{"id":637334,"date":"2024-10-11T22:00:42","date_gmt":"2024-10-11T20:00:42","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=588578"},"modified":"2024-10-11T22:00:42","modified_gmt":"2024-10-11T20:00:42","slug":"omaggio-a-rafa-nadal-il-gladiatore-di-manacor-che-ha-deposto-spada-e-racchetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=637334","title":{"rendered":"Omaggio a Rafa Nadal, il gladiatore di Manacor che ha deposto spada (e racchetta)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Ieri  Rafa Nadal ha annunciato il suo imminente ritiro. La Coppa Davis da disputare a stretto giro nella sua Spagna a Malaga sar\u00e0, pertanto, l\u2019ultima fatica da tennista professionista del Gladiatore di Manacor. Hai voglia a dire che, anche considerato tutto il suo contesto ormai compromesso, ce lo si aspettasse da un momento all&#8217;altro, quando succedono certe cose non si \u00e8 mai pronti abbastanza<\/strong>. E se gli accadimenti importanti nella vita sono altri per fare di un pensionamento una tragedia &#8211; ma che scoperta &#8211; \u00e8 altrettanto vero che, per chi si nutre di sport e non si vergogna quando gli scappa una lacrima per una vittoria o per una sconfitta, i campioni finiscono sempre per essere amici di famiglia, una irrinunciabile abitudine, la clessidra che scandisce i tempi. Un pezzetto di noi, con il ritiro che, pertanto, assurge ad un piccolo lutto. <\/p>\n<p>Sembra ieri ma sono vent&#8217;anni che le vicissitudini sportive di Nadal accompagnano la nostra quotidianit\u00e0. Lui, all&#8217;epoca, era un ragazzino predestinato con i bicipiti d&#8217;acciaio e la chioma folta; noi, invece, ragazzini e basta. Lui, con sacrifici immani e rinunce che in troppi si ostinano a non vedere s&#8217;\u00e8 fatto campione epocale e noi, crescendo con fortune alterne, abbiamo avuto il privilegio di poterlo ammirare, immaginandolo eterno senza fare i conti con Chronos. Abbiamo fatto la sua conoscenza all&#8217;inizio del nuovo millennio in piena monarchia federeriana &#8211; anche se, a dirla tutta, il suo nome campeggiava da almeno un lustro sui taccuini degli aficionados &#8211; e da quel momento sono state diverse le certezze solo apparentemente immutabili che, nell&#8217;universo tennis, hanno finito per essere riscritte. Rafa, infatti, \u00e8 uno di quelli che, se proprio la secolare disciplina non l\u2019ha inventata, quantomeno l\u2019ha spinta a transitare su orbite mai esplorate prima. Due, in colpevole sintesi giornalistica, gli aspetti caratterizzanti della sua carriera.<\/p>\n<p>Il primo. Intanto, nessuno ha mai incarnato quanto lui il dogma del rifiuto della sconfitta. Nadal non accetta di perdere nemmeno a rubamazzo con suo figlio, figuriamoci a tennis contro uno che teoricamente fa il suo stesso mestiere. Vittoria o morte, infatti \u00e8 qui malconcio nelle articolazioni ma vivo, vegeto e con l&#8217;occhio del killer dei giorni belli. La sua capacit\u00e0 di restare ancorato al match, qualunque cosa accadesse al di l\u00e0 della rete, \u00e8 abbacinante cifra stilistica di un campione che pu\u00f2 vantare di non aver mai sbagliato una scelta sul playground dall&#8217;et\u00e0 di otto anni. Un&#8217;enciclopedia.<\/p>\n<p>Il secondo. Nadal \u00e8 la dimostrazione empirica che diventa speranza. Nemmeno il pi\u00f9 grande talento tennistico di questo o di eventuali altri mondi, Roger Federer, ha potuto far valere nei suoi riguardi una supremazia tecnica evidente e stilistica annichilente. Macch\u00e9. In tal senso, Nadal ha vestito i panni della kryptonite di Superman, demolendo un pezzetto alla volta le certezze di un rivale, strabiliante ma reso di cristallo, che, se in sua assenza era considerato inavvicinabile, ha spinto spesso e volentieri al dramma. Quello del pianto di Melbourne nel 2009, per esempio, scalpo che fece seguito all\u2019ancor pi\u00f9 clamoroso sacco di Londra dell&#8217;estate precedente, quando ad essere violato fu l\u2019erboso e sacro giardino di Wimbledon. Bienno, questo, che ne rappresenta l&#8217;Everest, l&#8217;acme.<\/p>\n<p>Il mondo del tennis, quindi, aveva chiara in mente una cosa che, sebbene mutuata dal soccer, era fottutamente vera. Sono i ricami a vendere i biglietti, ed \u00e8 anche comprensibile sia cos\u00ec, ma \u00e8 la concretezza che, poi, solleva i trofei. Rafa, in quei giorni da semi-dio, continuava a non essere il pi\u00f9 bravo, aspetto che si immagina non lo abbia mai sfiorato pi\u00f9 di tanto, bens\u00ec il pi\u00f9 forte al mondo. Cos\u00ec umile e formichina da aggiungere, ad ogni off-season, sempre qualcosa di inedito al proprio gioco; l&#8217;attitudine vincente che ha trasformato negli anni un giocatore dominante, perch\u00e9 ancorato non le unghie a poche ma granitiche certezze, in uno assai pi\u00f9 completo di quanto in molti, addetti ai lavori inclusi, abbiano mai realizzato. Confondendo sciaguratamente quel che fa il corpo e la relativa gestualit\u00e0, nel suo caso rivedibile in quanto ad eleganza, con ci\u00f2 che, invece, compie la pallina una volta lasciate alle spalle le corde. E se, ancora nel 2024, in molti hanno fissa in testa l&#8217;idea del Nadal-pallettaro-arrotino, il diretto interessato, noncurante della tediosa miopia, ha saputo progredire in ogni settore del gioco. <strong>Cos\u00ec, al terrificante dritto mancino che \u00e8 patrimonio dell\u2019UNESCO alla voce tempesta, nonch\u00e9 generosa concessione di madre natura, Rafa ha edificato intorno miglioramenti copernicani<\/strong>. E se con il cross di rovescio ci ha vinto almeno un&#8217;edizione di Wimbledon meravigliosa nel suo epilogo, dopo che da ragazzino quel colpo non lo giocasse praticamente mai, la sua competenza di volo ha scalato le classifiche di specialit\u00e0 fino a issarsi nei pressi della seconda piazza, dietro solo alla nemesi svizzera. Del resto, qualcuno si ricorda di aver mai visto Nadal sbagliare una vol\u00e9e negli ultimi tre lustri? E si potrebbe dire la stessa cosa anche per il servizio o per lo slice, cos\u00ec cos\u00ec agli albori dell\u2019epopea, che hanno finito per diventare fattori decisivi del suo gioco.<\/p>\n<p>Rientra tutto in quel saper sbattere il \u2018no\u2019 in faccia alla sconfitta di cui sopra, senza paura di doversi rimboccare le maniche ogni volta per tenere a bada insidie sempre diverse. Pare noioso in questa sede ricordare i suoi numeri eccezionali, magari quelli in Bois de Boulogne teatro di quattordici trofei dei Moschettieri, o quelli pi\u00f9 generali. Ventidue Slam in trenta finali, per esempio, o gli anni da numero uno del ranking. Ce li stanno sciorinando in tanti pi\u00f9 bravi di noi a far di conto. Molto pi\u00f9 interessante \u00e8 sottolineare un altro merito, quello di aver condiviso con Federer, sempre lui quale tassello imprescindibile, una delle rivalit\u00e0 sportive pi\u00f9 iconiche di sempre, il Fedal. Nome che \u00e8 spartiacque ed ora anche definitiva nostalgia. Divisivo al punto da ingenerare fazioni di tifosi feroci. Nadal contro Federer, allora, \u00e8 Larry Bird contro Magic Johnson, Coppi contro Bartali, Senna contro Prost, Girardelli contro Zurbriggen. Parte della storia di quei dualismi che calcistizzano una disciplina, proiettando il confronto tecnico e stilistico in una dimensione planetaria. <\/p>\n<p><strong>Il dritto colpito a mo\u2019 di lazo durante il rodeo, pi\u00f9 riconoscibile che ortodosso, il top spin da cinquemila giri al minuto che fa schizzare i rimbalzi in cielo, la routine maniacale di preparazione al servizio, i tic nervosi, le bottigliette d&#8217;acqua impilate con cura euclidea al cambio di campo e, poi, quella riga bianca da non calpestare mai, i \u2018vamos\u2019 a squarciare la quiete tennistica dei ground e quella sensazione di infaticabilit\u00e0 emanata poro per poro<\/strong>, hanno finito per essere anche la nostra rassicurante normalit\u00e0. Quella di un tennista che, innestata la velocit\u00e0 di crociera, l\u2019ha mantenuta per anni senza mai cedere di un millimetro. E poco importa che Federer sia stato pi\u00f9 bello o Djokovic pi\u00f9 vincente. Rafa lascia il tennis giocato con le stesse medaglie al petto dei compagni di avventura di una irripetibile, o quasi, golden age. Quella, appunto, del triumvirato, ma anche di Murray, di Wawrinka, di del Porto. Di un tennis che mandava in archivio le stagioni di modesto appeal appena vissute. <\/p>\n<p>\u201cFai il lavoro che ami e non lavorerai mai un giorno nella tua vita\u201d, diceva Confucio. Passione ancestrale. Il motivo per cui Rafa Nadal ha sempre lavorato come un dannato senza accorgersi di farlo, che l\u2019ha sostenuto fino all&#8217;ultima goccia di energia nel serbatoio. Nadal lo si \u00e8 amato proprio per questo, questione di pedagogia. Il suo insegnamento, che trascende l&#8217;importanza di un set vinto o di un dritto imprendibile, \u00e8 compendiato a dovere in una massima vergata da Rino Tommasi. Una partita &#8211; lo ripeteva spesso il Maestro &#8211; finisce soltanto quando l&#8217;ultima pallina fa il secondo rimbalzo. Rafa, quella pallina, l\u2019ha sempre raggiunta in tempo utile per darsi una nuova chance, poi un&#8217;altra, poi un&#8217;altra ancora. Che, a guardarlo competere animato da una dedizione inesausta, veniva davvero voglia di provare a fare lo stesso nella vita. <\/p>\n<p>Grazie di tutto, diavolo di un Rafacito, e buona pensione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ieri Rafa Nadal ha annunciato il suo imminente ritiro. La Coppa Davis da disputare a stretto giro nella sua Spagna a Malaga sar\u00e0, pertanto, l\u2019ultima fatica da tennista professionista del Gladiatore di Manacor. 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