{"id":644139,"date":"2025-04-27T12:21:41","date_gmt":"2025-04-27T10:21:41","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=615566"},"modified":"2025-04-27T12:21:41","modified_gmt":"2025-04-27T10:21:41","slug":"chiedimi-chi-era-vandenbroucke-oggi-la-liegi-bastogne-liegi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=644139","title":{"rendered":"Chiedimi chi era Vandenbroucke.. Oggi la Liegi Bastogne Liegi"},"content":{"rendered":"<p><strong>Nel solco di una tradizione antichissima, tanto da far chiamare questa corsa \u201cDoyenne\u201d (la decana), Tadej Pogacar prover\u00e0 a mettere in bacheca la seconda corsa Monumento della stagione dopo il Fiandre. A tentare di scompaginare i suoi piani dittatoriali sar\u00e0, innanzitutto, Remco Evenepoel che, prima di una Freccia Vallone sottotono, ha gi\u00e0 fatto la voce grossa al Brabante, vincendo su van Aert, ed all\u2019Amstel, terzo dietro al sorprendente Skjelmose che oggi pu\u00f2 essere considerato la prima e forse unica alternativa ai due succitati fuoriclasse.<\/strong><\/p>\n<p> Percorso classico, duecentocinquanta chilometri conditi da una sequela di c\u00f4te senza soluzione di continuit\u00e0, tra le quali spicca quella pi\u00f9 iconica di tutte e, spesso decisiva, la R\u00e9doute. Pi\u00f9 che mai giudice supremo della Liegi-Bastogne-Liegi, asperit\u00e0 che fa da apripista agli ultimi trenta sinusoidali chilometri prima dell&#8217;arrivo. Spendibili per il prestigioso podio sono anche Pidcock e Vaquelin, oltre a chi fa del fondo una delle ragioni ciclistiche. Perch\u00e9 quelli che ritengono la Doyenne la corsa pi\u00f9 dura al mondo per chilometraggio e dislivello, e sono in molti, probabilmente dicono il vero, o quasi.<\/p>\n<p>Ma a beneficio degli aficionados pi\u00f9 romantici, non si pu\u00f2 introdurre la Liegi senza un \u201cback in the days\u201d che sta a met\u00e0 tra il ricordo e il rimpianto, per come la vicenda umana di un ciclista meraviglioso, e che su queste strade ha vissuto l&#8217;acme di una carriera troppo breve, \u00e8 andata a finire. <strong>Anno 1999, primavera. Il meteo nelle Ardenne \u00e8 piuttosto clemente, evenienza affatto scontata, tanto che per la \u201cDoyenne\u201d \u00e8 previsto il sole e sono in tanti a tirare un sospiro di sollievo. <\/strong>L&#8217;idea di scalare le c\u00f4te senza che la ruota posteriore si possa imbizzarrire sull&#8217;asfalto bagnato ad ogni scalciata, infatti, \u00e8 un pensiero pi\u00f9 che positivo per i corridori.<\/p>\n<p>Quando al traguardo di Liegi mancano una trentina di chilometri, a giocarsi il trofeo sono rimasti solo in una quindicina. I pi\u00f9 forti sono tutti l\u00ec, italiani compresi, in un periodo in cui l&#8217;azzurro \u00e8 spesso la tinta egemone. C&#8217;\u00e8 la coppia di compagni di squadra Bartoli-Bettini, per esempio, con il primo gi\u00e0 affermatissimo fuoriclasse e il secondo che lo diventer\u00e0 a breve. C&#8217;\u00e8 il compianto Rebellin, che questa corsa la finir\u00e0 per vincere un lustro pi\u00f9 tardi nella sua personale \u201csettimana santa\u201d. C&#8217;\u00e8 Velo, il luogotenente di Pantani avvezzo ai lunghi rapporti con licenza di mettersi in proprio. La concorrenza \u00e8 ovviamente nutrita e vede in Boogerd, l&#8217;onnipresente e sempre sorridente olandese frenato in carriera solo da una volata lentissima quindi penalizzante, nel connazionale e arcigno den Bakker, nel campione del mondo svizzero Camenzind e, soprattutto, in Vandenbroucke, il prescelto dagli D\u00e9i, i rivali pi\u00f9 pericolosi. Insomma, c&#8217;\u00e8 da divertirsi. <\/p>\n<p>Prima del traguardo posto nel sobborgo operaio di Ans, nella periferia di Liegi in cima all&#8217;omonima salita, resta ancora da affrontare quella che \u00e8 l&#8217;ascesa simbolo, la c\u00f4te de Saint-Nicolas, un chilometro e mezzo di strada all&#8217;interno del quartiere storicamente abitato dai nostri connazionali tanto da essere conosciuta nel mondo proprio come la \u201csalita degli italiani\u201d. Tutto fa pensare che un califfo come Michele Bartoli, probabilmente il cacciatore di classiche pi\u00f9 forte in attivit\u00e0, non aspetti altro che spiccare il volo tra due ali di folla tricolore. Invece, lasciata la statale, dopo la svolta a destra che sancisce il cambio netto di pendenza, l&#8217;allungo \u00e8 di Bettini ma \u00e8 l&#8217;altro Michele, Boogerd, a rompere seriamente gli indugi. Sotto sforzo mostra i denti, \u00e8 un marchio di fabbrica, e spinge forte sulle pedivelle, tanto che in un attimo scava dietro di s\u00e9 un bel vuoto. Dietro si studiano, ben sapendo che \u00e8 gi\u00e0 il momento dell&#8217;ora o mai pi\u00f9 se non vogliono rivedere l&#8217;olandese in maglia di campione nazionale solo al traguardo.<\/p>\n<p>Il rumore, impercettibile ma solo per i meno avvezzi, \u00e8 quello che sposta la catena sul rapporto pi\u00f9 lungo e che fa da preludio ad un colpo di cannone, lo scatto di Vandenbroucke. Un venticinquenne ribelle e dalla bellezza debordante in sella alla bicicletta destinato per genetica a scrivere pagine di ciclismo memorabili. In due pedalate riprende Boogerd, gli si accoda per rifiatare qualche secondo e riparte, se possibile, con un passo ancora pi\u00f9 solenne. Michael rimbalza indietro, tanto che sar\u00e0 poi assorbito anche dal resto del gruppo, e la chioma biondo platino del belga vallone &#8211; funambolo, mattatore, istrione dall&#8217;anima fragile che si scoprir\u00e0 poi essere maledetta &#8211; descrive una cavalcata che passa direttamente dalla strada alla leggenda.<\/p>\n<p>Frank, con la solitudine degli eroi, scrive cos\u00ec il suo nome nell&#8217;albo d&#8217;oro della corsa di casa e tutto fa pensare all&#8217;inizio di una tirannia epocale. Al contrario, averlo predetto fu, come diremo, un tragico errore. VDB, l&#8217;acronimo che lo contraddistingue in gruppo, vive una dicotomia distruttiva: granitico fuori, fragile come il cristallo dentro. Si sposa e pedala sicuro, pare felice. Poi conosce Sarah, quella che \u00e8 la donna della sua vita e che in ogni modo prova a seguirlo su e gi\u00f9 per le montagne russe che Frank ha disegnate nella mente. A Verona avrebbe vinto quel titolo mondiale con una gamba sola, invece cade sul pi\u00f9 bello e si rompe il polso, cos\u00ec l&#8217;iride se lo prende Freire. Con il senno del poi, un segnale del destino, nonch\u00e9 anteprima dell&#8217;attuazione di un copione che, con tutta la morte nel cuore, avremmo poi rivisto altre volte.<\/p>\n<p>Gi\u00f9 dalla bicicletta, la gestione della vita \u00e8 sempre pi\u00f9 complicata, al punto che scappare di mano \u00e8 ci\u00f2 che di pi\u00f9 logico gli possa capitare. Doping, forse; droga, sicuramente. Male oscuro, immancabilmente. Cos\u00ec, la carriera del pi\u00f9 talentuoso e irrequieto di tutti finisce nel cestino una prima volta. La pi\u00f9 classica delle seconde possibilit\u00e0 arriva sotto forma di ingaggio da quello che \u00e8 lo squadrone per antonomasia del momento e Frank giura, intanto a s\u00e9 stesso, di rimettersi in riga, perch\u00e9 al ciclismo sente di avere ancora tanto da dare. Un incredibile secondo posto al Fiandre appena tornato alle gare fa pensare che la lezione possa essergli servita ma \u00e8 un abbaglio, suo e nostro. Quando da l\u00ec a breve gli inquirenti lo includono in una lista nera di consumatori di droga e nella sua abitazione rinvengono cocaina e morfina, infatti, la frittata \u00e8 fatta. Gi\u00e0 qualche tempo prima la depressione lo aveva spinto a tentare il suicidio ma la vita, almeno in quell&#8217;occasione, aveva disposto diversamente.<strong> La discesa verso gli inferi, per\u00f2, non pu\u00f2 pi\u00f9 essere arrestata, fino a quando, il 12 ottobre del 2009, in un albergo sperduto del Senegal lo trovano privo di vita in circostanze nemmeno mai chiarite. Cazzo. Come il nostro Pirata, come il Chava Jimenez. <\/strong>Luminescenti fenomeni nel dare del tu al pedale ma sopraffatti da demoni arrembanti troppo pi\u00f9 grandi di loro.<\/p>\n<p><strong>Oggi pomeriggio, la Liegi-Bastogne-Liegi torna ad essere, come accade ormai da pi\u00f9 di un secolo, l&#8217;acme della primavera ciclistica; classica chiusura della parentesi delle monumentali corse di un giorno aperta sul Poggio di Sanrem<\/strong>o e lasciapassare per la stagione dei grandi giri alle porte. Parlare del traguardo senza spendere un pensiero per la tribolata parabola di Vandenbroucke sarebbe, pertanto, un torto al ciclismo e un&#8217;ingiustizia nei confronti di un ragazzo a cui la vita ha dato molto per poi beffardamente riprendersi tutto con gli interessi. Una dimenticanza che noi di TicinoNotizie.it  lasciamo volentieri ad altri.<\/p>\n<p><strong>Buona &#8220;Doyenne&#8221; a tutti. Anche a te, Frank, ovunque tu sia.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel solco di una tradizione antichissima, tanto da far chiamare questa corsa \u201cDoyenne\u201d (la decana), Tadej Pogacar prover\u00e0 a mettere in bacheca la seconda corsa Monumento della stagione dopo il Fiandre. 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