{"id":648392,"date":"2025-06-30T14:00:27","date_gmt":"2025-06-30T12:00:27","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=626579"},"modified":"2025-06-30T14:00:27","modified_gmt":"2025-06-30T12:00:27","slug":"assistente-infermiere-una-nuova-figura-per-gli-anziani-e-la-cronicita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/?p=648392","title":{"rendered":"Uneba. Assistente infermiere, una nuova figura per gli anziani e la cronicit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Una figura professionale nuova, chiamata a colmare una delle tante debolezze del sistema sanitario italiano: la carenza di infermieri rispetto al bisogno assistenziale della popolazione, soprattutto quella anziana o con disabilit\u00e0. Si chiama \u201cAssistente infermiere\u201d ed \u00e8 nato ufficialmente il 21 giugno scorso, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM 28\/02\/2025. In parole semplici, si tratta di una figura professionale intermedia tra l\u2019Oss (operatore socio sanitario) e l\u2019infermiere professionale, pensata per supportare l\u2019assistenza a pazienti cronici, con disabilit\u00e0 o patologie mentali o terminali, sia in contesti ospedalieri che domiciliari.<\/p>\n<p><strong>Una figura \u201cnecessaria\u201d?<\/strong><br \/>\nQuesta figura nasce dalla necessit\u00e0, dichiarata nel testo del decreto, di \u00abrispondere in maniera  differenziata  ai crescenti bisogni di salute della popolazione\u00bb e di \u00abadottare modelli organizzativi innovativi nei quali integrare operatori qualificati con competenze specifiche che possano collaborare in ambito sanitario e socio-sanitario con la professione infermieristica e integrare le equipe multidisciplinari\u00bb.<\/p>\n<p>Di fatto, si tratta di un \u00aboperatore in possesso della qualifica di operatore socio-sanitario che a seguito di un ulteriore percorso formativo consegue la qualifica di assistente infermiere\u00bb. Le sue attivit\u00e0 si svolgono \u00absecondo le indicazioni dell\u2019infermiere e in collaborazione e integrazione con gli altri operatori\u00bb. Tra le attivit\u00e0 previste, la rilevazione dei parametri vitali, somministrazione di ossigeno, il primo soccorso, il supporto alla somministrazione di terapie e la preparazione di medicazioni semplici, sempre su indicazione dell\u2019infermiere, ma anche attivit\u00e0 educative e formative di base rivolte ai pazienti.<\/p>\n<p>Nel decreto e in particolare nell\u2019allegato sono declinate competenze, funzioni, limiti d\u2019intervento ed \u00e8 descritto il percorso formativo necessario per il conseguimento di questo ruolo, riservato a chi abbia gi\u00e0 una qualifica di Oss ed eserciti gi\u00e0 questa professione. L\u2019accesso \u00e8 infatti riservato a chi sia in possesso di diploma di scuola secondaria e almeno 24 mesi di esperienza come Oss, o in alternativa a chi abbia almeno 5 anni di esperienza negli ultimi 8 anni, in questo caso per\u00f2 previo modulo propedeutico di almeno 100 ore. La formazione, di competenza delle regioni e delle province autonome,  deve avere una durata compresa tra 6 e 12 mesi, per un totale di almeno 500 ore (200 teoriche, 280 di tirocinio, 20 ore di esercitazioni e simulazioni). Al termine, \u00e8 necessario superare un esame teorico-pratico per ottenere un attestato valido a livello nazionale.<\/p>\n<p>Sempre nella Gazzetta Ufficiale del 21 giugno, \u00e8 stato pubblicato un altro decreto (DPCM 25\/03\/2025), che contiene anche una revisione della figura dell\u2019Oss, a vent\u2019anni dalla sua istituzione (nel 2001), per adeguarla ai bisogni attuali dei servizi sanitari e sociosanitari. Tra le principali novit\u00e0, il prolungamento della durata minima della formazione a 1.000 ore, ma al tempo stesso l\u2019abbassamento del requisito d\u2019istruzione minimo dal possesso del diploma di scuola superiore a quello del primo ciclo di istruzione. Ancora, vengono ampliati e chiariti gli ambiti e i contesti di attivit\u00e0 di questa figura e si fa naturalmente riferimento alla possibilit\u00e0 di accedere al percorso di formazione per diventare assistente infermiere.<\/p>\n<p><strong>Una novit\u00e0 dalla lunga storia<\/strong><br \/>\nPer quanto la figura dell\u2019assistente infermiere si possa considerare nuova, battezzata appunto il 21 giugno scorso, in realt\u00e0 affonda le sue radici in un passato pi\u00f9 e meno recente. Gi\u00e0 nel 2012 si inizi\u00f2 a parlarne, quando durante un tavolo tecnico tra ministero della Salute e Regioni, fu proposta una figura intermedia definita \u201caiuto infermiere\u201d o CoSS, che per\u00f2 non vide la luce. Con l\u2019emergenza pandemica e la carenza di figure infermieristiche \u2013 ma anche di Oss \u2013 specialmente all\u2019interno delle Rsa, il tema torn\u00f2 alla ribalta. Nel 2021 quindi vennero presentate alla Camera due proposte di legge, finalizzate a riformare la qualifica Oss. In quello stesso anno, la legge 73\/2021 (Sostegni bis) incluse per la prima volta l\u2019Oss nell\u2019area sociosanitaria, riconoscendola ufficialmente. In generale, l\u2019obiettivo era innalzare il livello formativo degli Oss, per affidare loro compiti e mansioni pi\u00f9 specificatamente sanitari, al fine di alleggerire, in alcuni contesti e a determinate condizioni, il lavoro in carico agli infermieri, soprattutto alla luce di una domanda crescente di assistenza. L\u2019idea fin dal principio suscit\u00f2 pareri discordanti, con un dibattito che periodicamente si riaccese, soprattutto in occasione di diverse iniziative regionali: tra il 2021 e il 2022, soprattutto Veneto, Liguria e Lombardia sperimentarono percorsi formativi diretti ad ampliare le competenze e quindi gli ambiti d\u2019intervento degli Oss, trasformandoli in quelli che qualcuno chiam\u00f2 \u201csuper Oss\u201d e qualcun altro \u201cmini infermieri\u201d.<\/p>\n<p><strong>Pareri favorevoli e contrari<\/strong><br \/>\nOra, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto che di fatto istituisce questa figura, il dibattito torna a riaccendersi: ad accomunare favorevoli e contrari, c\u2019\u00e8 l\u2019auspicio \u2013 e la raccomandazione \u2013 che per affrontare un oggettivo problema quantitativo \u2013 la carenza di infermieri \u2013 non si sacrifichi la qualit\u00e0 professionale, a scapito della salute e la sicurezza dei pazienti.<\/p>\n<p><strong>Ne abbiamo parlato con Massimo Ascari, presidente di Legacoopsociali:<\/strong> \u00abLa figura dell\u2019assistente infermiere risponde a un fabbisogno importante, quale la carenza di figure infermieristiche, specialmente in alcuni ambiti, quale la somministrazione dei farmaci. Per esempio, nei centri diurni per disabili la normativa prevede la presenza di infermieri per poche ore a settimana (da 4 a 6), per cui la somministrazione delle terapia diventa un problema: questa nuova figura, una volta formata, potr\u00e0 dare contributo importante in questo contesto, permettendo ai servizi sociosanitari di compiere un bel passo avanti. Non dimentichiamo poi che si tratta di figure con una preparazione e un\u2019esperienza certificata, completata da un percorso formativo supplementare\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019altra sottolineatura importante riguarda le condizioni di lavoro,<\/strong> \u00abche devono essere dignitose, con un salario che permetta di mantenere una famiglia e condizioni di lavoro compatibili. In particolare, dobbiamo interrogarci seriamente sulla fuga degli infermieri \u2013 e dei medici \u2013 dalle strutture ospedaliere. Li abbiamo chiamati eroi durante l\u2019emergenza pandemica, poi li abbiamo abbandonati. Mentre introduciamo questa nuova figura, \u00e8 importante che affrontiamo seriamente la questione della crisi e la fuga degli infermieri, come dei medici\u00bb. Un ultimo aspetto riguarda il coinvolgimento di chi, come Legacoopsociali, conosce bene il mondo sociosanitario: \u00abNon siamo stati coinvolti in un confronto \u2013 denuncia Ascari \u2013 nel quale avremmo avuto diversi suggerimenti da offrire\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Decisamente critico, rispetto alla nuova figura introdotta dal decreto, \u00e8 Antonio De Palma, presidente di Nursing Up,<\/strong> il principale sindacato autonomo degli infermieri in Italia. Il decreto \u00e8 per lui \u00abun errore madornale, frutto di un accordo Stato-Regioni discutibile\u00bb. La nuova figura \u2013 afferma De Palma \u2013 \u00ab\u00e8 solo una triste e pericolosa toppa mal cucita per coprire la cronica carenza di personale, non certo per migliorare la qualit\u00e0 dell\u2019assistenza. Il rischio \u00e8 quello di una sanit\u00e0 spaccata, confusa e senza visione, in cui i progetti veri, come l\u2019infermiere di famiglia, restano lettera morta. Continueremo la nostra battaglia per tutelare la professionalit\u00e0 degli infermieri e garantire un\u2019assistenza pubblica di qualit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Al contrario, suggerisce una \u00ablettura positiva\u00bb Luca Degani, presidente di Uneba Lombardia:<\/strong> \u00abDa quasi 10 anni, cio\u00e8 a partire dal Patto per la Salute di Renzi e fino al Dm 77 del Pnrr, ci ripetiamo il mantra \u201cdall\u2019ospedale al territorio, dall\u2019acuzie alla cronicit\u00e0\u201d. La capacit\u00e0 di cronicizzare le malattie acute ha infatti cambiato i bisogni di salute della popolazione. Di conseguenza, stanno cambiando anche i luoghi di risposta a questi bisogni: penso alle Case di comunit\u00e0, o agli Ospedali di comunit\u00e0 e in generale all\u2019idea di valorizzare un nuovo modello di presa in carico della popolazione. Questo, alla luce del fatto che il 30% degli abitanti ha almeno una patologia cronica: parliamo di 18 milioni di persone, che consumano il 70% delle risorse del Fondo sanitario\u00bb. \u00c8 in questo contesto pi\u00f9 ampio che si inserisce opportunamente, per Degani, la nuova figura professionale, \u00abche risponda a una peculiarit\u00e0 italiana: il rapporto tra personale medico e infermieristico. In Italia, a ogni medico in formazione, corrispondono 0,9 infermieri in formazione. Questo si \u00e8 verificato soprattutto da quando si \u00e8 introdotta la formazione universitaria per gli infermieri. Una formazione che peraltro \u00e8 pensata soprattutto per l\u2019ambiente ospedaliero, quindi le acuzie\u00bb. Ma il principale problema sanitario italiano, come dicevamo, \u00e8 appunto la cronicit\u00e0: \u00ab\u00c8 soprattutto a quest\u2019ultima che l\u2019assistente infermiere potr\u00e0 e dovr\u00e0 dedicarsi: la popolazione cronica e fragile, tra cui anziani e persone con disabilit\u00e0\u00bb. Anche Degani, come Ascari, sottolinea quanto questa figura possa essere cruciale soprattutto nella somministrazione dei farmaci, \u00absoprattutto negli ambienti della cronicit\u00e0, dove c\u2019\u00e8 una componente di ripetitivit\u00e0 che non necessita di una formazione infermieristica specializzata\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Soprattutto gli anziani potrebbero beneficiare di questa nuova figura:<\/strong> \u00abPenso soprattutto all\u2019alimentazione enterale, che pure ha un carattere ripetitivo ma richiede comunque attenzione e quindi preparazione professionale; oppure al trattamento delle piaghe da decubito, o alla gestione delle limitazioni delle azioni contenitive\u00bb. In altre parole, la figura dell\u2019assistente infermiere, se inserita nei contesti giusti e con le previste funzioni, potrebbe contribuire a superare quella violazione \u2013 la contenzione, appunto \u2013 ancora diffusa nelle strutture sanitarie e sociosanitarie per persone anziane o con disabilit\u00e0 e spesso imputata alla carenza di personale. <\/p>\n<p><strong>Infine, c\u2019\u00e8 un\u2019altra possibile positiva ricaduta sociale che questa nuova figura potrebbe avere:<\/strong> \u00abQuesta formazione, non universitaria ma costruita con le universit\u00e0 \u2013 spiega Degani \u2013 potrebbe essere offerta a quasi un milione di giovani tra i 18 e i 30 anni che nel nostro Paese non studiano e non lavorano: i cosiddetti Neet. Con l\u2019ulteriore vantaggio di inserire popolazione giovane in questo ambito lavorativo, laddove la figura dell\u2019Oss \u00e8 spesso over50\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un elemento critico viene invece indicato, sempre da Degani, nel decreto relativo all\u2019Oss:<\/strong> \u00abNon so perch\u00e9 si sia deciso di abbassare il titolo di studio minimo dal diploma superiore a quello di terza media: questo rischia di abbassare la qualit\u00e0 professionale di questa figura\u00bb. Infine, \u00abbisogna essere molto chiari nel definire il rapporto tra assistente infermiere, che non deve essere ancillare, ma complementare, in relazione alle diverse tipologie di pazienti fragili e cronici, lasciando invece agli infermieri professionali l\u2019ambiente delle acuzie\u00bb. <\/p>\n<p>(fonte: quotidiano on line <a href=\"http:\/\/vita.it\">vita.it<\/a>)<\/p>\n<p><strong>Nella foto in evidenza l&#8217;avvocato Luca Degani di UNEBA<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una figura professionale nuova, chiamata a colmare una delle tante debolezze del sistema sanitario italiano: la carenza di infermieri rispetto al bisogno assistenziale della popolazione, soprattutto quella anziana o con disabilit\u00e0. Si chiama \u201cAssistente infermiere\u201d ed \u00e8 nato ufficialmente il 21 giugno scorso, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM 28\/02\/2025. 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