{"id":642095,"date":"2025-03-02T18:52:23","date_gmt":"2025-03-02T17:52:23","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=607832"},"modified":"2025-03-02T18:52:23","modified_gmt":"2025-03-02T17:52:23","slug":"la-verde-geniale-milonga-di-dejan-bodiroga-estro-serbo-alla-massima-potenza-di-poesia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=642095","title":{"rendered":"La verde, geniale milonga di Dejan Bodiroga. Estro serbo, alla massima potenza di poesia"},"content":{"rendered":"<p><strong>Milano, negli anni Novanta, di geni per le strade ne aveva ben due. Curiosamente, entrambi di nome facevano Dejan e ci\u00f2 ne rendeva palese la provenienza balcanica. Savicevic e Bodiroga, infatti, nel nostro paese ci arrivarono dalla Jugoslavia, poco prima che quella gloriosa terra fucina di talento venisse spazzata via da guerra e sciovinismo imperiale, in un mondo in procinto di ridursi a unipolare. Balcanizzata, si dice cos\u00ec, con tutta la nostalgia del caso.<\/strong><\/p>\n<p>Dejan, lato soccer, \u00e8 quello della parabola perfetta disegnata con il piede sinistro nel cielo di Atene. Il visionario che ha fatto s\u00ec che pigrizia e indolenza sul campo da calcio assurgessero ad imprescindibile virt\u00f9. Dejan, lato basket, \u00e8 probabilmente il pi\u00f9 forte giocatore di ogni epoca a non aver frequentato i ground della lega americana, l\u2019NBA.<strong> Mica perch\u00e9 gli scout d\u2019oltreoceano non lo volessero, anzi, perch\u00e9 gli slavi sono fatti cos\u00ec, nel migliore dei casi poco inquadrabili nel perimetro degli schemi mentali ai quali siamo abituati. Eterodiretti, cos\u00ec come sono, dal cromosomico talento.<\/strong><\/p>\n<p>Grazie, signori, ma io resto qui. Con i Sacramento Kings che ricevettero un no categorico che, a suo tempo, deve averli fatti parecchio incazzare. La guerra a cui s&#8217;\u00e8 fatto cenno poc&#8217;anzi, quella che spegner\u00e0 il sogno della Jugoslavia dei popoli fratelli, \u00e8 ormai innescata e Dejan, volendo continuare a fare ci\u00f2 che meglio gli riesce, quindi il mago, decide di scavalcare l\u2019Adriatico per tentare l&#8217;avventura in Italia. Trieste, all&#8217;epoca citt\u00e0 che fa rima con basket, \u00e8 pronta a spalancare le porte del palazzetto ad un ragazzo dal fare stralunato e nemmeno cos\u00ec aggraziato in abiti civili (ma solo in quelli) e che, palesemente, ha lo sguardo di chi ha qualcosa di epocale da nascondere. Il direttore dell&#8217;operazione \u00e8 un altro di quei personaggi che meriterebbe un discorso a s\u00e9, ed \u00e8 inutile palesare la sua provenienza. Si chiama Bogdan Tanjevic, ovviamente, ma a dire il Vate non si creano ambiguit\u00e0. Uno che il basket, pi\u00f9 che insegnarlo, lo plasma a sua immagine e che, prima di tutti quanti, capisce che Dejan Bodiroga \u00e8 destinato a sollevare l&#8217;asticella del gioco decisamente pi\u00f9 in alto di quanto l&#8217;abbia trovata.<\/p>\n<p>Bogdan, parlando di Dejan e sembra il titolo di un film, lo ha sempre definito il \u201cMagic bianco\u201d e il perch\u00e9 non \u00e8 difficile da comprendere. Quando un giocatore che passa i due metri palleggia come un play, ha i tempi di un metronomo, la visione di una macchina del tempo e buca la retina come una guardia, se non si \u00e8 di fronte alla perfezione poco ci manca. Quella del Johnson della citt\u00e0 degli angeli, appunto. Per nostra fortuna, Bodiroga ama L\u2019Europa e, cos\u00ec, ce lo siamo potuti godere da vicino, fino alla fine. La sua storia cestistica si apre a Trieste ma, da l\u00ec a poco, il signor Stefanel &#8211; il Patron, come si diceva quando a dettare legge non erano fondi di investimento e petrodollari &#8211; sposta armi e bagagli a Milano, la casa delle Scarpette Rosse che vivono un momento poco rispettoso per la loro gloriosa storia. Insomma, non vincono nulla da troppo tempo.<\/p>\n<p>L&#8217;anno \u00e8 il 1995 e con la stessa canottiera sulle spalle si ritrovano insieme: Bodiroga, Nando Gentile, il cuore matto, Rolando Blackman che, lui s\u00ec, in NBA ha gi\u00e0 fatto sfracelli, Gregor Fucka, l\u2019airone, Cantarello, la classe operaia in paradiso. In panca, quale sesto uomo di lusso e prima scelta nelle rotazioni, il lupo Portaluppi, quello che il tiro da tre \u00e8 esercizio di routine. Il Vate, allora, ha per le mani qualcosa di esplosivo ma maledettamente giovane, la tipica situazione da tutto o niente. Bodiroga, di quel team, diventa, cos\u00ec, la trasposizione da bello a vincente. Non serve ricordare chi si aggiudicher\u00e0 quel campionato, con Milano che torna a respirare basket e riempire il palazzo di una passione color fuoco.<\/p>\n<p>Bodiroga, al termine della cavalcata, saluta tutti. Perch\u00e9 ad attenderlo c&#8217;\u00e8 il Real Madrid dove rester\u00e0 un paio di stagioni prima di trasferirsi in Grecia, lato Panathinaikos. Ecosistema rovente dove Dejan d\u00e0 il via al suo rapporto privilegiato con la Coppa Campioni o come diavolo si chiama oggi. Da protagonista, se non da dominatore, ne solleva due in Grecia e, poi, pure una terza con la casacca blaugrana del Barcellona. La musica non \u00e8 troppo diversa quando veste i colori della sua nazionale. Chi ha Bodiroga come compagno vince. Infatti, con la canotta della Jugoslavia e delle sue derivazioni successive, Dejan mette in bacheca due ori mondiali, un argento olimpico e tre ori europei. Pi\u00f9 che un palmares, un saccheggio.<\/p>\n<p>Chiuder\u00e0 cerchio e carriera in Italia, a Roma, dove, seppur in assenza di trofei, incassa nel giorno dell&#8217;addio al basket una standing ovation inesausta da un pubblico trasversale che comprende l&#8217;aspetto pi\u00f9 importante. Per il basket, Bodiroga ha creato un prima e un dopo. Tipico spartiacque, uno che, se proprio il gioco non l\u2019ha inventato, lo ha rivoluzionato.<br \/>\nDue, per finire, le curiosit\u00e0. La prima lo lega al numero sette. I minuti iniziali di ogni match nei quali Bodiroga, cos\u00ec narra la leggenda, volutamente era solito non prendersi nemmeno un tiro per studiare attentamente gli avversari, identificando le debolezze. La seconda, che \u00e8 anche uno dei tasti pi\u00f9 dolenti per gli aficionados dediti alla bellezza dello sport quale paradigma d&#8217;arte e vita, \u00e8 frutto di una meravigliosa parentela. Dejan \u00e8 cugino di Drazen Petrovic. Forse il pi\u00f9 grande di tutti, ragazzo prematuramente scomparso in quel fottuto incidente. Morale, quando il DNA non mente.<\/p>\n<p>Antesignano del gioco totale &#8211; un Cruijff della palla a spicchi, volendo azzardare un paragone calcistico &#8211; se parliamo oggi di lui \u00e8 perch\u00e9, proprio oggi, spegne cinquanta pi\u00f9 due candeline. Dalle poltroncine del palazzo gremito eravamo soliti dedicargli un coro anticamera dell\u2019inevitabile sentenza. \u201cPrima va a destra, poi va a sinistra, prende la mira e ciuff!\u201d. Se continuiamo a guardare a ritroso, peccando di lungimiranza, \u00e8 solo perch\u00e9, realisticamente, quando capiteranno ancora, non uno, due Dejan sotto lo stesso cielo?<\/p>\n<p><strong>Tanti auguri, Genio.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, negli anni Novanta, di geni per le strade ne aveva ben due. Curiosamente, entrambi di nome facevano Dejan e ci\u00f2 ne rendeva palese la provenienza balcanica. 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