{"id":640290,"date":"2025-01-08T20:33:05","date_gmt":"2025-01-08T19:33:05","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=600723"},"modified":"2025-01-08T20:33:05","modified_gmt":"2025-01-08T19:33:05","slug":"lessenzialita-dellinessenziale-sulla-grandezza-di-rino-tommasi-di-teo-parini-e-fabrizio-provera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=640290","title":{"rendered":"L\u2019essenzialit\u00e0 dell\u2019inessenziale. Sulla grandezza di Rino Tommasi- di Teo Parini e Fabrizio Provera"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201cSe non vince Wimbledon entro cinque anni, smetto di scrivere di tennis\u201d.<\/p>\n<p>Siamo nel 1983 e Stefan Edberg non \u00e8 ancora maggiorenne, con tutte le incertezze, anche tennistiche, del caso. Rino Tommasi si riferiva proprio a lui, giocatore imberbe per il quale da tempi non sospetti nutriva un debole. Da una parte un uomo di innato pragmatismo applicato allo sport, Rino, e dall\u2019altra un formidabile generatore di fantasia, Stefan: non \u00e8 un ossimoro. Anche ai matematici piace la bellezza; anche gli esteti sanno essere concreti. E cos\u00ec fu amore a prima vista. <\/strong><\/p>\n<p>Lo svedese, scandinavo atipico in quel suo tennis d\u2019antan gi\u00e0 allora, esattamente un lustro pi\u00f9 tardi solleva il trofeo imperituro per eccellenza nella cornice dell\u2019All England Lawn Tennis and Croquet Club e, allo scadere della celebre profezia, diventa il campione di Wimbledon. \u201cHo salvato il tuo lavoro\u201d, disse con tono scherzoso il biondino poi destinato a una grande carriera. Morale, quando si dice avere l\u2019occhio lungo nei pronostici. Che, se \u00e8 vero che \u201cnon li sbaglia soltanto chi non li fa\u201d, giusto per restare nell\u2019ambito del credo di Tommasi, \u00e8 vero altres\u00ec che taluni, baciati da una particolare forma di talento, siano congenitamente meno avvezzi all\u2019errore. Lui, per esempio. Non per nulla il sommo Gianni Brera, che dei soprannomi coniati ad hoc ne fece in vita un\u2019arte sublime, era solito definirlo \u201cProfessore\u201d, riconoscendogli \u201cun cervello essenzialmente matematico per\u00f2 capace di digressioni epico-fantastiche\u201d. Non servirebbe aggiungere altro.<\/p>\n<p>Nato a Verona ottantaquattro anni fa \u2013 lo stesso giorno di Ken Rosewall, il 23 febbraio, quale evidente segno premonitore \u2013 Rino Tommasi ha il merito di aver rivoluzionato il modo di esporre lo sport in Italia, attraverso una narrazione essenziale e senza fronzoli ma esaustiva. Marchio di fabbrica, il suo, che \u00e8 somma di tre ingredienti facilmente riconoscibili: concetti brevi e mirati, chiarezza espositiva suffragata da dati certi, neologismi universalmente riconosciuti. Un giornalismo che, prendendo in prestito un fortunato claim pubblicitario, ancora oggi continua a vantare innumerevoli tentativi di imitazione.<\/p>\n<p>Tommasi e lo sport a trecentosessanta gradi \u00e8 un rapporto che viene da lontano. Prima giocato, poi studiato, quindi organizzato e infine narrato, in un doveroso crescendo di popolarit\u00e0 e apprezzamento. Una laurea in scienze politiche conclusa da una tesi relativa proprio all\u2019organizzazione internazionale dello sport, Rino pu\u00f2 vantare di essere stato il pi\u00f9 giovane promotore di pugilato al mondo, l\u2019altra sua grande passione insieme al football americano, e, manco a dirlo, il primo in Italia. Antesignano. Tennista di un livello pi\u00f9 che accettabile, in bacheca anche quattro titoli italiani universitari, e giornalista dall\u2019et\u00e0 di diciannove anni, di Tommasi si ricordano innanzitutto le prestigiose collaborazioni con le principali testate italiane in un\u2019epoca nella quale \u00e8 per ovvi motivi il cartaceo a monopolizzare l\u2019informazione. Tuttavia sar\u00e0 il piccolo schermo a farne un mito dello sport raccontato. Primo direttore dei servizi sportivi di Canale 5, all\u2019epoca neonato canale generalista, e poi di Telepi\u00f9, la prima avveniristica piattaforma televisiva a pagamento del nostro paese, se milioni di spettatori si sono avvicinati a sport soggiogati alla legge del calcio \u2013 en passant, Rino \u00e8 anche grande tifoso del Verona \u2013 buona parte del merito va attribuito all\u2019intuizione che ha dato alla luce programmi cult come La grande boxe e Il grande tennis. Un concentrato di competenza applicato alle dinamiche televisive che ha aperto un\u2019era nuova, in un contesto segnato da una cultura non sempre all\u2019altezza del ruolo educativo dello sport. <\/p>\n<p>In una carriera stabile su livelli di eccellenza, l\u2019acme tommasiano, \u00e8 pensiero di molti, viene raggiunto nella veste di telecronista. Poliedrico, Rino avrebbe potuto cimentarsi al microfono in pi\u00f9 di una disciplina con lo stesso identico risultato, esaltante quindi, ma \u00e8 ovviamente l\u2019universo tennis ad aver maggiormente beneficiato della sua attivit\u00e0 professionale. Con la televisione di stato che salvo sporadiche eccezioni relega appunto il tennis a ruolo di comparsa, e l\u2019approdo contemporaneo sui canali del gruppo Fininvest dei principali tornei del firmamento mondiale da tempo dimenticati, il sodalizio Tommasi\/Clerici \u2013 Gianni \u00e8 un altro gigante dei nostri tempi \u2013 irrompe sul panorama nazionale e ne fa piazza pulita, tanto che nulla sar\u00e0 pi\u00f9 lo stesso. Quella della strana coppia, non secondariamente di amici, \u00e8 una proposta inimitabile, frutto di due conduttori antitetici come il giorno e la notte il cui incastro stilistico ha la precisione millimetrica di un puzzle. Rino, da profondo conoscitore del meccanismo, detta i tempi, un metronomo; Gianni, per Tommasi il Dottor Divago in una delle sue proverbiali etichette, porta invece nei salotti degli italiani l\u2019atmosfera da belle epoque parigina, in una romantica valorizzazione del bello. Statistiche e gesti bianchi in polifonia, \u00e8 il ping pong del fatto che incontra il motivo, quindi arte. Il risultato, paradossale ma fino a un certo punto, \u00e8 che sono pi\u00f9 le volte in cui il merito di aver tenuto gli appassionati francobollati per ore al piccolo schermo sia da attribuire pi\u00f9 alla telecronaca che al match in s\u00e9. Il segreto? Divertirsi con competenza. \u201cCi pagano per svolgere un lavoro per il quale pagheremmo noi!\u201d, la celebre chiosa a suggellare l\u2019assioma.<\/p>\n<p>Il fiorire dell\u2019amore per il tennis, forse il pi\u00f9 importante della sua vita sportiva, ha storicamente una data precisa, come si conviene per un cultore dei numeri, e non \u00e8 una qualunque. Il 14 luglio del 1948, un secolo e mezzo dopo la presa della Bastiglia che ha rivoluzionato la storia dell\u2019uomo, in Italia \u00e8 infatti il giorno dell\u2019attentato a Togliatti. L\u2019indomani, Gino Bartali, professione ciclista, firma sulle Alpi l\u2019impresa che vale il Tour de France salvando un paese alla deriva, tra verit\u00e0, leggenda, politica e sport, da una possibile guerra civile. Tommasi, quel giorno quattordicenne \u2013 ce lo ricorda lui stesso \u2013 imbraccia per la prima volta una racchetta, virtualmente non la moller\u00e0 pi\u00f9. E se grazie al tennis, Rino, l\u2019Italia non l\u2019avr\u00e0 salvata in senso stretto al pari del Ginettaccio pedalatore, che l\u2019abbia saputa traghettare in uno straordinario processo culturale \u00e8 fuori di dubbio. Tra i tanti cavalli di battaglia ideati dal Tommasi cronista che ne hanno conferito tridimensionalit\u00e0 al pensiero, due in particolare evocano negli aficionados un\u2019appagante forma di nostalgia: il personalissimo cartellino e il circoletto rosso. Espressioni che stanno allo sport come i teoremi euclidei stanno alla geometria.<\/p>\n<p>Il primo, splendido retaggio concettuale dell\u2019universo pugilistico, \u00e8 il taccuino sul quale Rino, quale supremo giudice televisivo, annota gli elementi salienti di un incontro \u2013 i punti, ripresa per ripresa \u2013 grazie ai quali formulare un verdetto di merito prima del sopraggiungere di quello ufficiale. \u201cGli arbitri \u2013 disse una volta \u2013 possono essere d\u2019accordo con me o sbagliare\u201d. Lapidario e senza falsa modestia, come piace al suo pubblico. Il secondo, invece, \u00e8 forse la sua pi\u00f9 geniale creazione in ambito prettamente tennistico, tanto che oggi la nota asserzione di encomio \u00e8 patrimonio dialettico di ogni circolo italiano in cui si respiri aria di tennis. Rino, con una penna rossa, cerchia sugli inseparabili appunti, che scientificamente condensano un match in una paginetta ordinata di quaderno, i quindici da ricordare, per l\u2019elevato contenuto tecnico del gesto \u2013 un ricamo, parafrasando ancora una volta Tommasi \u2013 o per l\u2019importanza ai fini del risultato, dandone quindi evidenza verbale in telecronaca. \u201cCircoletto rosso!\u201d, era solito esclamare al microfono con l\u2019inconfondibile timbro nasale che abbiamo imparato a riconoscere. Pathos, in un habitat di applausi scroscianti. Un patrimonio universale: chiunque si sia cimentato con alterne fortune nella nobile disciplina che fu di Bill Tilden ha sicuramente circolettato di rosso nella mente, almeno una volta, un colpo ben riuscito, con tutta l\u2019enfasi del caso. Influencer, il Professore, come si direbbe oggi.<\/p>\n<p>Le graduatorie di merito, compendiando nell\u2019analisi epoche differenti e in assenza di parametri di giudizio oggettivi e insindacabili, rischiano di lasciare il tempo che trovano e di questo, Salvatore detto Rino, ne ha sempre fatto una spada nella roccia. Sono in molti che hanno provato a domandargli chi, secondo lui, potesse assumere la qualifica di tennista pi\u00f9 forte di sempre ma senza successo. Se in ambito tennistico la questione affascina assai ma al contempo si mantiene irrisolta, anche in un\u2019enciclopedia vivente come pu\u00f2 essere appunto Tommasi, il giornalismo sportivo italiano tout court il suo GOAT lo ha per\u00f2 eletto all\u2019unanimit\u00e0. S\u00ec, perch\u00e9 Rino al microfono \u00e8 il migliore di sempre. Ce ne siamo resi conto quando, senza troppi proclami, ha appeso le cuffie al chiodo, lasciando dietro di s\u00e9 un vuoto di potere per molti versi incolmabile. Questione di carisma e, cosa che non guasta, di quel pizzico di presunzione di chi sa perfettamente di sapere. Nemico giurato del politically correct, Tommasi ha sempre manifestato con libert\u00e0 e risolutezza il proprio punto di vista in ogni ambito via via affrontato, senza che la diplomazia finisse mai per farla da padrona. Scevro di ogni forma di piaggeria gratuita, ha sempre risposto in prima persona per le sue granitiche prese di posizione, scomode e controcorrente se necessario.<\/p>\n<p>Inoltre, sono diversi i giornalisti in attivit\u00e0 a cui Tommasi ha spalancato le porte di una professione meravigliosa, spesso bistrattata ma comunque privilegiata nel consentire la possibilit\u00e0 mai banale di fare informazione. Un maestro, Rino, che immaginiamo severo e puntiglioso ma capace di premiare le doti dei suoi pi\u00f9 giovani compagni di avventura.<\/p>\n<p>In pi\u00f9 di un ventennio di telecronache bevute tutte d\u2019un fiato abbiamo ascoltato e fatto nostre una moltitudine di frasi cucite su misura per imporre immediatezza e colore a un concetto preciso e non c\u2019\u00e8 che l\u2019imbarazzo della scelta. Tra un \u201cpalla calante, vol\u00e9e perdente\u201d, \u201cpunteggio isoscele\u201d, \u201cil colpo con il botto paga sempre\u201d, \u201csiamo in stazione\u201d, \u201cveronica\u201d e un \u201cchiamato a giocare di fino rivelava le sue umili origini\u201d, una pillola esemplifica al meglio la capacit\u00e0 dello sport di essere fonte di insegnamento, \u00e8 pertanto doveroso farne memoria. \u201cTu buttala di l\u00e0 (la palla, ndr) non \u00e8 detto che ritorni\u201d. Che, se nel gergo della disciplina del diavolo significa strettamente far giocare sempre un colpo in pi\u00f9 all\u2019avversario, perch\u00e9 chiamato a replicare il gesto potrebbe finire per sbagliare, nel quotidiano si traduce nello stimolo a non darsi mai sconfitti nelle avversit\u00e0, nel nome di quella speranza che \u00e8 sempre l\u2019ultima a morire. Rincorrere pancia a terra e restituire al mittente le vicissitudini che possono apparire senza soluzione, insomma. Abnegazione, volont\u00e0, perseveranza, tutte spalmate sui playground dell\u2019esistenza. Perch\u00e9 sport \u00e8 vita, e viceversa.<\/p>\n<p>Senza inutili giri di parole, Rino, l\u2019artefice della passione viscerale chiamata sport per almeno un paio di generazioni di atleti da poltrona, manca molto a tutto l\u2019ambiente, nonostante la qualit\u00e0 talvolta innegabile di alcuni virtuosi epigoni che quotidianamente si adoperano per raccoglierne l\u2019ingombrante eredit\u00e0. Ma si sa, nulla \u00e8 per sempre e l\u2019orologio un tiranno, anche al cospetto di coloro che il nostro palato vorrebbe sentire immortali. Se l\u2019elisir di lunga vita \u00e8 ancora una chimera incompiuta, Tommasi, al solito pi\u00f9 serio che faceto, in tempi non sospetti una scappatoia l\u2019aveva per\u00f2 individuata. Disse all\u2019uopo: \u201cL\u2019unico modo per non invecchiare \u00e8 morire giovani\u201d. Fortuna (nostra) vuole che, nel dubbio, Rino abbia lasciato carta bianca a Chronos, il dio del tempo, invecchiando nel corpo, come noi tutti del resto, ma allungando, finch\u00e9 il suo desiderio di esserci lo ha reso possibile, una parabola giornalistica che per rimanere giovane non necessitava affatto di dover morire. Anzi.<\/p>\n<p>Per concludere, a Rino, ideatore anche del game perfetto \u2013 quello in cui con quattro ace su quattro tentativi il giocatore alla battuta non fa toccare la palla all\u2019avversario \u2013 ci sentiamo di dedicare, in stretta analogia e a titolo di ringraziamento per l\u2019insegnamento elargito senza soluzione di continuit\u00e0, la qualifica di cronista perfetto, sperando di fare cosa gradita. Perfetto \u00e8 colui che per cinque set, e cinque ore di match, riesce nell\u2019impresa titanica di non sbagliare una data, una statistica, un punteggio, un nome, un ricordo, un precedente, un momento televisivo. Impossibile? Si, ma solo per tutti gli altri. Greatest of all time mica per niente, il Professore. E allora, game, set and match Tommasi. Standing ovation. <\/p>\n<p><strong>Teo Parini<\/strong><\/p>\n<p> LE IRRESISTIBILI SEDUZIONI DI RINO<\/p>\n<p>E\u2019 il 1989, o gi\u00f9 di l\u00ec. I pruriti dell\u2019adolescenza di un 16enne. Su Italia 7, l\u2019ex Gatto Umberto Smaila rivoluziona il costume televisivo di seconda serata con le ragazze Cin Cin e le spogliarelliste dilettanti che, molte lune dopo Corrado Mantoni e la Corrida, si concedono discinte alle telecamere. Chi scrive non era appassionato di boxe, ma andava pazzo, letteralmente pazzo, per la sigla di \u2018Boxe di notte\u2019, il programma (di seconda serata) che le reti Fininvest (Mediaset era di l\u00e0 da venire, ancora) affidarono a Rino Tommasi.<\/p>\n<p>La voce in sottofondo dello spot di quel magnifico programma era nera, jazz, disperata, calda, femminile.<\/p>\n<p>Era avvolgente, totalizzante. Come l\u2019amore di Rino Tommasi per questa \u2018disciplina\u2019, ossia la voce narrante che cerca di trasmettere al telespettatore il pathos dell\u2019unico \u2018segmento\u2019 esistenziale dove prevale il Giusto, talvolta il Bello; lo sport.<\/p>\n<p>Fu amore a prima vista. Culminato nell\u2019unico incontro dal vivo: Forum di Assago, 1991, sta per giocare Cristiano Caratti. Mi sporgo dalla balaustra del primo anello. Rino Tommasi \u00e8 l\u00ec, sorride e mi firma un autografo. Elegante, imperioso, luminoso. \u2018Grazie Rino\u2019.<\/p>\n<p>Poi le telecronache, inarrivabili e inimitabili: Jimbo Connors che bello suonato dall\u2019et\u00e0 infiamma Flushing Meadows, la forza teutone del 18enne Boris Becker, la grazia della vol\u00e9e di Edberg, il rimpianto per le notti di Adriano Panatta spese nei locali e non ad allenarsi, la corrispondenza d\u2019amorosi sensi tra lui, Gianni Clerici e Milosav Mecir, che nella prossemica tommasiana diventa Gattone, con quella faccia un po\u2019 cos\u00ec e quell\u2019espressione un po\u2019 cos\u00ec, se Paolo Conte lo avesse conosciuto qualche decennio prima avrebbe traslato i gamberoni rossi dalla Liguria alla Slovacchia, la terra di Mecir.<\/p>\n<p>Agassi, Sampras, Wilander, Gabriela Sabatini, Steffi Graf: i campioni che, in virt\u00f9 della prominente grazia tommasiana, ascendono dal rango di campioni a quello di icone.<\/p>\n<p>Rino Tommasi da Verona, come l\u2019Amarone di Bepi Quintarelli o di Romano Dal Forno: lungo, eterno, appassito sui graticci fino a diventare sublime. Complesso, forse anacronistico. Passatista.<\/p>\n<p>Nessuno mai, nessuno pi\u00f9 come lui. I nani di cui si \u00e8 sempre lamentato Tommasi, dopo essersi seduti sulle spalle dei giganti, hanno preso il microfono. E da allora, da quando anche il grande Aldo Giordani non si sente pi\u00f9, siamo passati da Hemingway e Simenon ai romanzi Harmony,  con pochissime (ancorch\u00e9 lodevoli) eccezioni.<\/p>\n<p>Rino Tommasi scandiva le parole delle telecronache nello stesso modo in cui Paolo Conte batteva i tasti del suo pianoforte, circondato da sommi maestri:  Nunzio Barbieri, Daniele Dall\u2019Omo e Luca Enipeo alle chitarre, Lucio Caliendo all\u2019oboe, al fagotto, alle percussioni e alle tastiere, Claudio Chiara al sax, al flauto, alla fisarmonica, al basso e alle tastiere, Daniele Di Gregorio alla batteria, alle percussioni, alla marimba e al pianoforte, Massimo Pizianti alla fisarmonica, al bandoneon, al clarinetto, al sax, al pianoforte e alle tastiere, Piergiorgio Rosso al violino, Jino Touche al contrabbasso e alla chitarra, infine Luca Velotti al sax e al clarinetto.<\/p>\n<p>Rino Tommasi come la verde milonga \u2018rielaborata\u2019 dall\u2019avvocato astigiano:<\/p>\n<p>Alle prese con una verde milonga<br \/>\nIl musicista si diverte e si estenua<br \/>\nE mi avrai verde milonga che sei stata scritta per me<br \/>\nPer la mia sensibilit\u00e0 per le mie scarpe lucidate<br \/>\nPer il mio tempo per il mio gusto<br \/>\nPer tutta la mia stanchezza e la mia mia guittezza<br \/>\nMi avrai verde milonga inquieta che mi strappi un sorriso<br \/>\nDi tregua ad ogni accordo mentre mentre fai dannare le mie dita<br \/>\nIo sono qui sono venuto a suonare sono venuto ad amare<br \/>\nE di nascosto a danzare<br \/>\nE ammesso che la milonga fosse una canzone<br \/>\nEbbene io, io l\u2019ho svegliata e l\u2019ho guidata a un ritmo pi\u00f9 lento<\/p>\n<p>Sono cambiate le sensibilit\u00e0, il gusto e le scarpe. Resta solo, fugace come un lume visto in lontananza, la grandezza senza fine (e senza tempo) di Rino Tommasi. Guitto aggraziato.<\/p>\n<p><strong>Et alors, monsieur Rino, ca va?<\/strong><\/p>\n<p>Fabrizio Provera<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=gpEYcZFpXuI&#038;t=5s\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=gpEYcZFpXuI&#038;t=5s<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=OLmaiKZu3nc&#038;t=1s\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=OLmaiKZu3nc&#038;t=1s<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Dn7-KR2N6R0&#038;t=44s\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Dn7-KR2N6R0&#038;t=44s<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cSe non vince Wimbledon entro cinque anni, smetto di scrivere di tennis\u201d. Siamo nel 1983 e Stefan Edberg non \u00e8 ancora maggiorenne, con tutte le incertezze, anche tennistiche, del caso. 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