La Colombia, terra di scalatori tascabili e alture che si issano ad un passo dal cielo, ha regalato uno dei Mondiali pi\u00f9 duri e avvincenti di sempre e l&#8217;auspicio \u00e8 che oggi possa ripetersi qualcosa di paragonabile. Pi\u00f9 che una corsa in linea, pareva essere un tappone di quelli che nei grandi giri decidono le sorti della classifica, tanta la quantit\u00e0 di salita che i corridori hanno dovuto spianare. In pi\u00f9, il meteo era beffardamente quello delle peggiori occasioni: acqua a catinelle e nebbia che si appiccica alle ossa. Roba che solo ad attaccare il numero sulla schiena fa di un uomo un eroe. Un dato spiega meglio di mille parole. Al traguardo, quel giorno, giungono solamente venti corridori, probabilmente un record, oltre che una mattanza.<\/p>\n<p>A met\u00e0 degli anni Novanta il ciclismo verte su dualismi indimenticabili e a Duitama quel che tutti si aspettano \u00e8 lo scontro frontale tra Miguel Indurain, l&#8217;uomo dei tanti Tour de France, e Marco Pantani, l&#8217;incarnazione della salita. Senza dimenticare Chiappucci, il Don Chisciotte del pedale, che quell&#8217;evento lo ha preparato alla morte. Al Tour, ovviamente vinto dal navarro, lo scontro aveva visto il Pirata aggiudicarsi due tappe di cui quella iconica con arrivo sull&#8217;Alpe d\u2019Huez. A Parigi, Indurain arriv\u00f2 in giallo mentre Pantani in bianco, quale miglior giovane. Tutto faceva pensare che in Colombia se le sarebbero date di santa ragione. <\/p>\n<p>La corazzata spagnola pu\u00f2 contare su gregari di extralusso al servizio del capitano. Il selvaggio e compianto Jimenez, uno che sulle rampe pi\u00f9 arcigne \u00e8 imprendibile, Escartin, il diesel, e Olano, il quasi-Indurain. L&#8217;Italia non \u00e8 certo da meno perch\u00e9, oltre a Pantani, schiera campioni come Bugno, Chiappucci, Gotti e Casagrande. Elenco, il nostro, che a pensare alla situazione odierna mette una certa tristezza. Il circuito ha due peculiarit\u00e0: si pedala sempre oltre i 2400 metri di quota e in cima ad El Cogollo l&#8217;ossigeno \u00e8 merce rara.<\/p>\n<p>Al penultimo passaggio, Pantani rompe gli indugi, producendosi in una sparata che \u00e8 marchio di fabbrica. Mani basse sul manubrio, andatura \u2018en danseuse\u2019, come la chiamano i francesi, occhi spiritati. Marco fa il vuoto ma alle sue spalle si organizza la Spagna e, ci\u00f2 che \u00e8 peggio, gli italiani saltano tutti per aria. Il lavoro di squadra degli iberici consente ad Indurain di rintuzzare lo svantaggio col risultato che in vetta Marco \u00e8 senza compagni ed accerchiato da casacche giallo-rosse. In discesa, una foratura attarda Indurain ma il lavoro del delfino Olano consente alla Spagna di affrontare il tratto di strada che separa i corridori dall&#8217;ultimo passaggio su El Cogollo con una certa serenit\u00e0 numerica. Qui, per\u00f2, l\u2019imponderabile.<\/p>\n<p>Miguelon, in testa al gruppetto, si impegna in una progressione feroce che porta al limite della sopportazione umana i compagni di fuga, al termine della quale l\u2019Olano che non t\u2019aspetti va a contrattaccare in contropiede, con Marco intento a gestire lo sforzo profuso per restare francobollato al treno spagnolo. Olano, basco e non per nulla, ha ora davanti a s\u00e9 venti chilometri e l\u2019ultima asperit\u00e0 da affrontare in beata solitudine. Con quanto gi\u00e0 speso, ha l&#8217;aria dell&#8217;impresa impossibile. Dietro di lui, Indurain per ovvie ragioni lascia che sia Pantani a dannarsi nella rincorsa con la sua sagoma gigante che diventa l\u2019ombra dello scricciolo romagnolo, magie della fisica. Marco, le prova davvero tutte ma, alla sua ruota, il navarro d&#8217;acciaio non cede un millimetro con Olano che pi\u00f9 passano i chilometri e pi\u00f9 sembra rinvigorirsi. Il quasi-Indurain che getta via la scomoda etichetta. <\/p>\n<p><strong>Un Mondiale meraviglioso non pu\u00f2 che riservare l&#8217;ennesima sorpresa. Superato lo striscione dell&#8217;ultimo chilometro, la flamme rouge che \u00e8 spartiacque per la gloria, ad Olano si buca la ruota posteriore e, per lui, fermarsi significherebbe sconfitta certa. La sua bicicletta pare imbizzarrita, sbanda ad ogni pedalata, in un incedere che \u00e8 quanto di meno stabile esista al mondo<\/strong>. Olano, che quel successo se lo merita tutto, come un esperto marinaio nella tempesta conduce in porto l\u2019immane fatica, nonostante Pantani e un redivivo Gianetti &#8211; ricorsi storici, oggi team principal della UAE, la squadra di Pogacar, non si danno per vinti fino alla fine. Nella volata per l&#8217;argento a prevalere \u00e8 il navarro per una doppietta spagnola storica, con Pantani di bronzo.<\/p>\n<p>Morale. Duitama, in tal senso, \u00e8 un auspicio. <strong>Come teorizzava spesso Emiliano Mondonico, allenatore operaio e condottiero calcistico di ineguagliabile garra, nello sport non sempre a vincere \u00e8 il pi\u00f9 forte ma chi ne ha pi\u00f9 voglia.<\/strong> L&#8217;Italia, forse mai cos\u00ec debole nella sua storia, e il resto delle compagini che non siano quella slovena, pertanto, hanno il dovere di provare ad essere un po\u2019 Olano. Quel campione che con sagacia, gambe e cuore \u00e8 riuscito a mettere nel sacco gli d\u00e8i della disciplina. E chiss\u00e0 che per Pogacar il futuro non sia davvero gi\u00e0 scritto.<\/p>\n<p>Buon Mondiale a tutti!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Domenica del Mondiale, finalmente ci siamo. Si corre a Zurigo e l&#8217;orografia \u00e8, appunto, tipicamente svizzera. Corsa per grimpeur, quindi, o per chi, comunque, alla salita \u00e8 capace di dare del tu. 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