{"id":642652,"date":"2025-03-18T13:32:09","date_gmt":"2025-03-18T12:32:09","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=610016"},"modified":"2025-03-18T13:32:09","modified_gmt":"2025-03-18T12:32:09","slug":"federico-buffa-riesce-a-far-sognare-anche-busto-arsizio-con-la-sua-milonga-del-futbol-una-magia-tra-paolo-conte-e-atahualpa-yupanqui","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=642652","title":{"rendered":"Federico Buffa riesce a far sognare (anche) Busto Arsizio, con la sua milonga del futbol: una magia, tra Paolo Conte e Atahualpa Yupanqui"},"content":{"rendered":"<p><strong>Busto Arsizio. Per una per una sera, grazie al magistrale lavoro di Federico Buffa che ha portato a teatro lo spettacolo intitolato \u201cLa Milonga del f\u00fatbol\u201d, la citt\u00e0 varesina si \u00e8 trasformata nel quarantanovesimo barrio di Buenos Aires. Argentina popolare, uno spaccato calciofilo incastonato nella citt\u00e0 che deve la denominazione ai marinai sardi giunti per primi sulle sue coste e che imposero il nome del patrono venerato proprio in Sardegna.<\/strong><\/p>\n<p> Gi\u00e0 da qui si \u00e8 potuto immaginare che il sodalizio Italia-Argentina sarebbe stato il fortunato leitmotiv di un paio d&#8217;ore di spessore artistico che hanno avuto il pregio di parlare di un calcio meraviglioso che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 ma senza parlare necessariamente di calcio. Prendendo a prestito dal cassetto della memoria tre storie speciali che, se nella narrazione dell&#8217;autore si intrecciano e volutamente si confondono, \u00e8 solo perch\u00e9 tutto quanto, nella realt\u00e0 rinverdita dal protagonista, and\u00f2 realmente cos\u00ec.<\/p>\n<p>Tre personaggi, allora, accomunati dalla genialit\u00e0 di chi a modo suo d\u00e0 incondizionatamente del tu alla vita; uomini che nella rigorosa staffetta imbastita dal sempre impeccabile Chronos hanno preso il gioco portato in Argentina dai maestri inglesi e ne hanno fatto, con il supporto di un popolo che ha l&#8217;Italia nel sangue, una travolgente storia d&#8217;amore. A far vivere nel Teatro Sociale il clima infuocato della Boca, sebbene il Rile ed il Riachuelo non siano proprio la stessa cosa, \u00e8 la debordante passione per la bellezza dello sport, e per i particolari che trasudano pi\u00f9 umanit\u00e0 che palmares, che trova in Buffa un gigante della nostra comunicazione. Nello specifico, il suo \u00e8 l\u2019antidoto alla banalizzazione di un gioco, quello del calcio, che, sebbene oggi sia quanto di pi\u00f9 omologato possa esserci perch\u00e9 drogato di petrodollari ed egemonizzato da protagonisti con pochissimo da trasmettere, ha avuto trascorsi di talentuosa creativit\u00e0 e non solo in mezzo al campo. <\/p>\n<p>Renato Cesarini detto il C\u00e9, che argentino non fu di nascita ma solo perch\u00e9 dalle Marche vi giunse attraversando l&#8217;oceano a nemmeno un anno di vita, non \u00e8 solo il prestanome del noto neologismo pallonaro, quello del gol all&#8217;ultimo secondo a cui si deve l\u2019omonima \u201czona\u201d, ma una storia policroma impregnata di povert\u00e0, emigrazione, spirito di rivalsa, tango, donne e, appunto, f\u00fatbol. Giocatore straordinario e poi allenatore visionario, connubio tutt&#8217;altro che scontato, Renato da ragazzo faceva il saltimbanco per le strade di Buenos Aires ed il suo essere scevro da schemi, al pari dei funamboli circensi, ne caratterizz\u00f2 l&#8217;intera esistenza. Ribelle ma non per moda &#8211; pare che, pizzicato in un ristorante in orario di allenamento da Edoardo Agnelli, rispose al rimbrotto di quest&#8217;ultimo facendogli arrivare al tavolo cinque bottiglie di champagne e la promessa, ovviamente mantenuta, di segnare un gol l&#8217;indomani nella partita di campionato &#8211; Cesarini ha prima disegnato calcio, grazie ad uno dei piedi pi\u00f9 educati ed imprevedibili di sempre, e poi lo ha insegnato, non a caso in Argentina \u00e8 chiamato ancora oggi la \u201cBibbia del f\u00fatbol\u201d, seduto in panchina.<\/p>\n<p>Prigioniero di nulla, se non del suo amore per la variet\u00e0 della vita, al C\u00e9, come lo si chiamava all&#8217;epoca, si deve anche il primo passaggio di consegne di questa travolgente carrellata teatrale albiceleste con una spruzzata tricolore. Fu lui, infatti, a scoprire quello che si riveler\u00e0 un artista della sua stessa genia calcistica, Omar Sivori. River Plate, settore giovanile, l&#8217;incrocio fra il maestro e l&#8217;allievo. Il primo crocevia. Perch\u00e9, in quella strepitosa vicenda che \u00e8 sempre la vita, ce ne sar\u00e0 pure un secondo, manco a dirlo, in Italia. Quella degli anni \u201850 che prova a risollevarsi dalle disgrazie della guerra, con Cesarini che allena la Juventus e \u201cEl Cab\u00e9zon\u201d, com&#8217;era soprannominato Sivori e non serve esplicitare la ragione, a far ammattire gli avversari. <\/p>\n<p>Tecnica sopraffina, scaltrezza e cattiveria agonistica, in un calcio nel quale ai difensori che si prendono cura di quelli come lui si \u00e8 insegnato che prima la caviglia e poi eventualmente anche la palla. Calcio maschio, antico, rusticano, dove per regola non scritta le si d\u00e0 e le si prende, le botte. Dove Sivori, in trio con Boniperti e Charles, si \u00e8 ritagliato, puntellato dal talento dei predestinati, un posto tra i giocatori pi\u00f9 forti di ogni epoca. Angelo dalla faccia sporca, per ben trentatr\u00e9 volte in carriera l&#8217;arbitro lo cacci\u00f2 anzitempo dal campo, Omar, che abbassando i calzettoni rivendicava l&#8217;assenza ontologica del sentimento della paura se non quella per l&#8217;aereo che detestava, non fece mai nulla per farsi volere bene, con il risultato che il mondo del soccer per l&#8217;occasione trasversale ne rest\u00f2 ammaliato. Odioso e sublime, quando, dopo aver scartato mezza squadra avversaria, ferm\u00f2 la sua corsa trionfale sulla linea di porta, con il pallone immobile accarezzato dalla suola della scarpa, per poi vanificare l&#8217;intervento disperato del povero Vincenzi, difensore sampdoriano, spostando il pallone a ritroso. Prima di spingerlo dolcemente in rete. Irriverenza, strafottenza calcistica alla potenza massima. Essenza, quella calcistica. Mentalit\u00e0, quella latina. <\/p>\n<p>Quando diversi anni pi\u00f9 tardi, Menotti, il selezionatore della nazionale nell\u2019Argentina ai tempi funesti di colonnelli e desaparecidos, lo fece fuori dai convocati per il Mondiale casalingo, fu proprio Omar Sivori, per primo, ad assicurargli che nessun uomo avesse facolt\u00e0 di cambiare l\u2019incedere del tempo e che il suo luminoso tempo sarebbe presto venuto. Diego Armando Maradona, appena maggiorenne, aveva appena scoperto che quel maledetto torneo lo avrebbe visto dalla tiv\u00f9, celebri furono le sue lacrime adolescenziali, e la benedizione di Sivori, se proprio non cambi\u00f2 il corso degli eventi, sanc\u00ec il secondo passaggio di consegna di un filo rosso fuoco destinato a non spezzarsi mai. Sul Pibe de Oro \u00e8 difficile dire qualcosa di originale che non sia gi\u00e0 stato detto, anche per uno come Buffa che, in quanto a fantasia, si conferma ancora una volta docente universitario. Il gol pi\u00f9 bello della storia del soccer, la mano di Dio che sbatt\u00e8 in faccia agli inglesi che calcio \u00e8 pure politica, l&#8217;amore incondizionato dei diseredati del pianeta, l&#8217;amicizia a lui riservata dai giganti del popolo come quella indissolubile di Fidel Castro, la sregolatezza e propensione autodistruttiva, la simbiosi con la citt\u00e0 di Napoli o quella con l\u2019America Latina tutta. Soprattutto, l\u2019umanit\u00e0. Che questo schifo di mondo non ha saputo meritarsi e che, di rimando, lo ha fatto morire solo come un cane.<\/p>\n<p>E se l\u2019Equipe ebbe modo di uscire in prima pagina con l\u2019altisonante \u201cDieu est mort\u201d quando lo trovarono senza vita, probabilmente ammazzato da uno dei piccoli uomini che gli hanno voluto male per il solo fatto di non essere in vendita, nessuno percep\u00ec in quel titolo un&#8217;esagerazione. Inviso ai potenti, osannato dagli ultimi, il suo volto campeggia imperituro in ogni periferia del mondo. Nei quartieri dove pensare al domani \u00e8 da eroi e giustizia soltanto una parola sul dizionario, Maradona non \u00e8 mai morto. Vive sui muri che lo ritraggono, per le strade affollate, sui campi da calcio pi\u00f9 sperduti, nell\u2019immaginario collettivo. Soprattutto, vive nei bambini che, come lui, provano a darsi un futuro diverso da quello che gli \u00e8 stato scritto, magari inseguendo un pallone.<\/p>\n<p>Si chiude cos\u00ec, con l&#8217;immagine di un campo fiorito sullo sfondo e una cascata di applausi commossi in platea, la performance di un Buffa monumentale, che, accompagnato al pianoforte da Alessandro Nidi e dalla voce calda di Mascia Foschi, \u00e8 foriera di un messaggio che, prendendo a pretesto lo sport, afferma l&#8217;importanza nella vita di non fermarsi mai alla superficie. Di non essere, appunto, superficiali ma cacciatori di sfumature. <strong>Perch\u00e9 \u00e8 scavando dove la massa \u00e8 convinta non si possa trovare nulla di buono che i colori assumono le tonalit\u00e0 che pi\u00f9 abbagliano. Come il Sol de Mayo.<\/strong><\/p>\n<p>Alle prese con una verde milonga (testo e musica di Paolo Conte)<\/p>\n<p>Alle prese con una verde milonga<\/p>\n<p>Il musicista si diverte e si estenua<\/p>\n<p>e mi avrai, verde milonga che sei stata scritta per me,<\/p>\n<p>per la mia sensibilit\u00e0, per le mie scarpe lucidate<\/p>\n<p>per il mio tempo e per il mio gusto<\/p>\n<p>mi avrai, verde milonga inquieta<\/p>\n<p>che mi strappi un sorriso di tregua ad ogni accordo,<\/p>\n<p>mentre fai dannare le mie dita<\/p>\n<p>?io sono qui, sono venuto a suonare,<\/p>\n<p>sono venuto ad amare, e di nascosto a danzare<\/p>\n<p>e ammesso che la milonga fosse una canzone,<\/p>\n<p>ebbene io l&#8217;ho svegliata e l&#8217;ho guidata ad un ritmo pi\u00f9 lento<\/p>\n<p>cos\u00ec la milonga rivelava di s\u00e9 molto pi\u00f9 di quanto apparisse?<\/p>\n<p>la sua origine d&#8217;Africa, la sua eleganza di zebra,<\/p>\n<p>il suo essere di frontiera, una verde frontiera?<\/p>\n<p>una verde frontiera tra il suonare e l&#8217;amare,<\/p>\n<p>verde spettacolo in corsa da inseguire?<\/p>\n<p>da inseguiere sempre, da inseguire ancora, fino ai laghi biancchi del silenzio<\/p>\n<p>fin che Atahualpa[1] o qualque altro dio<\/p>\n<p>non ti dica: descansate ni\u00f1o, che continuo io<\/p>\n<p>?io sono qui, sono venuto a suonare,<\/p>\n<p>sono vinuto a danzare, e di nascosto ad amare<\/p>\n<p>[1] si allude ad Atahualpa Yupanqui, ultimo grande interprete della danza pampera chiamata milonga<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Busto Arsizio. Per una per una sera, grazie al magistrale lavoro di Federico Buffa che ha portato a teatro lo spettacolo intitolato \u201cLa Milonga del f\u00fatbol\u201d, la citt\u00e0 varesina si \u00e8 trasformata nel quarantanovesimo barrio di Buenos Aires. 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