{"id":638788,"date":"2024-11-23T13:00:17","date_gmt":"2024-11-23T12:00:17","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=594580"},"modified":"2024-11-23T13:00:17","modified_gmt":"2024-11-23T12:00:17","slug":"litalrugby-chiamo-stasera-si-sfidano-gli-all-blacks","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/litalrugby-chiamo-stasera-si-sfidano-gli-all-blacks\/","title":{"rendered":"L&#8217;Italrugby chiam\u00f2: stasera si sfidano gli All Blacks"},"content":{"rendered":"<p><strong>Nel rugby non \u00e8 necessariamente la vittoria a fare la differenza. Quella volta, nell&#8217;inverno del 2009, dalla battaglia di muscoli e sudore uscimmo sconfitti nel punteggio, seppur di stretta misura, ma quello che successe negli scampoli finali \u00e8 parte fondamentale della nostra storia. San Siro \u00e8 gremito, pare una sfida calcistica da Champions League, e il colpo d&#8217;occhio mette forse pi\u00f9 in soggezione dei nostri avversari, gli All Blacks.<\/strong><\/p>\n<p> La Haka, nella cornice della Scala del Calcio, \u00e8 memorabile ma, appunto, incute meno timore del solito. Anche se, nel religioso silenzio che gli viene tributato diversamente tributato, l&#8217;urlo del condottiero e le manate tirate sui quadricipiti dei suoi compagni fanno un baccano sinistro, \u00e8 il preludio alla lotta.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Italia \u00e8 quella di Castrogiovanni, il Man of the Match, del gladiatore Troncon, dei fratelli Bergamasco che, insieme a ottantamila persone, strillano l&#8217;inno di Mameli e piangono<\/strong>. Ci sono, tra gli altri, i due Gonzalo, Zanni, Del Fava e Perugini che, con i compagni di reparto Castrogiovanni e Ghiraldini, fa della mischia italiana qualcosa di devastante. Per tutti, neozelandesi inclusi. A guidarci \u00e8 Nick Mallet, sudafricano, e la sua voglia di far vedere al mondo che la sua terra \u00e8 sempre sinonimo di rugby, anche da esportazione, \u00e8 tangibile. Il pubblico non \u00e8 tipicamente cresciuto a pane e rugby ma con il passare dei minuti acquista competenza e diventa parte integrante del Quindici azzurro che, con un calcio di Gower, mette la testa avanti nel punteggio. Chi si aspettava che la Marea Nera devastasse gli argini deve ricredersi in fretta, perch\u00e9 la difesa italiana \u00e8 un muro invalicabile. Il mestiere dei tuttineri, per\u00f2, fa muovere lo score fino alla meta di Flynn, sar\u00e0 l&#8217;unica dell&#8217;incontro a testimoniare la straordinaria prestazione azzurra, che manda tutti negli spogliatoi per il break sul punteggio di 14-3. \u00c8 chiss\u00e0 se Canale non si fosse fermato ad un palmo dalla marcatura che storia racconteremmo oggi.<\/p>\n<p>La ripresa ripropone gli stessi valori in campo. Fino al minuto settantatre, lo spartiacque. L&#8217;Italia attacca verso la curva nord, quella solitamente casa del tifo interista, sul lato destro del campo e si conquista una mischia, la cifra stilistica di una squadra che nella lotta casa per casa diventa epica. Il pacchetto italiano ingaggia ed assesta una spazzolata ai pari ruolo neozelandesi che gli fa scricchiolare le ossa ma, per motivi purtroppo ovvi, l&#8217;arbitro australiano, anzich\u00e9 sanzionare gli All Blacks infliggendo loro l&#8217;umiliazione della meta tecnica, far\u00e0 ripetere la mischia la bellezza di undici volte pur di non sancire la supremazia dei ragazzi di Mallet. Undici cazzo di volte. Dieci minuti di furia cieca si abbattono sui pi\u00f9 forti di tutti che appaiono agli occhi del mondo incapaci di reagire. Un pugile all&#8217;angolo, suonato. L&#8217;Italia, in uno sport diverso da tutti gli altri come questo, \u00e8 in paradiso. Furente e orgogliosa, insieme. San Siro se ne accorge e il fischio finale \u00e8 accompagnato da un applauso che, forse, non si era mai sentito.<\/p>\n<p>Il 14 novembre del 2009, pertanto, \u00e8 la volta in cui facemmo paura ai maestri, una medaglia al petto che non smetter\u00e0 mai di brillare. Oggi, quindici anni pi\u00f9 tardi, a testare i nostri evidenti progressi compiuti negli ultimi 12 mesi saranno ancora loro, gli All Blacks, che nella gelida notte di Torino cercheranno di infliggerci la peggior sconfitta possibile e, insieme, vendicare la battuta d&#8217;arresto subita contro la Francia la settimana passata. Non bisogna farsi illusioni, sar\u00e0 una sofferenza inesausta ma abbiamo le qualit\u00e0 per uscire a testa alta dal campo. Pi\u00f9 di quanto abbiamo saputo fare, cio\u00e8 poco, nel pi\u00f9 recente testa a testa, quello degli ultimi mondiali finito con quasi cento punti sul groppone. Un tritacarne da non ripetere.<\/p>\n<p>All&#8217;appuntamento con la gloria non arriviamo al top della condizione psicofisica, va detto. Le sfide contro Argentina e Georgia non hanno dato quei risultati che ci si potesse attendere e, come non bastasse, gli infirtuni a ripetizione ci costringono a rivedere ogni volta i piani di gioco. Non ci sar\u00e0 Lamaro, il capitano, con una spalla ko e sostituito dal rubapalloni Zuliani ma, in compenso, ritroviamo Capuozzo, la scheggia impazzita capace di far saltare le difese pi\u00f9 arcigne. Sulla strada che porta al Sei Nazioni, dove ci sar\u00e0 da difendere la memoria di quello meraviglioso disputato un anno fa, alla partita di questa sera ci\u00f2 che si chiede e di affermare, con una prestazione gagliarda e di cuore, i miglioramenti del nostro movimento.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, appunto, vincere, sul Pianeta Rugby, non \u00e8 mai l&#8217;unica cosa che conta ma guadagnarsi il rispetto s\u00ec, \u00e8 fondamentale. <strong>Occhi iniettati di sangue e spirito di sacrificio, allora. Facciamo vedere agli All Blacks che in Italia non si viene solo per opere d&#8217;arte e buona tavola e che, soprattutto, a casa nostra non si regala niente a nessuno<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel rugby non \u00e8 necessariamente la vittoria a fare la differenza. 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