{"id":641500,"date":"2025-02-14T12:45:20","date_gmt":"2025-02-14T11:45:20","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=605608"},"modified":"2025-02-14T12:45:20","modified_gmt":"2025-02-14T11:45:20","slug":"ventuno-san-valentino-senza-marco-pantani-palingenesi-di-una-passione-grande-passione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=641500","title":{"rendered":"Ventuno San Valentino senza Marco Pantani.  Palingenesi di una grande passione"},"content":{"rendered":"<p><strong>Sono passati ventun anni ma non sembra ieri, perch\u00e9, uno per uno, li sentiamo gravare tutti su spalle che non sono pi\u00f9 quelle forti di allora. Poco, sempre da allora, \u00e8 sopravvissuto, se non il dispiacere acuto di un epilogo che nessuno si sarebbe meritato di vivere. Certe cose, infatti, non si cancellano, restano appiccicate come colla sulla pelle. La morte di Marco, la peggiore possibile, solo come un cane. Nel giorno di San Valentino e, ironia della sorte, nella camera dell&#8217;hotel che di nome fa Le Rose. Forse l\u2019hanno ammazzato o, forse, s&#8217;\u00e8 ammazzato con le sue mani. Ma che differenza fa?<\/strong><\/p>\n<p>No, non era un santo, del resto chi lo \u00e8? Al punto da poter giudicare un&#8217;esistenza, la sua, a met\u00e0 tra il tribolato e lo sfortunato. Marco era un ragazzo normale, insignito da Madre Natura di una forma abbacinante di talento, ma normale. Che fu, probabilmente, il suo miglior pregio: la normalit\u00e0 dei vent&#8217;anni pur essendo speciale. Sensibilit\u00e0 che fa scopa con fragilit\u00e0. Marco era fatto cos\u00ec, sentiva addosso il bene e il male in maniera amplificata, viscerale, tipico di chi, appunto, d\u00e0 del tu agli affetti e ai dolori, vivendoli entrambi con il piede pigiato sull&#8217;acceleratore. Un casino sopravvivere nella societ\u00e0 distopica ed endemicamente ingiusta che, in maniera orwelliana oltre che beffarda, traspone gli opposti. Bene e male, giusto per e sbagliato, bianco e nero.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, Marco, per pura sopravvivenza in salita filava il pi\u00f9 forte possibile. Per abbreviare l&#8217;agonia, come diceva lui stesso, con il ciclismo quale impeccabile paradigma di vita. Democratico, pure, perch\u00e9 il ciclismo accomuna tutti nella sofferenza che la stessa per il primo e per l&#8217;ultimo. Solo che uno va pi\u00f9 forte dell&#8217;altro. Ma, anche qui, che importa? Importa, invece, che i ciclisti trovano sempre il modo di essere uomini poco convenzionali, ai quali interessa decisamente pi\u00f9 lo spirito con il quale si affronta la strada che il risultato. In quest&#8217;ottica, quindi, Marco ha incarnato l&#8217;essenza di uno sport che ha sublimato con il suo sguardo perennemente malinconico e quadricipiti impermeabili alle leggi del moto in un periodo storico di transizione.<\/p>\n<p>Mentre gli avversari imparavano a padroneggiare computer di bordo e parametri clinici in real time, traghettando la disciplina che fu di Coppi e Bartali verso la scienza esatta, Marco spostava a ritroso le lancette del tempo, pedalando di cuore e improvvisazione. Quella pionieristica degli albori. Quel ciclismo in estinzione port\u00f2 l&#8217;immenso e compianto cantore Gianni Mura a soprannominato \u201cPantadattilo\u201d, creatura mitologica destinata anch&#8217;essa a non avere un seguito. Apparentemente invincibile dentro la corazza ma pi\u00f9 soggetto di altri alla tirannia del tempo. Se avesse una qualche utilit\u00e0 ripassare le sue vittorie, ma non ce l&#8217;ha, ora saremmo qui a ricordare diverse cose.<\/p>\n<p>Per esempio, che Marco \u00e8 stato atleta capace di mettere in fila Giro e Tour nella stessa stagione, che ha sgretolato Indurain sul Mortirolo, Ullrich sul Galibier, Tonkov sulla Marmolada e Armstrong a Courchevel. Insomma, che non ha risparmiato nessuno dei giganti che lo hanno sfidato pancia a terra. Ma \u00e8 un contorno, meraviglioso ma pur sempre contorno. Invece, ci\u00f2 che \u00e8 decisamente pi\u00f9 importante \u00e8 il pensiero. Perch\u00e9 Marco, innanzitutto, fu un&#8217;idea. Il getto della bandana quale rituale preparatorio alla deflagrazione della battaglia con il nastro d\u2019asfalto che punta verso il cielo, le mani abbassate fino ad afferrare le corna del manubrio prima di uno scatto che gli osservatori pi\u00f9 romantici definirono \u201cperpetuo\u201d, la sagoma che ondeggia &#8211; \u201cen danseuse\u201d, per dirla come i francesi &#8211; e l\u2019inconfondibile sagoma che diventa un puntino colorato sempre pi\u00f9 piccolo fino a sparire all&#8217;orizzonte, sono, pertanto, la sintesi del palmares che conta.<\/p>\n<p>Istantanee, queste ultime, che sovrastano le pagine degli almanacchi buoni solo ad elencare vittorie, il \u201cquanto\u201d, senza rendere giustizia alle qualit\u00e0 umane, il \u201ccome\u201d. L&#8217;amore in ci\u00f2 che si fa, la schiettezza con la quale la si fa. Perch\u00e9, siamo sempre l\u00ec, chi si innamora di una bicicletta non \u00e8 mai per l&#8217;esaltazione di un risultato ma perch\u00e9 riconosce nel ciclismo una vita dentro la vita e prende coscienza che un altro modo di interpretare entrambe le cose \u00e8 sempre possibile. Ventun anni.<\/p>\n<p>Quel 14 febbraio fu realmente un giorno maledetto. Il giorno che si \u00e8 portato via Marco ed un pezzettino di noi, indispensabili portavoce delle nostre anime vulnerabili. Allora, Ciao Marco, vecchio Pirata, ovunque tu sia. Sole, vento, pioggia, polvere e neve. Te lo si chiede per favore, non scendere mai dalla tua bicicletta. Perch\u00e9 se smetti tu smettiamo anche noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono passati ventun anni ma non sembra ieri, perch\u00e9, uno per uno, li sentiamo gravare tutti su spalle che non sono pi\u00f9 quelle forti di allora. 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