{"id":648697,"date":"2025-07-03T21:30:58","date_gmt":"2025-07-03T19:30:58","guid":{"rendered":"https:\/\/ticinonotizie.it\/?p=627237"},"modified":"2025-07-03T21:30:58","modified_gmt":"2025-07-03T19:30:58","slug":"chiedimi-chi-era-alex-langer-lutopia-ecologista-di-un-coraggioso-visionario-ni-droite-ni-gauche","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page\/chiedimi-chi-era-alex-langer-lutopia-ecologista-di-un-coraggioso-visionario-ni-droite-ni-gauche\/","title":{"rendered":"Chiedimi chi era Alex Langer. L&#8217;utopia ecologista di un coraggioso visionario: ni droite, ni gauche"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il 3 luglio 2025 segna il trentennale della scomparsa di Alexander Langer, una figura di spicco del pensiero politico e dell&#8217;attivismo ecologista, la cui visione e il cui impegno rimangono incredibilmente attuali nel panorama contemporaneo. Nato a Vipiteno nel 1946, in una terra di confine in provincia di Bolzano, Langer scelse fin dalla giovinezza di abbracciare la complessit\u00e0 e di superare le divisioni, come dimostrano i titoli delle prime riviste da lui promosse: Offenes Wort\/Parola aperta e Die Br\u00fccke (Il Ponte) [Fonte: Internazionale]. Questa apertura mentale e la consapevolezza delle tensioni etniche della sua terra natale furono il motore di una vita dedicata a &#8220;fare pace tra gli uomini e pace con il creato&#8221;, perseguendo trasformazioni ecologiche e sociali attraverso la nonviolenza. La sua scelta di non partecipare al censimento etnico del 1991, che gli imped\u00ec di candidarsi a sindaco di Bolzano nel 1994, \u00e8 un esempio emblematico del suo rifiuto intransigente di ogni appartenenza esclusiva.<\/strong><\/p>\n<p>Un costruttore di ponti in un mondo diviso: il &#8220;Decalogo per la convivenza&#8221;<br \/>\nLanger era un comunicatore instancabile, dotato di una rara capacit\u00e0 di raccontare storie e di identificarsi con vite diverse dalla sua. La sua curiosit\u00e0 lo portava a partire dalle vicende individuali per comprendere eventi complessi in regioni lontane, un approccio pi\u00f9 da romanziere che da sociologo, pur avendo dedicato l&#8217;intera esistenza alla politica. La sua &#8220;mitica agendina&#8221;, sempre con s\u00e9 e colma di contatti, simboleggiava la sua visione di una rete umana interconnessa, un prototipo di quello che oggi chiamiamo network, anni prima dell&#8217;avvento di internet [Fonte: Internazionale]. Questo suo modo di fare politica si traduceva nella capacit\u00e0 di mettere in contatto persone e gruppi distanti, alimentando e promuovendo campagne locali e globali fondate su autentiche relazioni umane.<\/p>\n<p>Il &#8220;Tentativo di decalogo per una convivenza interetnica&#8221; \u00e8 forse il testo pi\u00f9 nitido e lungimirante che Langer ci abbia lasciato. In questo scritto, Langer non si limita a esporre principi astratti, ma propone passi concreti per costruire un&#8217;arte del convivere, contrastando il ritorno di etnocentrismi aggressivi attraverso esempi tratti da esperienze vissute da &#8220;minoranze illuminate&#8221; e da &#8220;piante pioniere&#8221; capaci di dissodare il terreno della convivenza. La sua profonda sofferenza di fronte alla guerra in Bosnia, e in particolare all&#8217;assedio di Sarajevo, lo spinse a un impegno incessante per creare occasioni di dialogo tra chi, nei campi contrapposti, rifiutava la logica della guerra. In quel frangente drammatico, Langer elabor\u00f2 la proposta di creare corpi civili di pace europei, un&#8217;istituzione che oggi appare ancora pi\u00f9 necessaria per &#8220;fare da ponte tra le parti in lotta&#8221; [Fonte: Internazionale]. Le lacerazioni irrisolte di quegli anni contribuirono indubbiamente alla sua drammatica scelta finale, ma anche nel momento pi\u00f9 buio, Langer esort\u00f2: &#8220;Non siate tristi, continuate in ci\u00f2 che era giusto&#8221;.<\/p>\n<p>La conversione ecologica: oltre lo sviluppo sostenibile, una trasformazione profonda<br \/>\nAlexander Langer fu un pioniere nel campo dell&#8217;ecologia, non solo per il suo impegno pratico, ma anche per la sua profonda riflessione teorica. Fu tra i primi a usare e proporre il concetto di &#8220;conversione ecologica&#8221;. Per lui, questa non era una semplice riforma, una riconversione industriale o una generica &#8220;rivoluzione&#8221;. Andava ben oltre il concetto, spesso ambiguo e foriero di compromessi, di &#8220;sviluppo sostenibile&#8221; [Fonte: Internazionale]. La conversione ecologica, nel pensiero di Langer, implicava una trasformazione radicale e sistemica che abbracciava il contesto agricolo, produttivo, abitativo e sociale. Questa trasformazione esterna doveva essere intrinsecamente legata e sostenuta da un profondo cambiamento della coscienza individuale e da una nuova relazione con il pianeta e tutte le forme di vita che lo abitano.<\/p>\n<p>Langer sosteneva con forza che &#8220;la transizione ecologica non si potr\u00e0 realizzare fin quando non diventer\u00e0 socialmente desiderabile&#8221;. Questo metteva al centro dell&#8217;impegno politico la costruzione di una cultura capace di sostenere un cambiamento profondo dei pensieri e dei comportamenti individuali e collettivi, un cambiamento che, per sua natura, doveva necessariamente partire dal basso. Le sue parole, risalenti a un convegno del 1994 ad Assisi, sono un monito ancora risuonante: &#8220;Potranno aiutare a cambiare strada le mille piccole conversioni e riconciliazioni, i mille piccoli digiuni e disarmi, le mille piccole scelte alternative, che non attendono il via dal ponte di comando n\u00e9 rimandano ad improbabili vittorie finali l&#8217;impresa della ricostruzione.&#8221; Egli precisava che per un futuro ecologicamente compatibile &#8220;\u00e8 necessaria una conversione ecologica della produzione, dei consumi, dell\u2019organizzazione sociale, del territorio e della vita quotidiana&#8221;. La sua visione implicava un &#8220;vero &#8216;regresso&#8217; rispetto al motto olimpico del pi\u00f9 veloce, pi\u00f9 alto, pi\u00f9 forte&#8221;, da trasformare in un pi\u00f9 lento, profondo, dolce e soave modo di vivere [Fonte: Internazionale].<\/p>\n<p>L&#8217;ecologismo oltre gli schieramenti: una nuova via per la politica<br \/>\nUn aspetto fondamentale, e spesso trascurato, dell&#8217;eredit\u00e0 di Langer riguarda la sua acuta intuizione sulla necessit\u00e0 per il movimento ecologista di trascendere le tradizionali categorie politiche di destra e sinistra. In un articolo del 1985, &#8220;I Verdi e la sinistra&#8221;, pubblicato su Alfabeta e riproposto in una raccolta antologica, Langer analizzava lucidamente i tre rischi principali che il movimento verde avrebbe dovuto evitare: rimanere una corrente minoritaria e predicatoria, esercitare una concorrenza alla sinistra senza superarne il perimetro culturale, e cadere nell&#8217;astrattezza ideologica [Fonte: olioficcina.it].<\/p>\n<p>Langer riconosceva una peculiarit\u00e0 del nostro Paese: la presenza diffusa di eredit\u00e0 di antichi mondi contadini tipicamente mediterranei. Questa eredit\u00e0, fatta di &#8220;agricoltura differenziata, artigianato, forme comunitarie non-statuali, solidariet\u00e0 vicinale, ospitalit\u00e0 e festa&#8221;, era per lui un bene prezioso da cui attingere per il cambiamento, da osservare senza indulgere in romanticismi nostalgici. I Verdi, sosteneva, avrebbero dovuto rappresentare e tutelare questi &#8220;squarci di cultura&#8221; rintracciabili nelle radici contadine, contestando alla destra il suo &#8220;falso conservatorismo&#8221;, interessato solo a mantenere i rapporti di potere. Al contempo, avrebbero dovuto mettere in discussione la &#8220;denigrazione progressista della &#8216;conservazione&#8217;&#8221; tipica della sinistra, basata sull&#8217;erronea convinzione che le cose possano solo migliorare [Fonte: olioficcina.it].<\/p>\n<p>Questa felice intuizione di Langer proponeva una via d&#8217;uscita liberata dalla &#8220;consunta polarizzazione ereditaria tra destra e sinistra&#8221;. La sua visione anticipava la necessit\u00e0 di una nuova cultura politica che abbandonasse le logore categorie novecentesche. Come sottolineato anche da Alfonso Pascale, in un&#8217;epoca in cui un &#8220;tecnocapitalismo tende a privatizzare ogni cosa&#8221; e emerge la &#8220;totalit\u00e0 della specie&#8221; come nuovo soggetto storico-politico, la cultura millenaria delle relazioni umane comunitarie e dello spirito di solidariet\u00e0, tanto cara a Langer, costituisce un patrimonio di inestimabile valore. Un patrimonio indispensabile per costruire una nuova razionalit\u00e0 sociale e un&#8217;etica dell&#8217;umano da tradurre in una democrazia oltre lo Stato [Fonte: olioficcina.it].<\/p>\n<p>L&#8217;eredit\u00e0 vivente: il Premio Alexander Langer e la &#8220;disarmo della storia&#8221;<br \/>\nPer reagire allo smarrimento e al vuoto lasciato dalla sua prematura scomparsa, un gruppo di amici e collaboratori di Langer decise di istituire un premio a suo nome. Il Premio Internazionale Alexander Langer \u00e8 diventato nel tempo un riconoscimento per donne, uomini e piccoli gruppi che incarnano nei loro gesti modi concreti per opporsi ai mali del mondo. \u00c8, in un certo senso, un modo per continuare la compilazione della sua agendina, mettendo in comunicazione persone per darsi coraggio, perch\u00e9 essere &#8220;portatori di speranza&#8221; individualmente pu\u00f2 diventare un&#8217;impresa insostenibile [Fonte: Internazionale].<\/p>\n<p>Tra i numerosi premiati in quasi trent&#8217;anni, spiccano figure come Khalida Toumi Messaoudi, oppositrice della carneficina islamista in Algeria, e le donne ruandesi Yolande Mukagasana e Jacqueline Mukansonera, che con la loro testimonianza hanno contribuito alla riconciliazione dopo il genocidio [Fonte: Internazionale]. Le storie dei premiati, da una psichiatra bosniaca a un operaio del petrolchimico di Porto Marghera, fino all&#8217;associazione Adopt Srebrenica, che tesse un dialogo tra comunit\u00e0 divise dalla memoria del genocidio, dimostrano la vasta portata dell&#8217;eredit\u00e0 di Langer. Come affermato dalla storica Anna Bravo, membro del comitato scientifico della Fondazione Alexander Langer-Stiftung, i premiati &#8220;scelgono il bene e continuano a sceglierlo di fronte a determinate situazioni, in primo luogo nell\u2019incontro empatico con la vulnerabilit\u00e0 di chi soffre per l\u2019ottusa banalit\u00e0 del male, per gli effetti della devastazione dello sfruttamento, per l\u2019avarizia del mondo di fronte all\u2019enormit\u00e0 della tragedia delle migrazioni, per le guerre, per il terrorismo&#8221; [Fonte: Internazionale].<\/p>\n<p>L&#8217;assegnazione del premio di quest&#8217;anno a Youth of Sumud e Ta&#8217;ayush, due organizzazioni che affrontano il conflitto in Cisgiordania con modalit\u00e0 nonviolente e spirito di collaborazione, ci riporta all&#8217;esperienza del palestinese Sami Adwan e dell&#8217;israeliano Dan Bar-On. Questi insegnanti, ventiquattro anni fa, ricevettero il premio per il loro tentativo di scrivere insieme un libro di storia per le scuole, con una colonna vuota tra le narrazioni palestinese e israeliana. &#8220;Noi siamo arrivati fin qui. La storia comune la scriveranno i nostri figli o le future generazioni&#8221;, dissero allora, impegnati a &#8220;disarmare la storia&#8221; affinch\u00e9 non fosse pi\u00f9 fonte di guerra [Fonte: Internazionale]. Langer, che ha dedicato la vita a facilitare collegamenti tra popolazioni contaminate dall&#8217;odio, avrebbe sicuramente apprezzato questo sforzo, consapevole che nessun ponte pu\u00f2 essere costruito senza punti d&#8217;appoggio su entrambe le sponde.<\/p>\n<p><strong>A trent&#8217;anni dalla sua morte, la figura di Alexander Langer rimane un faro per chi crede in un futuro in cui l&#8217;utopia di una convivenza pacifica e di una profonda armonia con il creato possa tradursi in azioni concrete, passo dopo passo, con la forza della nonviolenza e la caparbiet\u00e0 della speranza.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 3 luglio 2025 segna il trentennale della scomparsa di Alexander Langer, una figura di spicco del pensiero politico e dell&#8217;attivismo ecologista, la cui visione e il cui impegno rimangono incredibilmente attuali nel panorama contemporaneo. 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