{"id":638505,"date":"2024-11-15T12:27:53","date_gmt":"2024-11-15T11:27:53","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=593464"},"modified":"2024-11-15T12:27:53","modified_gmt":"2024-11-15T11:27:53","slug":"metti-una-sera-al-master-di-torino-con-sinner-che-si-beve-medvedev-come-una-vodka","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=638505","title":{"rendered":"Metti una sera al Master di Torino, con Sinner che si beve Medvedev (come una vodka..)"},"content":{"rendered":"<p><strong>Sulla carta \u00e8 l&#8217;evento clou della stagione tennistica. I primi otto giocatori al mondo, i pi\u00f9 bravi negli ultimi dodici mesi secondo il parere insindacabile del computer, che si scontrano tra di loro con in palio il titolo di maestro. Masters, appunto, il nome storico e pure nostalgico di quelle che oggi si chiamano ATP Finals e si disputano in Italia per il quarto anno di fila. A Torino, nella cornice dell&#8217;Inalpi Arena con vista sullo stadio Grande Torino, storica casa calcistica granata.<\/strong> Epica chiama epica. Eppure la manifestazione, da sempre uguale a s\u00e9 stessa nella formula, continua a non convincere fino in fondo. Perplessit\u00e0 che serate come quella di ieri fanno tornare prepotentemente a galla.<\/p>\n<p>Il Masters, perch\u00e9 noi che abbiamo pi\u00f9 di una quarantina di primavere alle spalle fatichiamo ad aggiornare il nome alla denominazione corrente, ha una peculiarit\u00e0 unica: pu\u00f2 essere vinto da un giocatore che ha perso uno o, in casi eccezionali ma possibili, anche due match. Il contrario del principio cardine del tennis che sposa per genesi la regola del &#8216;chi perde va a casa&#8217;. Non qui. Di pi\u00f9, perch\u00e9 pu\u00f2 pure essere che due giocatori si affrontino sia nel round robin che, successivamente, in finale e possa laurearsi campione quello che \u00e8 uscito sconfitto dalla partita nel girone. Se vogliamo, non \u00e8 nemmeno questo il problema pi\u00f9 spinoso.<\/p>\n<p>La sessione serale appena archiviata prevedeva l&#8217;incontro, che ormai \u00e8 un classico, tra il numero uno al mondo Sinner e il russo Medvedev, oggi &#8216;solo&#8217; numero quattro del ranking per via di un periodo di appanamento piuttosto duraturo ma che resta giocatore formidabile, purch\u00e9 abbia voglia di spendere del sudore e non \u00e8 affatto scontato. Daniil, nella partita di esordio, perdeva malamente con Fritz e, pertanto, il suo destino qui a Torino aveva smesso di essere nelle solo sue mani. Anche dopo aver battuto De Minaur nel secondo match, perch\u00e9 a poche ore dallo scontro decisivo con l&#8217;italiano a fare lo stesso era stato l&#8217;americano, con il risultato che per qualificarsi alla semifinale Medvedev avrebbe dovuto non solo vincere ma farlo senza concedere un set.<\/p>\n<p>Per tornare alle perplessit\u00e0 della formula, e per quanto appena detto, il match tra Sinner e Medvedev \u00e8 durato un lampo, il tempo impiegato da Jannik per strappare il servizio all&#8217;avversario, cio\u00e8 una manciata di game, incanalando dalla sua parte le sorti del primo parziale, poi chiuso qualche minuto pi\u00f9 tardi. Una ventina di minuti e fine dei giochi. Con uno o due set ancora da giocare, il match si \u00e8 fatto esibizione. Di lusso ma esibizione, proprio perch\u00e9 ormai ininfluente per il proseguo del torneo. Dispiace perch\u00e9, qualora messi nelle condizioni, sono due campioni in grado di regalere un tennis di qualit\u00e0 decisamente superiore rispetto a quanto esibito ieri. Tuttavia, ci si pu\u00f2 benissimo mettere nei panni di entrambi che, seppur professionisti, vivono anch&#8217;essi di motivazioni. <\/p>\n<p>La storia della manifestazione \u00e8 ricca di situazioni similari. Come \u00e8 ricca di partite perse volontariamente senza combattere ma, in quel caso, per evitare in semifinale l&#8217;incrocio con un avversario meno gradito, avendo gi\u00e0 superato matematicamente il girone all&#8217;italiana. Emblematico fu il caso di Lendl di una vita fa, ma se ne contano a decine, quando, pur di non incrociare la racchetta di Borg, il cecoslovacco perse senza opporre resistenza contro Connors che in tutta risposta lo etichett\u00f2 come &#8220;chicken&#8221; in mondovisione. Pollo. Per la cronaca, e pure per un minimo di giustizia divina, Lendl avrebbe poi perso la finalissima, proprio contro lo svedese inutilmente scansato il giorno precedente.<br \/>\nIl resto, per\u00f2, \u00e8 sempre un grande spettacolo con Torino brava a non far rimpiangere le organizzazioni precedenti. All&#8217;ingresso dell&#8217;area dedicata all&#8217;evento, una gigantografia porta con s\u00e9 la miglior definizione possibile: &#8216;Where Champions become Champions&#8221;. Le Finals, questa volta proprio grazie alla rivedibile formula, non possono essere vinte che da un campione. Perch\u00e9, senza fare troppo gli schizzinosi, non c&#8217;\u00e8 modo diverso per definire uno dei migliori otto interpreti della disciplina sul pianeta Terra. Lapalissiano, i campioni non sono tutti uguali e, per esempio, un Ruud non potr\u00e0 mai valere un Alcaraz, ma il pregio \u00e8, appunto, quello di mettere al via il meglio che offre il panorama mondiale. <\/p>\n<p>Dell&#8217;atmosfera da gesti bianchi degli albori, in campo e sugli spalti, non \u00e8 sopravvissuto un granch\u00e9. Non lo si scopre certo oggi, \u00e8 non si tratta nemmeno di essere quelli che ad ogni costo &#8216;si stava meglio prima&#8217;, ma il dj set servito al massimo volume ad ogni cambio di campo dal vivo fa un certo effetto. La domanda, semmai, \u00e8 cosa ne pensino dello show collaterale i giocatori, che in quei pochi secondi di pausa tra un game e l&#8217;altro dovrebbero mantenere alta la concentrazione e, se necessario, riordinare le idee. Con i Seven Nation Army a palla, immaginiamo possa essere difficile per un tennista isolarsi dal contesto, ma \u00e8 ci\u00f2 che accade ora. In compenso, il clima da party piace alla gente che, non \u00e8 un mistero, pare sempre divertirsi. <\/p>\n<p>Con Sinner in campo, inoltre, il clima \u00e8 quello da Coppa Davis, dunque chiassoso. I cori quasi calcistici che il pubblico gli dedica rimandano ai pomeriggi da torcida degli anni &#8217;90; quelli dell&#8217;Italtennis operaia e ruspante a caccia del sogno Davis, degli spalti infuocati di Macei\u00f3, del gladiatore Gaudenzi pilotato dal mito Panatta e del compianto Galeazzi al microfono. Insomma, fatte le debite proporzioni, la sensazione percepita i tribuna \u00e8 quella. Sinner che, en passant, vola in semifinale senza manco aver perso un set in tre match e menomale che avrebbe potuto faticare parecchio a causa di un malanno che l&#8217;ha colpito alla vigilia. Francamente, con Alcaraz moribondo come sempre gli succede da luglio in poi, non si vede come possa non vincere il torneo. Ma, si sa, i pronostici li sbaglia soltanto chi li fa.<br \/>\nChiosa finale di carattere pi\u00f9 generale. Una cosa \u00e8 il tennis visto dalla tiv\u00f9, un&#8217;altra lo \u00e8 visto da bordo campo, dove le difficolt\u00e0 dello sport del diavolo emergono alla potenza enne. Se il video tende a smorzarla, \u00e8 dal vivo che si percepisce fino in fondo la velocit\u00e0, ai limiti dell&#8217;umano, che caratterizza sia il moto della pallina che degli spostamenti dei giocatori, i cui tempi di reazione occhio-braccio sono infinitesimi e si fatica a comprendere come ci\u00f2 sia possibile. Sinner, ma pure il suo rivale, risponde con disinvoltura a bordate di servizio che oltrepassano la soglia dei duecento chilometri orari con inesausta continuit\u00e0 di rendimento. Insomma, fare un ace, oggi, \u00e8 quasi un capolavoro e non solo per via di campi allentati e palline pure. I giocatori sono fulmini da cartoon giapponese. <\/p>\n<p><strong>E se le partite regalano pathos e agone, a lasciare esterrefatti &#8211; paradossale, ma fino ad un certo punto &#8211; sono i pochi scampoli di palleggio di riscaldamento, quando i giocatori chiedono a loro stessi la massima perfezione e pulizia del gesto tecnico e tutto sembra di una semplicit\u00e0 disarmante.<\/strong> Manuali di tecnica tennistica ed eleganza  in carne ed ossa, pi\u00f9 danza classica che rincorsa bruta alla pallina. Tutti, nessuno escluso. Poi, per ovvie ragioni, con in ballo il quindici da conquistare la funzionalit\u00e0 prende il sopravvento, ma \u00e8 in quei pochi minuti che i campioni di tale risma ci ricordano perch\u00e9 noi, comuni mortali, ci siamo fermati in terza categoria sentendoci dei fenomeni, peraltro. Abbacinante bellezza per chi vive a pane e tennis.<\/p>\n<p>Ci sarebbe anche la questione, in questo caso poco simpatica, del caro-biglietti ma non riguarda il solo Masters e meriterebbe un discorso a s\u00e9.<strong> Qui ci limitiamo a far notare che pi\u00f9 di centocinquanta euro per assistere ad un singolare e un doppio fanno del tennis una questione elitaria, per pochi privilegiati. L&#8217;antitesi del significato pedagogico dello sport, per tutti e di tutti, che essendo spaccato di vita quotidiana finisce inevitabilmente per rispondere alle stesse esecrabili dinamiche sociali. Ed \u00e8 un vero peccato, perch\u00e9 lo spettacolo del tennis di vertice dovrebbe essere patrimonio dell&#8217;umanit\u00e0 e non dei pi\u00f9 fortunati. Ma tant&#8217;\u00e8.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sulla carta \u00e8 l&#8217;evento clou della stagione tennistica. 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