{"id":639697,"date":"2024-12-18T22:20:44","date_gmt":"2024-12-18T21:20:44","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=598345"},"modified":"2024-12-18T22:20:44","modified_gmt":"2024-12-18T21:20:44","slug":"a-questora-cominciavamo-a-sorseggiare-cocktail-e-sogni-al-room-di-giovanni-filippini-e-giulia-galeotti-e-il-mondo-magicamente-ci-faceva-meno-schifo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=639697","title":{"rendered":"A quest&#8217;ora cominciavamo a sorseggiare cocktail e sogni al Room di Giovanni Filippini e Giulia Galeotti. E il mondo, magicamente, ci faceva meno schifo"},"content":{"rendered":"<p><strong>&#8220;L\u2019Eligio del Blue. Dunque, via IV Giugno angolo via Mazenta. Blue Harmony, bar. Anni Novanta ed i primi del nuovo millennio. Si pu\u00f2 dire che la mattina, quando la signora Luciana serviva al banco le colazioni con il marito l\u2019Eligio, appunto, noi lo si frequentasse appena. Purtuttavia \u00e8 accaduto in alcune occasioni per il fatto, semplicissimo, che avevamo fatto notte l\u00ec dentro. Era accaduto in un gennaio di nebbia.<\/strong><\/p>\n<p> Ci alziamo di malavoglia, per\u00f2. Adriano sta sulla porta, maniche di camicia rimboccate agli avambracci e si vede che ha in mente solo il letto quando, quando dal fondo della via IV Giugno si sente il frastuono da tosaerba di un sei cilindri raffreddato ad aria. <strong>La vettura si ferma lato via Mazenta. Esce un uomo, circa uno e settanta, biondo rado, tutto in bianco, giacca, calzoni, camicia, cravatta, sciarpa, scarpe e cintura, candido come la neve. <\/strong>Parla con Adriano che lo guarda. Adri entra e riordinando le maniche della camicia dice che ha capito, che non si esce pi\u00f9, e dice che il fenomeno deve essere uno dei vostri. Il fenomeno se ne sta l\u00ec in mezzo alla nebbia e accende una Marlboro. <strong>Poi entra, e arraffa il Cardinal Mendoza ordinato per la via.<\/strong> Alla mattina entra l\u2019Eligio e non dice una parola. Ce ne stavamo al bivacco sui divanetti della sala dei morosi&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Emanuele Torreggiani, oltre ad essere ed essere stato il Miglior Fabbro della scrittura nell&#8217;Est Ticino (assieme a Luciano Prada da Corbetta), \u00e8 stato, tra le tante altre, uomo da e di bancone<\/strong>. Non appaia casuale l&#8217;incipit che Emanuele dedic\u00f2 al leggendario Blue Harmony, intramontabile e intramontato bar degli anni Ottanta e Novanta, appostato a poche decine di metri da quell&#8217;antro inarrivabile, di costrutto architettonico e seduzioni enoiche, che il Room di via IV Giugno, per opera merito di Giovanni Filippini, architetto, e Giulia Galeotti, virtuosa Nostra Signora del bere miscelato, ha rappresentato per undici anni. Dal 2013 a ieri l&#8217;altro, quando il Room ha mestamente abbassato la saracinesca per sempre. Giulia aveva smesso di deliziare noi, impenitenti e appassionati anfitrioni del Room, soprattutto nelle serate pi\u00f9 eccitanti, ovviamente e soprattutto il luned\u00ec, da tempo; le era subentrato, magno cum gaudio di noi etilisti, e con grande passione, Maurizio &#8216;Morris&#8217; Martignon, riuscito nella quasi proibitiva impresa di non sfigurare al cospetto di colei la quale, semplicemente, \u00e8 stata la pi\u00f9 grande barman di Magenta, al pari del primo ed imperituro, indimenticabile, Giuseppe Pino Donatiello, che nel 1981 con l&#8217;Antony Cocktail Bar imprimette la prima, vera svolta etilica a Magenta. <strong>Il Room, oltre ai tanti altri, vantava anche un primato pionieristico: \u00e8 stato il locale dalla cura grafica, estetica e dalla comunicazione visiva, decisamente dieci passi avanti a tutti gli altri.<\/strong> Cominciavamo attorno all&#8217;ora di uscita di questo pezzo: le 22, 22.30. Ad libitum. <\/p>\n<p>Eh gi\u00e0, il Pino.. Una sorta di grande pap\u00e0, sorridente e confessore, di tutti noi, irregolari da bancone dacch\u00e9 irregolari (dapprima) nella vita, sempre troppo indaffarati per lavorare (seriamente), copyright del nunc et semper Emanuele Torre.<\/p>\n<p>Al Room abbiamo vissuto una stagione epica ed irripetibile, anagrafica ed estetica. Abbiamo trapiantato nel cuore di Magenta l&#8217;esprit di Papa Hemingway, che una sulfurea notte del giugno 2021 onorammo al Floridita di L&#8217;Avana ingollando 10 Daiquire Rebelede (verso l&#8217;ottavo la statua di Papa, assisa come un trono al lato del bancone d&#8217;elegante legno caraibico del locale icona in tutto il mondo, prese a parlarci):<br \/>\n\u201cNon c&#8217;\u00e8 mai stato un grande bar senza un grande barman.\u201d<\/p>\n<p>\u201cIl bar era come un porto sicuro, un luogo dove il mondo esterno non poteva disturbarti.\u201d<\/p>\n<p>\u201cI banconi dei bar sono i luoghi dove si possono ascoltare storie migliori di quelle che potresti mai scrivere.\u201d<\/p>\n<p>\u201cIn un bar, come nella vita, devi sapere quando andare via.\u201d<\/p>\n<p>Tutto accaduto, tutto vero.<br \/>\n<strong><br \/>\nErnest Hemingway e i bar dell\u2019Avana: Il Floridita e la Bodeguita del Medio<\/strong><\/p>\n<p>Quando Ernest Hemingway si stabil\u00ec a L&#8217;Avana negli anni \u201930, trov\u00f2 nella citt\u00e0 non solo una casa, ma anche una fonte inesauribile di ispirazione. La sua vita a Cuba era un mix di scrittura, pesca d&#8217;altura e serate nei bar che avrebbero lasciato un segno indelebile nella sua leggenda. Tra tutti i luoghi che frequentava, due divennero i suoi santuari: il Floridita e la Bodeguita del Medio.  <\/p>\n<p>Il Floridita: \u201cLa culla del Daiquiri\u201d<br \/>\nSituato nel cuore dell\u2019Avana Vecchia, il Floridita divenne presto il bar preferito di Hemingway. Qui, sotto i lampadari in stile coloniale e circondato da un\u2019atmosfera elegante, l\u2019autore trov\u00f2 conforto e creativit\u00e0. Fu in questo locale che nacque il leggendario *Daiquiri Hemingway*, una variante del cocktail classico, pi\u00f9 secca e forte, creata appositamente per lui. Hemingway amava ordinare il suo drink \u201ccon poco zucchero\u201d e spesso raddoppiava le dosi di rum.  <\/p>\n<p>Un\u2019iconica frase attribuita a lui riassume il suo amore per questi due bar:<br \/>\n\u201cMy mojito in La Bodeguita, my daiquiri in El Floridita.\u201d<\/p>\n<p>Al Floridita, Hemingway non era solo un cliente, ma una presenza fissa. Il suo posto preferito era all&#8217;angolo del bancone, dove poteva osservare le persone entrare e uscire, raccogliendo frammenti di conversazioni e storie. Ancora oggi, una statua di bronzo a grandezza naturale lo ritrae appoggiato al bancone, come se stesse aspettando il prossimo Daiquiri.  <\/p>\n<p><strong> La Bodeguita del Medio: Il tempio del Mojito<\/strong><\/p>\n<p>Se il Floridita era il regno del Daiquiri, la Bodeguita del Medio era il santuario del Mojito. Questo piccolo locale, situato in una stretta via dell\u2019Avana, offriva un\u2019atmosfera pi\u00f9 rustica e informale, perfetta per Hemingway. Qui, tra le pareti coperte di graffiti e le foto di visitatori famosi, Hemingway si lasciava andare alla semplicit\u00e0 della vita cubana.  <\/p>\n<p>Il Mojito, un mix di rum, zucchero, lime, menta e soda, era il suo drink preferito in questo bar. Si dice che spesso lo accompagnasse con piatti della cucina locale, godendosi la musica dal vivo e conversando con i residenti.<br \/>\n<strong><br \/>\nL\u2019Avana come musa <\/strong><br \/>\nI bar dell&#8217;Avana non erano solo luoghi di svago per Hemingway, ma spazi che alimentavano la sua creativit\u00e0. Si dice che molte pagine di *Il vecchio e il mare* siano nate durante le sue giornate a Cuba, ispirate dalla vita dei pescatori e dalle sue avventure in mare.  <\/p>\n<p>Oggi, sia il Floridita che la Bodeguita del Medio sono meta di pellegrinaggio per i fan di Hemingway, simboli immortali di un&#8217;epoca in cui il genio letterario e la cultura cubana si intrecciavano. Hemingway non viveva i bar come semplici luoghi di ritrovo, ma come teatri della vita, dove ogni sorso di rum raccontava una storia e ogni serata lasciava un segno indelebile nella sua anima e nelle sue opere.<br \/>\n<strong><br \/>\nTraslate Avana con Magenta, Floridita e Bodeguita con Room, ed avrete esattamente resa, in plastica perfezione, la vicenda umana, etilica e barricadera che abbiamo vissuto al Room di Giovanni, Giulia e Maurizio. L&#8217;unico cocktail bar con una ricetta esclusiva dedicata al filosofo Julius Evola<\/strong>, dove il bon vivant abbiatense Corrado Re passava a mezzanotte per ritirare un Moscow Mule da asporto, da sorseggiare nel suo giardino di Cascinazza, dove Maurizio seppe riprodurre un Daiquiri Rebelde prossimo alla perfezione, dove una notte rimanemmo a discutere di alcoli e sogni con Giulia Galeotti fino all&#8217;albeggiare estivo delle 6.30, dove il duca Del Gobbo entr\u00f2 con tanto di bicicletta e bandana gialla in stile Mirko Oro-Little Steven, dove una notte rischiammo di incendiare i gingilli del bancone con un&#8217;improvvida e incontrollata fiammata, dove parcheggiavamo in perenne divieto di sosta senza mai essere multati (un sincero grazie alla forze dell&#8217;ordine), dove c&#8217;abbagliava la belt\u00e0 delle cosce di quella ragazza l\u00ec, del sorriso dell&#8217;archeologa, la magentina pi\u00f9 bella degli ultimi decenni, dove scoprimmo miscele alcoliche, amari, Gin, whisky, sour, Mezcal, assenzi, malti scozzesi ed imperiali nel senso del Giappone, dove&#8230; Basta. Rimane tutto disordinatamente relegato nelle memorie di tutti noi. Non c&#8217;\u00e8 alcuna speranza di redenzione dal comune senso di magone che c&#8217;ha preso tutti, appresa la dolorosa notizia dalla bacheca del locale. Perch\u00e9, molto semplicemente, un locale come il Room, a Magenta, non c&#8217;era mai stato e non ci sar\u00e0 mai pi\u00f9. Ci sar\u00e0 soltanto rimpianto, per i cocktail (e gli anni) dissolti come sogni nella nebbia, di rock&#8217;n roll ma non solo, per le occasioni colte e quelle perse, per le parole spese e quelle rimaste strozzate. Perch\u00e9 fuori dal bar c&#8217;\u00e8 sempre gente banale e triste, rimasta indietro di qaualche drink. Perch\u00e9 al bancone del Room ci sembrava che il mondo, l\u00e0 fuori, facesse meno schifo. Forse era soltanto un&#8217;illusione, una pretesa riscrizione del reale. Ma noi c&#8217;abbiamo creduto, eccome se ci abbiamo creduto. Addio Gio, Giulia, Maurizio. Addio, solitari avventori d&#8217;una sera o una notte. Sappianmo soltanto che senza di voi le nostre vite sarebbero state ancora pi\u00f9 misere.<br \/>\n<strong><br \/>\nVi capiremo davvero per bene soltanto adesso, che non ci sarete pi\u00f9. Come accade per tutte le cose che distrattamente ci accadono, nella vita.<\/p>\n<p>\u201cIo sono impastato di Langa; le vigne, le colture, i gerbidi, i rittami, i noccioleti, la terra aspra e faticata, le case aggrumate sulla collina, il cimitero frammezzo alle vigne, colmo di ricordi e talvolta anche di sole; sono la mia vita, e non c\u2019\u00e8 altra terra al mondo che mi parli contemporaneamente e delle ricordanze e del desiderio di lasciare un segno, anche tenue, accanto a quelli di coloro che mi hanno preceduto; n\u00e9 vi \u00e8 altra terra che mi conforti, negli aspri momenti che la vita elargisce quotidianamente\u201d.<br \/>\nRiccardo Riccardi, conte di Santa Maria di Mongrando<\/p>\n<p>\u00abEcco, ora svaniscono \/ I volti e i luoghi, con quella parte di noi che, come poteva, li amava, \/ Per ritrovarsi, trasfigurati, in un&#8217;altra trama\u00bb<\/strong><br \/>\nT.S. Eliot<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;L\u2019Eligio del Blue. 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