{"id":638721,"date":"2024-11-21T18:15:09","date_gmt":"2024-11-21T17:15:09","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=594285"},"modified":"2024-11-21T18:15:09","modified_gmt":"2024-11-21T17:15:09","slug":"la-scuola-fra-burocrazia-e-business","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=638721","title":{"rendered":"Lettere alla redazione. La Scuola fra burocrazia &#038; business"},"content":{"rendered":"<p>RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO &#8211;  &#8220;Chi pensa ancora che un docente di scuola faccia il mestiere per il quale \u00e8 stato assunto e per il quale ha faticosamente studiato \u00e8 in errore. Da diversi anni egli \u00e8 ingabbiato in una serie di pratiche che lo allontanano e lo distolgono dall\u2019insegnamento e che lo hanno trasformato in un perfetto e inutile burocrate. <\/p>\n<p>Dico \u201cinutile\u201d perch\u00e9 inutili sono le pratiche e le scartoffie che un docente \u00e8 costretto a compilare, a protocollare, a sistematizzare, a rendicontare, a firmare, ad archiviare. Tutta una serie di tabelle e di fogli che nessuno legger\u00e0 mai, e che in barba all\u2019avvento del digitale che doveva evitare l\u2019uso e l\u2019abuso della carta, sta producendo una montagna di documenti cartacei che alla fine trovano la loro naturale collocazione in qualche scantinato buio delle segreterie. <\/p>\n<p>Non che un professore non si rechi pi\u00f9 in classe; ma la sua mente \u00e8 stata ormai occupata dalla compilazione di queste pratiche pi\u00f9 che dalla preparazione delle lezioni. Sicch\u00e9 un meccanismo perverso ha trasformato talvolta docenti mediocri in paladini della perfezione formale (essendosi attenuti in modo ineccepibile a protocolli e tabelle) e, per converso, docenti preparati e appassionati in soggetti deboli (essendosi dedicati pi\u00f9 alla qualit\u00e0 delle loro lezioni che alle formalit\u00e0 burocratiche).<\/p>\n<p>La scuola italiana ha tessuto una rete burocratica che ha imprigionato il lavoro dell\u2019insegnante, facendo perdere di vista ci\u00f2 che di pi\u00f9 bello e importante esiste in questo mestiere: trasmettere ai ragazzi il piacere della conoscenza, della curiosit\u00e0 che innesca il desiderio di migliorarsi culturalmente e umanamente.<\/p>\n<p>\u00c8 un processo, quello della burocratizzazione, che da qualche tempo si accompagna alla creazione dal nulla di nuove figure del tutto approssimative e dal valore dubbio: gli \u201corientatori\u201d, i \u201ctutor\u201d, gli \u201canimatori digitali\u201d, i \u201cformatori\u201d. <\/p>\n<p>Tutti ruoli di nessun contributo significativo ed estranei al lavoro collegiale. E la prova arriva, in ritardo, dallo stesso Ministero dell\u2019Istruzione che prima inventa le figure dell\u2019orientatore e del tutor e poi dimezza i loro compensi, accorgendosi del loro scarso impatto come supporto alla scelta oculata dei futuri percorsi degli studenti. Tutto questo dopo aver dilapidato 150 milioni di euro, cifra che poteva essere adoperata per cose pi\u00f9 urgenti e fondamentali.<\/p>\n<p>Sarebbero opportune, nella scuola italiana, riforme ben pi\u00f9 importanti e di pi\u00f9 ampio respiro, a partire dal superamento delle cosiddette \u201cclassi pollaio\u201d contro le quali ogni riforma ministeriale ed ogni innovazione della didattica \u00e8 destinata ad infrangersi. <\/p>\n<p>Nessuna riforma dell\u2019istruzione e nessuna \u201cerotica dell\u2019insegnamento\u201d pu\u00f2 sperare di essere efficace in una piccola aula occupata da 30 o 35 alunni (dove peraltro le regole di sicurezza imporrebbero spazi consoni per eventuali evacuazioni).<\/p>\n<p>Esiste da tempo un documento redatto da molti insegnanti e sottoscritto da alcuni fra i pi\u00f9 noti intellettuali italiani che mira a ricollocare la scuola al centro dell\u2019azione culturale del nostro Paese: il<strong> \u201cManifesto della nuova scuola\u201d <\/strong>vuole restituire centralit\u00e0 all\u2019attivit\u00e0 didattica liberando finalmente l\u2019insegnante dai legacci burocratici che sono i veri \u201cdistrattori\u201d del suo lavoro.<\/p>\n<p>Le ore di lezione devono tornare ad essere momento di reale crescita umana e di trasmissione delle conoscenze (basta col mantra delle famigerate \u201ccompetenze\u201d legate ad un modello aziendalistico della scuola). E per raggiungere quest\u2019obiettivo occorre che la scuola si svincoli dalle incombenze burocratiche che la allontanano dal suo ruolo educativo. Ad iniziare dal PTOF, cervellotico documento che pretende di legare la didattica alle \u201cesigenze del territorio\u201d in assenza di una progettualit\u00e0 reale e multidisciplinare, e dal RAV, documento di \u201cauto-valutazione\u201d basato sulla descrizione statistica dell\u2019insegnamento piuttosto che sull\u2019insegnamento stesso.<\/p>\n<p><strong>Secondo i dati Ocse, il 28 per cento della popolazione italiana \u00e8 composta da analfabeti funzionali<\/strong>. <\/p>\n<p>Il 28 per cento degli italiani, cio\u00e8, \u00e8 \u201cincapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella societ\u00e0, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialit\u00e0&#8221; (definizione ufficiale dell\u2019Unesco). <\/p>\n<p>Le cause di questo crescente fenomeno sono molteplici, ma un ruolo decisivo lo giocano certamente i social media fruiti come unici strumenti di informazione e di rappresentazione del mondo. La diffusione del digitale, che cos\u00ec tanto aveva promesso in termini di evoluzione sociale e di diffusione della democrazia, si \u00e8 rivelata vantaggiosa solo per pochi eletti, mentre la maggior parte delle persone, in primis le nuove generazioni, \u00e8 rimasta invischiata nel livello pi\u00f9 basso dell\u2019intrattenimento becero, delle fake news e del trash. Davanti a questo fenomeno di regressione sociale, la scuola dovrebbe porsi come baluardo del pensiero critico e dell\u2019analisi reale del mondo. <\/p>\n<p>Ma la continua predicazione del \u201cvangelo della digitalizzazione\u201d quale unica e necessaria evoluzione di una scuola \u201cin linea con i tempi\u201d ha invece eroso lo spazio di pensiero alternativo al digitale; alternativo, cio\u00e8, ad un modello in cui i ragazzi sono sommersi senza soluzione di continuit\u00e0 gi\u00e0 fuori dalla scuola.<\/p>\n<p><strong>L\u2019attacco su pi\u00f9 fronti alla famigerata \u201clezione frontale\u201d parte da un\u2019immagine stereotipata:<\/strong> un\u2019aula con tanti ragazzi svogliati che ascoltano stancamente la lezione meccanica del professore. Ma oggi non avviene forse la stessa cosa, con i ragazzi immersi nei loro smartphone mentre il docente cerca di catturare la loro attenzione? <\/p>\n<p>Ecco il punto centrale: il docente. Un docente preparato, appassionato e carismatico sar\u00e0 in grado di intercettare le menti e i cuori dei suoi studenti anche con la lezione frontale, cos\u00ec come un docente privo di queste qualit\u00e0 sar\u00e0 destinato al fallimento pur servendosi del digitale o di tutte le altre \u201cnuove metodologie\u201d inventate ad hoc per rinnovare la scuola solo nella terminologia. Col digitale si \u00e8 scambiato il mezzo con il fine: la scuola \u00e8 caduta nell\u2019equivoco di credere che esso sia utile \u201cdi per s\u00e9\u201d, piuttosto che uno strumento da adoperare, assieme al foglio, alla matita e alla parola, ai fini dell\u2019efficacia didattica.<\/p>\n<p>Questa ossessione per la digitalizzazione della scuola \u00e8 priva di ogni fondamento critico, perch\u00e9 il problema delle nuove generazioni \u00e8 semmai l\u2019eccessivo uso del digitale in ogni momento della loro vita. Cosicch\u00e9 la tanto decantata \u201cScuola 4.0\u201d altro non \u00e8 stata che un\u2019enorme quantit\u00e0 di denaro derivata dal PNRR che doveva velocemente essere spesa, supportata da una terminologia (\u201cmetaverso\u201d, \u201creti neurali\u201d, \u201csmart technologies\u201d, \u201cNext Generation Labs\u201d, ecc.) che al cospetto di scuole fatiscenti, fredde e disorganizzate rimandano con la mente a certi film hollywoodiani di fantascienza. E tutto questo, che nella pratica ha significato semplicemente la lettura su iPad, su Kindle o su una LIM, da un lato si \u00e8 rivelato come qualcosa che i ragazzi gi\u00e0 conoscevano meglio degli insegnanti (all\u2019insaputa di qualche insegnante, ChatGPT \u00e8 adoperato gi\u00e0 da tempo da alcuni alunni per svolgere verifiche e assicurarsi buoni voti); dall\u2019altro riportava all\u2019enorme problema dell\u2019analfabetismo funzionale di cui sopra.<\/p>\n<p>\u201cPer una scuola \u00e8 facile prendere i soldi e dichiarare che si \u00e8 messo in piedi un corso Stem, ma in cosa consiste esattamente un tale corso? E cosa vuol dire che i progetti sono \u2018intesi allo sviluppo e alla digitalizzazione della piattaforma digitale nazionale Stem\u2019? Cos\u2019\u00e8 la piattaforma Stem? Ed \u00e8 un fine o un mezzo? [\u2026] <\/p>\n<p>In cosa consista la piattaforma Stem e quali dati sia necessario raccogliere e monitorare non \u00e8 dato sapere\u201d (Tito Boeri e Roberto Perotti, dal libro: \u201cPNRR, la grande abbuffata\u201d).<br \/>\nInsomma: vendere fumo e farselo pagare bene. E intanto, ormai da anni, le universit\u00e0 segnalano che molti studenti fanno fatica a comprendere e a scrivere perfino testi semplici.<\/p>\n<p><strong>L\u2019articolo 33 della Costituzione recita:<\/strong> \u201cl\u2019arte e la scienza sono libere e libero ne \u00e8 l\u2019insegnamento\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019art. 1 del D.Lgs. 297\/1994 recita:<\/strong> \u201cai docenti \u00e8 garantita la libert\u00e0 di insegnamento come autonomia didattica e come libera espressione culturale del docente. L\u2019esercizio di tale libert\u00e0 \u00e8 diretto a promuovere, attraverso un confronto aperto di posizioni culturali, la piena formazione della personalit\u00e0 degli alunni\u201d.<\/p>\n<p>I principi sopra elencati sono alla base dell\u2019insegnamento e ne garantiscono il pluralismo culturale a salvaguardia di mode e pedagogie calate dall\u2019alto. Ed \u00e8 importante ribadirlo soprattutto in relazione al Piano di Formazione dei docenti che, lungi dal dover sottostare a indicazioni unilaterali, pu\u00f2 e deve seguire gli interessi del singolo docente e il suo personale approccio agli argomenti disciplinari. In quanto operatore della conoscenza, il docente \u00e8 in continua auto-formazione, ma il suo aggiornamento riguarda s\u00e9 stesso e i suoi specifici interessi, e poco ha a che fare con una formazione imposta dall\u2019alto e presentata come obbligatoria e apodittica. L\u2019obbligo della formazione docenti pare essere piuttosto una sorta di \u201caddestramento\u201d declinato soprattutto al digitale, visto come unico ambito percorribile per una scuola \u201cinnovativa\u201d.<\/p>\n<p>La percezione \u00e8 che questa tanto decantata e frettolosamente organizzata \u201cformazione\u201d sia il frutto del tentativo di intercettare la pioggia di denaro del PNRR, con formatori esterni che hanno trovato nella scuola il loro nuovo filone aurifero, e con docenti formatori interni che pretendono di \u201cformare\u201d i loro colleghi avendo seguito un corso di qualche ora per capire \u201ccome si fa\u201d (c\u2019\u00e8 da rimpiangere la Scuola Radio Elettra che offriva corsi per corrispondenza).<\/p>\n<p>Informarsi sulle cose del mondo, leggere, partecipare a convegni o conferenze di alto profilo; tutto questo \u00e8 stato declassato in favore della \u201ccatena di montaggio\u201d che spinge i docenti a chiudersi nei loro pacchetti digitali del nuovo orizzonte impiegatizio.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 da chiedersi cosa sarebbe accaduto se i maestri del passato, dagli antichi filosofi greci ai grandi educatori dell\u2019et\u00e0 moderna, fossero stati costretti a seguire \u201ccorsi di formazione\u201d non coerenti con i loro interessi.<\/p>\n<p>Ho recentemente sentito affermare da una dirigente scolastica che la spinta alla formazione digitale \u00e8 giustificata dal fatto che il mondo del lavoro richiede soprattutto figure di ingegneri. <\/p>\n<p>Da un lato questa tesi \u00e8 il frutto di un atteggiamento supino a linee guida ministeriali che vedono nella scuola un mero meccanismo del sistema aziendale, nel quale i numeri e le proiezioni statistiche valgono pi\u00f9 delle speranze e delle aspirazioni dei ragazzi. <\/p>\n<p>Dall\u2019altro, ignora che uno dei cardini su cui si impernia il vero progresso \u00e8 quello dell\u2019approccio multidisciplinare alla conoscenza. <\/p>\n<p><strong>\u00c8 storia nota che Steve Jobs<\/strong> ebbe l\u2019idea di dotare i suoi computer di font multipli dopo aver frequentato un corso di calligrafia; un corso, cio\u00e8, apparentemente lontano e poco pratico rispetto all\u2019informatica. <\/p>\n<p>E che uno degli esempi pi\u00f9 fulgidi dell\u2019imprenditoria italiana, quello promosso da Adriano Olivetti, si \u00e8 basato sulla perfetta commistione di tecnologia e sapere umanistico. <\/p>\n<p>Potremmo perfino andare indietro nel tempo di secoli e ricordare che la figura pi\u00f9 geniale che sia mai esistita, quella di Leonardo da Vinci, ebbe sempre un approccio omnicomprensivo allo studio del mondo. Ma \u00e8 meglio fermarci qui, prima che a qualche \u201cesperto\u201d del ministero salti in mente di dire che anche questi personaggi, se avessero seguito uno specifico corso di formazione, avrebbero potuto acquisire pi\u00f9 competenze.<\/p>\n<p><strong>Silvano Brugnerotto<br \/>\nDocente di Storia dell\u2019Arte presso Istituto Bachelet<br \/>\nAbbiategrasso<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO &#8211; &#8220;Chi pensa ancora che un docente di scuola faccia il mestiere per il quale \u00e8 stato assunto e per il quale ha faticosamente studiato \u00e8 in errore. 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