{"id":639283,"date":"2024-12-07T13:07:36","date_gmt":"2024-12-07T12:07:36","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=596490"},"modified":"2024-12-07T13:07:36","modified_gmt":"2024-12-07T12:07:36","slug":"alberto-contadoe-che-si-e-ci-batteva-forte-il-cuore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=639283","title":{"rendered":"Alberto Contador, che si e ci batteva (forte) il cuore"},"content":{"rendered":"<p><strong>Quando si batteva il cuore, affaticato da ore di battaglia sull&#8217;asfalto, con il pugno della mano destra, per poi mimare un colpo di pistola che punta dritto all&#8217;orizzonte, significava due cose precise. La prima, forse la meno interessante, che Alberto Contador aveva appena aggiunto un successo al suo palmares gi\u00e0 debordante di trionfi. La seconda, che al contrario \u00e8 il motivo per il quale il ciclismo \u00e8 proprio il ciclismo e Alberto sar\u00e0 venerato nei secoli dai suoi aficionados, \u00e8 che a quel trionfo era giunto seguendo la strada con meno certezze, la pi\u00f9 impervia, quella della fantasia e del coraggio. La sua, insomma. <\/strong><\/p>\n<p>Perch\u00e9 se c&#8217;\u00e8 un aspetto caratterizzante il popolo che vive a pane e pedivelle \u00e8 proprio quello che sancisce la schiacciante supremazia del \u2018come\u2019 sul \u2018quanto\u2019. Le vittorie, con buona pace dei Boniperti del mondo, non sono mai tutte uguali, oltre a non essere l&#8217;unica cosa che importa, e Albertino ha fatto di questo dogma la sua indelebile cifra stilistica. Albertino, allora, \u00e8 stato un calcio nel culo alla volont\u00e0 di fare del ciclismo una scienza esatta, il granello di sabbia che inceppa il meccanismo preconfezionato, la ragionevole consapevolezza che, nella vita come nello sport, pu\u00f2 sempre accadere qualcosa che ti coglie con la guardia abbassata.<\/p>\n<p>Ha vinto tutto ci\u00f2 che un grimpeur di razza potesse vincere, collezionando in serie le maglie iconiche dei grandi giri. Senza distinzioni, Parigi, Milano e Madrid gli hanno tributato il gradino pi\u00f9 alto dei rispettivi podi facendone uno dei pi\u00f9 grandi cacciatori di corse a tappe di ogni epoca. Ma, appunto, il vuoto che ha fatto seguito al suo ritiro non \u00e8 minimamente legato a quello. La storia del ciclismo \u00e8 piena di campioni dalla bacheca zeppa di coppe, un po\u2019 meno di quelli che, se proprio non l&#8217;hanno inventata, hanno stravolto in meglio il modo di interpretare la disciplina che fa della fatica qualcosa di epico.<\/p>\n<p>Alberto, in tal senso, \u00e8 il Tomba dello sci, il Bernardi del volley, il McEnroe del tennis o il Carter del rugby. Gente speciale che ha ingigantito lo sport pi\u00f9 di quanto lo sport abbia ingigantito loro. Dopo una prima parte di carriera da invincibile, \u00e8 la seconda, meno vittoriosa ma se possibile ancor pi\u00f9 cavalleresca, che nel giorno del suo compleanno abbiamo voglia di ricordare. Quella di un campione che, senza pi\u00f9 nulla da dimostrare a s\u00e9 stesso, ha scelto di dare ai tifosi qualcosa di memorabile. Meno testa, molte meno gambe, elevazione del cuore alla potenza enne. Come a Fuente D\u00e9. La Vuelta del 2012, quella che Joaquim Rodriguez pensava di aver messo in ghiaccio. Ma Alberto, in quel giorno di gloria, fu di altro avviso e, attaccando al chilometro zero senza nessun senso ciclistico in un una tappa di pianura, ribalt\u00f2 le sorti della corsa di tre settimane arrivando in roja a Madrid.<\/p>\n<p>Come in cima all\u2019Angliru, nel pomeriggio che ha fermato le lancette del ciclismo, proprio perch\u00e9 teatro dell&#8217;ultima danza in salita del Pistolero. Si sa, lo sport scrive spesso pagine meravigliose ma in quella circostanza lo sceneggiatore riusc\u00ec a superare s\u00e9 stesso. Il 2017, infatti, \u00e8 ai titoli di coda al pari della carriera di Contador alle prese con le ultime giornate di corsa prima della pensione. Quel che si ammira, pertanto, \u00e8 un lungo abbraccio per le strade della sua Spagna. Ma in cima al Mostro, gli spagnoli lo chiamano cos\u00ec, vuole sparare l&#8217;ultimo proiettile. L&#8217;emblema di eleganza e bellezza ciclistica che si accartoccia sul manubrio, l\u2019en danseuse aggraziato che lo ha reso ballerino classico per una vita intera che diventa una marcia scomposta e disperata, il linguaggio del corpo che, anzich\u00e9 sicurezza e superiorit\u00e0, trasmette il senso di un dolore immane. Ma il cuore no, \u00e8 quello dei giorni belli.<br \/>\nL\u2019Angliru non \u00e8 roba da esseri umani e percorrerlo in bicicletta rasenta la follia, il che ci ricorda perch\u00e9 i ciclisti, a tutti i livelli, sono persone un po\u2019 speciali. Non appena l\u2019orografia si fa ostile, Alberto indurisce il rapporto e inizia a scalciare forte sui pedali in una lunga via crucis che milioni di spettatori vivono con la medesima apnea del protagonista. A bordo strada, invece, piangono tutti e non \u00e8 un\u2019iperbole. Passa Alberto e scendono lacrime. La flamme rouge che, quale giudice supremo, fa da preludio agli ultimi mille metri di una cavalcata lunga una decade, ricorda in maniera tangibile che un giorno diverso sta per compiersi e che l&#8217;ultimo pugno sul cuore, quello assestato da l\u00ec a poco dal Pistolero nella nebbia di uno degli angoli pi\u00f9 disagevoli di mondo, sta per mandare in onda i titoli coda. Pi\u00f9 che una vittoria, il senso di appartenenza, l&#8217;identit\u00e0. La nostra.<br \/>\nLieto fine di una storia d&#8217;amore che ci ha visto crescere, ragion per cui non lo ringraziaremo mai abbastanza. Buon compleanno, Albertino. Sparami addosso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si batteva il cuore, affaticato da ore di battaglia sull&#8217;asfalto, con il pugno della mano destra, per poi mimare un colpo di pistola che punta dritto all&#8217;orizzonte, significava due cose precise. 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