{"id":639789,"date":"2024-12-21T12:48:03","date_gmt":"2024-12-21T11:48:03","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=598738"},"modified":"2024-12-21T12:48:03","modified_gmt":"2024-12-21T11:48:03","slug":"la-necropoli-della-gallizia-1904-dello-stesso-periodo-di-quella-di-inveruno-1999","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=639789","title":{"rendered":"La necropoli della Gallizia (1904) dello stesso periodo di quella di Inveruno (1999)"},"content":{"rendered":"<p>Luigi Scotti \u00e8 uno dei pochi rimasti a coltivare il gene della \u2018turbighesit\u00e0\u2019, una malattia che prende solamente quelli che hanno ricevuto il palpito della vita nel paese degli antenati e ne coltiva la memoria cercando le memorie nel web. Aveva gi\u00e0 rinvenuto il documento che attesta la nascita del convento degli Agostiniani Scalzi (1635) a Turbigo e ora ci ha inviato un testo di Serafino Ricci (1867-1945) in cui si registra il rinvenimento di una necropoli alla Galizia nel 1904  &#8211; dello stesso periodo di quella di Inveruno, scoperta nel 1999 &#8211; il campo posto davanti all\u2019entrata di Induno (nelle vicinanze dell\u2019omonimo Agriturismo), due vaste necropoli che ci fanno intendere dove fossero insediati i villaggi gallo-romani sulla riva sinistra del Ticino nel I-II secolo d.C. <\/p>\n<p>Negli \u2018Atti dell\u2019Accademia dei Lincei\u2019 anno CCCI (1904), serie quinta, \u2018Notizie degli scavi di antichit\u00e0\u2019, volume I (Roma, 1904), con inizio alla pagina 376 si parla della \u2018Necropoli della Galizia\u2019, che l\u2019autore dice di essere collocata a 3,5 Km da Turbigo, probabilmente perch\u00e9 il riferimento era la stazione ferroviaria e il proprietario del fondo un turbighese.  Difatti inizia cos\u00ec la sua lunga relazione della quale pubblichiamo una parte:<\/p>\n<p>\u201cA Km 3,50 da Turbigo (Milano), in basso, a valle, scorgesi la cascina Gallizia, che ha dietro a s\u00e9 un piano piuttosto esteso, coltivato a gelsi e a fieno, segnato al n. 1961 della mappa catastale, spettante al sig. Paolo Grassi, proprietario della nota conceria di pelli per guanti di Turbigo.<br \/>\nIn una prima visita sul luogo, accompagnato gentilmente dal sig. Grassi, vidi gi\u00e0 la terra smossa a seguito di qualche precedente assaggio venni a sapere che dal 1901 erano avvenuti dei ritrovamenti sporadici di tombe contenenti orcinoli a calice, a vaso panciuto o a piatto rialzato spesso contenenti ossa bruciate e pezzi di carbone. Quasi in ogni urna si trov\u00f2 una moneta in bronzo imperiale romano del I secolo dopo Cristo, periodo al quale il sepolcreto  deve appartenere. In un\u2019urna fu trovata una moneta d\u2019oro che fu data al sig. Rossi, un dilettante di studi antichi, gioielliere di Cuggiono.<br \/>\nDeplorevole \u00e8 il fatto che la maggior parte dei fittili del 1901 and\u00f2 disperso, ma nel 1903 il sig. Grassi trov\u00f2 un\u2019urna simile alle precedenti, con una lucernetta di terracotta, che porta la rappresentanza figurata della lupa allattante Romolo e Remo. In un\u2019altra urna fu rinvenuta una moneta di Augusto, del medio bronzo riconiato sotto Tiberio col rovescio dell\u2019ara o coll\u2019esergo Providentia. Questa moneta fu raccolta dal sig. Grassi, insieme a due balsamari di vetro verdognolo, e vasi di terracotta in forma di orcinolo e di vaso rialzato.<br \/>\nTutto il territorio turbighese \u00e8 segnato dalla presenza romana. Lo confermano le lapidi citate nel Corpus Inscriptionum Latinarum, il Castellaccio, la Torraccia dell\u2019ing. Tatti, il Castello innalzato sopra rovine romane (vedere il sottopiano del Castello: le cantine).<br \/>\nNel 1903 il sig. Grassi rinvenne una targa circolare in bronzo (4,8 cm di diametro), ornata e forata a rilievo, di puro stile classico, sormontata da maschera leonina sporgente, che lascia un vano per farvi passare qualche stoffa o cinghia di sostegno. Inoltre, venne alla luce un piccolo manico di specchio in bronzo, tutto lavorato e ornato in tre parti: l\u2019impugnatura a doppia mascherina figurata di genietto giovane da un lato, di genietto adulto dall\u2019altro; il nucleo centrale a doppia nicchietta con un Cupido da un lato, un\u2019Afrodite dall\u2019altro sopra una specie di piedistallo ornato che ne forma la base.<br \/>\nNella primavera del 1904 fu rinvenuta un\u2019anfora di terracotta di forma conica, a tipo greco pi\u00f9 che romano, molto appuntata all\u2019estremo. Nel vuotarla, aderente alla parete, \u00e8 stata trovata una lamina in bronzo: rappresenta nel campo a rilievo un guerriero all\u2019inizio di una corsa in quadriga. L\u2019elmo in testa, la corazza al corpo, di sotto la quale esce il chitone, e sul braccio destro, raccolto, col pugno stretto, gli ricade un estremo lembo della clamide. Il guerriero ha il piede destro che ancor tocca leggermente il terreno, ed \u00e8 salito col piede sinistro sulla quadriga a guidare i quattro focosi destrieri. Ma gi\u00e0 dinanzi a lui una giovane e graziosa fanciulla avvolta nel peplo e appoggiata con la destra mano alla sponda della quadriga, mentre con la sinistra afferra le redini. E\u2019 lavoro di gusto greco, eseguito verosimilmente nei primi secoli dell\u2019Impero, posto nell\u2019anfora come dono votivo. (Chiss\u00e0 dove \u00e8 finita questa elegante lamina greca?, ndr) Un\u2019altra olla fu ritrovata contenente vasetti rituali, un ago crinale rotto, quattro fibule, due balsamari di vetro, anello in bronzo forato, tre monete di cui una di Vespasiano, due anelli in ferro.<br \/>\nIl 2 aprile 1904, a seguito dei ritrovamenti avvenuti, fu avviata una indagine ufficiale e dopo un\u2019ora di lavoro si incominci\u00f2 a trovare terra nera, grassa, delle tombe e si rinvenne alla profondit\u00e0 di mezzo metro dei vasetti, un\u2019olla grande, od ossario con relative ossa. La calura fece s\u00ec che si ritenne di spostare gli scavi in autunno, con maggior numero di uomini e il campo libero dalle piantagioni.  Diverse olle-ossario furono rinvenute con monete di bronzo probabilmente di Augusto o Tiberio, ma niente di eccezionale.<br \/>\nLE CONCLUSIONI. Dai ritrovamenti avvenuti nelle necropoli si desume il carattere \u2018povero\u2019 degli insediamenti  gallo-romani. Le forbici e il falcetto indicherebbero pi\u00f9 un popolo di pastori che di guerrieri. Poche in proporzione e semplici le tombe di donna; pochi gli oggetti in bronzo; pochissimi gli ornamenti. Il rito usato \u00e8 quello della cremazione e delle tombe a incinerazione per mezzo di un ossuario, entro cui spesso vi erano vasetti per unguenti, vasetti lacrimatori, monete, di rado lucernette fittili e pochi oggetti in bronzo. Unica eccezione la tomba ricca contenente la lamina in bronzo a rilievo, il manico pure in bronzo a rilievo e ornati.<\/p>\n<p>DIDA Nel disegno di Mellone pubblicato sul \u2018Corriere\u2019 del 15 febbraio 1986 &#8211; in occasione del S\u00ec della Lombardia alle trivellazioni per il giacimento del petrolio &#8211; nella stessa area del Pozzo c\u2019era la necropoli romana della Galizia (I-II sec. d. C) dello stesso periodo di quella di Inveruno <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luigi Scotti \u00e8 uno dei pochi rimasti a coltivare il gene della \u2018turbighesit\u00e0\u2019, una malattia che prende solamente quelli che hanno ricevuto il palpito della vita nel paese degli antenati e ne coltiva la memoria cercando le memorie nel web. 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