{"id":640921,"date":"2025-01-28T20:30:14","date_gmt":"2025-01-28T19:30:14","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=603260"},"modified":"2025-01-28T20:30:14","modified_gmt":"2025-01-28T19:30:14","slug":"la-restaurazione-americana-nel-senso-comune-di-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=640921","title":{"rendered":"La restaurazione americana nel senso comune di Trump"},"content":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 intravedere dopo il primo discorso di Donald Trump un abbozzo di programma conservatore? Per alcuni attenti osservatori sembra di si. Tra questi Giovanni Orsina, crede che la frase cruciale del suo discorso inaugurale, \u00e8 il \u201csenso comune\u201d, e qui peraltro si trova la chiave della sua vittoria. Per il presidente comincia la completa restaurazione dell\u2019America. <\/p>\n<p>\u201cEppure, il passaggio sembra sia stato alquanto trascurato nel diluvio di commenti di questi giorni, un po\u2019 troppo spesso impegnati pi\u00f9 a stigmatizzare quando non irridere le iniziative del nuovo presidente, a infilzare questa o quella sua contraddizione o fake news, a piangere amare e pensose lacrime sui destini della democrazia, che a fare realistica mente i conti con quel che sta accadendo. <\/p>\n<p>E invece dobbiamo farci i conti, perch\u00e9 la rielezione di Trump non \u00e8 detto apra le porte al mondo di domani, ma \u00e8 quasi certo che abbia chiuso quelle del mondo di ieri\u201d.(Giovanni Orsina, Quel senso comune che supera le paure, 24.1.25, La Stampa) Per Orsina non \u00e8 una novit\u00e0, al tema del senso comune avevano legato il loro programma elettorale sia la Lega nel 2018, che Marine Le Pen per le presidenziali francesi, ma in un certo senso anche il programma di Jean-Luc M\u00e9lenchon, nel 2019 e di Podemos in Spagna.<\/p>\n<p><strong>Che cos\u2019hanno in comune questi programmi?<\/strong> \u201cUna diagnosi: la politica tradizionale si \u00e8 venuta sempre pi\u00f9 distaccando \u2013 moralmente, cognitivamente, socialmente \u2013 dai cittadini in carne e ossa, si dimostra sempre pi\u00f9 insensibile alle loro preferenze, alla percezione che essi hanno del loro mondo, ai loro bisogni\u201d. <\/p>\n<p>Tuttavia per il politologo la politica del senso comune, qualsiasi cosa si possa pensare, ha dovuto fare i conti con i settantasette milioni di voti che ha raccolto Trump. \u201cUn dato di realt\u00e0 duro come la pietra, la dimostrazione di come la politica del senso comune, agli occhi degli elettori, sia apparsa pi\u00f9 forte delle sue controindicazioni\u201d. Chi ha votato Trump non ha ascoltato le fallimentari sirene dei democratici, dell\u2019establishment istituzionale e intellettuale che ormai sono \u201csideralmente distanti da fasce assai consistenti di elettorato\u201d. <\/p>\n<p>Secondo Orsina, sono \u201cseparati da un invalicabile muro di incomprensione. Quel muro, fatto di autoreferenzialit\u00e0, supponenza e moralismo, della cui esistenza chiunque in questi ultimi anni abbia frequentato anche solo sporadicamente i salotti dell\u2019establishment, i corridoi delle istituzioni europee, le aule delle universit\u00e0 non pu\u00f2 non essersi reso conto, se solo ha tenuto gli occhi e le orecchie un po&#8217; aperti\u201d. <\/p>\n<p>Trump ha certamente raccolto il bisogno di buon senso presente in tanti americani (77 milioni), esasperati dalle follie dell\u2019ideologia woke. Adesso bisogna vedere se \u201csapr\u00e0 trasformare questo consenso in una politica propositiva, capace di rifare grande l\u2019America, non nel senso di un nazionalismo deteriore, ma perseguendo un grande progetto di civilt\u00e0 valido per tutto il mondo?\u201dSe lo chiede anche Marco Invernizzi (Trump e il \u201csenso comune\u201d, 27.1.25, alleanzacattolica.org). <\/p>\n<p>Dopo il primo discorso del Presidente eletto emerge con chiarezza il problema del mondo: ritornare al reale o continuare con il follemente corretto, come titola l&#8217;ultimo libro di Luca Ricolfi. \u201cRitorno al reale\u201d, \u00e8 un rifiuto delle follie ideologiche, che tra l&#8217;altro, scrive Invernizzi, \u201c\u00e8 sempre sembrato il programma di questo imprenditore, che un tempo ha ben conosciuto il \u201cpotere forte\u201d dei \u201cricchi\u201d americani, poi lo ha sfidato e sconfitto e, adesso, ne raccoglie anche il consenso\u201d. <\/p>\n<p>I temi sui quali Trump ha raccolto il massimo sostegno sono legati all\u2019opposizione verso una minoranza ideologica che ha cercato negli ultimi decenni di accelerare il processo di disgregazione dell\u2019Occidente: l\u2019ideologia gender, quella green, l\u2019immigrazione incontrollata e, in generale, la cancel culture. Queste forzature ideologiche hanno prodotto la reazione di molta gente comune, che ha accusato le sinistre pro-gender, ambientaliste e immigrazioniste di trascurare i problemi reali delle persone normali. Attenzione per\u00f2, l\u2019et\u00e0 dell\u2019oro promessa da Trump non si realizza per decreto. I problemi sono tanti \u00e8 difficile da risolvere a cominciare dall\u2019immigrazione clandestina, che non si pu\u00f2 fermare, bisogna governarla.<\/p>\n<p>L\u2019incertezza identitaria di giovani maschi e femmine esiste ed \u00e8 una conseguenza del crollo della famiglia, della mancanza di autorevolezza soprattutto dei padri, o della loro assenza, della lotta contro ogni forma di identit\u00e0 scatenata dalla rivoluzione antropologica degli Anni \u201860. Non \u00e8 solo colpa dei gruppi Lgbtq. Ecco perch\u00e9 non bisogna esagerare con l\u2019ottimismo, salvo poi cedere alla delusione. <\/p>\n<p>Secondo Invernizzi, \u201cil mondo cambia veramente in meglio quando gli uomini si convertono e, cos\u00ec, muta il senso comune di un popolo. Certo, le leggi e i decreti aiutano, favoriscono i cambiamenti in positivo e sono un ostacolo al male. La politica aiuta, ma non basta\u201d. Questo vale anche per l&#8217;Italia.<\/p>\n<p>\u201cOltretutto non dimentichiamo che chi odia tutto ci\u00f2 che Trump rappresenta, cio\u00e8 una concezione della politica che vorrebbe conservare i principi fondamentali del senso comune, non star\u00e0 con le mani in mano, ma far\u00e0 di tutto per cercare di farlo cadere, in un\u2019America divisa quasi a met\u00e0, nella quale Trump ha preso soltanto due milioni di voti in pi\u00f9 della sua rivale. <\/p>\n<p>Hanno cercato di ucciderlo durante la campagna elettorale, non si rassegneranno alla sconfitta\u201d. Rimane il problema dell\u2019Europa. Al Forum di Davos sono passati, nei giorni scorsi, tutti gli sconfitti nella battaglia contro Trump, segno che i famosi \u201ccomplotti di Davos\u201d non erano cos\u00ec vincenti come qualche complottista aveva fatto credere. <\/p>\n<p>Ma adesso non commettiamo l\u2019errore contrario, pensando che tutto andr\u00e0 per il meglio. E a proposito di Davos, Maurizio Milano su Lanuovabussola sottolinea gli interessanti interventi prima del presidente argentino Milei e poi di Trump. In particolare Milei scuote Davos con un discorso contro la rivoluzione woke. Bordate contro le manie del nuovo secolo, dall&#8217;ambientalismo al transgenderismo, passando per l&#8217;agenda abortista. Ma ne parler\u00f2 prossimamente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si pu\u00f2 intravedere dopo il primo discorso di Donald Trump un abbozzo di programma conservatore? Per alcuni attenti osservatori sembra di si. 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