{"id":639272,"date":"2024-12-07T09:00:10","date_gmt":"2024-12-07T08:00:10","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=596463"},"modified":"2024-12-07T09:00:10","modified_gmt":"2024-12-07T08:00:10","slug":"arcipelago-gulag-e-alessandro-solgenitsi-la-grandezza-che-squarcia-il-silenzio-di-e-t","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=639272","title":{"rendered":"Arcipelago Gulag e Alessandro Solgenitsin, la grandezza che squarcia il silenzio- di E.T."},"content":{"rendered":"<p><strong>Dolenti e terribili i suoi occhi, lo sguardo dell\u2019uomo che ha visto tutto e altrettanto capito. Erano gli occhi di Cristo risorto, il Cristo di Caravaggio che non fissa lo spettatore, ma un infinito nel quale Egli solo si riconosce e si fascia di silenzio. Cena di Emmaus, con l\u2019oste alle spalle, la sua mano infilata nella pesante cinghia che gli sorregge i calzoni. Capolavoro verticale. Ma sia. Lo si vide cos\u00ec quando, nel 1978, Alexander Solgenitsin, espulso dall\u2019Unione Sovietica, oggi Russia, rus: la terra, appont\u00f2, per un breve periodo, in casa di Heinrich B\u00f6ll, Germania Ovest, scrittore, Nobel 1972 per la letteratura: leggasi, al riguardo: Dov\u2019eri Adamo; Casa senza custode; Opinioni di un clown; Foto di gruppo con signora. <\/strong><\/p>\n<p>Alessandro Isaia Solgenitsin aveva dovuto lasciare l\u2019Unione Sovietica, la sua madre patria, espulso per ordine di Leonida Breznev, il segretario generale del partito comunista sovietico, l\u2019uomo che teneva il timone dell\u2019URSS, l\u2019unione delle repubbliche socialiste sovietiche, Der Golem. Nel 1978 si leggeva poco di Solgenitzsin, nei decenni seguenti ancor meno. Pure egli, lo scrittore pi\u00f9 fotografato del mondo di allora, attraversava la \u2018cortina di ferro\u2019, sublime definizione di Winston Churchill, sui capitoli di \u201cUna Giornata di Ivan Denisovi\u010d\u201d, tradotto in italiano nel 1963 sia per Garzanti che per Einaudi. Ce ne parl\u00f2, di questo romanzo true fiction, correva l\u2019anno domini 1977, un prete. Il romanzo che Solgenitzsin aveva scritto nel 1963 gli aveva dato, in Unione Sovietica, un clamoroso successo. Correva il decennio di Nikita Cru\u0161\u010d\u00ebv, l\u2019uomo che aveva denunciato al mondo il Termidoro staliniano, Giuseppe Stalin, detto anche popolarmente \u201cZio Koba\u201d. Solgenitzsin aveva narrato, in forma di realismo, la verit\u00e0 del Gulag. Nikita Cru\u0161\u010d\u00ebv, succeduto al Piccolo Padre di tutte le Russie, lo Stalin post Lenin, e ne aveva denunciato i crimini, omettendo, come si conviene, i propri, essendo stato, egli stesso, il ridente Nikita, su ordine indiscutibile del Giuseppe Stalin, il capo politico della milizia responsabile della dekulakizzazione dell\u2019Ucraina, anno domini 1929\/ 1933, l\u2019Holomodor, che marca, cronologicamente, il secondo genocidio dell\u2019Europa, il primo fu quello armeno ad opera dei turchi, con un numero imprecisato di milioni di morti. <\/p>\n<p>Ah, l\u2019ingegneria umana, quanto non ha massacrato illudendo da Giuliano La Mettrie in avanti. \u00c8 andata cos\u00ec. Che dire, sia. Dunque. Il nostro Alessandro Solgenitsin, nato nel 1918, \u00e8 un uomo sovietico. Integrato nel sorgente sistema comunista. Egli si laurea in matematica poco prima della Seconda Guerra Mondiale che laggi\u00f9 viene definita la Grande Guerra Patriottica. E non si lascia indietro. Si guadagna sul campo i galloni di tenente e capitano e ben tre decorazioni. Una decorazione significa aver fatto un passo avanti di l\u00e0 dal proprio dovere. E la guerra, su ogni fronte, non \u00e8 un video gioco: o la vita o la morte. La vita \u00e8 una tanto quanto la morte. Vaaa beene, dicono oggi in questa roba qua che si chiama Europa&#8230; Alessandro Isaia Solgenitsin, anno domini 1944, critica le direttive di Giuseppe Stalin. Si trova nei pressi di Kursk, la plaga Ucraina che vide la pi\u00f9 grande battaglia di mezzi pesanti della storia umana. Mio zio, io suo omonimo, vi cadde. Dio sapr\u00e0\u2026 Alessandro Isaia Solgenitsin viene arrestato dal segretario politico del reggimento. All\u2019alba viene condannato ad otto anni ai lavori forzati, Siberia nord orientale.<\/p>\n<p> Il destino che appartenne a Fedor Dostoevskij. Infatti La giornata di Ivan Denisovic, al suo apparire, fu comparata con Memoria di una casa di morti dell\u2019immenso scrittore. La giornata di Ivan Denisovic apparve dopo il disgelo staliniano. Scriveva, Alessandro Isaia, del gulag. Il complementare sovietico dei campi di sterminio nazisti, con l\u2019unica differenza che i comunisti non avevano ancora il gas. Si deve scontare otto anni. L\u2019ingegnere Alessandro Isaia scrive di quello che sa, come ogni uomo perbene. E scrive. Dopo Nikita Cru\u0161\u010d\u00ebv arriva Leonida Breznev. Un mostro stupendo. Il grande eroe della stagnazione. Leonida Breznev, l\u2019uomo che bacia sulla bocca Erich Honecker, il presidente nominato da egli stesso alla guida della Repubblica Democratica Tedesca, condanna il nostro Alessandro ad un altro mezzo decennio. Le sue opere sono ritirate. Tutte. Entrano nel circuito del samisdat. Edizioni in ciclostile e circolanti sottobanco. Spesso imparate memoria e recitate sottovoce. Una esperienza letteraria degna degli aedi di Omero. Anno domini 1970, Alessandro Solgenitsin, viene insignito del Nobel per la Letteratura. Sic transit gloria mundi. Non pu\u00f2 riceverlo. Ostpolitick. Con la sua barba che incernierava il perimetro ortodosso, Alessandro Isaia Solgenitsin, lo amammo. Veniva dal profondo oriente, dal permafrost. Celebre in patria fu espulso. Lo accolse nella sua dimora B\u00f6ll. Dell\u2019intellighentia italiana, per pietas patriotica nulla avremo da scrivere per le loro miserie. Dopo una breve permanenza tedesca federale and\u00f2 in America. Gli Stati Uniti. Visse i sui anni da senza patria, visualizzando la coincidenza puntuale tra comunismo e capitalismo. Materia umana e materia economica. Ne ebbe a schifo e lo scrisse&#8230; i medesimi intellettuali che prima tacquero ora lo derisero. Qualcuno \u00e8 ancora l\u00ec a imbrattar carte.<\/p>\n<p> Ma sia. Mor\u00ec e fu sepolto. Ah, il prete che ne parl\u00f2, negli anni del nostro noviziato, per dirla con il grande Goethe, fu Luigi Giussani. Leggeva brani, in aula magna dell\u2019Universit\u00e0 Cattolica, ed ogni tanto l\u2019emozione gli spezzava il respiro. Si fermava e guardava quel mondo l\u00e0. L\u2019oltre confine dove egli, Don Luigi Giussani, parlava con Dio; i ciellini solo con i preti. Differenze abissali. Vabb\u00e9.<strong> Sono passati centosei anni anni dalla nascita di Alessandro Isaia Solgenistsin. Non lo legge pi\u00f9 nessuno qui in questa plaga psicotica detta Italia. Fa niente. Che Iddio perdoni.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dolenti e terribili i suoi occhi, lo sguardo dell\u2019uomo che ha visto tutto e altrettanto capito. Erano gli occhi di Cristo risorto, il Cristo di Caravaggio che non fissa lo spettatore, ma un infinito nel quale Egli solo si riconosce e si fascia di silenzio. 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