{"id":644125,"date":"2025-04-26T17:32:33","date_gmt":"2025-04-26T15:32:33","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=615466"},"modified":"2025-04-26T17:32:33","modified_gmt":"2025-04-26T15:32:33","slug":"la-storia-vera-del-25-aprile-sembra-interessare-poco-a-cura-di-domenico-bonvegna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=644125","title":{"rendered":"La storia vera del 25 Aprile sembra interessare poco. A cura di Domenico Bonvegna"},"content":{"rendered":"<p>Anche quest&#8217;anno la data del 25 aprile viene strumentalizzata dalla sinistra per usarla contro il governo di centrodestra e per ripetere la solita retorica antifascista. Paradossalmente oggi \u201crispetto agli anni Settanta e alle acquisizioni di scuola defeliciana, si sia purtroppo tornati indietro\u201d. <\/p>\n<p>Oggi, le \u201caffermazioni apodittiche\u201d, la \u201cdemonologia\u201d, le \u201cinterpretazioni basate su un classismo rozzo ed elementare\u201d \u2013 parole di De Felice \u2013 rischiano di farci arretrare sulla strada della verit\u00e0 storica e dell\u2019integrazione nazionale. Il fascismo pi\u00f9 che un problema storiografico \u00e8 diventato il collante almeno per una parte dei vecchi partiti antifascisti ed il solo produttore di identit\u00e0 etico-sociale nella desertificazione dei valori\u201d.  (Mario Bozzi Sentieri, Il 25 aprile e la lezione sempre attuale di Renzo De Felice, 22.4.25, destra.it) \u201cLa Storia, quella vera, sembra interessare pochi, laddove pi\u00f9 facile \u00e8 lasciare il campo alla retorica di parte. Con il risultato che ora la vulgata corrente \u00e8 in mano a mezze figure, pi\u00f9 impegnate \u2013 come si \u00e8 visto anche quest\u2019anno \u2013 a lanciare anatemi che a fare una seria ricerca storica\u201d. Il primo quesito \u00e8 la complessit\u00e0 del fenomeno resistenziale, che cozza inevitabilmente rispetto ai toni trionfalistici utilizzati per l\u2019occasione. <\/p>\n<p>Possono fascismo ed antifascismo essere ridotti ad oggetti di una contesa ideologica avulsa dalla realt\u00e0 e fuori dal tempo?  E&#8217; la prima domanda che pone Sentieri nel suo documentato saggio. Le \u201caffermazioni apodittiche\u201d, la \u201cdemonologia\u201d, le  \u201cinterpretazioni basate su un classismo rozzo ed elementare\u201d \u2013 parole di Renzo De Felice (Intervista sul fascismo, a cura di Michael Ledeen, 1975) \u2013 ci fanno tornare indietro sulla strada della verit\u00e0 storica e dell\u2019integrazione nazionale, laddove invece appare necessario ritrovare i rispettivi percorsi e le relative luci ed ombre. Per discuterne seriamente. Dati alla mano. Superando le contingenze del confronto politico, abbandonando interessi di parte, laddove \u2013 come ha scritto Francesco Perfetti, studioso di scuola defeliciana (Studiare la storia per smontare l\u2019allarme fascismo, \u201cil Giornale\u201d, 17 febbraio 2018) \u2013 \u201cSi \u00e8 tornati, per motivi puramente politici e propagandistici, a una utilizzazione estensiva e demonologica del termine \u2018fascismo\u2019 che non ha pi\u00f9 nessun riferimento concreto e reale con il fenomeno storico che esso dovrebbe evocare\u201d. Non entro sulla questione della complessit\u00e0 dell\u2019antifascismo. Come not\u00f2, in Quale Resistenza? (1977), Sergio Cotta, docente universitario di orientamento cattolico e comandante di una brigata partigiana: \u201c\u2026 l\u2019antifascismo di Matteotti non \u00e8 certo quello di Gramsci e Togliatti, e via di questo passo per quanto riguarda altri esponenti politici. Altra questione \u00e8 quella del \u201cpeso\u201d della Resistenza rispetto alle vicende belliche e allo scontro tra gli eserciti alleati e quelli dell\u2019Asse. <\/p>\n<p>Piero Operti uno che l\u2019antifascismo l\u2019aveva praticato per tutto il Ventennio, nel dopoguerra afferma di come sui partigiani agissero vagamente i motivi ufficialmente professati rispetto a quelli climatici e climaterici: \u201c\u2026 il loro numero \u2013 scrive Operti (Lettere aperte, 1963) \u2013 diminuiva nella stagione invernale ed aumentava in primavera, si sgonfi\u00f2 dal maggio al settembre del \u201944 durante l\u2019avanzata degli Alleati dal Garigliano all\u2019Arno e dalle coste di Normandia e di Provenza al Reno, si assottigli\u00f2 all\u2019inopinato loro arresto sull\u2019Appennino tosco-emiliano e sul Reno, per ricrescere a dismisura dopo che la guerra fu praticamente finita, a met\u00e0 di marzo, allorch\u00e9 gli Occidentali raggiunsero il Weser e i Russi attraversarono l\u2019Oder\u201d.<\/p>\n<p>\u201cLe parole di Operti &#8211; secondo Sentieri &#8211; sconfessano l\u2019idea del \u201cgrande movimento popolare\u201d innescato dalla Resistenza\u201d. Renzo De Felice (Rosso e Nero, 1995) non a caso parla di \u201clunga zona grigia\u201d nella quale si ritrov\u00f2 la maggioranza del popolo italiano in attesa della fine. La stessa idea del \u201cpopolo alla macchia\u201d , immagine simbolica di una presunta partecipazione popolare alla Resistenza, cozza con la realt\u00e0, [&#8230;]\u201d.<\/p>\n<p>Pertanto, i numeri relativi alla consistenza dei gruppi partigiani sono contrastanti e da \u201cprendere con le pinze\u201d \u2013 per dirla con Renzo De Felice. Una fonte attendibile pu\u00f2 essere considerato Gian Enrico Rusconi (Resistenza e postfascismo, 1995): \u201cSi stima che nell\u2019inverno 1943-44 gli uomini in armi siano 9.000; con la primavera crescono rapidamente sino a giungere nell\u2019estate gli 80.000-100.000. Segue una forte riduzione di uomini con l\u2019abbandono di circa 30.000-50.000 unit\u00e0 nell\u2019inverno 1944-45. Con il febbraio-marzo 1945 si ha una nuova rapida crescita sino a toccare e superare nella primavera la cifra di 200.000\u201d. Da questi dati emerge che non ci fu, \u201ccontrariamente agli schemi epici del \u2018partigiano continuo \u2019dall\u20198 settembre 1943 al 25 aprile 1945\u201d.<br \/>\n<strong>Altra questione \u00e8 quella se il 25 aprile pu\u00f2 essere veramente considerata una data simbolo della liberazione nazionale?  <\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0 non \u00e8 eccessivo dire che la \u201cliberazione\u201d nazionale venne \u201cspalmata\u201d su un periodo compreso tra il 10 luglio 1943 (sbarco degli alleati in Sicilia ed inizio della campagna d\u2019Italia) e l\u2019aprile 1945 (con la resa definitiva della Wermacht siglata il 4 maggio 1945). Al Sud \u00e8 tutta un&#8217;altra questione, si arriva a parlare di \u201cdopoguerra anticipato\u201d, caratterizzato dal ritorno della mafia, dalla diffusione della microcriminalit\u00e0, dall\u2019esplosione della rabbia contadina, che in alcuni borghi rurali \u2013 Caulonia, Maschito, Calitri \u2013 arriva a proclamare delle sia pur effimere \u201crepubbliche\u201d. <\/p>\n<p>Scrive Bozzi Sentieri: \u201cSono anni in cui le popolazioni meridionali intrattengono un rapporto ambivalente, spesso conflittuale, con gli alleati, che indossano la duplice veste dei liberatori-occupanti, dei portatori di libert\u00e0, di nuovi costumi, ma anche di propagatori di degrado morale e sociale, incarnato dal proliferare degli sciusci\u00e0, dal dilagare della prostituzione e del mercato nero\u201d. Mentre al Nord del Paese, \u00e8 tutta un&#8217;altra faccenda. Qui la guerra diventa civile, con il suo strascico di assassini politicamente non motivati, di violenze assurde, di volont\u00e0 liberticide da parte di chi (una buona parte del Pci) la vide e la pratic\u00f2 come uno strumento politico di conquista del potere\u201d. In questo studio Bozzi Sentieri non prende in considerazione il colore politico dei vari resistenti, su Libero del 25.4.25, Marco Respinti presenta un libro pubblicato dal Pime di Milano, \u201cMissionari nella Resistenza. Il contributo del PIME alla Liberazione (1943-1945)\u201d, di Ezio Meroni, (In Dialogo, Milano, pag.304; e, 22,80) Pertanto non \u00e8 vero che la guerra di liberazione sia esclusiva dei partigiani comunisti. Il mondo cattolico ha dato alla patria combattenti ed eroi che tra l&#8217;altro impedirono alla Resistenza d&#8217;essere soltanto \u201cTriangolo Rosso\u201d e sangue dei vinti.<\/p>\n<p>Mi fermo con l&#8217;analisi del giornalista, che continua a fare riferimento all&#8217;autorevole monumentale opera storica di Renzo De Felice. Al Nord, fascismo repubblicano  e il movimento partigiano si fronteggiarono in una acerrima lotta, con poca differenza tra di loro, e che, larghi strati della popolazione, la maggioranza, per lungo tempo \u00e8 rimasta sostanzialmente estranea, con un rifiuto rispetto sia alla RSI che alla resistenza. <\/p>\n<p><strong>Certo ricordare il 25 Aprile \u00e8 divisivo.<\/strong> Ogni anno nelle piazze si registra la solita violenza verbale e a volte anche fisica. <\/p>\n<p>Si \u00e8 voluto chiamarla, \u00abFesta della Liberazione\u00bb, ma che in realt\u00e0 \u00e8 un giorno segnato dall\u2019odio di chi egemonizza i cortei commemorativi almeno da un punto di vista culturale. Riprendiamo la lezione dello storico<strong> Renzo De Felice (1929-1996) <\/strong>e riflettiamo sul lavoro importante da lui compiuto sul fascismo.<\/p>\n<p> Ripartiamo dalla maggioranza degli italiani di allora (la \u201czona grigia\u201d) che si sentiva estranea al conflitto perch\u00e9 non si riconosceva n\u00e9 nel fascismo della Repubblica Sociale Italiana (1943-1945) n\u00e9 nella componente egemone della Resistenza (le Brigate Garibaldi di impostazione socialcomunista)\u00bb. <\/p>\n<p>Sono stati questi italiani i protagonisti che hanno ricostruito il Paese soprattutto con la vittoria del 18 aprile 1948, che ha dato alla Dc una vittoria schiacciante contro il Fronte Popolare delle sinistre. Pertanto se c\u2019\u00e8 \u00abun giorno emblematico in cui la maggioranza degli italiani manifesta la volont\u00e0 di esprimere la propria identit\u00e0 collettiva <strong>quel giorno sarebbe dunque il 18 aprile 1948, molto pi\u00f9 del 25 aprile 1945\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Domenico Bonvegna<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche quest&#8217;anno la data del 25 aprile viene strumentalizzata dalla sinistra per usarla contro il governo di centrodestra e per ripetere la solita retorica antifascista. Paradossalmente oggi \u201crispetto agli anni Settanta e alle acquisizioni di scuola defeliciana, si sia purtroppo tornati indietro\u201d. 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