{"id":643386,"date":"2025-04-06T12:21:13","date_gmt":"2025-04-06T10:21:13","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=612804"},"modified":"2025-04-06T12:21:13","modified_gmt":"2025-04-06T10:21:13","slug":"giro-delle-fiandre-meravigliosa-brutalita-e-preview","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=643386","title":{"rendered":"Giro delle Fiandre, meravigliosa brutalit\u00e0 (e preview)"},"content":{"rendered":"<p>Campanilismo, identit\u00e0 e apparenza. Sono le prime tre parole che ci si immagina di dover dire all&#8217;atto di raccontare ad un neofita cosa incarna il Giro delle Fiandre e, soprattutto, cosa pu\u00f2 significare per un fiammingo la domenica della corsa che pi\u00f9 di ogni altra al mondo sente propria. Appiccicata alla pelle come colla. Spesso, il motivo per il quale un fiammingo da bambino \u00e8 portato a preferire la bicicletta alla palla. Un giorno, infatti, la Ronde van Vlaanderen, o pi\u00f9 semplicemente De Ronde, potrebbe essere sua. Una religione che trova la sua genesi all&#8217;inferno, e non \u00e8 affatto un ossimoro. Dici Fiandre e dici muri, oggi saranno diciassette, quelli che i corridori sono chiamati a domare sulla strada che porta a Oudenaarde. Prima, per\u00f2, anche sette settori di pav\u00e9 che andranno ad aggiungere ulteriore acido lattico ai muscoli sfiancati da chilometri, rilanci, salite, sconnessioni, vento, polvere e, ci si augura di no, freddo e pioggia. L&#8217;inferno, appunto, del Nord. Si chiama cos\u00ec perch\u00e9 \u00e8 proprio cos\u00ec.<\/p>\n<p>Intorno, per\u00f2, \u00e8 liturgia, il giorno di festa atteso trecentosessantacinque giorni da un popolo la cui simbiosi con il ciclismo esplora vette da primato. Qui gli d\u00e8i si chiamano Rik Van Looy, Roger De Vlaeminck e Johan Museeuw e Tom Boonen, pi\u00f9 che Maradona e Ronaldo, perch\u00e9 uomini capaci di essere, a pi\u00f9 riprese, meravigliosi profeti in patria. Cacciatori di monumenti con il vizio della vittoria made in Flanders, questi marziani, e il pubblico del ciclismo pi\u00f9 esigente al mondo, i fiamminghi, non dimentica mai i suoi eroi. Prima domenica di aprile che, se a volte \u00e8 pure Pasqua, significa circoletto rosso sul calendario, il giorno della Ronde. La cui genesi risale al lontano 1913 e vanta gi\u00e0 108 edizioni alle spalle, 109 con quella di oggi. E, sempre con oggi, van der Poel, fenomenale detentore, potrebbe diventare il primo ciclista di tutti tempi ad aver vinto la corsa per quattro volte. Neerlandese a casa dei cugini, non serve aggiungere altro.<\/p>\n<p>Ideata dal giornalista Karel van Wynendaele, la prima pioneristica edizione vide la partecipazione da soli trentasette atleti su un percorso di pi\u00f9 di trecento chilometri che abbracciavano a mo\u2019 di spot tutte le localit\u00e0 pi\u00f9 iconiche delle Fiandre. Tra le tante, una delle particolarit\u00e0 che la rende unica \u00e8 legata al fatto di non aver subito interruzioni durante il secondo conflitto mondiale. Una tradizione pi\u00f9 forte delle bombe. Oggi si parte da Brugge, al solito dalla rappresentativa piazza del suo mercato, e i chilometri in totale da percorrere sono duecentosettanta. Di questi, nel solco della tradizione inviolabile, i primi cento sono pianeggianti ma \u00e8 con il settore di pav\u00e9 di Doorn che la contesa si fa eroica. Il primo dei tre passaggi sull\u2019Oude Kwaremont, a proposito di consuetudini, significa che, da l\u00ec al traguardo, i corridori faranno fatica pure a respirare, chiamati ad un su e gi\u00f9 senza soluzione di continuit\u00e0, tra pendenze ascendenti in doppia cifra e quadricipiti resi duri come la pietra.<\/p>\n<p>I nomi sono quelli che risuonano nella mente degli aficionados come il pi\u00f9 familiare dei ritornelli: Paterberg, Koppenberg, Taaienberg. Muri, ovviamente, dove gli aspiranti vincitori sono chiamati ad esibire gli assi sul tavolo da gioco senza pi\u00f9 poter bluffare. Quando la seconda ed ultima ascesa di giornata sul Paterberg &#8211; poche centinaia di metri resi infiniti da pendenze sopra al venti per cento poste a poco pi\u00f9 di dieci chilometri dall&#8217;arrivo &#8211; dir\u00e0 chi, per tutto il prossimo anno potr\u00e0 fregiarsi del titolo di Leone delle Fiandre. Non a caso, perch\u00e9 \u00e8 proprio il leone il simbolo impresso a imperitura memoria sul drappo fiammingo. Bandiera che colora di giallo la domenica santa del ciclismo. Detto di van der Poel, gi\u00e0 vincitore della Sanremo e primo dei favoriti oggi, sar\u00e0 interessante vedere cosa prover\u00e0 ad inventarsi Pogacar per restituire al rivale la pariglia dopo la sconfitta patita nella citt\u00e0 dei fiori quindici giorni fa.<\/p>\n<p>La loro superiorit\u00e0 per questo tipo di corse rende difficile allargare i favori del pronostico a qualche altro collega, considerato che van Aert non sembra essere nella sua migliore versione possibile e che Pedersen tutta quella esplosivit\u00e0 sui muri necessaria, seppur atleta formidabile, non l\u2019ha ricevuta in dono da madre natura. E se a Ganna \u00e8 lecito chiedere di restare in lizza fino almeno ai duecento chilometri di gara e, salvo miracoli, nulla pi\u00f9 &#8211; ma pagheremmo di tasca nostra per esserci sbagliati &#8211; per il podio devono essere considerati, oltre al succitato Pedersen che sulla carta \u00e8 il pi\u00f9 forte degli umani, Powless, il recente vincitore della Dwaars, Jorgenson, che potrebbe ambire ad essere pi\u00f9 che il gregario di un involuto van Aert, van Eetvelt, giovane ma corre in casa significa vittoria o morte e, infine, due vecchie volpi come Stuyven e Wellens.<\/p>\n<p>Le Fiandre sono un ecosistema a s\u00e9 che vive un\u2019affascinante dicotomia che trova il suo acme proprio la prima domenica di aprile. Uno spaccato di mondo alle porte del nord dell\u2019Europa reso gentile, financo poetico, dalla presenza di casette colorate con tetti spioventi e slanciati che graffiano il cielo, da piazze ornate da gerani color rosso fuoco e dai cigni che sguazzano indisturbati nelle acque pulite di canali che scorrono lenti. Insieme, a fare da contraltare, uno spaccato di mondo dove la gente letteralmente impazzisce per una manifestazione d\u2019agone brutale, al limite delle forze umane. Non \u00e8 una contraddizione, ma \u00e8 la magia della Ronde.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Campanilismo, identit\u00e0 e apparenza. Sono le prime tre parole che ci si immagina di dover dire all&#8217;atto di raccontare ad un neofita cosa incarna il Giro delle Fiandre e, soprattutto, cosa pu\u00f2 significare per un fiammingo la domenica della corsa che pi\u00f9 di ogni altra al mondo sente propria. Appiccicata alla pelle come colla. 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