{"id":643585,"date":"2025-04-11T11:10:56","date_gmt":"2025-04-11T09:10:56","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=613637"},"modified":"2025-04-11T11:10:56","modified_gmt":"2025-04-11T09:10:56","slug":"inveruno-la-moderna-lapidazione-di-un-sacerdote-e-la-prurigine-morbosa-che-va-ben-oltre-il-diritto-di-cronaca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=643585","title":{"rendered":"Inveruno, la moderna lapidazione di un sacerdote e la prurigine morbosa che va ben oltre il diritto di cronaca"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u201cChi \u00e8 senza peccato salga sull\u2019altare che lo adoriamo\u201d: il caso di don Marco Zappa e la deriva del chiacchiericcio<\/strong><\/p>\n<p>Potremmo cominciare e persino finirla qui, se volessimo. Forse ci viene in soccorso l&#8217;eterna grandezza di un laico illuminato, Fabrizio De Andr\u00e8, che quasi 60 anni fa scrisse nell&#8217;immortale Bocca di Rosa &#8216;Ma una notizia un po&#8217; originale\/Non ha bisogno di alcun giornale\/Come una freccia dall&#8217;arco scocca\/Vola veloce di bocca in bocca&#8221;; poi anche (e forse persino di pi\u00f9) &#8220;Si sa che la gente d\u00e0 buoni consigli\/Sentendosi come Ges\u00f9 nel tempio\/Si sa che la gente d\u00e0 buoni consigli\/Se non pu\u00f2 pi\u00f9 dare cattivo esempio&#8221;.<\/p>\n<p>La vicenda, \u00e8 chiaro a tutti, ne siamo certi, \u00e8 quella che ha sconquassato la comunit\u00e0 religiosa e civile di Inveruno  a seguito della decisione di don Marco Zappa di interrompere il proprio ministero. Una scelta maturata in un contesto di profondo discernimento personale, come ha spiegato il Vicario Episcopale monsignor Luca Raimondi, intervenuto direttamente per fare chiarezza e arginare le speculazioni che si sono moltiplicate nelle ultime settimane.<\/p>\n<p>\u201cDon Marco non ha fatto male a nessuno\u201d, ha affermato con fermezza monsignor Raimondi, evidenziando fin da subito l\u2019assoluta correttezza del sacerdote. Nessun reato, nessuna violazione delle norme canoniche: solo una situazione di personale pesantezza legata all\u2019ufficio di parroco, vissuta in silenzio, nel rispetto della propria vocazione e della comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Il Vicario ha sottolineato come la scelta di don Marco sia stata dettata da un bisogno interiore e non da pressioni esterne. Eppure, a margine di questa vicenda, si \u00e8 fatto strada un altro fenomeno ben pi\u00f9 inquietante: la morbosit\u00e0. <strong>Quel chiacchiericcio insinuante e gratuito che, come ha detto lo stesso monsignore, \u201cpu\u00f2 essere devastante e serve solo a soddisfare curiosit\u00e0 morbose\u201d.<\/strong><\/p>\n<p>E se la morbosit\u00e0 attiene alla dimensione della parola, possiamo persino evocare un fenomeno reso iconico dalle sacre scritture: <strong>la lapidazione. <\/strong><\/p>\n<p>La lapidazione, nell&#8217;antico contesto giudaico, era una forma di esecuzione capitale prevista dalla legge mosaica per gravi trasgressioni religiose e morali, come la blasfemia, l&#8217;idolatria e l&#8217;adulterio. Questa pratica rifletteva una concezione collettiva della giustizia, dove l&#8217;intera comunit\u00e0 partecipava all&#8217;esecuzione, sottolineando la responsabilit\u00e0 condivisa nel mantenere la purezza religiosa e sociale. I testimoni dell&#8217;accusa erano tenuti a scagliare per primi le pietre, seguiti dagli altri membri della comunit\u00e0, in un rituale che mirava a espellere il male dal gruppo. La lapidazione avveniva solitamente fuori dalle mura cittadine, simbolizzando l&#8217;espulsione del peccato dalla societ\u00e0. Nel Nuovo Testamento, la lapidazione di Santo Stefano rappresenta il primo martirio di Fede e l&#8217;inizio delle persecuzioni contro i cristiani, che spesso sfociavano in esecuzioni pubbliche, utilizzate come deterrente e strumento di controllo sociale.<\/p>\n<p>In un\u2019epoca in cui la superficialit\u00e0 e la ricerca del sensazionalismo sembrano prevalere sul rispetto e sulla verit\u00e0, le parole di monsignor Raimondi suonano come un monito forte e chiaro:<\/p>\n<p>\u201cChi \u00e8 senza peccato salga sull\u2019altare che lo adoriamo\u201d. Parole tardive quelle del religioso accorso a Inveruno mentre una montagna di pietre era stata indirizzata su don Marco, salvo poi transitare dalle pagine dei giornali, che hanno attinto a piene mani dalla capiente bacinella del sensazionalismo pi\u00f9 pruriginoso, intingendo nel calamaio virtuale dei pezzi online (ormai predominanti) la penna accusatoria contro talune condotte (certamente riprovevoli, sia chiaro) del clero e dei ministri del culto cristiano.<\/p>\n<p>Naturalmente tutto quanto attiene alla sfera ben pi\u00f9 ampia e piena della missione sacerdotale, quella cui don Marco aveva inutilmente (col senno di poi) accennato in un post, \u00e8 stato polverizzato. Nulla. Il prete alle prese con chat d&#8217;incontri vale mille volte di pi\u00f9 del prete che da secoli, da millenni, esercita la funzione pastorale. Ci \u00e8 sovvenuta la forza indiscussa di un bellissimo film, Magdalene (ovviamente premiato nei Festival cinematografici del laicismo intriso di buone intenzioni), pellicola del 2002 diretta da Peter Mulllan dove si narra la vicenda (vera) delle ragazze madri, violentate od orfane che in Irlanda, per anni, furono chiuse in conventi religiosi. Una brutta pagina per la Santa Chiesa d&#8217;Irlanda, a cui ovviamente non fece mai da contraltare (specie per chi c&#8217;\u00e8 stato plurime volte, come lo scrivente) la straordinariet\u00e0, la forza e la misericordia verso l&#8217;essere umano che quella stessa Santa Chiesa aveva esercitato per secoli in quella stessa terra. Qualcosa di molto pi\u00f9 grande del certamente disdicevole racconto di Magdalene, ma che un&#8217;efficace propaganda anti cristiana, di fatto, annichilisce.<\/p>\n<p>E pertanto a poco o nulla vale la frase richiamata in apertura e di monsignor Raimondi, che richiama alla responsabilit\u00e0 personale e collettiva di non cedere al giudizio facile, di non trasformare le fragilit\u00e0 altrui in spettacolo, e soprattutto di riconoscere che anche chi guida una comunit\u00e0 ha il diritto di vivere momenti di difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>La vicenda di don Marco Zappa, dunque, non \u00e8 lo scandalo che qualcuno vorrebbe raccontare. \u00c8, piuttosto, il ritratto umano di un sacerdote che ha scelto il silenzio e il ritiro temporaneo per rispetto del proprio ruolo e dei fedeli. E dovrebbe restare tale, senza morbosit\u00e0, senza processi mediatici, senza voyeurismi spirituali. Una vicenda nella quale il credente- qual \u00e8 sempre il misero scrivente, che ben sa quanto la Fede sia un Dono e attenga alla sfera pi\u00f9 intima dell&#8217;uomo, pertanto nel massimo rispetto di chi NON crede- vede, tutt&#8217;altro che di striscio o fugacemente, tracce di una presenza maligna nella societ\u00e0 di oggi. Il sempre grande Fabrizio De Andr\u00e8, per quanto cantore sublime dei Vangeli apocrifi in un indimenticato album, contest\u00f2 duramente le parole di un Papa sulla presenza, oggi e tra noi, del Diavolo. Ma per chi ha fede in Ges\u00f9 Cristo, che sempre De Andr\u00e8 ribattezz\u00f2 il pi\u00f9 grande rivoluzionario della storia, la presenza diabolica \u00e8 semplicemente una realt\u00e0. <\/p>\n<p>Ma quello che ci importa, ovviamente, \u00e8 la &#8216;risultanza&#8217; sociale, e mediatica, di un fatto che \u00e8 deflagrato, espandendosi senza alcun controllo. La pietra dello scandalo<strong> \u00e8 diventata strumento di lapidazione: immediato, senz&#8217;appello, irrevocabile, travolgente.<\/strong><\/p>\n<p>Ma senza la consapevolezza che il vero scandalo, oggi, non \u00e8 la scelta di un prete di fermarsi per un tempo. Il vero scandalo \u00e8 il bisogno, quasi compulsivo, di trovare colpe dove non ci sono. Di accreditare i si dice, le voci, le voci da bar in una incrollabile verit\u00e0. E quanto ci sia di vero, o di artefatto, non importa a nessuno. La pietra \u00e8 gi\u00e0 stata scagliata. La lapidazione \u00e8 avvenuta. E non c&#8217;\u00e8 neppure quel parroco &#8220;che non disprezza\/ Fra un miserere e un&#8217;estrema unzione\/Il bene effimero della bellezza&#8221;, e &#8220;La vuole accanto in processione\/ E con la Vergine in prima fila\/ E bocca di rosa poco lontano\/ Si porta a spasso per il paese\/ L&#8217;amore sacro e l&#8217;amor profano&#8221;.<\/p>\n<p>Fabrizio Provera<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cChi \u00e8 senza peccato salga sull\u2019altare che lo adoriamo\u201d: il caso di don Marco Zappa e la deriva del chiacchiericcio Potremmo cominciare e persino finirla qui, se volessimo. 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